Visualizzazione post con etichetta internet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta internet. Mostra tutti i post

mercoledì 3 luglio 2013

Potevamo avere la luna

“Avevamo la luna. E ora siamo nel cono d’ombra di una lunga eclisse. Ma quando è cominciato il tramonto?”
Un incipit che svela le ragioni del libro. Michele Mezza mette subito le carte in tavola. “L’azzardo del libro che avete fra le mani, scritto per larghissima parte nei mesi precedenti le elezioni del 2013, è quello di anticipare una crisi sociale, rintracciandone l’origine nell’abbaglio di cinquant’anni fa”. 
Secondo Mezza la crisi attuale, sia quella economica - sociale, che quella della sinistra sono da ricercare

mercoledì 26 giugno 2013

Social e mondo digital

Una volta era il web, poi il 2.0, poi i social e non è finita qui. Un mondo che evolve e cresce a ritmi ancora vertiginosi, basti pensare ai cambiamenti che stanno generando i device mobile.
Al costante e progressivo calo del computer, assistiamo da qui al prossimo anno a una forte crescita dei tablet e degli smartphone. Oltre due miliardi e mezzo di device che potranno connettersi e scambiarsi ogni tipo di informazione e comunicazione.


mercoledì 13 giugno 2012

Basta volerlo

La tecnologia rientra a pieno titolo tra i fattori primari dell'economia. Peccato che poi, quando si partecipa ai dibattiti si senta sempre la stessa musica. Troppe tasse, troppa burocrazia, ritardi nelle infrastrutture, ristrettezze nel credito, legislazione del lavoro troppo rigida sono i temi ricorrenti. Infine, per condire il tutto si parla del bisogno di maggiore innovazione, e così l'insalata è pronta.
Per carità, tutto vero. Peccato che solo raramente, e in fondo, un po' come Cenerentola, si indica anche il "digital divide". 

domenica 25 marzo 2012

Il diario ha la sua ragione

Tra pochi giorni Facebook cambierà i vecchi profili. Lo aveva annunciato tempo fa e poi aveva prorogato la decisione. Complice qualche ora di pace, un pezzo di lavoro fatto per Varesenews, mi sono messo a riordinare pensieri e foto e così ho iniziato a realizzare il diario. Ho scelto un pezzo della mia libreria per fare la "copertina".

lunedì 14 febbraio 2011

Oggi è facile crederci

l termine di un incontro pubblico in cui ero stato chiamato a parlare di “Giovani e politica”, il responsabile del circolo Acli di Cassano Magnago mi ha donato l’ultimo numero del loro bollettino. Con una punta di orgoglio mi ha sfogliato “Condividere”, un ciclostilato che riporta alcuni documenti e resoconti sulle loro attività. Nel 2009 tra servizi fiscali, previdenziali e turistici sono state gestite oltre 7.500 pratiche.
Un numero incredibile di cittadini che trovano persone attente, preparate e disponibili. In quella piccola e accogliente sede si respirava un aria densa delle contraddizioni del nostro paese.

venerdì 11 febbraio 2011

Nella rete vincono i nani

“Non mi iscriverei mai ad un club che accetterebbe la mia iscrizione”. Michele Mezza si presenta così su Facebook, con una citazione di Groucho Marx. Cinquantotto anni, nato nel napoletano, ha studiato a Milano, insegna a Perugia e vive a Roma. È il fondatore di Media senza mediatori, un gruppo di oltre 100 fra studenti, professori e osservatori dei media, che si è raccolto attorno alla cattedra di teoria e tecnica dei nuovi media del corso di laurea in Scienza della Comunicazione dell'Università di Perugia. La Rete è stata ed è l'oggetto delle loro riflessioni.

giovedì 10 febbraio 2011

Sono le news, bellezza!

