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venerdì 17 gennaio 2014

Il computer con mio figlio

sabato 4 gennaio 2014

Per non dimenticare Genova 2001


Per non dimenticare quello che è successo a Genova nel 2001. Oltre all'articolo di ieri su Internazionale, leggete quello del Guardian (in italiano) linkato in fondo.

lunedì 5 marzo 2012

"Depressi di tutto il mondo unitevi"

"La sofferenza ha a che fare con gli abissi della nostra interiorità, e, in ogni caso, ci rende più sensibili e più aperti a intravedere, e a cogliere, gli orizzonti del senso della vita: le sue contraddizioni e le sue ombre, le sue ferite e nonostante tutto le sue speranze. Ma nella sofferenza risplende, dolorosa e luminosa, e non sempre riconosciuta nei suoi fulgori e nei suoi adombramenti, la indicibile connotazione della dignità umana".
Ho appena finito di leggere Elogio della depressione di Aldo Bonomi ed Eugenio Borgna, Einaudi. Centotrenta pagine intense e dense di riflessioni profonde su un tema che emerge già dalla copertina. "Gli individui, le famiglie e le comunità sono oggi intrappolate in un circuito di paura, angoscia, rancore, incapaci di dare un significato collettivo alla sofferenza".

venerdì 22 luglio 2011

Splendida Gazzada. Evviva Nicaragua

Villa Cagnola dipinta da Bernardo Bellotto nel Settecento
Stamattina, complici gli effetti del fuso orario di ritorno dal Nicaragua, mi sono svegliato prima dell'alba e sono andato a camminare per la mia Gazzada.
A quell'ora regna il silenzio. Il paese è avvolto ancora nel sonno e le strade sono deserte. Sono arrivato fino a Villa

domenica 11 aprile 2010

Chi non radica non rosica. Ovvero l'identità avvelenata

Grande Riccardo Chiaberge. Il suo Contrappunto di oggi sul Domenicale del Sole 24ore affronta il tema dell'identità.
"La parola d’ordine è una sola: identità. - Scrive Chiaberge nella parte centrale dell'articolo - Un concetto buono per tutti gli usi, a destra come a sinistra. Che nobilita qualsiasi cosa, dallo Slow Food ai Natali senza immigrati, dal lardo di Colonnata ai concorsi riservati agli insegnanti nativi della regione. Ma attenti, identità è «una parola avvelenata», avverte Francesco Remotti. Addirittura? Sì, spiega l’antropologo nel suo saggio L’ossessione identitaria (Laterza). Se una cultura «può essere paragonata a una mappa, o meglio a un insieme di mappe per orientarci nella complessità del mondo», per Remotti una cultura basata sull’identità è una cultura «impoverita», perché «riduce troppo drasticamente la complessità», «sostituisce alle relazioni, agli intrecci, alle sfumature, ai coinvolgimenti, alle reciproche implicazioni una logica fatta di mere divisioni, di separazioni, di opposizioni». Una logica schematica, che contrappone «noi» e «gli altri». Senza considerare che i «noi» dei quali ognuno può far parte sono infiniti e variabili: famiglia, villaggio, squadra di calcio, partito, chiesa, scuola, amicizie, mentre l’identità è una dimensione permanente e stabile... Un mito, insomma, del quale sarebbe più saggio fare a meno".
Sul tema consiglio la lettura anche dell'Intervista sull'identità di Zygmunt Bauman per Laterza. Il sociologo polacco spiega con una lucidità notevole come sta cambiando il concetto di identità nella società contemporanea.
"L'idea di un «mondo migliore», se non del tutto scomparsa, è evaporata allo stato di rivendicazioni contingenti di gruppi o categoria. Rimane indifferente verso altre privazioni e menomazioni e si guarda bene dall'offrire una soluzione universale e onnicomprensiva ai problemi umani".

domenica 7 marzo 2010

Siamo in dittatura?

"Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma.
Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari.
Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione.
E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno?
Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva".
Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale

giovedì 18 febbraio 2010

Ce mettemo na pietra su sta Isigette

Una volta gli aeroporti erano degli spazi esclusivi. Una sorta di luogo simbolo di status sociale ed economico. Inaccessibili ai più. Poi sono arrivate le compagnie low cost. Ovvero spendi niente, o quasi. All'inizio fu Ryanair. La compagnia irlandese volava da Torino e da Genova e la destinazione era solo Londra. C'erano addirittura le lire e andare nella capitale della regina Elisabetta costava 19.900 lire.
Poi le destinazioni sono cresciute e con loro anche le compagnie. Adesso dal T2 di Malpensa si vola con Easy Jet verso decine di località europee.
Prendere un volo con questa compagnia è uno spettacolo e anche un vero esercizio per la pazienza. E' fantastico vedere tante famiglie che finalmente si possono permettere di portare i propri marmocchi in giro per l'Europa. Ma, come spesso accade, insieme con questo proverbiale e sano allargamento delle persone che si possono permettere di volare, sono arrivati gli Unni, i Visigoti, (i Celti visti i voli irlandesi già erano arrivati) e così l'aeroporto da "non luogo" è diventato uno spazio da raccontare e farci trattati sociologici.
In volo verso Roma, con l'aereo ancora non pronto e con diversi problemi con il sistema elettronico per i bagagli, un gruppetto di ragazzi hanno iniziato a vociare rumorosamente. "Ao... su sta Isigette ce mettemo na croce perché mo c'avete rotto li c...".
Al ritorno una signora, pur di far entrare il proprio trolley nello spazio predisposto dalla compagnia per misurare la grandezza dei bagagli, ha smontato le ruote e poi non contenta ha dovuto ribaltare il carrello e chiedere aiuto per far uscire la valigia.
Saliti finalmente sull'aereo non si poteva partire perché il solito furbo aveva portato su una valigia che non stava nelle cappelliere. "Senta all'andata c'è stata e quindi non capisco cosa volete", molto scocciato il distinto signore se l'è presa con la hostess che gentilmente avvisava che andava trovata una soluzione altrimenti non era possibile decollare.
Viva i low cost e viva la genuinità del nostro popolo a cui un po' di buone maniere non farebbero poi male. Mannaggia a st'isigette.

martedì 12 gennaio 2010

Nude e crudi

"Oggi mi sembra evidente che la nuova grande mutazione antropologica che ha investito l'Italia sia cominciata alla fine degli anni settanta e che sia determinata in modo diretto dagli imponenti cambiamenti indotti nelle forme di comunicazione dall'avvento della televisione commerciale".
Questa non è una grande scoperta, come ammette Sandra Puccini, autrice di Nude e crudi, Donzelli. Proprio qui sta però la parte migliore del suo libro. L'antropologa analizza il "femminile e il maschile nell'Italia di oggi" come recita il suo sottotitolo.
Lo fa con alti e bassi sia nella scrittura, a volte troppo forbita e un po' professorale (si veda le righe sopra), che nei contenuti. Il libro resta però un ottimo lavoro. Il prologo (I gabbiani sull'altare della Patria) e l'epilogo (maschere e volti) da soli meritano tutta la lettura.
La prima parte sui nuovi modelli e nuovi stili di vita è magistrale. Il racconto si snoda con chiarezza ripercorrendo le tappe di come è cambiato il nostro paese e di come questo sia rappresentato perfettamente proprio nell'immagine del femminile e per riflesso anche del maschile.
La seconda parte risente di una tesi che la Puccini doveva dimostrare ed è meno interessante. Non basta un capitolo sugli sms o l'analisi dei libri di Moccia o quelli di Melissa P. A tratti emerge anche un certo fastidioso moralismo velato da un bisogno di indagine.
Resta comunque un grande merito per Sandra Puccini. Ci offre pagine che permettono, oltre alla conoscenza degli sviluppi della comunicazione, anche una riflessione sui modelli e su stili di vita che molti italiani hanno fatto loro e che vanno ben oltre l'immagine. Sono diventati valori o disvalori, a seconda dei punti di vista. Intrecciare queste pagine con quelle di Goffredo Fofi, La vocazione minoritaria, e con lo spendido e massiccio Patria di Enrico Deaglio, permette di guardare al nostro Paese con occhi più consapevoli.

