Riprendo parte di un post di ieri di mio cugino Mouhamed Giampaolo Di Gregorio perché lui vive a Dakar e la sua storia è un crocevia di scelte e di consapevolezze che permettono di guardare con altri occhi all'Africa e all'Islam.
Visualizzazione post con etichetta obama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta obama. Mostra tutti i post
giovedì 27 giugno 2013
martedì 5 gennaio 2010
Brothers, Obama e la guerra
Tema su cui Barack Obama viene chiamato in causa continuamente. È la storia che lo impone al di là di ogni buona volontà. Il presidente finora si è mosso con grande maestria e in un anno di crisi devastante per il proprio paese ha lanciato messaggi distensivi e di pace. Ma oggi è chiamato a compiti sempre più diffcili.
Il cammino di Obama è stato profondo e ha dovuto affrontare questioni profonde che hanno a che fare non solo con la sua storia e quella del suo paese. Il suo linguaggio è figlio di quella crescita, di quella consapevolezza e sa che può cambiare gli Stati uniti. La riforma del sistema sanitario è un esempio, ma non l'unico. È un passo storico che si somma a quelli fatti per togliere mille discriminazioni che sotto Bush erano solo cresciute. Basti pensare all'abolizione delle differenze salariali tra uomini e donne, alla riapertura dei diritti nei confronti di ogni diversità. Sul tema della guerra vivrà la più profonda delle contraddizioni e con queste deve fare i conti.
È utile per riflettere quanto scrive Vittorio Zucconi su Repubblica.
"Le parole non hanno vinto, non ancora... La "bushizzazione" di Obama è dunque avvenuta, manifestata nell'inasprimento progressivo del linguaggio? La "educazione sentimentale" del giovane Barack è completa? Non proprio. Obama è un presidente che deve fare la guerra a chi lo attacca, ma non è, e non vuole considerarsi, un "presidente di guerra". "Non ha l'ethos e il mito del guerriero che ossessionavano Bush" dice sempre Brennan, "ha la cultura del costituzionalista con il terrore di stravolgere la Costituzione". Ma la guerra picchia ai vetri dello Studio Ovale, con la eterna tentazione della vendetta".
lunedì 4 gennaio 2010
Obama e l'Aids
Da oggi le persone sieropositive e malate di Aids potranno liberamente circolare negli Stati Uniti. Una legge voluta da Obama approvata il 2 novembre cancella il divieto di ingresso e permanenza negli Stati Uniti per le persone affette da Hiv/Aids, in vigore dal 1987.
"Se vogliamo essere leader mondiali nella lotta all'Hiv/Aids, abbiamo bisogno di agire così senza marchiare le persone affette dal virus" aveva detto Obama dando l'annuncio di voler tenere nel 2012 la Conferenza mondiale sull'Aids proprio negli Stati Uniti.
Alla faccia di quanti non vogliono vedere la volontà di cambiamento di Barack Obama.
"Se vogliamo essere leader mondiali nella lotta all'Hiv/Aids, abbiamo bisogno di agire così senza marchiare le persone affette dal virus" aveva detto Obama dando l'annuncio di voler tenere nel 2012 la Conferenza mondiale sull'Aids proprio negli Stati Uniti.
Alla faccia di quanti non vogliono vedere la volontà di cambiamento di Barack Obama.
venerdì 11 dicembre 2009
Un Nobel giusto a Obama
Malgrado le giuste perplessità oggi Barack Obama si è meritato quel premio nobel per la pace che stride con quanto è chiamato a fare con i suoi eserciti.
Invito a leggere tutto il suo discorso e non fermarsi a qualche frase riportata nei nostri pessimi, quando non squallidi e servi, telegiornali.
A guardare il Tg1 della sera viene davvero da chiedersi in che paese stiamo vivendo...
sabato 31 ottobre 2009
Michelle Obama, la first lady della speranza
La giornalista americana inizia raccontando della sua conoscenza di Barack durante le primarie.
È suo figlio adolescente che la spinge ad occuparsi di questo giovane politico che cattura le anime di quanti si mettono ad ascoltarlo.
Il libro è così un continuo intrecciarsi delle vite dei due coniugi. Ne escono ritratti interessanti e molti aneddoti più o meno conosciuti anche nel nostro paese.
Unici difetti la lunghezza e il soffermarsi troppo su alcuni dettagli. Per il resto un testo davvero utile per conoscere Michelle.
venerdì 3 aprile 2009
Un iPod per la regina
È davvero straordinario Barack Obama. Sarà solo un simbolo, ma la nostra storia è fatta di questi. E così in visita con la sua Michelle ha portato alla regina Elisabetta un iPod touch in dono.
venerdì 30 gennaio 2009
Brava Concita. Il resto fa tristezza
Nel panorama editoriale italiano però non tutto è piatto. Ancora una volta brava Concita De Gregorio che sulla "sua" Unità pubblica a tutta pagina la notizia di Omaba. Il resto fa solo tristezza.
giovedì 29 gennaio 2009
Obama e la parità tra sessi
Eccolo Obama. Dopo solo nove giorni ha iniziato a lavorare su quello che aveva promesso. Il Presidente ha firmato una legge contro le discriminazioni salariali per le donne. La legge, come riportano tanti giornali tra cui Repubblica, "è dedicata a Lilly Ledbetter, una lavoratrice della Goodyear che scoprì dopo anni di servizio di ricevere una paga inferiore solo per il fatto di essere donna. La stessa Ledbetter ha partecipato alla cerimonia di firma della legge nella East Room della Casa Bianca".