Per capire chi sono "vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale"Michele Mezza scomoda tanta gente. E mica va a prendere i guru dell'information technology, ma il Pontefice con l'enciclica Caritas in veritate, Marx, Bauman e Castells.
L'autore vuole riflettere su cosa sia la rete, ma a lui interessa poco la tecnologia e lo dichiara da subito. Sono le news, bellezza "è il libro di un integrato. Ossia di un militante che si immerge nel flusso della Rete senza remore o resistenze".
Con grande onestà Michele Mezza dichiara di leggere la realtà con delle lenti precise. "Mi considero un marxista digitale, ossia un sostenitore delle maghifiche sorti e progressive dell'innovazione digitale, alla luce di quella metodologia sociologica che proprio Marx introdusse con la sua visione della liberazione dal lavoro, oltre che del lavoro, come approdo finale del processo di ricomposizione delle contraddizioni sociali".
La sua analisi parte proprio da una lettura sociale ed economica del fenomeno di internet. "La rete, questa è l'ipotesi di lavoro che si propone nel libro, altro non è che una nuova tappa di quel percorso dell'abilità e artigianalità dell'individuo interrotto dalla parentesi fordista. Un avanzamento nel percorso, sospeso e distorto dalla violenta sovrapposizione della potenza industriale verticale, che nel XIX secolo, rompe l'unità testa/mano nell'agire produttivo dell'uomo".

domenica 14 novembre 2010

Giornalismo online iperlocale

Ci siamo trovati in un centinaio a Roma a discutere di giornalismo online locale. Un'iniziativa nata in modo informale e promossa da ONA Italia grazie ad alcuni giornalisti digitali. Nell'aula di Digilab dell'Università della Sapienza, si sono alternati sulla cattedra una ventina di relatori per fare il punto della situazione sulle realtà digitali. Interessante e utile. C'erano diverse figure professionali (docenti universitari, sociologi, editori, giornalisti, bloggers).
Dopo una presentazione di Ona da parte di Mario Tedeschini Lalli, ha parlato Sergio Maistrello, autore dell'ottimo libro Giornalismo e nuovi media. Da lì interventi di quindici minuti l'uno per circa sei ore. Massiccia presenza del Gruppo L'espresso, che è certamente leader rispetto al giornalismo digitale.
Ho tenuto una relazione sul "buon modello editoriale di Varesenews" raccontando come siamo arrivati agli attuali numeri del giornale sia rispetto ai lettori, che alla redazione e ai dati economici.

domenica 4 luglio 2010

Giornalismo e nuovi media

“Eravamo abituati all’industria e dovremo con ogni probabilità ricominciare dall’artigianato, ma è una sfida per molti versi elettrizzante”. Sergio Maistrello nel suo Giornalismo e nuovi media non ha dubbi sullo sviluppo dell’editoria. Il suo libro è il migliore fin qui scritto su questo delicato tema.
“Indietro non si torna” è il titolo dell’introduzione di un lavoro diviso in due parti. La prima racconta “il nuovo ecosistema” con tutte le implicazioni della Rete. La seconda entra poi direttamente nelle “implicazioni sul giornalismo”.
Il libro è di un’utilità assoluta per tutti gli addetti ai lavori, ma interessanti per tutti. Davvero completo, a partire da una bibliografia notevole e aggiornamenti fino al marzo 2010.
Unica pecca resta la scarsa trattazione delle realtà locali. C’è davvero una sorta di vuoto. A difesa dell’autore c’è ancora un forte ritardo del sistema dei giornali locali online, ma di esperienze iniziano ad essercene tante. Quello che preoccupa è una certa disaffezione alla dimensione locale che invece diverrà quella di maggior interesse sia per le comunità territoriali che per i possibili modelli di business. Verrebbe troppo facile motivare questa critica raccontando l’esperienza di Varesenews, ma la questione è ben più ampia.
Maistrello la accenna appena lasciando ancora un buco. Ormai però è questione di tempo e anche di questo si inizierà a parlare con maggior cognizione di causa.
La dimensione locale è estremamente interessante perché diventa la concretizzazione del glocal narrato anni fa da Abruzzese. La Rete abbatte spazi e rimodula il tempo. Permette condivisione a ogni distanza, ma le nostre vite si svolgono all’interno di territori ben definiti e almeno una parte della nostra quotidianità restano influenzate da questi spazi. Al tempo stesso le comunità locali influenzano la nostra vita sociale e culturale. Per tutte queste ragioni i giornali online locali saranno lo sviluppo naturale di tutte le potenzialità della Rete.
Tornando al libro il lavoro di Maistrello è stato comunque notevole. Affronta ogni aspetto con competenza e con il giusto taglio.