mercoledì 26 agosto 2009

Il sangue versato per tutti

Rialzare la testa e non solo resistere. Senza alcun astio, con pacatezza, ma anche fermezza è ora di dire basta. Di far sentire la propria voce su questo clima putrido, pericoloso, asfittico, che ha ucciso la speranza e la pietà. E con questa la dignita di milioni di esseri umani.
Basta con questa caccia alle streghe nei confronti di quanti sono diversi da noi. Ma poi diversi di da chi? come recita il titolo di un film carino.
Don Ernesto Mandelli, parroco di un piccolo borgo del Varesotto, scrive una lettera aperta alle donne e agli uomini della Lega. Ezio Mauro racconta l'odissea di Titti, l'unica donna viva dei cinque eritri sopravvissuti all'ultima tragedia di quanti cercano "salvezza" nel nostro paese.
Chissà se Roberto Maroni, ma soprattutto davvero le donne e gli uomini della Lega avranno il tempo e la voglia di fermarsi a riflettere.
Un mondo migliore è possibile, ma occorre muoversi qui e ora. E occorre farlo credendo davvero possibile che questo parta dai cuori e dalle menti di tutti: anche di quanti sembrano aver smarrito ogni sorta di umanità.

sabato 22 agosto 2009

Il Dio delle carrette

Se Dio decidesse di rimandare il proprio figlio sulla terra il calmiere delle ragioni sarebbe colmo. Dopo duemila anni la sua nascita si sposterebbe di poco da Betlemme e il suo calvario potrebbe aver luogo su una delle tante carrette che trasportano i "disperati" del sud del mondo.
In mare, dopo giorni di stenti, e dopo aver subito ogni tipo di violenza, nell'esalare l'ultimo respiro il suo pensiero sarebbe rivolto ancora al Padre implorando per tutti coloro che, in qualche misura, sono stati responsabili di quella fine terribile: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
A molti non gliene può importare di meno del regno dei cieli e quindi per loro i versetti di Matteo sul giudizio universale sono parole sprecate. La morte dei migliaia di uomini, donne, bambini che fuggono disperati da paesi in cui la violenza e la fame sono all'ordine del giorno, ai più sembra non interessare.
La Lega sta facendo la propria fortuna su questo sentimento diffuso di indifferenza quando non addirittura di aperto razzismo e xenofobia. La messa online del gioco "Rimbalza il clandestino" su Facebook da parte dei giovani padani, con il beneplacito del figlio del senatur, è qualcosa che fa gelare il sangue nelle vene.Si è persa ogni umanità, è scomparsa ogni forma di pietas e l'altro, il diverso, diventa solo il facile bersaglio, proprio come in un videogioco.
Le ragioni di quanto stiamo vivendo sono profonde. I processi di cambiamento disorientano e questo paese non è più quello di soli venti anni fa. Di fronte a tale scenario le vecchie risorse di pensiero e di azione non bastano più per fronteggiare nuovi fenomeni che possono scatenare paure e insicurezze. Ma a tutto c'è un limite e ora lo si sta oltrepassando ogni giorno e le risposte ai problemi sono più inquietanti dei problemi stessi.
Chi governa compie delle scelte. Ha la legittimità popolare per farlo, ma questo non può dar mai ragioni per calpestare i più elementari diritti umani. Una società avanzata, oltre a tutelare i propri cittadini con norme sulla sicurezza, ha il dovere di prendersi carico di rischi proprio in virtù della propria maggiore consapevolezza e ricchezza. L'Italia non solo non lo sta facendo a nessun livello, ma sta coltivando ogni forma possibile di indifferenza e di mistificazione dei fatti. E, pur avendo anch'essa qualche responsabilità, fa bene la Chiesa a levare potente la propria voce.
La colta e magnifica civiltà tedesca solo settanta anni fa si è macchiata dello sterminio di milioni di esseri umani. Nella civilissima Bosnia non sono passati venti anni da una guerra etnica agghiacciante.
Quando l'uomo non sente più l'esigenza di conoscere e quindi assumere consapevolezza, il buio ha gioco facile a prendere il sopravvento e la vita assume caratteri molto diversi da quelli che si va tutti professando.
Non si può lasciare che questa cultura di morte passi, ne va dell'umanità di tutti e non solo dei disperati che muoiono inermi nei nostri mari. Una terra che non accoglie diventa inospitale per tutti e non solo per chi non ci è nato. Un paese che perde sempre più giovani che vanno all'estero alla ricera di un po' più di speranza si impoverisce. Un paese che non guarda in faccia alla propria vera condizione non potrà preservare nessuna tradizione, perché rischia di portare nel proprio grembo solo i germogli della morte.
E quel Dio che duemila anni fa si fece uomo, sa bene cosa significhi portare la croce e arrivare di fronte al giudizio universale. E per quanti non ci credono non fa grande differenza perché risponderanno comunque alla propria coscienza.

