sabato 10 gennaio 2015
In tremila per dire no alla violenza
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domenica 12 gennaio 2014
Bellezze di casa nostra
giovedì 14 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
#141tour ovvero le meraviglie di un territorio
sabato 2 novembre 2013
Il mio Borducan
Mi è rimasto nel cuore
domenica 8 settembre 2013
Viva Chile
Per me quella data segna una vera svolta personale con la fine dell'infanzia e l'ingresso in una adolescenza segnata dall'impegno internazionalista proprio a partire dai fatti cileni.
domenica 14 luglio 2013
La palestra del Caffeteatro
martedì 2 luglio 2013
Finalisti al Premio Chiara
Ci vediamo il 28 settembre con il primo appuntamento.
Aggiornamenti sul sito del Festival del racconto
domenica 30 giugno 2013
Un tour da favola
sabato 25 febbraio 2012
Primavera
Oggi era da andare a camminare in un posto rilassante e cosa meglio della piana di Vegonno?
Un luogo quasi sacro da quanto è bello. Il Fai lo ha rinominato "La valle dei filosofi". Una ragione ci sarà?
Per quelli che non lo conoscono, non è difficile da trovare: è nel comune di Azzate.
mercoledì 16 febbraio 2011
Sempre per sempre compagni di viaggio
Lassù la magia della musica si ripresenta con due fantastici artisti, tra i più grandi interpreti e autori della musica italiana. Dalla e De Gregori hanno fatto tappa anche a Varese per il loro lunghissimo tour "Work in progress".
lunedì 29 novembre 2010
Tante perle non fanno una collana
E poi l’eccellenza di spazi congressuali con le incantevoli Ville Ponti, o il pratico e comodo MalpensaFiere, oltre ai tanti hotel che offrono altri servizi. Per non parlare poi di tutte quelle proposte di nicchia, che pensate in un contesto di mondo globale, possono portare numeri di visitatori davvero importanti. Lo sport, il benessere, l’ambiente, la natura, sono altri punti di forza del nostro territorio.
Insomma, il turismo varesino non può certo competere con quello delle grandi città d’arte, o con il lago di Garda, ma i numeri per fare bene ci sono, o meglio ci sarebbero.
Intorno a questo, da una decina d’anni, si gioca una scommessa importante: scoprire una possibile vocazione turistica del Varesotto che, oltre a far conoscere le proprie bellezze ai cittadini che ci vivono, diventi un piccolo pilastro dell’economia.
Ovvio che la presenza di Malpensa gioca un ruolo importante e strategico. Dall’aeroporto, malgrado la crisi, transitano milioni di passeggeri. Intercettarli non è facile, ma è possibile.
La Camera di commercio e la Provincia collaborano da diversi anni per far si che il turismo diventi un sistema. Hanno fondato un’agenzia specifica e danno energia al consorzio misto tra pubblico e privato perché gestisca la parte business.
Le premesse ci sarebbero tutte per un discreto successo. Ma è davvero così? Non sembra proprio. Ognuno fa da sé, e anche in questo settore vince la sindrome del pasticcino. Tutti grandi pasticceri per dimostrare di saper fare il miglior dolce. Peccato che, come bene hanno detto i direttori del Convention Bureau varesino, nessuno, da solo, abbia la forza per competere e promuovere seriamente il territorio.
L’agenzia per il turismo avrebbe il compito di elaborare strategie e gestire le relazioni per far si che si sviluppi un vero sistema. Un ruolo importante che valorizzi le abilità dei vari pasticceri facendo però attenzione a non moltiplicare solo i risultati, ma indirizzando, almeno in parte, l’uso degli ingredienti per fare una buona torta.
Se i diversi soggetti non dialogano e non si incontrano, c’è poco da sperare in un vero sviluppo. Si continuerà a fare piccoli numeri, malgrado si abbiano le occasioni per pensare ai grandi.