lunedì 21 giugno 2010

La banda larga è la via per lo sviluppo

C’è bisogno di Rete e di visioni del futuro. La banda larga non è più qualcosa che ci evoca l’immagine di qualche ragazzino che smanetta su un computer. Anzi, per Francesco Caio, tra poco, questi saranno oggetti assimilabili a quelli dell‘epoca vittoriana.
“Non ci sono scuse, - afferma l’esperto di telecomunicazioni - la domanda c'è. Abbiamo dotato tanti oggetti di uso quotidiano della capacità di memoria e quindi ora c’è bisogno di infrastrutture di rete. Per costruirle ci vogliono anni. Serve una visione e una trasparenza di interessi intorno al tavolo in cui sia coinvolta la politica. Se questa non si muove saremo in ritardo e poi dovremo lavorare in emergenza”.
La crisi economica non può essere la scusa per non intervenire, anzi è proprio in questi periodi che ci si attrezza per trovare nuovi processi e nuove idee per far uscire il Paese da un situazione difficile.
Secondo Luca De Biase, responsabile di Nova24 del Sole 24ore, “l’innovazione nasce da un atto di ribellione” e di “ragioni per ribellarci - gli risponde Renato Soru, patron di Tiscali - ne avremmo tante. Prima tra tutte il fatto che di questi argomenti si parla poco e questo non va bene. L'Europa ci chiede di costruire un'economia più competitiva e più inclusiva. Questo è il sogno di tutti, ma ha bisogno della Rete e quindi c’è una responsabilità politica di chi ci governa e di chi vorrà governare trovare le soluzioni. Non si può dire che si costruirà la Rete con i tempi del mercato, perché nelle grandi infrastrutture non si è mai fatto così. Berlusconi continua a dirci che paese ha nella testa e quello che lui vuole è un mondo con più canali televisivi e più consumatori”.
La capacità del Paese di competere e di avere sviluppo passa sempre più dalla sua capacità di innovare e cogliere i cambiamenti a tanti livelli.
“Più informatizzazione - spiega Caio - significa abbattere i costi delle imprese e della burocrazia e permettere così di utilizzare quelle risorse liberate consentendo ai soggetti sociali ed economici di avere maggior accesso ai servizi. E’ questo che serve alla crescita del Paese e se perdiamo questo treno altro che pastorizia. La Rete oggi è la risposta ai bisogni reali delle persone. È come un tubo del gas, ma con possibilità straordinarie. Cogliamole queste opportunità e la crisi dovrebbe essere uno stimolo per la nuova polis. Occorre poi avere un sistema delle regole e deve essere la politica a occuparsene”.
Derrick De Kerckhove, anche lui ospite dell’iniziativa del Pd, Non stop - banda larga, in collegamento da un cyber caffè dell’Ontario con Carlo Massarini, ha raccontato quali sono stati gli sviluppi recenti della Rete. “Questi anni sono stati straordinari e in poco tempo siamo passati dall’era della connessione a quella della condivisione. Oggi siamo di fronte a nuove forme di socialità che stanno cambiando in modo notevole le relazioni”.
L’accesso a Internet e la diffusione della banda larga diventano perciò cruciali per lo sviluppo economico e la qualità delle relazioni in tutti i paesi del mondo. L’Italia procede troppo lentamente e rischia di finire in un vicolo cieco.
Gli effetti concreti di cosa significhi ritardo lo spiega bene Renato Soru. “La Rete consente di dare risposte concrete al bisogno di inclusione sociale. Grazie agli investimenti nella tecnologia un paese cresce e mantiene competitive le imprese. Se questo dibattito lo tenessimo negli anni Sessanta l’Italia avrebbe tutte le competenze in casa perché avevamo aziende che costruivano i modem, le infrastrutture di rete, i computer. Oggi invece sono i cinesi a portarci nelle case la tecnologia e noi abbiamo distrutto quel tessuto di esperienze e professionalità. C'è quindi un'urgenza in più che diventa anche occupazionale. Dobbiamo lavorare seriamente e a me dispiace che sui giornali questi temi legati all’innovazione siano scomparsi, perché ne va del nostro futuro. Noi abbiamo bisogno di visioni Stiamo vivendo un mondo che viaggia a una velocità incredibile. La Rete ci serve per far nascere e far crescere nuove idee e nuovi servizi”.