"E sapete come va dalle nostre parti? - scrive nel suo blog Cinzia Sasso. - Secondo Eurostat, in Europa il gap salariale è in media del 16 per cento; in Spagna - che ha fatto dei grandi passi avanti - raggiunge il 26 e in Italia è mediamente del 28,7 per cento.
"E sapete come va dalle nostre parti? - scrive nel suo blog Cinzia Sasso. - Secondo Eurostat, in Europa il gap salariale è in media del 16 per cento; in Spagna - che ha fatto dei grandi passi avanti - raggiunge il 26 e in Italia è mediamente del 28,7 per cento.
martedì 20 gennaio 2009
Obama: "Abbiamo scelto la speranza "
“Abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura”. Il 44° presidente degli Stati Uniti indica da subito la via perché “siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza”.
Non sono semplici proclami. Il suo discorso è intessuto di orgoglio nazionale, ma anche di una grande apertura alle novità.
“Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi”, afferma con forza Obama. “L'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta”. Parole per chiudere definitivamente con ogni sentimento antiamericano, “l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace”. Parole di distensione verso il mondo musulmano, verso le popolazioni più povere. Non è con la forza che si vincono le battaglie e Obama lo afferma in diversi passaggi del suo discorso.
E non rinuncia a tracciare alcune linee anche in materia economica e ambientale. “Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo”.
Si gioca poi tutto il suo carisma verso la fine del discorso quando il pragmatismo si lega alla poesia, alle emozioni che ne fanno davvero un grande leader.
“Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino”.
A Washington c'era un oceano di persone. Due, forse tre milioni. Ma altre centinaia, in tutto il mondo, erano incollate ai televisori, alle radio, ai siti web per vivere le emozioni di una giornata storica. E Barack Obama non li ha delusi. Con equilibrio, ma grande coraggio ha indicato loro nuovi sentieri. Per l'Occidente e il mondo intero da oggi si può voltare pagina.
Obama un nuovo mito
La sua scrittura è chiara, scorrevole e ha coraggio nel raccontare la sua storia.
“Quello che ci affligge, - racconta Obama, - è il divario tra la grandezza delle nostre sfide e la piccolezza della nostra politica – la facilità con cui ci facciamo distrarre da cose insulse e triviali, il nostro cronico evitare decisioni difficili, la nostra apparante incapacità di costruire il consenso necessario ad affrontare i problemi importanti”.
L'ingresso di Barak Hussein Obama alla Casa Bianca passerà alla storia. Dopo oltre quarant'anni, gli Stati Uniti d'America, e non solo loro, riscoprono il piacere di avere un mito. Dalla morte dei due Kennedy e quella di Martin Luther King nessun politico aveva più riscosso tanto sucesso e suscitato tante speranze. Obama non è solo nero e giovane. È un uomo che crede fermamente nel suo paese, nei sogni, nei valori profondi dell'uguaglianza e della solidarietà. Ha fatto tanta strada e ha avuto il coraggio di scriverla, di analizzarla con serenità e trasparenza.
Nel 1995, quando non ricopriva ancora nessuna carica politica, pubblicò la sua autobiografia dei primi trent'anni di vita. I sogni di mio padre è un libro straordinario, intenso, scritto in modo avvincente. È diviso in tre parti che raccontano le sue origini, gli anni della formazione e dei primi lavori sociali e politici a Chicago e dei suoi viaggi in Kenia alla ricerca di una parte importante della propria identità. “Non era semplicemente gioia quella che provai. Era piuttosto la sensazione che tutto quello che stavo facendo, ogni gesto, respiro e parola portasse con sé l'intero significato della mia vita, che un cerchio stesse cominciando a chiudersi, così che avrei potuto finalmente riconoscere me stesso per quello che ero”. Un libro coraggioso che permette di conoscerlo a fondo, nelle sue convinzioni, nella sua tormentata vicenda familiare e soprattutto nella sua profonda identità. Da parte del padre keniano, Obama ha sette tra fratelli e sorelle avuti da tre diverse donne e una sorella avuta dalla madre Ann in seconde nozze. L'Africa e la ricerca delle sue origini è un elemento fondamentale nella vita del neo presidente. L'altra sarà l'incontro con Michelle descritto nelle pagine finali del libro edito dalla casa editrici Nutrimenti e pubblicato in Italia per la prima volta nel 2007. “In questi ultimi anni (si ricordi che sono pagine scritte nel 1994, ndr) credo di aver imparato ad essere più paziente, con gli altri e con me stesso. Se così è stato, è solo uno dei tanti miglioramenti nel mio carattere che devo a mia moglie Michelle”. I sogni di mio padre si chiude con il suo matrimonio dove aveva potuto reincontrare molti dei suoi fratelli e sorelle. Le sue ultime parole fanno sentire la carica di un uomo aperto e sensibile. “Almeno per quell'istante, mi sentii l'uomo più fortunato del mondo”.
