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martedì 7 luglio 2015

Via Francigena 18^ tappa da Montefiascone a Viterbo

Con i suoi ventisette metri di diametro, la cupola della basilica di Santa Margherita è una delle più grandi in Italia. La si può vedere bene da molti punti della Tuscia e la si distingue nettamente fino a Viterbo. Montefiascone ha avuto una storia importante tanto da diventare sede vescovile e diocesi. Oggi il paese, oltre ai chilometri di spiaggia sul lago di Bolsena, punta sul vino e sullo sviluppo della Via Francigena.

lunedì 6 luglio 2015

Via Francigena 17^ tappa da Bolsena a Montefiascone

Ci dispiace un po' lasciare Bolsena. Stamattina la colazione nel bar a fianco alla Basilica di Santa Cristina è stata lunga. Ci siamo gustati fino in fondo la bella atmosfera di questa cittadina sul lago. Un altro elemento di rammarico è aver lasciato a letto Marco. Per il giovane catalano il sogno di festeggiare i suoi 31 anni a Roma in chiusura della Via Francigena si è infranto contro una tendinite. La diagnosi arrivata in tarda mattinata dopo una visita all'ospedale di Acquapendente non lascia dubbi: riposo assoluto per una settimana. 
Oggi ho fatto io spesso da batti pista su e giù per le colline tra Bolsena e Montefiascone. Una strada che ci ha sorpresi tutti e tre per la bellezza e il continuo cambio di scenari. Siamo riusciti anche a guadare un torrente con le cascatelle. È incredibile come cambino le cose appena si lasciano le grandi arterie di comunicazione. Questa zona è casa mia, ma io non avevo visto nulla di quello che ho incontrato oggi. La Cassia è una bella strada, ma percorrerla in auto non permette di vedere tante cose. 
Da queste parti la Francigena è sentita davvero molto. L'avvicinarsi a Roma esalta molte vicende religiose ma non solo quelle. La Tuscia è stata teatro di tante storie comprese quelle del brigantaggio. 
Appena siamo entrati nel territorio di Montefiascone ci ha accolto Renato Trapè, l'assessore alla cultura del comune. Ha voluto percorrere con noi gli ultimi sei chilometri per arrivare a destinazione. 
"Noi crediamo molto alla Via Francigena. Abbiamo avuto anche la fortuna che il km 100 è nel nostro territorio e si trova proprio di fronte alla chiesa del Corpus Domini". In verità la strada da fare fino a Roma prevede ancora oltre 120 chilometri, ma Montefiascone ha calcolato la distanza che andrebbe percorsa se si facesse la Cassia che era la vera via originale. 
"Per i pellegrini - mi dice sempre Renato - quello che conta è la sicurezza e l'accoglienza. Sul primo punto noi abbiamo lavorato molto e oggi il tratto sul nostro comune può esser percorsa senza nessun problema e la maggior parte della strada non è su asfalto. Per quanto riguarda l'accoglienza poi, abbiamo tre strutture religiose in cui potrebbero alloggiare anche cinquecento persone. A Montefiascone si sta diffondendo molto l'attenzione al pellegrino. Prima veniva visto con sospetto, quasi fosse una figura negativa. Oggi c'è invece un buona considerazione e tante realtà si stanno impegnando perché abbia ancora più sviluppo". 
All'ufficio turistico la signora addetta è gentilissima e sfodera tutte le sue conoscenze per aiutare chi arriva a chiedere informazioni. Loro hanno un timbro speciale per le credenziali in cui si mette in rilievo proprio i cento km dalla tomba di Pietro. 
"Lo scorso anno hanno dormito da noi oltre tremila persone e questo dato crescerà molto. Noi ci crediamo e Montefiascone, oltre alla città dell'Est Est Est, è anche legata alla via Francigena. Siamo convinti che sia possibile far convivere le diverse anime del pellegrinaggio. È importante rispettare chi fa il cammino per motivi religioni, ma è altrettanto importante che alcuni soggetti con la propria presenza possano favorire un buon turismo. Questo consente di fare crescere ancora meglio l'offerta al di là del valore spirituale del cammino". 
Durante la nostra lunga chiacchierata sono riuscito anche a partecipare in diretta a Macondo, una trasmissione di Radio Popolare. Questo era il quarto collegamento dalla mia partenza e mi colpisce sempre sentire tanta attenzione a questo genere di "imprese". Oggi abbiamo parlato dei luoghi della Tuscia, ma anche di materiali e preparazione. Cinque minuti piacevoli e intensi. 
Finalmente, per la verità anche molto presto, siamo arrivati a Montefiascone. Renato, con il giusto orgoglio, mi ha fatto vedere da fuori gli edifici scolastici che per un comune di 14mila abitanti sono notevoli. Ci sono molte realtà di scuole superiori e questo qualifica la formazione dei giovani della zona. 
La lunga chiacchierata ha riaperto alcuni temi già affrontati quali il prodotto fisico della Francigena, la possibilità (seppur complessa) di avere un riconoscimento dall'Unesco, le diverse anime delle persone che si avvicina al cammino. Insomma anche con Renato siamo entrati nel vivo di diverse questioni fondamentali. Lui è un convinto sostenitore delle tante opportunità che la via potrà portare. Il suo lavoro sta caratterizzando sempre più il comune. 
Per chiudere questa diciassettesima tappa potremmo usare la bella immagine di Richard e Alberto che brindano con i calici di Est Est Est. Un vino doc di questa zona è che prende il nome proprio da una scena tipica del pellegrino. 
Ve la ripropongo così come ben raccontata dalla classica Wikipedia. 
Domani arriverò a Viterbo e il mio giaciglio questa volta sarà a me noto perché mi fermerò dalla mia mamma. 
Intanto gustatevi la storia del vino che ha reso celebre Montefiascone. 

Il nome di questo vino deriva da una leggenda. Nell'anno 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, Johannes Defuk, intenditore di vini.

Per soddisfare questa sua passione alla scoperta di nuovi sapori, il vescovo mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta, con l'incarico di precederlo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori in ogni luogo in cui passavano. I due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino in una locanda, avrebbe dovuto scrivere est, ovvero "c'è" vicino alla porta della locanda, e, se il vino era molto buono, avrebbe dovuto scrivere est est. Il servo, una volta giunto a Montefiascone e assaggiato il vino locale, non poté in altro modo comunicarne la qualità eccezionale. Decise quindi di ripetere per tre volte il segnale convenuto e di rafforzare il messaggio con ben sei punti esclamativi: Est! Est!! Est!!!

Il vescovo, arrivato in paese, condivise il giudizio del suo coppiere e prolungò la sua permanenza a Montefiascone per tre giorni. Addirittura, al termine della missione imperiale vi tornò, fermandosi fino al giorno della sua morte (avvenuta, pare, per un eccesso di bevute). Venne sepolto nella chiesa di san Flaviano, dove ancora si può leggere, sulla lapide in peperino grigio, l'iscrizione: «Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk». In riconoscenza dell'ospitalità ricevuta, il vescovo lasciò alla cittadinanza di Montefiascone un'eredità di 24.000 scudi, a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro, tradizione che venne ripetuta per diversi secoli. Al vescovo è ancora dedicato un corteo storico con personaggi in costume d'epoca, che fanno rivivere questa leggenda.