sabato 19 giugno 2010

C'è bisogno di rete

Due articoli per L'Unità online e uno per il quotidiano in edicola.
Il primo sul convegno PDigitale, Non stop banda larga
l'altro sempre su quell'appuntamento Il web per democrazia e libertà.

venerdì 21 maggio 2010

Gli sfigati di facebook

Era il titolo di un post di alcuni mesi fa. Lo uso ancora perché rende bene l'idea di come spesso vengano considerati gli iscritti del popolare social network. In questo tempo passato il numero di quanti usano facebook è cresciuto in modo esponenziale. E con questi molte pagine scritte e anche i primi libri. Ci sono questioni nuove di rilevanza incredibile. Si pensi solo al diritto all'oblio, ovvero a non vedere "in piazza" per sempre propri materiali, siano questi foto, video, audio o semplici testi.
Prima ancora che temi specifici credo che facebook sia il più grande laboratorio umano mai esistito. Le persone che lo usano sono vere e postano lì pezzi della propria vita. Che si esprima attraverso pensieri, citazioni, video o altro poco conta. Così come il fatto che molti, anche impegnati in politica o nel sociale, passino ore a giocare a farmville è un pezzo di puzzle di identità che si esprimono liberamente. Certo a volte viene da chiedersi quanta sia la consapevolezza di quanto stiano facendo, ma perché nella vita reale non è forse lo stesso?
Il web è un alfabeto e sta ai singoli, alle comunità costruire e strutturare le narrazioni. È irritante leggere presunti esperti, soprattutto tra psicologi ed educatori, che dall'alto delle loro torri d'Avorio sentenziano. I social network sono un fenomeno nuovo di dimensioni impressionanti sia per quantità di persone coinvolte che per tipologia di possibili esperienze. Occorre avere l'umiltà dell'ascolto e quel che più difficile della partecipazione. Non basta
guardarlo con distacco perché non se ne comprenderebbero tante implicazioni emotive. Abbiamo bisogno di tempo e intanto possiamo tutti pensare a cosa significhi per noi stessi starci dentro. Quanti hanno poi doti di analisi ci aiuteranno a conoscere meglio, ma qui le vecchie categorie di chi pretende di irradiare il proprio sapere dall'alto sono definitivamente saltate. Ed è anche per questo che non si tratta proprio di sfigati.

lunedì 3 maggio 2010

FarmVille questa grande passione

Ore cinque del mattino. "x gli amici di farmaville, per finire la serra, mi manca 5 green beam. 2 glass sheet e 2 irrigation pipe, grazie tanto chi mi aiuta ciao a tutti".
Tranquilli non è un Sos a cui rispondere con ansia, anche perché nel frattempo (aggiornamento alle 13) mancano solo i 5 green e quindi siamo vicini alla fine.
Con simpatia è oltre un mese che assisto ai movimenti su FarmVille da parte di diversi amici del popolo di Facebook. C'è amore della terra, gioco, ma anche qualche sintomo di dipendenza (ma chi non ne ha...?).
Mia nipote si alzava anche di notte per raccogliere frutta e verdure e cadde nel panico un giorno che non poteva farlo chiedendo aiuto a parenti e amici.
Mi ha colpito che il fenomeno è molto femminile e ha "colpito" molte militanti della sinistra.
È un gioco e credo risponda a diversi desideri. Mi piacerebbe capire meglio e giuro è vera grande curiosità...