mercoledì 19 agosto 2009

La paura e i furbi

Faceva il proprio dovere. Semplici controlli sull'erogazione di contributi agricoli in una zona della Calabria e ha scoperto una gigantesca truffa ai danni dell'Inps. Ora quella donna, un dirigente dell'ente, vive sotto scorta.
Lo racconta, con la solita attenzione dell'uso delle parole di cui è maestro, GianAntonio Stella sul Corriere di oggi. Un giro di falsi documenti in cui "mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo".
Contro l'attività della signora si sono levati focolai di protesta e lei deve ora vivere sotto scorta. Sembra una di quelle solite storie di malaffare personale, in cui personaggi senza scrupoli cercano di trarre profitti in modo illegale. Purtroppo non è così. O almeno non è solo così. Sta avanzando sempre più inquietante una sorta di assefuazione generalizzata a un andazzo che arriva quasi a "premiare" i furbi assolvendo chi ci "prova".
Il clima diffuso nelle ultime stagioni è contraddittorio. Da una parte si alimenta la paura dei cittadini approvando così provvedimenti di legge dettati dal presunto bisogno di sicurezza, dall'altro si cerca di far passare sotto silenzio ogni scandalo, anche quelli veramente inquietanti. Chi si ricorda le ragioni per cui i telefoni di Tarantini vennero messi sotto controllo? Oggi si parla (poco per la verità) delle questioni delle prostitute e dei festini in casa Berlusconi, ma l'indagine aveva ben altri fondamenti. La guardia di finanza iniziò una serie di controlli perché le spese per le protesi nell'Asl di Bari erano cresciute fuori da ogni controllo. Le intercettazioni confermarono un malaffare diffuso. C'è stata un crisi di giunta in Puglia e sono saltate diverse teste, tra cui quella del direttore generale dell'azienda sanitaria. La vicenda è passata quasi sotto silenzio perché l'attenzione era, da una parte quella di incastrare il premier per la sua insana amicizia e frequentazione con Tarantini e il suo clan di prostitute, dall'altra, per ragioni esattamente speculari, quella di mettere a tacere una storia davvero troppo scandalosa.
È solo un episodio, ma mica uno qualunque. L'Italia sta lentamente scivolando verso una progressiva perdita di etica e di senso della responsabilità, dove i politici esprimono solidarietà ai manifestanti contro un "servitore dello stato" che altro non fa che il proprio dovere, e si ritrova così minacciata e sotto scorta.
Il continuo mettere in scacco lo stato di diritto produce un clima pericoloso che alla lunga può far saltare del tutto il "contratto sociale". Se a vincere è l'esasperato individualismo fatto di egoismi e interessi personali e particolari gli effetti saranno davvero tristi per tutti.