Via Francigena 16^ tappa da Acquapendente a Bolsena

E all'improvviso appare il lago. Non gli avevo detto niente ai miei tre compagni di cammino. Subito dopo la sosta nel caffè della piazza di San Lorenzo nuovo è bastato fare pochi passi per arrivare sulla terrazza da cui appare in quasi tutta la sua grandezza il lago di Bolsena. 
È stato un piacere vedere il loro stupore e la contentezza di ritrovare uno scenario naturale bello da fotografare. 
Oggi mi sono ritrovato spesso a far da cicerone nella prima tappa tutta nella Tuscia viterbese. 
Partenza di nuovo all'alba per questa mia sedicesima tappa. Il tentativo è di prendere meno caldo possibile anche se in questi giorni l'impresa è impossibile. Ad Acquapendente alle sei c'erano già 26 gradi e durante la giornata siamo arrivati a 38. Il cammino comunque è stato piacevole e molto spedito fino alle porte di Bolsena. Mancavano cinque chilometri quando Marco ha avuto un momento di crisi pesante. All'inizio si pensava a un problema al piede dovuto a vesciche o simili. Poi è emerso invece il vero problema molto più serio: ha una tendinite bella tosta. Non sono bastati antinfiammatori e analgesici. Ha provato a camminare ancora ma non era proprio possibile. Così ci siamo divisi. Richard e Alberto hanno proseguito il cammino con l'intento di trovare qualcuno che potesse accompagnarlo in auto fino a Bolsena. Io invece sono rimasto con lui e la fortuna ci ha assistito perché un appassionato di quod ci ha visto e lo abbiamo fermato chiedendo soccorso. Lui si è subito dichiarato disponibile è presa l'auto ci ha accompagnati fino alla casa familiare delle suore del Santissimo Sacramento. Per Marco la via Francigena con tutta probabilità si chiude qui. Peccato perché il nostro quartetto aveva preso un bel ritmo e soprattutto peccato per lui perché ci teneva molto ad arrivare a Roma. Il suo desiderio era poi restare in Italia per un altro periodo per vivere qualche esperienza. 
Il cammino è fatto anche di questi momenti ed è importante condividere e vivere una solidarietà molto semplice ma essenziale. 
La tappa si è conclusa a Bolsena intorno alla una. Riposo e poi ci siamo concessi addirittura un bagno al lago. 
Il nostro ostello è di fianco alla basilica di Santa Cristina, un luogo fondamentale nella storia del paese per due ragioni molto profonde. 
Nel 1263 ci fu un miracolo eucaristico che vide protagonista il sacerdote boemo Pietro da Praga. Il prelato viveva un momento di crisi e un giorno mentre stava celebrando la santa Messa, allo spezzare del pane questo iniziò a sanguinare. Dall'anno successivo al fatto venne istituita la festa del Corpus domini e iniziò l'usanza di una processione con le reliquie del miracolo eucaristico. 
La seconda ragione è la storia di Santa Cristina patrona del paese. La fanciulla poco più che una bambina era stata promessa agli dei dal padre. Lei invece aveva avuto una conversione e da allora iniziarono torture fino alla sua morte. 
Santa Cristina di Bolsena costituisce una delle più complesse e affascinanti figure dell'agiografia cristiana antica; per questo si sono interessati di lei i maggiori studiosi del cristianesimo primitivo. Tutti ne hanno parlato con interesse, appassionandosi alle complesse problematiche storico archeologiche connesse alla sua figura.
Una storia che iniziò a viaggiare non solo nei racconti degli esperti. 
Furono certamente i pellegrini che contribuirono al fiorire di numerosissimi luoghi di culto sulla via Francigena, sulle sue molteplici diramazioni e lungo la via per Santiago de Compostela: nella sola Galizia sono ancora oggi 32 le parrocchie dedicate alla santa e altrettante nella sola Toscana.
Il culto si diffuse seguendo la direttrice sud nord, intensificandosi  verso ovest e rarefacendosi verso l'est europeo, infatti le maggiori e più numerose testimonianze le troviamo in Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Francia, Spagna e Portogallo.
Mentre ci avviciniamo a Roma, mancano ormai poco più di cento chilometri, si infittiscono le vicende di santi e miracoli legati a diversi momenti storici. 
La Via Francigena che ora corrisponde molto all'attuale Cassia era un sistema di comunicazione non appena per consentire il trasporto di merci e persone, ma anche per diffondere racconti. 
Bolsena, come Acquapendente, aveva una grande importanza strategica a partire dal fatto che si era sviluppata sulle rive di un grande lago che forniva così acqua e cibo in abbondanza. I segni della Via Francigena sono molto presenti, ma con un carattere maggiormente religioso di quanto incontrato in Toscana. Qui c'è comunque una maggiore tradizione riguardo al pellegrinaggio e sono tanti i luoghi in cui ci sono servizi specifici come accoglienza per dormire o luoghi per mangiare o anche negozi che fanno condizioni diverse. 
È interessante vedere l'evoluzione del cammino a seconda dei luoghi che tocca. 
Domani arriveremo a Montefiascone. Tappa corta e tutta fuori dalle vie in asfalto. 