sabato 1 maggio 2010

Il giorno dopo Fini

"Una scommessa l'ha vinta, Fini. Nessun media tradizionale ha parlato dei temi che ieri ha portato alla platea. Non sono un finiano, non sono di destra, ma da giornalista sono convinto che ciò che ci sta sfuggendo ormai è la comprensione dei temi. Il tema di ieri era, finalmente, il futuro dell'Italia. Non so se Fini sia sincero, se avrà il temperamento di realizzare qualcosa, ne dubito. Ma vedo i giornali di oggi e di che parlano: di Bocchino. Sta accadendo lo stesso che con la Lega. Si parla della cazzata di Bossi sui fucili e intanto la Lega inaugura sedi e amministra i piccoli comuni e porta a casa voti. Si parla del vaffanculo di Grillo e intanto questo gira le piazze e porta a casa voti. Poi - solo poi - ci stupiamo della "grande sorpresa". Prevedo questo: succederà lo stesso coi temi di Fini. Anche se non vincerà politicamente, fra 5 anni la politica parlerà tutta di blog, banda larga, pluralismo, formazione dei nuovi quadri dirigenti. Ma sarà già troppo tardi".
È quello che ha scritto Alessandro Franzi commentando il mio post su Facebook.
Oggi i giornali, con rare eccezioni, tra cui Prealpina con Federico Bianchessi, titolano e strillano su questioni che non ci fanno fare un solo passo avanti.
C'è poi da dire che quelli che erano presenti smetteranno di leggerli questi giornali, compresi, purtroppo, quelli che leggo anche io.
C'è da riflettere gente. Basta sottrazioni, iniziamo a guardare avanti e riprenderci il mano il futuro. Altro che Bocchino e Berlusconi.

venerdì 16 aprile 2010

Arriva Il post di Sofri

Un nome che è tutto un programma. Luca Sofri lancia "Il Post" e ne sarà direttore. Una buona assonanza con il celebre "Washington Post", un fatto simpatico che non guasta mai.
Il celebre blogger autore di Wittgenstein mi racconta che "il post sarà un giornale online. È un termine con poco appeal, poco creativo ma di questo si tratta. Sarà un aggregatore, nel senso che noi non produrremo notizie ma le racconteremo. Competeremo con i giornali nazionali puntando su qualità e velocità".
Martedì il debutto. "La redazione è a Milano e ci lavoreremo in cinque. A questi si aggiungeranno diversi blogger. Ogni giorno sceglieremo alcuni temi e li svilupperemo"

domenica 11 aprile 2010

Il dono ai tempi di internet

È un periodo che si parla molto del dono. Lo ha fatto il Papa nell'ultima enciclica, lo stanno facendo diversi sociologi. Si raccontano di più iniziative importanti come quella della Banca del tempo. Si organizzano convegni.
Il dono al tempo di internet è un libro interessante. In modo sintetico riassume diverse teorie sul dono e successivamente le contestualizza rispetto alle proposte della Rete. "Nata nel pieno dell'era dei consumi, Internet fornisce momenti e spazi che vanno contro la deriva consumistica, riproponendo, con caratteristiche nuove, ma su basi che nuove non sono affatto, la logica del dono".
Marco Aime e Anna Cossetta ripercorrono così i diversi strumenti che il web offre e li analizzano con l'ottica della dimensione del dono. La relazione che si sviluppa su internet va nella direzione della comunità, oltre che della comunicazione?
Non esistono risposte certe a questa domanda. I due autori, al di là di alcuni passaggi troppo "dottorali" infittiti di citazioni che appesantiscono il libro, hanno fatto davvero un bel lavoro.