Sembra essere un po‘ la vocazione varesina, ma allora, viene da pensare che per organizzare un abbraccio intorno al lago sarebbe sufficiente un consorzio di bocciofile e non un grande dispiego di energie come quello messo in campo dall’agenzia per il turismo alla ricerca di record (per farci che?), per altro nemmeno raggiunti. Promuovere il territorio richiede ben altro che piacevoli e meritevoli scampagnate.
Tanti pasticcini saranno anche buoni, ma non fanno una torta, e tante perle sciolte saranno anche belle, ma non fanno una collana.
domenica 21 novembre 2010
Le cose buone della Lega
Hanno abbandonato la Lega per dissensi profondi, ma non hanno mai sbattuto porte o rinnegato quanto fatto in precedenza. Sono stati protagonisti di fasi storiche, a detta loro, appassionanti. All’inizio come movimento dell’antipolitica, e poi di quella in cui il Carroccio era da poco rientrato nelle stanze dei bottoni della “Roma ladrona” che tanto avevano combattuto. Nel frattempo tanti amministratori se ne erano già andati delusi. Tutta la schiera dei primi sindaci, a partire da Raimondo Fassa a Varese, Angelo Luini a Gallarate, fino a Luigi Rosa a Busto Arsizio.
I tre ex militanti non avevano tutta questa visibilità, ma forse non era stato nemmeno quello a evitare posizioni polemiche, ma un vero amore per le idee che avevano abbracciato con la convinzione di cambiare Varese e il Paese. Da una parte il profondo legame con la propria terra e dall’altra la speranza che il federalismo avrebbe trionfato.
Qualcosa però si è incrinato in modo profondo se uno di loro ci scrive, in modo accorato, di eliminare dall’archivio alcune interviste troppo “verdi” perché nuocerebbero al proprio lavoro. Se un secondo non può fare a meno di rileggere sconsolato l’operato di questi quasi vent’anni di governo del territorio convinto che tutto sia rimasto fermo. C’è la convinzione che per molti la Lega sia stata l’occasione per entrare in posti che mai si sarebbero sognati di raggiungere. Nel frattempo però la distanza tra i bisogni dei cittadini e l’operato della politica, anziché diminuire sia aumentata. Il terzo ex leghista è ancora più esplicito e scrive che “la Lega a Varese una cosa buona l'ha fatta: il distributore gratuito di acqua al posteggio della Provincia (per il resto lasciamo perdere)”.
Da quando la Lega nel 1992 è entrata trionfante a Palazzo Estense, Villa Recalcati e poi, via via, in tanti altri luoghi di potere il mondo è cambiato. Anche Bossi e il suo partito sono cambiati. E la contestazione arriva proprio da lì.
Cosa stanno facendo, qual è la loro visione del futuro, quali sono le parole d’ordine oggi? Sono le domande, a volte un po’ retoriche, che sollevano diversi ex militanti, e non solo loro. Ma, senza scomodare la secessione, la tanto decantata Roma ladrona, e altri slogan, qual è l’idea di città per i prossimi dieci anni per Varese, Gallarate e Busto Arsizio?
Questa è la vera domanda, e non se convenga correre da soli, accompagnati, o se rompere o meno con una o l’altra forza politica.
Mancano pochi mesi alle elezioni per rinnovare i sindaci di quelle città. Quelle domande esigono risposte, e i cittadini su quelle potranno decidere per chi votare.
lunedì 15 novembre 2010
Il sorriso dei bambini
Il sorriso di un bambino è tra i doni più grandi che può ricevere un adulto. Nello stesso modo la sofferenza dei più piccoli ci inquieta e ci coinvolge emotivamente. Dovremmo ricordarcene sempre, e non solo quando siamo direttamente coinvolti.
“Un bambino in ospedale non è un piccolo adulto, ma un bambino. Un neonato, un bambino, un adolescente sereno guarisce prima, ma la sua serenità dipende dall’ambiente che lo circonda. Giochi, sorrisi, colori e spazi vivaci per socializzare sono come una terapia: la soglia del dolore si abbassa e si risponde meglio alle cure”.