venerdì 3 luglio 2015

Via Francigena 14^ tappa da San Quirico d'Orcia a Radicofani

Il protagonista assoluto di oggi è Ghino di Tacco. Il "bandito gentiluomo" o il Robin Hood della Val d'Orcia, come viene definito da molti. 
Lui rappresenta un pezzo di storia su cui tornerò più avanti. 
La tappa odierna ha tanti spunti importanti oltre il popolare personaggio. Il paesaggio, la natura, la mano dell'uomo, la fatica enorme del cammino, il caldo, la bellezza dei luoghi urbani, la storia è soprattutto un caldo da far paura. 
Partiamo in formazione compatta. Con Richard e Alberto che si alternano come apri pista. Tengono un passo impegnativo, ma per fortuna si fermano anche loro a scattar foto e così riprendo fiato. Le scarpe nuove stanno facendo miracoli. Leggere, comode e con una suola spaziale che ti tiene inchiodato al suolo quando serve e ti fa tenere un buon ritmo soprattutto in discesa sui sassi. 
In meno di un'ora siamo a Bagni Vignoni. Seguiamo le indicazioni della volontaria dell'ostello e prendiamo il sentiero che taglia l'ascesa a Vignoni. Oggi c'è già troppo da salire e la temperatura è caldissima già alle otto. 
Ancora un'ora e siamo a Gallina per la prima sosta un po' lunga. Si prende acqua e un panino per un breve pranzo e via verso la meta finale. 
Lo scenario resta incantevole per buona parte del cammino. Poi la lunghissima salita per Radicofani. 
L'ostello è proprio di fianco alla chiesa ed è gestito dalla Confraternita di San Giacomo di Perugia. Lo stile è quello di Santiago e il posto è proprio bello. Sono di turno i coniugi Giusta e Giuseppe. Arrivano dalla Sardegna e come tutti gli altri sono volontari che staranno una o due settimane. 
Radicofani è una bomboniera. Nel piccolo centro storico vivono circa duecento persone ed hanno una gran cura per il paese. Una sola strada centrale con diverse stradine e piazzette. Ogni angolo è da fotografare. 
Il paese si vede da chilometri di distanza perché rimane su una collina di rocce di origine vulcanica. In cima c'è la Fortezza che è il simbolo di Radicofani. Costruita alla fine del primo millennio ha vissuto fasi storiche diverse, ma resta il fascino dei tre anni epici in cui Ghino di Tacco se ne impossessò. Era la notte di Natale del 1297 quando il "bandito gentiluomo" espugnò la struttura che allora era di proprietà della Chiesa. 
Il personaggio divenne noto dopo che suo padre e lo zio vennero decapitati nella piazza del campo di Siena. Lui è suo fratello la scamparono perché erano minorenni. La banda dei quattro compiva rapine in opposizione alla politica della Chiesa che fissava un livello di imposizione fiscale inaccettabile secondo molti nobili, quale erano anche loro. 
Ghino di Tacco mise la sua base proprio nella fortezza inespugnabile di Radicofani e da lì continuava a rapinare, ma con l'attenzione di lasciare sempre qualcosa al malcapitato. La posizione del paese allora era fondamentale perché sotto passava la via Francigena che all'epoca era una delle arterie più importanti d'Europa. 
Dante e Boccaccio dedicano alcuni passaggi al personaggio che in tempi recenti tornò a far parlare di se perché divenne lo pseudonimo di Bettino Craxi dopo una disputa con Scalfari. Il leader socialista era legato a Ghino di Tacco tanto da scriverci un libro e recarsi a Radicofani per esser immortalato di fronte alla statua posta nel parco che ritrae il Robin Hood italico con uno spadone. 
La Fortezza ha una nuova vita da quando l'inglese Carmen, con il marito è il figlio Paul hanno aperto un punto ristoro e gestiscono il museo dentro la struttura. Un posto magico in cui si scopre molto della storia di questo angolo d'Italia. Carmen vive a Radicofani da 35 anni e si sente la sua passione per quel che fa. Questo è un tratto comune che si incontra da queste parti e meriterebbe ancor maggiore attenzione. 
"Il nostro paese è molto legato al Varesotto - mi racconta Fernando che è l'anima storica del paese - Negli anni sessanta quelli che avevano voglia di lavorare vennero a Vergiate, Sesto Calende a cercar fortuna. Ci sono una quarantina di famiglie originarie di qui e una di loro apri anche un ristorante dal nome Ghino di tacco". 
Fernando è orgoglioso di raccontarmi anche dell'attività di sua moglie Silvana che gestisce il negozio Pane e companatico. Ne parla con una rara dolcezza. C'è un amore profondo nelle sue parole per Radicofani, ma soprattutto per la sua Silvana. 
Lei la incontro in una viuzza mentre sto fotografando la Fortezza. "Una volta lassù non c'erano gli alberi. Ora l'hanno invasa. Mai vedeva da lontano la roccia vulcanica o la pepa come la chiamiamo qui". La saluto e sto continuando il mio cammino alla scoperta del paese quando vedo che apre il negozio di chi mi parlava Fernando. Collego allora le cose scoprendo così che lei è la moglie di cui mi raccontava. Allora sono entrato e lei mi ha preparato un panino con la finocchiona e ha continuato a raccontarmi storie e farmi vedere foto del paese in varie epoche storiche. 
Potrei scriverne per ore perché ci sono tantissimi spunti. Sui quaderni che ha aperto per i commenti delle persone che passano si trovano pellegrini e altri turisti provenienti da ogni zona del mondo. Pensieri commuoventi e lei ne va orgogliosa. Silvana è una donna accogliente,  affascinante e piena di energia. Alle soglie dei sessant'anni ne dimostra molti meno, ma soprattutto ti invade con la sua carica. 
È uno dei tanti incontri che porterò con me perché trasmette tutta la bellezza delle relazioni e dell'amore per il proprio paese. Oltretutto vissuto anche nella contemporaneità perché si usa Facebook per comunicare una volta lontani fisicamente. Pane e companatico dovrebbe esser considerato patrimonio dell'Umanità così come lo è la Val d'Orcia. 
Ecco, con questo splendido scenario domani saluteremo la Toscana per mettere piede nel viterbese a partire da Acquapendente che sarà la meta della tappa prossima. 
Stasera intanto ci attende una cena in stile sardo vista la provenienza di Giusta. Un tocco diverso anche di natura gastronomica e chissà cosa ne penseranno olandesi, catalani, inglesi r trevisani? Vi farò sapere domani come è andata. 
Intanto resto immerso nella bellezza. Vi ricordo che scrivo con lo smartphone r quindi abbiate pietà per i tanti errori. Sono seduto su una panchina dei giardini pubblici ed ho di fronte a me tutta la valle del Paglia dove domani scenderemo. 
A presto

giovedì 2 luglio 2015

Via Francigena: 13^ tappa da Ponte d'Arbia a San Quirico d'Orcia

Sveglia prestissimo. Con questo caldo è bene anticipare la partenza. 
Il nostro gruppetto si è arricchito, ma Richard, Marco e Alberto camminano con un passo troppo veloce per me è così mi ritrovo a fare tutta la tappa in solitaria. Non mi dispiace. Anzi. 
Ho la possibilità di darmi un ritmo, pensare a tante cose, riflettere, gustarmi l'ambiente intorno. 
Stamattina è arrivato subito il buon umore perché dopo meno di mezz'ora che camminavo, sono sbucati due caprioli. Giocavano tra loro e si sono rincorsi fino alla cima di una collinetta. Un vero spettacolo. Non avevo ancora visto animali selvatici grandi. Oggi invece è stato il loro giorno perché prima di pranzo ho incontrato la prima vipera. Era sul ciglio della strada, per fortuna distante un paio di metri e così abbiamo evitato problemi per lei e soprattutto per me. La vipera è l'unico animale realmente pericoloso, a parte i cani selvatici. La riconosci subito. Quella di stamattina era lunga una quarantina di centimetri. 
Da queste parti non è strano incontrarne e occorre fare una certa attenzione perché se si spaventa attacca e allora sono guai. Vero che i bastoni da Nordic in questo caso sono davvero benedetti perché permettono di mutarsi in arma da difesa. Comunque oggi non c'è stato bisogno di far nulla se non osservare la vipera che se ne andava. 
Peccato non aver avuto la prontezza di fotografare i caprioli e nemmeno la serpe. 
Oggi, dopo aver letto una sollecitazione di un amico ho fatto un video selfie. Divertente e penso curioso per chi mi chiede di vedermi. Non mi piace molto apparire, ma comprendo che un minuto di video, per quanto fatto male e in movimento, renda molto più di tante parole.  
La tappa di oggi è un entrare ed uscire di continuo da alcune icone toscane. Le crete senesi si presentano in tutta la loro bellezza e la vista offre sempre scenari unici. 
Unico problema il gran caldo e le strade polverose. Non passano molti mezzi, ma i pochi che percorrono gli sterrati non prestano attenzione e così sollevano polveroni fastidiosissimi. 
Questa zona produce molto vino e nel mezzo della tappa c'è un'azienda che si è inventata un "pacchetto pellegrini" con un bicchiere di Sangiovese, una bottiglietta di acqua e un panino il tutto a sei euro. 
È il segno che la via Francigena inizia ad esser percepita come qualcosa a cui prestare attenzione. I numeri negli ostelli da queste parti iniziano ad esser interessanti. Sia a Ponte d'Arbia che a San Quirico a giugno hanno dormito circa 300 persone. Del resto queste sono le tappe storiche, le più antiche e lo si capisce anche dalla segnaletica molto più consumata. 
Stasera il gruppo si è allargato. Abbiamo perso il camminatore giapponese un po' mistico ma che tanto sembrava Lino Banfi per come parlava, visto che ha vissuto a Bari dodici anni, ma abbiamo guadagnato un ciclista che partito da Pisa sta andando anche lui verso Roma. 
Sono alla tredicesima tappa e domani si chiude con la Toscana. La saluteremo nel tratto che va ad Acquapendente. Per me avrà sapori diversi dagli altri perché entro un po' a casa mia. Anche se sono certo sarà molto diverso perché vedrò le cose con occhi diversi. 
In queste ore devo ripensare anche alle motivazioni perché questa esperienze in origine l'avevo pensata per esser percorsa dalla Cisa a Radicofani. Ho deciso poi di allungarla perché difficilmente avrei ripreso il cammino per la sola settimana che sarebbe mancata per arrivare a Roma. 
Inizio a sentire la fatica e pur apprezzando molto il cammino solitario, questo esige di trovar da soli le motivazioni per procedere. 
Non è ancora tempo di bilanci perché devo ancora vivere molto, ma la fatica è ricompensata da tante cose a partire dalle relazioni che si generano, a volte concludono in ventiquattro ore, a volte invece reggono per settimane intere come la mia con Richard. 
Non abbiamo mai cucinato restando negli ostelli. È troppo impegnativo e si preferisce andare a cercare locali convenzionati. Qui a San Quirico ce ne sono e stasera abbiamo cenato con undici euro. Cibo semplice, ma buono ed abbondante. Lo stesso nella pizzeria di ieri sera dove il prezzo è stato di dieci euro. Le condizioni cambiano notevolmente nelle città e nei centri più turistici come San Gimignano o Monteriggioni. Del resto questo ha delle ragioni piuttosto evidenti anche legate ai diversi costi che sostengono gli esercizi, anche se dubito sia solo quello. 
Mentre cenavamo La torre ha vinto il Palio di Siena è tutta la gente al sentire che il via era buono si è affilata di fronte alla tv. Anche a quaranta chilometri tutti sono coinvolti in una delle grandi manifestazioni del nostro Paese. 
Domani è previsto il tappone. Il più duro e quello che arriva più in alto dopo la Cisa. Per arrivare a Radicofani ci sono 32 chilometri e gli ultimi otto con seicento metri di dislivello. Il tutto condito da 36-38 gradi. 
Vedremo. 