lunedì 5 aprile 2010

Chatroulette e la velocità del coniglio

La rete cento ne pensa e altrettante ne fa. E appena il tam tam viene pescato dai media e amplificato ogni fenomeno fa boom. Ora è il turno di Chatroulette. Un sito che sta facendo clamore e che già è salutato come il protagonista di Internet del 2010. Analisi un po' avventata forse perché l'idea è carina, ma gli attuali sviluppi molto poveri.
Il sito, nato da un'idea del diciasettenne Andrey Ternovskiy, è di una semplicità assoluta. Basta una webcam e il gioco è fatto. Si apre una schermata con due frame. In uno ci sei tu e nell'altro il partner che appare casualmente. Tre tasti per cambiare, un altro per vedere la cronologia e il terzo per la pausa. Sotto uno spazio per chattare. Tutto qui, ma l'idea è davvero geniale e sono milioni i navigatori attratti da questo gioco.
Se cercate su Google le risposte sono oltre 12 milioni e su Youtube sono già oltre cinquemila i video, alcuni dei quali, vedi quello sotto, hanno milioni di visite.
L'idea è carina, il funzionamento per ora molto discutibile. La mia curiosità mi ha spinto in questi giorni a connettermi più volte e il risultato è sempre lo stesso: molto sesso, tante persone curiose, due, tre opportunità di scambiare al massimo qualche stringa di messaggio. Certo i miei interlocutori non avevano moto di interessante da vedere, ma altri strumenti funzionano decisamente meglio.
Non è questione di moralismi o altro, ma lo strumento ha qualche controindicazione soprattutto pensando ai minori. Nella migliore delle ipotesi è una grande piattaforma per esibizionisti (e se ne trovano per tutti i gusti, compreso sadomaso, coppie, gay e altro).
Ma si sa, all'inizio ogni strumento richiede del tempo per trovare una sua ragione. Chatroulette non è diverso, ma per buona che sia l'idea, ogni collegamento dura si e no qualche secondo. Troppo poco anche per chi, come i conigli, vivono il sesso molto di fretta.

sabato 20 febbraio 2010

La storia di Varesenews

Pierfausto Vedani mi ha intervistato su Radio Missione Francescana. Varesenews pubblica l'audio in mp3 sulla storia proprio della nascita del giornale.

Il web in una rotonda

Internet ci farà pure fare il giro del mondo, ma è il locale l'elemento vincente. Nova24, l'inserto settimanale sulla tecnologia, diretto da Luca De Biase ha pubblicato un mio contributo proprio su questo tema.