Niente meglio di queste parole spiegano le ragioni di un ospedale materno infantile. E niente meglio di quello che afferma Umberto Veronesi ci svelano una visione della professione medica. “Non esiste, secondo me, medicina senza solidarietà, né medicina senza amore. E proprio per questa sua profonda aspirazione alla solidarietà, io vedo la professione medica come una missione. Una missione con un grande spessore etico. Il medico dovrebbe possedere un forte senso della giustizia sociale e non conoscere nessuna forma di intolleranza, né razziale né di altro genere”.
Per il progetto di un ospedale del bambino, il nostro territorio deve molto alla fondazione Il ponte del sorriso. La sua attività ha un grande valore e si sviluppa su fronti diversi, tutti importanti.
Da anni, centinaia di cittadini fanno volontariato nelle corsie dell’ospedale. Portano calore, allegria, sorrisi, giochi e svago ai bambini ricoverati. Insieme a questo lavoro si sviluppano iniziative che sensibilizzano e fanno cultura. Un impegno non diverso da quello delle centinaia di associazioni di volontariato presenti in provincia. Il ponte del sorriso ha però lanciato una sfida ancor più grande: la costruzione di un nuovo ospedale. E questo è il terzo fronte, il più delicato e difficile, dove l’impegno non può essere solo il loro, ma deve coinvolgere tutta la collettività.
Ce lo hanno ricordato con coraggio e gentilezza i tanti volontari che si sono ritrovati due giorni fa alla presentazione del progetto. Ci credono a questo sogno, e ne hanno finanziato tutta la fase progettuale. Le scelte fin qui fatte sono di grande eccellenza, a partire proprio dai soggetti coinvolti. Il riferimento è l’ospedale Meyer di Firenze, una delle strutture più importanti in Italia.
Intorno al Ponte del sorriso si sono poi strette tutte le istituzioni, perché gli unici colori che contano, parlando di bambini, sono quelli della gioia e non degli schieramenti politici. Alcuni fondi ci sono, e i lavori possono partire. Ma non basta. La città, il territorio, devono crederci e occorre una vera mobilitazione, un’attenzione fatta di gesti concreti. Servono ancora risorse economiche, e tutti possiamo fare la nostra parte.
lunedì 26 luglio 2010
Io non sono razzista, però...
Le botte che questa ragazza brasiliana ha preso solo perché aveva reagito verbalmente ai richiami di una coppia sono assurde. Lo sono sempre in qualsiasi contesto. Diventano intollerabili quando seguono a espressioni quali "negra di merda torna a casa tua".
Varese è casa sua. Vive qui Roberta, studia qui. Sua mamma assiste una famiglia italiana e porta il proprio contributo al miglioramento delle condizioni sociali di questo paese.
Come le si può gridare "vattene"? Che diritto abbiamo? Che fine ha fatto l'umanità? La vicenda è tanto più delicata e non può esser liquidata con due battute anche per i protagonisti che entrano in scena. Una donna in stato di gravidanza avanzata e suo marito che ha in braccio un bambino piccolo. Due persone che dovrebbero avere una sensibilità ancora più elevata grazie alle esperienze che stanno vivendo. Evidentemente non è così. Se arrivano a mettere le mani addosso a una giovane ragazza che ha come unico torto l'essersi lamentata del caldo, qualcosa non va.
Questa coppia vive un disagio. Se questo abbia ragioni personali non sta certo a noi indagare, ma certe espressioni sono figlie di una mentalità che si fa dilagante, che diventa "opinione" diffusa. E allora altroché se abbiamo a che fare con il razzismo. Un razzismo strisciante, schifoso, di quello che se non ci stai attento ti prende e ci sei dentro fino al collo senza essertene reso conto. Un razzismo con cui ognuno di noi deve fare i conti perché è fatto di stereotipi e pregiudizi. Un razzismo che individua nell'altro il colpevole dei miei disagi personali, perché è molto più facile trovare fuori da noi le responsabilità, che non farci carico delle cose e affrontarle.