mercoledì 1 luglio 2015

Via Francigena da Siena a Ponte d'Arbia, dodicesima tappa

Era già in piedi prima delle cinque per preparare la colazione a noi quindici pellegrini e subito dopo partire per Bologna. 
Mi sono alzato prestissimo anche io per scambiare due parole con suor Ginetta. Ieri sera ero rientrato presto per non disturbarla, ma lei intorno alle 23 era passata dal corridoio e vedendomi intento a scrivere si era fermata per chiedermi: "sono arrivati tutti? Allora posso andare a dormire. Buonanotte". 
Lei è qui all'accoglienza santa Luisa da diciotto anni. Aveva preso i voti solo sette anni prima. "Prima ho fatto la signorina" mi dice sorridendo. 
Il centro verso Porta Romana non accoglie solo i pellegrini. C'è una mensa per i poveri dove ricevono almeno un pasto oltre quaranta persone. Si presta aiuto anche alle ragazze in difficoltà e c'è un servizio docce e fornitura di materiali vari. 
Suor Ginetta è aiutata ma sono in pochi a svolgere tutta l'attività. Lei non si perde d'animo e dispensa sorrisi a tutti. La sistemazione per la notte senese è stata la più affollata, ma era in conto. Dormiamo in sei in una piccola stanza e con il caldo che fa non è il massimo. 
In più c'è aria di festa e noi siamo proprio all'inizio di una contrada è lungo le strade sono imbanditi tavoli per la cena. In ogni caso è andato tutto bene e per colazione abbiamo trovato anche le brioche fresche. 
La partenza stamattina è stata alle sei precise. Sono passato di fronte all'ingresso del vecchio ospedale psichiatrico dove ora, come a Varese, ci sono uffici e servizi dell'Asl. la struttura di Siena fu una di quelle che fece scalpore per le condizioni in cui vivevano molte persone che erano ricoverate ormai da decenni. Soprusi di ogni genere e totale assenza di dignità per centinaia di soggetti ormai abbrutiti da una vita sempre dentro l'istituzione totale. Il sociologo Goffman, un largo movimento d'opinione e il forte impegno di Franco Basaglia portarono nel 1980 a chiudere definitivamente con quella pratica barbara. Ci sarebbero voluti anni, per quelle transizioni tipiche italiane dove tutto si lascia correre come bastasse il tempo a cambiare lo stato delle cose. Ma ormai la legge aveva fissato criteri e soprattutto scoperchiato un mondo che si voleva tenere ben lontano dai riflettori. 
Superato l'ex ospedale ho percorso l'ultimo tratto di via Roma e poi passato dall'imponente porta Romana. 
Lascio così Siena senza nemmeno esser riuscito a dare uno sguardo al duomo. In ogni caso non c'era tempo per far il turista e poi ho avuto il privilegio di fare una Full immersion nel Palio. per Siena questo è la vita. Affonda le radici nella storia della città con dai suoi albori. Da fuori ogni polemica, soprattutto quella in difesa dei cavalli, suona in modo particolare perché si stenta a capire davvero cosa rappresenti per ogni cittadino il Palio. Ieri ho ascoltato per oltre due ore i cori dei piccoli, come chiamano i ragazzini sulle tribune sotto il palazzo. Loro cantano a squarcia gola contro le contrade rivali e tutta la piazza è un giubilo. 
Lasciamo anche il Palio, ma stamattina per le prime due ore sono restato li con il pensiero. 
Il tempo necessario per arrivare in un ufficio postale e spedire a Viterbo alcune cose in eccesso. Sopratutto le scarpe, visto che ieri sera in un fuori onda imprevisto sono stato assistito da Leonardo che mi ha venduto un paio di scarpe buone anche per volare. Speriamo bene anche se il problema ora si è fatto serio da ieri perché ho due vesciche brutte sotto la pianta dei piedi. 
Vabbè, spedito il pacco sono uscito dai centri abitati e per cinque ore mi sono immerso nella Val d'Arbia. Una esperienza fantastica. Camminavo con Marco, il catalano, e lui si fermava estasiato di fronte a tanta bellezza. 
"Esta en todos los lados". Ovunque ti giri c'è da perdersi. Sembra di star dentro un quadro. 
Il caldo torrido senza nemmeno un albero ci ha presto però riportato alla dura realtà del cammino. E oggi le due ore finali sono state di nuovo belle impegnative. La polvere ti entra dappertutto anche se il bello è avere più un fondo stradale che sembra un tappeto con questa terra morbida. 
La tappa termina in un piccolo paesino sulla Cassia. Ponte d'Arbia è un punto di riferimento perché c'è un ostello molto grande e bello. È di proprietà del Centro Cresti, una realtà molto attiva e che accoglie e fornisce servizi ai pellegrini. È tutto libero e gratuito. In gergo si dice donativo, ovvero ognuno liberamente dà ciò che vuole senza alcun tipo di controllo.  Sta alla nostra sensibilità, ma anche alla propria possibilità economica contribuire. 
Stanotte siamo nuovamente in diversi. Oltre a me, Richard e Marc che abbiamo già incontrato ci sono due ragazzi italiani, un inglese, un americano e una coppia appena arrivata di cui non conosco per ora la nazionalità. 
Domani si entra in Val d'Orcia con una tappa medio lunga fino a San Quirico. Ventotto chilometri e mille metri di dislivello. 