domenica 10 gennaio 2010

Gli schiamazzi che inquinano il web

“Che cosa è diventata la discussione su internet nel 2010?”
Gianni Riotta pubblica un lungo editoriale per affrontare allarmato lo stato della rete.
“Cara, vecchia internet vai sul sito www.verità” è il tiolo dell’articolo sotto un lapidario “il declino del web”. Riotta fa suoi alcuni ragionamenti di Jaron Lanier, uno dei primi guru della Silicon valley, preoccupato per “l'appiattimento dei contenuti online, che motori di ricerca come Google e l'enciclopedia scritta dagli utenti Wikipedia, importano sulla rete”.
Il direttore non se la prende però solo con il popolare motore di ricerca e la più grande enciclopedia mondiale, ma va all’attacco del web 2.0, dei blog e di una certa piega che internet starebbe prendendo. “Mettere ogni giorno insieme, senza alcuna selezione, gli argomenti dei filosofi e le arrabbiature del tizio davanti al cappuccino tiepido, l'analisi economica di un Nobel e lo sfogo del qualunquista di turno, può essere celebrato dagli ingenui alla moda come «open source» e «democrazia di rete»”.
Solleva così un tema caldo, importante che emerge spesso dalle riflessioni di chi usa internet.
Come si può garantire una buona partecipazione senza perdere in qualità?“La rete, - prosegue Riotta, - è e resterà il nostro futuro. I nostri figli ragioneranno sulla rete. L'informazione dell'opinione pubblica critica passerà sempre più dalla carta alla rete. Dunque non dobbiamo permettere ai teppisti di inquinarla con le loro farneticazioni e garantirne l'informazione, la cultura e l'eccellenza contro l'omogeneizzazione e il qualunquismo”.
E come non essere d’accordo? Ma quale sono le azioni da fare? Quali le strategie?Con questo articolo Riotta sembra però fare un passo indietro, quasi a scusarsi per aver sostenuto tenacemente in passato la necessità di una maggiore diffusione della rete.
Internet, ha ragione Michele Mezza, non è semplice strumento di comunicazione, è un alfabeto. È qualcosa che sta mutando in modo antropologico il nostro agire quotidiano. I concetti di spazio e di tempo subisco mutazioni profonde ed è normale quindi che si viva con fastidio questa “deriva” possibile del web verso una sua volgarizzazione. Ma non può esser questo a spaventare quanti gestiscono la comunicazione.
Internet ha il grande merito di aver allargato incredibilmente il numero dei lettori, di coloro che fruiscono dell’informazione. Fino a oggi la sua evoluzione è andata verso la ricerca di sempre maggiore interazione tra i suoi utenti. Lo sviluppo dei social network segue tutto quel fenomeno straordinario che prende il nome di wiki. C'è voglia di partecipazione, di un protagonismo attivo. Voglia di allargare la narrazione anche partendo da fatti di semplice vita quotidiana.
Purtroppo però non è solo questo. E per rendersene conto basta guardare anche solo ai commenti che spesso appaiono sul nostro e altri giornali. Insieme a tanto altro emerge il rancore, il disprezzo dell’altro, la rabbia, l’incapacità di sviluppare riflessioni serene e positive. E l'anonimato che noi accettiamo favorisce questo modo di esprimersi. Tutto vero. E allora? Fa male ammetterlo ma occorre avere il coraggio di affermare con chiarezza che questo è lo specchio di ciò che stiamo vivendo. Chi ha la responsabilità di narrare le storie delle comunità, oltre che di raccontare i fatti, deve scegliere quali sono le priorità. Ha il potere e il dovere di fare le domande, ma anche di farsi delle domande. E la prima per chi si occupa di web e giornalismo oggi è quale possa essere il ruolo dei cittadini. Noi non possiamo sceglierci i lettori, e per fortuna. Questi sono quello che sono. Possiamo eliminare i commenti offensivi, quelli violenti, quelli più distruttivi, ma andare oltre vorrebbe dire rinunciare a spazi di libertà, ma soprattutto alla possibilità di avere una grande opportunità di leggere come è messo il mondo. Dai commenti dei lettori emerge l'umanità o la disumanità, la profondità come la superficialità. Poi sta a noi "professionisti" della comunicazione dare maggiore o minore spazio alle questioni.
Edgar Morin, uno dei maggiori pensatori viventi a 88 anni sostiene che “la Rete può aiutare la pace e la libertà, ma anche il contrario. Nella Rete c' è un contrasto tra due tipi di etica: un'etica della libertà che lascia spazio a tutte le opinioni, anche a quelle che le vanno contro, e un'etica della comprensione umana, legata alla natura universale di Internet, che supera la semplice comunicazione. La comunicazione trasmette solo informazioni, che vanno organizzate e contestualizzate per arrivare alla conoscenza. Il passo successivo è la comprensione umana, ma ci vuole un minimo di empatia o di simpatia tra le persone”.
Insieme alla possibilità di aver allargato la partecipazione e continuare a estendere la sua diffusione va perciò cercata la strada per tenere sempre più in considerazione la qualità della comunicazione e delle relazioni. Non si deve dimenticare però che nel nostro Paese esiste un grave problema culturale e di formazione e se non ripartiamo da qui servirà a poco ogni ragionamento. Assisteremo sempre più agli schiamazzi e a commenti simili ai cori degli stadio. È un prezzo che va comunque pagato. Occorre saperlo e bene ha fatto Riotta a sollevare la questione.
Il direttore termina poi il suo articolo con spunti ironici verso i tanti che inondano la rete di insulti e sciocchezze di vario genere. Prima però lancia alcune ulteriori riflessioni positive. “Riportare sulla rete quei canoni di serenità, autorevolezza, vivacità, impegno, buona volontà, dibattito, critica che sono da sempre trade mark della libertà, dell'onestà, della ragione. Senza perderne la ricchezza, la spontaneità, l'uguaglianza”. E prosegue affermando che “la rete 2010 deve diventare questa città ugualitaria: dove gli esperti e l'informazione di qualità parlano ai cittadini, e i cittadini fanno sentire la propria voce senza rancori e follie anonime”.