Fantastiche coincidenze

"Da soli non ci si salva e neanche in un piccolo gruppo soddisfatto di sé. Si lavora per tutti, non per la parte".
Goffredo Fofi, intervistato da Oreste Pivetta, traccia un affresco del suo cammino intellettuale, di vita, di riflessioni.
Nel giro di pochi giorni mi sono trovato a leggere, quasi contemporaneamente, due libri inaspettati. I mie demoni (Meltemi editore) di un Edgar Morin a me fino ad allora sconosciuto (quanto può essere immensa l'ignoranza) e La vocazione minoritaria (Laterza) di Fofi.
Il primo è un intellettuale puro, o un "onnivoro culturale" come ama definirsi lui. Il suo percorso è davvero affascinante e mi ritrovo in moltissimi passaggi del suo pensiero. Il suo mettere al centro la cultura interdisciplinare e che ha uno sguardo fisso sulle dinamiche sociali.
Per me, pragmatico incallito, è stato davvero illuminante.
In mezzo Goffredo Fofi. Intellettuale pure lui, ma con una vocazione al fare, al progettare, al gestire.
Con il grande rischio di esaltare il mio narcisismo ho trovato fantastica la defizione che Fofi dà del suo operare. "Il sollecitatore e magari il mediatore... proprio nel senso del sensale di matrimoni! Cioè mediatore di incontri, di collaborazioni. Già fare in modo che le persone per bene che fanno iniziative buone si conoscano tra loro, i napoletani con i bolognesi e i veneziani, i credenti con i non credenti, i giovani con gli adulti, quelli che hanno studiato e quelli che non lo hanno fatto, fa scattare molte cose. Questo è il lavoro che ho imparato a fare meglio e che soddisfa di più i miei residui di vanità, perché è quello che mi diverte e mi appassiona di più".
Bello davvero e le letture di Morin e Fofi aprono altre e più profonde riflessioni sulla vita e sul suo senso.

lunedì 3 agosto 2009

Astrazioni

"Trovo incredibile e sorprendente che idee astratte e costrutti teorici nati per comprendere il mondo servano a nascondere ed occultare tutto quanto è legato all'esistenza concreta".
Mai quanto oggi, e soprattutto nel nostro paese, le parole di Edgar Morin, grande intellettuale francese, sono d'attualità e utili per riflettere.

sabato 18 luglio 2009

Vendite improbabili

A due passi dal mare, sulla corteccia di uno splendido pino marittimo, un cartello per una vendita "improbabile", almeno dalle nostre parti. Un intero gregge con tanto di specifiche sulle sue caratteristiche.

giovedì 2 luglio 2009

I mali del Nord e la peste di Milano

Milano ha la peste. È il nuovo libro di Marco Alfieri.
Su Varesenews la mia recensione una lunga intervista con l'autore.
In sintesi viene fuori un volto dell'antipolitica, dei prestati alla politica che non sanno affatto governare e hanno lascito la città nel più terribile vuoto, riempito solo dai soliti poteri forti.
Un quadretto desolante e preoccupante che spiega non solo i ritardi, ma anche l'assenza di progetti e idee per la città ambrosiana sempre più romanizzata. Il Pdl ne esce a pezzi, la lega non esiste e il Pd nemmeno scende più in campo a giocare.

domenica 22 marzo 2009

Correggere

Io sono convinta che il mondo sia sempre lo specchio dei nostri pensieri. Il mondo come tale non esiste. Se non sbaglio in filosofia questo si chiama solipsismo.
Se esco arrabbiata avrò dei problemi nel traffico, nei negozi, al lavoro, ovunque vada. Se sono di buon umore, quello stesso mondo mi sembrerà positivo, mi vorranno tutti bene e saranno tutti carini con me. Ci sono due spiegazioni filosofiche per la tua situazione: o viviamo nel mondo peggiore possibile, dove non esistono l'amicizia, la comunicazione, la galanteria e l'attenzione per il prossimo. Oppure questo mondo è il migliore possibile, ma noi ci entriamo di cattivo umore e quindi ci sembra brutto.
"Gli altri sono chiari, io solo sono offuscato", dice il saggio cinese.Avevo un'amica che passava il tempo a litigare con tutti. Credeva che tutto andasse sempre storto e non la sfiorava neanche il pensiero che il problema potesse essere lei. Poi alcune esperienze drammatiche l'hanno fatta riflettere e ha capito che non ha senso essere sempre arrabbiati e scontenti.
Se proprio nessuno ti cede mai il posto sull'autobus, hai un buon motivo per lamentarti, ma anche uno per riflettere. Di che umore eri quando sei salita sull'autobus? Eri arrabbiata? Perché a nessuno è venuta voglia di farti sedere? Scegli pure: tu o il mondo.
Io credo che sia più facile correggere se stessi che il mondo intero.
Milana Runjic da Internazionale