lunedì 29 giugno 2015

Via Francigena 10^ tappa da San Gimignano a Monteriggioni

Inizia presto la vita a San Gimignano. Dall'alba sono all'opera gli addetti alla pulizia che passano e ripassano dalle piazze centrali e dalle vie laterali. La città è molto curata anche perché il flusso di turisti è veramente notevole. 
Le torri,a storia, la gastronomia, l'arte. Di ragioni per andare a San Gimignano ce ne sono tante. 
Da oltre vent'anni si è affacciata anche la Via Francigena e qui ci tengono molto. 
"Sta crescendo molto anche se siamo all'anno zero - mi racconta Giacomo Bassi, il sindaco rieletto con una maggioranza plebiscitaria per il secondo mandato - Ora è importante che tutte le regioni si impegnino come ha fatto la Toscana.  Servono investimenti seri prima di tutto per migliorare sentieri e accoglienza e poi per l'ospitalità. Abbiamo fatto dei passi avanti investendo l'associazione europee delle vie Francigene per la manutenzione, la cartellonistica e questo per chi fa il cammino è fondamentale". 
Bassi è uno degli amministratori che crede molto alla Francigena. L'ho conosciuto due anni fa in un tour per giornalisti e Social manager. Mi aveva colpito la sua disponibilità, semplicità ma al tempo stesso la competenza. Il sindaco è anche presidente dell'associazione che racchiude i luoghi Patrimonio dell'Unesco in Italia. E ripartiamo a parlare della Francigena proprio dall'idea di proporre il riconoscimento Unesco. 
"Ci siamo ritrovati in una cinquantina di amministratori di rispettivi comuni. Stiamo valutando cosa fare anche perché ci sono diverse incognite. Chiediamo solo per l'Italia o proviamo a realizzare la prima realtà transnazionale che abbia il riconoscimento come patrimonio dell'Unesco. Poi abbiamo anche la questione del cammino del Sud. Alcune realtà ci stanno chiedendo di aderire ma nel frattempo li il progetto è ancora molto indietro. Insomma va pensata bene questa cosa. Intanto però ogni anno crescono i pellegrini e le persone che si avvicinano alla Francigena. C'è sempre maggior interesse e questo ci spinge a migliorare sempre". 
Bassi, da pragmatico amministratore mette in evidenza anche un problema giuridico delicato. "Abbiamo qualche contenzioso con privati che non vogliono far passare sulla loro proprietà. Per ora non abbiamo poteri e dobbiamo capire come poterci muovere. In ogni caso stiamo facendo molto e vedrete che andrà sempre meglio. La Francigena è un brand fantastico e soprattutto i piccoli centri ne trarranno molto giovamento". 
È stato un piacere rivedere il sindaco e farlo nella piazza della cisterna mente giovani di tutto il mondo si stanno esibendo in numeri del circo sociale, è ancora più affascinante. 
La tappa di oggi da San Gimignano a Monteriggioni è splendida, una delle più suggestive finora. Dura perché con il cammino ufficiale si superano i 32 chilometri, ma merita davvero. Certo quei 3-400 metri finali ti fanno tirar fuori la lingua, ma vieni ripagato. 
Due tappe lungo il cammino. A Quartaia per spezzare la mattina e poi nel l'incantevole Strove per la pausa più lunga per consumare un piccolo pranzo.  Da lì poi una sosta ad Abbadia Isola pr vedere la bella chiesa e il piccolo borgo. 
Gli ultimi chilometri poi sono sempre i più duri anche perché superati i 25 chilometri piedi e muscoli si lamentano e non poco. 
Questa decima tappa segna la metà del mio cammino e mi accoglie Monteriggioni con il suo borgo che sembra un piccolo gioiello. Stretto dentro le mura e le sue quattordici torri, è pieno di turisti tutto l'anno e ogni piccolo spazio è occupato da artigiani di ogni genere. 
Stasera poi ho ben due sorprese. Mi seguiva via Facebook la mia amica Francesca, varesina e che da decenni vive in Toscana, e così mi ha raggiunto a Monteriggioni. A tarda sera è arrivato anche Daniele Reali, fondatore del Giunco.net. Con lui c'è un bel rapporto da sempre e il suo giornale sta seguendo il mio diario. A Grosseto a Il giunco è diventato una realtà importante e Daniele è l'esempio della positività perché una volta andata in crisi la tv per cui lavorava si è reinventato un progetto. È un modo virtuoso di praticare la nostra professione. Daniele è curioso, attento, professionale. 
La serata si chiude così con una bella tavolata a quattro anche con Richard. Vicini a noi quattro bresciani che hanno fatto alcune tappe e che ho incontrato ieri sera a San Gimignano. 
Domani tappa intermedia a Siena di nuovo in compagnia con Sonia, l'assessore alla cultura e poi a cena con un gruppo di varesini che lavorano per la Whirlpool a Siena. 
A domani. 

domenica 28 giugno 2015

Via Francigena 9^ tappa da Gambassi terme a San Gimignano

L'ostello Sigerico alle porte di Gambassi terme è un angolo di pace. Subito dietro la chiesa di Santa Maria a Chianni, nei locali della canonica, sono state ricavate stanze per ospitare una trentina di pellegrini o altri turisti. 
L'ostello parla un po' varesino perché alla sua ristrutturazione ha partecipato anche la Fondazione Peppino Vismara, molto attiva nel Varesotto. Inoltre si è fermato la mia stessa notte anche Calogero, presidente della sezione Avis di Caronno Varesino. Lui è uno tosto. Andato in pensione ha fatto tre diverse varianti del cammino di Santiago e ora è partito il 5 giugno dal passo del San Bernardo e arriverà a Roma intorno all'8 luglio. 
L'ostello è gestito dall'associazione In cammino con Sigerico nata negli anni Novanta. Attualmente prestano la loro attività Franco, Antonella e Mariella. La loro passione e attenzione ai pellegrini è la molla che li spinge a superar fatiche quotidiane visto che questo non è il loro lavoro, ma volontariato. 
La cena di ieri testimonia la cura che ci mettono. Un posto che merita sicuramente un soggiorno e ve lo consiglio. 
Stamattina la partenza è stata ritardata di un'ora sulla classica tabella di marcia. Alle 7.30 con Richard, Marco e Calogero abbiamo fatto colazione insieme. Franco ci aveva lasciato del buon caffè, il latte, biscotti, e tanto altro.
Passati da Gambassi abbiamo lasciato dopo poco la strada asfaltata per una polverosa e bianca più o meno come ieri. 
E come ieri è stato un continuo sali e scendi tra le campagne con tanti filari di viti e diverse strutture turistiche. 
Un cammino dolce e tranquillo anche con una bella sorpresa. Alle 9 mi è arrivato un messaggio di Marco, un collega e ormai vero amico fiorentino che mi annunciava la sua partenza per il cammino da San Gimignano così da venirmi incontro e poi percorrere insieme l'ultimo pezzo di strada verso la città delle torri. Ci siamo incontrati quando mancavano sei chilometri alla meta. 
L'ultimo pezzo di strada, dopo un abbraccio in stile pellegrino, lo abbiamo fatto chiacchierando di noi, dei giornali, del giornalismo, della prossima edizione di Di.gi.t a ottobre a Prato. E poi, di fronte a un buon piatto in un ristorantino appena cambiato di gestione e in cui l'attenzione al cliente è ancora un vero valore, abbiamo continuato a raccontarcela. 
È bello vedere l'attenzione di amici e conoscenti rispetto a questo mio pellegrinare per la Toscana e poi tra qualche giorno per il viterbese fino a Roma. Con Marco poi ci sono affinità legate a un mix di privato e professionale. Cosa rara è sempre molto stimolante. 
Saluti d'obbligo per finire la tappa cercando il monastero di san Gerolamo delle monache benedettine. Mi attende Maddalena, una monaca veneta molto simpatica. Richard poco prima mi aveva mandato un messaggio molto esplicito "Hi Marco, I am well arrived and have been received by a very nice sister. Good place!" Una sorella molto carina e non era un riferimento fisico, sebbene Maddalena conservi un discreto fascino. Lei ha una passione per la comunicazione e così mi tempesta di domande e, dopo avermi timbrato le credenziali, mi regala un segnalibro con una immagine di San Gimignano che lei personalizza con le frasi del Vangelo. 
"Abbiamo attenzione ai pellegrini e ci siamo anche messi in regola per dare un buon servizio e paghiamo anche le tasse. Sai com'è... è meglio aver paura che buscalle" e intanto mi porge il segnalibro dove trovo un versetto del Vangelo di Matteo che sembra scritto proprio per i pellegrini..."Ne senti compassione, erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore". 
La camera è grande con quattro letti, ma stanotte ci dormirò solo io. La mia stanza l'ha presa Richard che nel frattempo sta riposando. 
Per me solite routine e poi visto che è presto leggo anche un pò finché alle cinque esco per andare a vedere qualcosa in attesa di un appuntamento con il sindaco Giacomo Bassi di cui scriverò domani. 
Sono andato nel museo civico, proprio a due passi dal monastero. Interessante la spezieria che permise di conservare tanti prodotti. 
Poi sono tornato a vedere il duomo e al suo interno la cappella di Santa Fina vissuta solo quindici anni tra il 1238 e il 1253. Fu colpita da una grave malattia a dieci anni e morì dopo atroci dolori che non la fermarono nel prestare comunque attenzione a tutte le persone che andavano a trovarla. A lei sono legati molti miracoli tra cui la fioritura di viole di santa Fina sulle mura. Nel 1457 il consiglio del popolo deliberò la costruzione della cappella che è ancora visitabile all'interno della Collegiata e che venne affrescata dalla scuola del Ghirlandaio. 
San Gimignano non è solo la città delle torri, ma anche quella dello zafferano e da tempo è tornata ad avere una grande attenzione alla via Francigena. Del resto la città deve a quella infrastruttura gran parte della sua ricchezza e del suo sviluppo. Da lì, dopo l'impresa di Sigerico nel 990, nel Medioevo passavano i maggiori traffici tra quella che diventerà l'Italia e la Francia. 
Domani da qui parte un'altra bellissima tappa che si snoderà tutta in Val d'Elsa fino a raggiungere Monteriggioni. Un cammino affascinante che nell'ultima parte ho già percorso, ma che si annuncia pesante per via dei 31 chilometri, un discreto dislivello e soprattutto il gran caldo. Oggi abbiamo toccato i 36 gradi e non è facile camminare per ore con dieci chili sulle spalle.  
Ma lo abbiamo scelto e poi la bellezza è lì, sempre a farci compagnia. 
A domani