Allora girarci dall'altra parte o fare tanto gli equilibristi cercando tutti i distinguo o tutte le azioni buone e accoglienti davvero serve a poco.
A poco però serve anche dividere questa nostra società in buoni e cattivi. Quelli che si mettono la casacca dell'antirazzismo e attaccano subito, con ricette certe non aiutano affatto a capire.
Fa bene oggi un esponente sindacale, dalle pagine di un quotidiano locale, a raccontare il disagio che vivono i lavoratori della Sila, l'azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico. La loro attività è delicata, è sempre a rischio e una presenza sempre più massiccia di cittadini extracomunitari complica tutto. Lo fa non perché gli italiani sono brava gente e gli altri tutti delinquenti, o comunque pericolosi, ma perché culture e abitudini diverse quando entrano in rapporto suscitano sempre timori e possibili incomprensioni. Banalizzando molto basti pensare ai profumi e agli odori.
Gli autisti degli autobus, come il personale sanitario, ma anche gli insegnanti e altre categorie di lavoratori a contatto con il pubblico sono sempre in prima fila. Dobbiamo tenerne conto prima di inveire o di promuovere iniziative contro di loro (c'è un'associazione che chiede di spedire email alla Sila per far prendere posizione all'azienda), anche quando si rendono colpevoli di fatti gravi.
Certi comportamenti assurdi, quali la violenza, non possono comunque trovare attenuanti o giustificazioni. Derogare a questo è pericoloso e toglie ogni certezza dei diritti individuali
Questa società non ha ritorni. Si deve andare avanti e abbiamo circa il 10% della popolazione extracomunitaria. Quando inizieremo a capire che a questa situazione, oltre ad alcuni problemi, porta già ricchezza e ne potrà portare sempre di più, allora avremo iniziato a costruire la storia e saremo usciti dalle catacombe. Ricchezza che non si misura in denaro, ma in relazioni, in cultura, in capacità di apertura e di conoscenza.
La giustizia farà il suo corso nella storia di Roberta. Chi l'ha picchiata deve rispondere di quei gesti, ma non è con azioni ostili che si costruisce un vivere civile e sereno. E ogni volta che ci viene da pronunciare o ci capita di ascoltare la frase "io non sono razzista però..." fermiamoci a parlarne. Ci farà solo bene.
domenica 6 giugno 2010
Questa è Varese
"Non mi piace che il territorio che mi ha visto nascere (oltre 60 anni fa), vivere e penso morire non sia più il mio territorio. Non lo riconosco. Gli appartengo sempre meno.
Mi parlano di tradizioni che non ho mai visto né vissuto e di radici delle quali i miei vecchi non hanno nemmeno sentito parlare ed allora non posso fare a meno di chiedermi: perché?"
E già perché? Daniela ce lo chiede un po' a tutti. Una lettera al giornale in cui affermava che "il nostro inno, ancorché bruttino, è un simbolo che mi rappresenta, mi dona quel senso di appartenenza alla mia comunità. Certo non è che un piccolo simbolo, ma smantella un inno oggi, smantella una bandiera domani … tanti "piccoli" fanno tutti".
Nello stesso giorno, il 2 giugno, su Facebook, la più grande comunità virtuale con oltre 500 milioni di iscritti in tutto il mondo, nasceva un gruppo titolato "Questa è Varese".
In due giorni oltre duemilacinquecento persone vi hanno aderito. Discutono, commentano e propongono frasi che rappresentino il territorio.