Obama ha poi continuato un ottimo lavoro di scrittura con L'audacia della speranza pubblicato nel 2006. In Italia è edito da Rizzoli ed è uscito un anno dopo. In questo nuovo lavoro, dopo dieci anni di attività racconta della politica, dei progetti, delle idee, dei sogni per un mondo nuovo. Era un semplice senatore, uno di quelli che in Italia avremmo chiamato peones. Chiamato ad aprire la convention democratica che avrebbe scelto Kerry come sfidante di Bush, pronunciò un discorso rimasto alla storia, che da lì a quattro anni lo ha portato a battere Hilary Clinton alle primarie e poi Mc Cain nella sfida per la Casa Bianca.
In chiusura del primo capitolo che tratta del clima di rissa tra repubblicani e democratici scrive: “Immagino che le persone stiano aspettando una politica che abbia la maturità di bilanciare idealismo e realismo, di distinguere tra quello su cui si può o non si può venire a patti, di ammettere la possibilità che l'altra parte possa avere ragione qualche volta. Spesso non capiscono le controversie tra destra e sinistra, conservatori e liberal, ma riconoscono la differenza tra dogmatismo e senso comune, responsabilità e irresponsabilità, tra le cose che durano e quelle che passano. Sono là fuori, in attesa che repubblicani e democratici li raggiungano”.
Ora l'America e il mondo lo attendono e lo metteranno alla prova. Una bella responsabilità. Ma è già storia.
Nel 1995, quando non ricopriva ancora nessuna carica politica, pubblicò la sua autobiografia dei primi trent'anni di vita. I sogni di mio padre è un libro straordinario, intenso, scritto in modo avvincente. È diviso in tre parti che raccontano le sue origini, gli anni della formazione e dei primi lavori sociali e politici a Chicago e dei suoi viaggi in Kenia alla ricerca di una parte importante della propria identità. “Non era semplicemente gioia quella che provai. Era piuttosto la sensazione che tutto quello che stavo facendo, ogni gesto, respiro e parola portasse con sé l'intero significato della mia vita, che un cerchio stesse cominciando a chiudersi, così che avrei potuto finalmente riconoscere me stesso per quello che ero”. Un libro coraggioso che permette di conoscerlo a fondo, nelle sue convinzioni, nella sua tormentata vicenda familiare e soprattutto nella sua profonda identità. Da parte del padre keniano, Obama ha sette tra fratelli e sorelle avuti da tre diverse donne e una sorella avuta dalla madre Ann in seconde nozze. L'Africa e la ricerca delle sue origini è un elemento fondamentale nella vita del neo presidente. L'altra sarà l'incontro con Michelle descritto nelle pagine finali del libro edito dalla casa editrici Nutrimenti e pubblicato in Italia per la prima volta nel 2007. “In questi ultimi anni (si ricordi che sono pagine scritte nel 1994, ndr) credo di aver imparato ad essere più paziente, con gli altri e con me stesso. Se così è stato, è solo uno dei tanti miglioramenti nel mio carattere che devo a mia moglie Michelle”. I sogni di mio padre si chiude con il suo matrimonio dove aveva potuto reincontrare molti dei suoi fratelli e sorelle. Le sue ultime parole fanno sentire la carica di un uomo aperto e sensibile. “Almeno per quell'istante, mi sentii l'uomo più fortunato del mondo”.
In chiusura del primo capitolo che tratta del clima di rissa tra repubblicani e democratici scrive: “Immagino che le persone stiano aspettando una politica che abbia la maturità di bilanciare idealismo e realismo, di distinguere tra quello su cui si può o non si può venire a patti, di ammettere la possibilità che l'altra parte possa avere ragione qualche volta. Spesso non capiscono le controversie tra destra e sinistra, conservatori e liberal, ma riconoscono la differenza tra dogmatismo e senso comune, responsabilità e irresponsabilità, tra le cose che durano e quelle che passano. Sono là fuori, in attesa che repubblicani e democratici li raggiungano”.
Ora l'America e il mondo lo attendono e lo metteranno alla prova. Una bella responsabilità. Ma è già storia.
domenica 9 novembre 2008
martedì 4 novembre 2008
Forza Obama
Dodici ore ancora. E alle 6 di domani mattina sapremo chi sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti.
Tifo per Obama senza dubbi. Cosa cambierà è presto per dirlo, ma quel Paese, come tanti altri, potrà respirare aria nuova. E farebbe bene a tutti.
Tifo per Obama senza dubbi. Cosa cambierà è presto per dirlo, ma quel Paese, come tanti altri, potrà respirare aria nuova. E farebbe bene a tutti.
Iscriviti a:
Post (Atom)