sabato 27 giugno 2015

Via Francigena ottava tappa da San Miniato a Gambassi terme

Lascio San Miniato di prima mattina. Il paese si sveglia presto e non è difficile trovare negozi aperti per fare la solita piccola spesa. Oggi occorre aver cura perché lungo la strada per Gambassi non ci sono paesi e si trova solo un punto per il rifornimento dell'acqua. Si diventa abitudinari lungo il cammino. Compro un panino con il prosciutto, quattro albicocche, una pesca e una banana. Un litro e mezzo di acqua nelle due borracce. Nella piccola da mezzo metro i sali per combattere la disatrazione. 
La frutta pesa, così come l'acqua, ma sono indispensabili per gestire bene almeno fino alle prime ore del pomeriggio. 
La tappa di oggi è splendida anche se impegnativa. Si sta sull'asfalto solo la prima ora, poi il cammino si snoda tutto in mezzo alla campagna. La vista è sempre eccezionale con le colline della Val d'Elsa dolci e lunghe. I filari delle vigne si estendono per centinaia di metri e ovunque ci sono file di cipressi. 
Il cammino è un continuo sali e scendi. Alla fine tra ascesa e discesa saranno più di mille i metri di dislivello superati. 
Oggi è stata come una prova generale di ciò che saranno le tre tappe in Val d'Orcia: molto sole, caldo, pochissima ombra e tanta polvere.  
Si arriva stanchi malgrado i chilometri poi non siano tantissimi. La mia app ne indica 26, sempre due in più del dichiarato. 
La giornata è corsa molto in solitaria. Richard e Marco mi hanno ripreso presto e dopo una breve sosta sono ripartiti e ci siamo rivisti nell'ostello a Gambassi. 
Ho incontrato anche poche altre persone a parte Loriano e poi Giovanni che da sempre è impegnato per la Francigena. 
Dopo due ore di cammino lungo la polverosa strada sterrata, o bianca come la chiamano qui, mi sorpassa una Land Rover. 
La ritrovo dopo qualche minuto parcheggiata in senso contrario è il signore che la guidava è sceso e si è seduto su una comoda sedia da giardino che si era portato. 
Sta leggendo un poderoso libro. Mi fermo a salutarlo e gli chiedo di cosa si tratti. 
"È Ovidio. M'han sempre garbato i greci e i latini. A me non mi importa di stare davanti alla tivù a guardar una partita di calcio. Ma passerei giornate a legge". 
Loriano faceva l'imprenditore edile e vive a Cingoli a due passi da San Miniato. Ora che di tempo ne ha, prende la sua auto e va a leggersi i classici sotto una quercia secolare e con una vista che spazia per chilometri e chilometri. 
Giovanni invece arriva nell'unico punto ristoro, che poi vuol dire una fontanella e un tavolo da picnic, ma è sempre una gioia incontrarne. 
"Pellegrino...come va? Per me è importante sapere che ne pensate perché noi della Toscana ci stiamo lavorando tanto e iniziamo a vedere i risultati". 
Giovanni è orgoglioso della sua ultima impresa e mi fa vedere le sue foto con Papa Francesco. "Siamo andati fino a Roma lungo la via Francigena da Lucca accompagnando diverse persone cieche. Il Papa ci ha incontrati e io gli ho regalato il mio bordone di pellegrino". 
Nelle sue parole la felicità di chi sa quanto valore ha avuto quella impresa per tante persone. 
Riprendo il cammino gustandomi la tanta bellezza. Lungo la strada ci sono tanti casolari abbandonati, ma anche tanti cantieri in mezzo al niente proprio per recuperar vecchie strutture. 
Gli ultimi chilometri salgono molto, o almeno così sembra e la stanchezza fa la sua parte. 
La tappa per me e i miei compagni di viaggio si ferma qualche centinaio di metri prima dì Gambassi. Stiamo nell'ostello Sigerico proprio dietro alla Pieve Santa Maria a Chiani. Al mio arrivo trovo gli sposi che fanno le foto ancor prima della cerimonia. 
Grande festa e mi guardano tutti meravigliati. Io carico, sudato, pieno di polvere, ma con uno sguardo curioso che si interroga su quale saranno i loro nomi, da dove arrivano, come vivono la loro promessa d'amore, che almeno in partenza sarà eterna. 
Niente male come impegno. A confronto la mia Francigena è un gioco. 
E poco più di questo speriamo sia la tappa di domani, la più corta. Una quindicina di chilometri per arrivare a San Gimignano. 