"Tutti bevono il mojito. Sono tutti PR. Faccio il figo coi soldi del papi. La locale che ti fa dieci multe al secondo. Bigiare ai giardini. I metallari al San Vittore. I pullman stracolmi di gente. Il G6 che può impedire tutto ma non l'aperitivo del venerdì sera. Le grotte di Valganna. Il falò di Sant'Antonio. Anche i cessi se la tirano. Il dolce Varese che quando lo mangi ti asciuga qualunque cosa. Il mercoledì sera è zero. Ci vediamo al piantone. Quelli che escono a Cavaria per non pagare il casello a Gallarate. Il traffico che ti fa passare la voglia di uscire. Viale Borri che sembra la Salerno Reggio Calabria. Scrivere sui muri del sottopassaggio le date delle bigiate. Il mitico Pappalardo che dirigeva il traffico. La domenica sera sembra che ci sia l'ora del silenzio. Bruceremo Cantù. Il parcheggio dell'Insubria che quando piove si trasforma in una palude. Avere la carta sconto benzina. Andare a Monate, prendere il pedalò per quattro persone e poi salirci in otto. Fare corso Matteotti settemila volte e non entrare mai in un negozio.Fare una tangenziale nuova per evitare coda all'ora di punta e avere coda a qualsiasi ora. La pista ciclabile intorno al lago. La festa degli alpini al Campo dei fiori".
E ce ne sono tante altre ma dovremmo fare pubblicità ai locali che abbondano nelle visioni dei varesini.
Cara Daniela, sembreremmo messi davvero male. Da una parte i cultori di miti e tradizioni lontane. Culture non nostre sbucate come funghi per avvalorare tesi politiche che dividerebbero volentieri il Paese. Dall'altra, insieme con definizioni carine, anche un guazzabuglio di banalità e luoghi comuni che proliferano e si diffondono alla velocità della luce.
O forse no, cara Daniela. Non è tutto così, ma c'è da riflettere,perché sono segni di un tempo che cambia. Forse anche per questo ci farebbe bene conoscere, far conoscere e condividere ancor di più e meglio alcuni simboli che hanno permesso a tutti di avere tanta libertà.
lunedì 3 maggio 2010
I cappuccini e le brioches di Carlo Chiodi
venerdì 19 marzo 2010
Chi paga e chi ci guadagna
È comunque giusto porsi la domanda che stanno facendo tanti cittadini: si ma chi paga? Paga la collettività, pagano le istituzioni nazionali e non, pagano alcune imprese lungimiranti, che credono che il loro compito non si fermi alla sola produzione della ricchezza, perché se un territorio vive bene tutto migliora.
Si potrebbero impiegare meglio queste risorse? Può essere, ma cosa c’è di più grande della ricerca della felicità e del bello?
C’è una questione importante da tener presente e gli interventi di Vincenzo Coronetti sulla Prealpina e di Adriano Gallina su Varesenews in due riprese bene l’hanno posta. Chi coordina la cultura su questo territorio? Cosa è necessario fare perché la pietanza sia saporita e gustosa, restando nella metafora gastronomica? Uno spazio così importante, come sarà la nuova galleria d’arte, non può essere pensato solo come una questione di Gallarate. Non lo può essere perché l’investimento va ben oltre chi lo gestisce. Il MAGa può diventare uno dei nostri ambasciatori nel mondo. La sua attività può stimolare migliaia di giovani, di cittadini avvicinandoli all’arte e attraverso questa al gusto del bello. Oltre a ciò tutto il territorio potrà beneficiare di effetti economici, come è già successo in altre città italiane.
C’è solo una condizione però perché questo accada. Occorre crederci. E credere che, per quanto bene si lavori, da soli non si può fare. E i primi a doverci riflettere sono proprio i vertici della nuova struttura. Troppo grande e troppo costosa per essere solo un buon pasticcino, ma anche troppo piccola per pensare di sostituirsi a una intera torta. Se poi il sapore non piacerà a tutti pazienza. Resteranno altri dolcetti a far da contorno.
mercoledì 24 febbraio 2010
L'essenziale è invisibile agli occhi
Il libro ha un fascino e l'energia che sviluppa supera ogni immaginazione. Così una sera un gruppo di varesini aderenti ad Anobii decise di uscire dal virtuale e gustare i sapori di una pizza.