sabato 14 marzo 2009

Possiamo farcela

"La crisi economica ha travolto il capitalismo globale e il modello sociale su cui si basa. La speranza è che da questo crollo nasca una nuova cultura".
Si potrebbe concludere qui, con poche parole del sociologo spagnolo Manuel Castells, un possibile manifesto che indichi la strada per uscire da una situazione che si fa ogni giorno più pericolosa. Una nuova cultura che sia fatta di idee, di progetti, di speranza, che metta al centro la voglia di comunità, il senso di appartenenza e scaraventi via il cinismo e facili opportunismi. E su questo ognuno può e deve fare la propria parte.
Il nostro territorio tutti i giorni vede protagonisti soggetti che si assumono responsabilità e provano a cercare soluzioni. Lo fanno le banche locali, le aziende, le associazioni di categoria, il sindacato. Occorre coraggio e soprattutto superare vecchie barriere mentali. Questo non significa non guardare ai singoli problemi, ma avere la consapevolezza che qualcosa sta cambiando e viviamo una fase storica di grandi opportunità oltre che di grandi rischi.
È utile riascoltare le parole di Obama che nel giorno del suo giuramento affermò che “per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. È la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. È il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino”.
Il presidente fa della speranza il suo cavallo di battaglia e indica strade chiare e forti quando dice che "imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo”.
Ma questa non è la sola possibile via d'uscita. Il pericolo più grande oggi è di non cogliere il bisogno di una nuova cultura, che parta dalle responsabilità precise di ogni attore sociale e soggetto privato. Questo lo si può osservare tutti i giorni. Fanno male quanti minimizzano i problemi, ma anche quelli che drammatizzano tutto. Questo è il momento di recuperare un senso di appartenenza che unisca e non divida.
Il segnale dato da una azienda è importante. Non risolve nessuna crisi, ma indica una strada fatta di fiducia e responsabilità. In gioco non c'è solo il benessere economico, ma lo sviluppo della società, la libertà degli individui.
"L'escusione sociale, - spiega Ralf Daherendorf, - può esser sopportabile per l'economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri - tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani - violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primi le regole del diritto e dell'ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le disuguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l'esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuol vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l'inclusione di tutte le persone che vivono nel paese."

giovedì 12 marzo 2009

Se torna l'uomo forte

Una settimana fa Internazionale ha pubblicato un saggio di Ralf Dahrendorf su alcuni aspetti dell'attuale situazione economica e sociale e i riflessi che possono avere sulla libertà degli individui. Il filosofo e sociologo tedesco con chiarezza e semplicità traccia i possibili scenari.
Merita di essere letto con attenzione. In un passaggio afferma: "L'escusione sociale può esser sopportabile per l'economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri - tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani - violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primi le regole del diritto e dell'ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le disuguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l'esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuol vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l'inclusione di tutte le persone che vivono nel paese."

domenica 8 marzo 2009

Il catalogo dei reati etnici

Gad Lerner, in un articolo su Repubblica e sul suo blog, mette il dito nella piaga. Con coraggio e la solita chiarezza che o contraddistingue affronta la questione della sicurezza e dell'immigrazione. Senza mezzi termini se la prende con quanti si nascondono dietro pseudo ricerche imparziali per far passare atteggiamenit che inneggiano alla xenofobia.
Da leggere.

sabato 21 febbraio 2009

Un glocal spaziale

Ho avuto l'onore di intervistare Danilo Mainardi in un incontro pubblico organizzato dalla Lipu di Varese. Una serata deliziosa. Sono tornato a casa con una carica di riflessioni e di pensieri. La natura, l'ambiente, le analogie con il mondo animale, ma soprattutto il rapporto tra codici genetici ed evoluzioni biologiche e culturali sono temi davvero intriganti e centrali per la vita di tutti.
E riflettevo su come si possa arrivare a 50 anni senza aver mai indagato in modo serio su tali argomenti.
Poi ho pensato a un'altra grande ignoranza che avevo fino a circa un anno fa (e ho ancora) rispetto a un altro personaggio fantastico che è Stephen Hawking. E a proposito di analogie mi è venuto in mente un concetto che sto utilizzando molto: il glocal.

E pensavo a come anche in questo caso funzioni molto. Con Mainardi e la sua zoologia e l'ambiente terra a fare da punto di riferimento "locale" e Hawking con l'astrofisica e i buchi neri a far da "globalizzazione". Le loro teorie sono la base della vita e certamente non solo quella ristretta di ognuno di noi.