venerdì 26 giugno 2015

Via Francigena: 7^ tappa da Altopascio a San Miniato

"All'inizio ci prendevano in giro con la storia dei pellegrini - mi racconta Luigi Del Tredici dell'ufficio cultura di Altopascio - Adesso se arrivi da Lucca trovi fuori dall'hotel e da molti negozi proposte per chi percorre la via Francigena. A noi questa realtà è servita tantissimo. Intanto perché ci permette di far conoscere il paese e poi perché smuove tanto anche la gente di qui". 
Alla chiacchierata con Luigi, dopo poco si aggiunge Nicola Fantozzi Assessore alla cultura e al turismo e vice presidente dell'Associazione europa delle vie Francigene. "Lo scorso anno abbiamo ospitato a dormire oltre 1200 pellegrini e se si tiene conto che arrivano per lo più in otto mesi, abbiamo una media di 5 a notte. Non sono pochi. A marzo poi abbiamo inaugurato la nuova foresteria e funziona molto bene". 
Posso confermare che lo spazio è proprio bello, in pieno centro e con vista sulla piazzetta centrale del paese. Ci sono otto posti, ma quando arrivano i gruppi viene utilizzata anche la palestra. 
La provincia di Lucca è stata molto attiva per quanto riguarda le vie storiche. Alla Francigena si affiancano anche La via del volto sacro per un totale di 87 km e quella di San Pellegrino per 65. Tre vie che hanno lunghe percorrenze in Italia. 
La mia settima tappa da Altopascio a San Miniato offre nuovi scenari. Primo tratto di nuovo tutto su asfalto, ma quando si lascia la provinciale per salire al colle Adorno la musica cambia. Ci si immerge in una vegetazione molto simile alla macchia mediterranea. È un sentiero molto battuto a cavallo, e del resto da queste parti ci sono diversi maneggi. 
Il cammino scende poi a Ponte Cappiano dove c'è un ostello proprio sul ponte. Da lì si arriva a Fucecchio, terra natale di Indro Montanelli e in una manciata di chilometri si raggiunge San Miniato basso. 
Stasera ci siamo divisi con i miei due compagni pellegrini. Richard e Marco preferiscono fermarsi in basso per riposare e percorrere così i due chilometri e mezzo per San Miniato Alto domattina. Peccato per loro perché questo borgo è incantevole. Un posto dove ogni angolo sembra un'opera d'arte, a partire dalla vista su un bel pezzo di Toscana. 
La salita non mi è costata fatica e oggi, al di là della partenza difficile a causa di piedi davvero messi molto male, è stata una tappa tranquilla. I ventotto chilometri sono stati ben divisi con sole due soste lunghe. 
All'arrivo al convento dei cappuccini sono rimasto a bocca aperta. Una stanza bellissima, con tutti i comfort. E tornare alle lenzuola mi sembra già una vera cosa da ricchi. Per non dire un asciugamano di spugna morbido e grande come i migliori hotel. 
Ho scelto di cenare con i cinque frati che vivono in comunità nel convento. Pensavo fossimo in diversi e invece gli altri ospiti hanno deciso di andare a mangiare in uno dei tanti bei localini in paese. 
La cena è molto semplice con una minestra di verdure e il baccalà come secondo. A tavola scorrono le immagini del tg 1 sugli attentati di oggi in Tunisia, Kuwait e Francia. Pochi i commenti. I frati sono ormai una comunità molto piccola in uno spazio che era un seminario e che 50 anni fa vedeva la presenza di oltre settanta fratini. Oggi si resta colpiti da tanti spazi e il refettorio deserto fa davvero impressione. 
"Non si fa frate nessuno e siamo destinati a chiudere tanti conventi e anche per le suore ormai è dura". 
Una realtà che avevo già visto concretizzarsi così a Pontemoli dove l'immenso convento è disabitato è tenuto aperto da volontari solo per i pellegrini. 
Stasera a San Miniato c'è una bella festa per bambini e grandi. "La luna è azzurra" è la 32^ edizione di un festival di artisti di strada, giocolieri, teatro, animazione e tanto altro. 
San Miniato offre una cornice da incanto e stasera la luna e il cielo ci mettono anche del loro per dimostrare che quel titolo una qualche ragione ce l'ha. Sono tre giorni di spettacoli a partire da stasera. 
Questo paese ha dato i natali ai fratelli Taviani e anche alla famiglia Pellicini. Il nonno di Andrea, sindaco di Luino e figlio del senatore Piero, è stato l'ultimo podestà proprio a San Miniato. La famiglia è stata sempre molto legata a quella terra. 
Incontro il farmacista del paese, Amerigo Cheli e mi racconta della sua lunga amicizia con i Pellicini. 
Ho un debito di riconoscenza con sua figlia Anna per una medicazione delicatissima a una vescica che era diventata inquietante. Con lei devo un grande grazie anche a George, la guardia medica libanese che vive nel nostro paese da trentotto anni. 
Mi godo il fresco della serata e l'avvio dell'ultimo spettacolo. Poi a letto perché domani si riparte presto con metà a Gambassi terme. 
Lungo la strada dovrei ritrovare i miei nuovi amici e domani sera saremo all'ostello sigerico alle porte del paese. 
Una tappa soft, non cortissima, ma ormai 24 chilometri sono considerati quasi pochi. 
È una settimana esatta che sono partito. Sette giorni che cammino. Sto bene e sento tanta energia che si libera entrando ogni passo di più nella dimensione del pellegrino errante. Una condizione che apre tanti pori che sono ostruiti da una vita quotidiana dove facciamo sempre più fatica ad avere consapevolezza della tanta ricchezza che abbiamo intorno a noi, a partire dalle relazioni con le persone. 
A domani

giovedì 25 giugno 2015

Via Francigena sesta tappa: da Lucca ad Altopascio

Proprio sotto l'ostello della Misericordia c'è la piazza con la fontana della Pupporona, come la chiamano i lucchesi. Quel seno scoperto faceva meraviglia è così più che l'acqua buona dell'acquedotto romano, era la scultura, al tempo considerata osé, ad attirare gente. 
Stamattina con Richard ce la siamo presa comoda. Abbiamo dormito fino alle sette passate e mentre stavamo riempiendo le borracce ci si è avvicinato un signore con fare distinto. 
"Siete pellegrini?" Ci ha chiesto con un inconfondibile accento francese. Ben curato, con un cappello che gli conferisce un tono da intellettuale, insiste: "posso parlare un po' con voi? Vorrei sapere quanto camminate, dove andate, dove vi fermate". 
Ci invita ad andare a sederci in un bar con lui e concedergli qualche minuto. 
Noi siamo già un po' in ritardo, ma non riusciamo a rinunciare a questo incontro così particolare. 
Filippo avrà settant'anni e rompe subito il ghiaccio. "Voi fate una cosa preziosa, importante per tutta l'umanità. L'uomo non ha più l'abitudine del cammino e con questo ha perso anche il gusto del sapere. La nostra vita è fatta di ricerca e l'elemento centrale è l'amore". 
Conversa un po' in italiano e poi in inglese per non tagliar fuori Richard. 
"Ci sono persone che scelgono di fare cammini molto impegnativi come nel deserto pur di scoprire qualcosa di più profondo che non sia la vita di tutti i giorni. Tutti noi ne avremmo bisogno, ma questa società propone modelli diversi e le persone vivono così insoddisfatte". 
Io e Richard, di fronte a un ottimo cappuccino, raccontiamo brevemente cosa stiamo facendo. Filippo è assorto e vorrebbe star lì con noi ancora, ma non possiamo accontentarlo oltre. 
"Ma lei Filippo cosa faceva di lavoro?" Gli chiedo in modo diretto mentre ci salutiamo. 
"Ah, una cosa davvero poco importante per me. Lavoravo in banca, ma la mia vera passione è sempre stata la filosofia". 
Ci ringrazia ed offre la colazione. E noi ripartiamo e per me è la sesta tappa. Quella di ieri ha lasciato brutto segni. Non è tanto la stanchezza, che pure si fa sentire, ma diversi punti critici ai piedi. Tre vesciche, di cui una ormai quasi fuori controllo prende metà calcagno, duroni a entrambi i pollici e problemi anche ai mignoli che se la cavano grazie a una mini fasciatura. 
È evidente che gli scarponi che tanto sembravano ottimi, si stanno rivelando inadeguati. Le scarpe da trial di riserva farei prima a buttarle per alleggerire lo zaino. Stamattina le ho provate per pochi metri ed era come muoversi sui tizzoni ardenti. 
Richard per la prima volta è un po' preoccupato e mi dice che oggi camminiamo sempre insieme. Uscire da Lucca è un piacere perché percorriamo le mura che sono frequentatissime di gente che corre, cammina, va in bici. È un polmone verde che si snoda tutta intorno alla città guardandola dall'alto. E la vista da lì è notevole. 
Lucca è davvero molto bella e affascinante. Poi vai a capire perché le amministrazioni fanno scelte come quella di chiudere la grande piazza Napoleone per farne un'area con un summer festival. Per carità, se si guarda al cartellone degli artisti c'è da restare a bocca aperta con concerti del tenore di Elton Jhon, Bob Dylan, De Gregori e tanti altri. Ma perché farlo nel cuore della città bloccando così un'intera area dove c'è tanto movimento anche di turisti? Mah...
Usciamo da Lucca e la tappa si rivela brutta e noiosa, la peggiore fatta finora. Quasi interamente su asfalto, non presenta niente di interessante se si fa eccezione dell'abbazia di Pozzeveri dove incontriamo una bella attività di cooperazione tra università statunitense e italiane. Ragazzi e ragazze stanno scavando intorno alla Badia per riportare alla luce molti elementi di valore archeologico. Facciamo li la pausa pranzo e ci godiamo un po' di verde e di ombra. 
Negli ultimi chilometri che ci mancano alla fine della tappa, Richard mi fa notare due cose che lo hanno molto colpito. La prima riguarda l'uso discutibile del denaro per fare opere pubbliche. Poco oltre l'abbazia inizia un marciapiedi molto largo che costeggia una strada secondaria. Una lavoro eccessivo quando invece ci sono zone, e noi ne sappiamo qualcosa perché oggi ci abbiamo camminato almeno per dieci km, dove muoversi è molto pericoloso a causa della sede stradale stretta. La seconda cosa riguarda il passaggio a livello chiuso. 
"In Olanda le sbarre restano giù un minuto e non di più. In Italia ho aspettato anche dieci minuti..."
Non sarà un gran problema ma indica molto di come affrontiamo alcune cose noi italiani. 
L'arrivo ad Altopascio è per un'ora presta e questo ci permette di recuperare un po' di energie. 
Stasera dormiamo in una foresteria laica gestita dalla biblioteca comunale. Si trova in una delle piazze del delizioso centro storico. La struttura è stata appena ristrutturata e profuma ancora di nuovo. 
Altopascio ha una grande tradizione di accoglienza per la via Francigena. Sigerico nel 990 aveva prestato grande attenzione a questo tratto di strada anche perché è vicino al mare e questo significava sviluppo. Nel paese sono ancora attivi i Cavalieri del Tau che furono i primi ospitaleri. Il timbro della tappa riporta infatti questa associazione come elemento fondante del cammino. 
Altopascio è sempre più attivo per la via Francigena. Insieme ad altri comuni è arrivato alla quinta edizione di Francigena international arts festival. Dieci appuntamenti aperti pochi giorni fa con Peppe Servillo e che proseguiranno fino a metà agosto. 
Da qualche giorno è forte la sensazione di vedere un'altra Italia. È come se fossi in terra straniera e, sapendo bene che non è così, mi arriva ancora la conferma che sono gli occhi di ognuno di noi a vedere le cose in modo diverso. 
Entrare in tanti luoghi arrivando da un cammino come quello che sto percorrendo, è cosa ben diversa da passarci, magari anche distrattamente. 
La fatica e la lentezza ti fanno vedere con occhi diversi. 
E di questo potrei scrivere per ore, ma ora ho anche un appuntamento con il responsabile della biblioteca è così domani vi racconterò ancora. 
A proposito della prossima tappa, sarà fino a San Miniato per una totale di quasi trenta chilometri. Lasciamo la provincia di Lucca e iniziamo ad avvicinarci a Siena, ma per arrivar li c'è ancora tempo. Piedi permettendo. 

mercoledì 24 giugno 2015

Via Francigena quinta tappa: da Pietrasanta a Lucca

Se invece dei 33,2 i chilometri da fare diventano 36,5, oltre che faticosa la cosa si fa pesante. 
Oggi da Pietrasanta a Lucca è andata così. Tappa molto bella ma con un finale da thriller. All'imbocco della pista ciclabile che costeggia il Serchio ero convinto mancassero meno di due chilometri. In realtà erano oltre cinque alla metà e ho dovuto far leva su tutte le mie energie residue per arrivare alla Misericordia in pieno centro a Lucca. 
Per la prima volta non ho avuto la prontezza nemmeno di fare una foto alla volontaria che mi ha registrato e accolto. In più mi restavano anche cinque rampe di scale e capirete che le foto erano davvero l'ultima cosa a cui pensare. 
In ogni caso anche la tappa di oggi è stata molto bella. 
Sveglia alle 6 e partenza mezz'ora dopo con la città che iniziava a far sentire i primi rumori. Stanotte c'è stato un forte temporale e l'aria era fresca. 
Nella casa diocesana abbiamo dormito in quattro, io, Richard l'olandese, lo svizzero Patrick e la ritrovata Ulrike. Con lei ci siamo salutati perché oggi percorreva una tappa più corta della mia. 
Ieri sera abbiamo passato una bella serata raccontandoci di noi e delle ragioni del cammino. "Io sono pastore protestante - mi ha raccontato Ulrike - e il lavoro, i miei figli mi fanno vivere sempre di corsa e piena di stress. Sono stanca di questi ritmi e mi sono presa un periodo di pausa. Sono in cammino perché ho bisogno di lentezza, di contemplazione, di ritrovare Dio anche nelle cose semplici di ogni giorno. Così mi fermo ad osservare tutto: le piante, i fiori, le farfalle, quello che la natura ci offre. Io amo l'Italia anche se alcune cose ancora oggi non le capisco. Avete la via Francigena che è bellissima, ma vengono pochi pellegrini dal vostro paese e ci sono pochi servizi (Ulrike sta cercando dei bastoni per camminare e si fatica a trovarne nei piccoli centri dove siamo passati finora). Roma mi affascina e voglio arrivarci". 
Patrick invece è un vero solitario, al limite dello scontroso, come a volte diventano le persone completamente centrate sui propri obiettivi. Lui è partito da Basilea e dove essere passato da Assisi ha percorso il sentiero di san Francesco fino a Roma e da lì sta risalendo la via Francigena al contrario e dal Gran San Bernardino, dopo aver attraversato la Francia percorrerà il cammino di Santiago per poi tornare a casa a piedi.  Ha uno zaino di venti chili e a parte il dormire viaggia in autonomia cucinando da solo. Ci sono giorni che percorre anche 50 km e alla fine del suo lungo cammino avrà fatto circa 12mila chilometri. 
Lasciamo anche lui e con Richard facciamo un lungo tratto insieme fino alla prima sosta a Camaiore. 
Da lì siamo ripartiti insieme ma lui mi ha staccato subito e ci siamo così ritrovati a Valpromaro dove ero passato per curiosare su come fosse l'ostello. L'ho ritrovato sorridente seduto di fronte a una buona zuppa di farro. E cosi mi sono fermato anche io. 
Mauro e Rosanna arrivano da Pavia e Molfetta per quindici giorni sono i gestori dell'ostello di Valpromaro, un borgo con cento abitanti diviso in due, metà comune di Camaiore e metà di Massarosa. La struttura dell'ostello è di proprietà della parrocchia e viene gestita da Hosvol, una associazione spagnola di ospitalieri volontari di Logrono. 
Quando stavamo per uscire è arrivato Benito, un signore di 81 anni pieno di energia e positività, malgrado un nome imbarazzante che all'epoca, per ovvie ragioni, si era soliti dare ai figli maschi. 
Benito è stato uno dei primi ospitaleri quando ancora la struttura era gestita direttamente dalla parrocchia. 
Nella giornata di oggi ho riflettuto molto su una frase che ripeto spesso scherzando, ma che sotto sotto pensavo: "ma uno che ci passa a fare da questi posti?"  
Una domanda stupida. 
Questi piccoli borghi mi ricordano l'esperienza di don Lorenzo Milani che venne mandato "in esilio" a Barbiana dove c'erano solo quattro case di campagna e all'epoca niente strada ed energia elettrica. L'allora vescovo lo allontanò da Calenzano perché preoccupato dei suoi eretici comportamenti. Solo perché diceva che i poveri devono riscattarsi attraverso la conoscenza e la scuola. Allora questo bastava a far sentire puzza di comunismo e perciò fu spedito sui molti. Beh da Barbiana passò il mondo r lui è restato per decenni una spina nel fianco della chiesa conservatrice e reazionaria. 
Don Milani è ancora vivo oggi dopo cinquant'anni dalla su morte. Dico questo perché non c'entra nulla quanto sia grande un luogo perché passi amore e senso della vita. In cammino molto di questo appare con tanti diversi segni compreso quello dell'importanza che ha ogni luogo. 
Da un punto di vista naturalistico la tappa è davvero bella e offre tanti scorci interessanti. Inutile dire poi la bellezza della città finale. Lucca è un incanto anche se questa non è l'occasione migliore per visitarla. 
La sesta tappa è tra le più corte e mi porterà ad Altopascio. Li protagonisti sono i dipendenti della biblioteca con alcune belle storie da raccontare. 
A domani