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giovedì 7 giugno 2012

Nel tinello di Bossi

Uff... ancora un libro sulla Lega. Dopo quello di Alessandro Madron su Maroni, quello di Marco Reguzzoni sulla Gente del nord, ora tocca a The family, sui segreti della famiglia Bossi.
Lo presenterò venerdì 8 nei locali della libreria Feltrinelli.
Di seguito una lunga recensione e riflessioni anche oltre il libro.
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Scritto a quattro mani da Giorgio Michieletto e Valentina Fumagalli, The family è un instant book avvincente. “Noi abbiamo iniziato dall’«inizio della fine», scrivono gli autori al termine della loro introduzione.

lunedì 21 maggio 2012

La Lega sciolta

Dodici ore dopo aver toccato il suolo italiano sono tornato a lavorare fitto fitto sulle elezioni.
Un pomeriggio intenso finito a notte fonda con un editoriale su Varesenews che parla dei risultati.
Eccolo integrale.
Come un vecchio pugile stanco Bossi è in un angolo e la Lega crolla. Queste elezioni, comunque le si vogliano guardare, chiudono un'epoca. Il primo dato è la fine dell'egemonia leghista.

mercoledì 11 aprile 2012

Il pallino di Bossi


Sfumato il “padano” Va pensiero si riaccendono le luci e i militanti escono lentamente dalla nuova fiera di Bergamo. Nei capannelli subito fuori dalla sala Donizetti le facce sono alquanto perplesse.
La serata dell’orgoglio leghista aveva due grandi aspettative: fare pulizia e incoronare Maroni “nuovo re” del Carroccio. Striscioni, cori e coreografie andavano tutti nella stessa direzione: “espulsioni, espulsioni”.

lunedì 9 aprile 2012

Scopa pigliatutto

Domenica di Pasqua
In teoria riposo assoluto. E invece no, perché da quando è nato sappiamo che l'e-commerce si può fare 7 giorni su 7 e 24h su 24. Figuratevi con Facebook e Twitter cosa non si può fare.
E così Roberto Maroni, "Bobo" per amici e conoscenti, con il suo smartphone (e perché è ovvio che ora mica serve stare in casa a scrivere) dalle 15.30 alle 17, al ritmo di ogni mezz'ora posta sul suo profilo, che di fatto è diventato la fonte di tutti i

sabato 7 aprile 2012

Le cadreghe e la Lega


Sono giorni di passione per la Lega nord e per il suo “ex capo” Umberto Bossi. Ogni ora che passava, da quel terribile 3 aprile, segnava una nuova sequenza di notizie. Ore di filmati nei tg e nei talk show, e pagine intere di giornali hanno raccontato all’Italia intera il fitto passaggio di denaro che sarebbe servito a soddisfare esigenze private di vari soggetti.

mercoledì 4 aprile 2012

Matto per la Lega


Mi prenderete per matto, ma ho un certo rigetto per come i media stanno trattando la vicenda della Lega. Chi mi conosce sa bene che non ho mai avuto simpatie per questo movimento. Troppo rancore, troppa ostilità verso il prossimo. "Padroni a casa nostra" è una delle affermazioni più brutte che si possano sentire, perché non significa niente ed è carica di tensione.

giovedì 22 marzo 2012

Gente del Nord

Il titolo poteva essere "I miei primi quarant'anni", ma non avrebbe evocato nello stesso modo l'amore per la Lega e per la "gente del nord". Tra politici e cantanti Marco Reguzzoni, nel suo libro, edito da Rizzoli,  compie uno slalom tra gli U2, John Lennon, John Kennedy e Mandela, ma nella sua vita i paletti fermi restano Umberto Bossi, Gianfranco Miglio e Pontida.

sabato 3 marzo 2012

Maroni, una vita da mediano

L'ho letto tutto d'un fiato, ma il libro di Alessandro Madron mi ha lasciato perplesso. Maroni. Una vita da mediano, Editori Internazionali Riuniti, è una buona operazione giornalistica che però mal si addice alla costruzione di una biografia che aggiunga qualcosa di nuovo sulla storia di Roberto "Bobo" Maroni.
Il libro è pieno di fatti e dati, ma il respiro cronachistico si sente troppo e non dà ritmo al lavoro. Molto frammentato e pensato più per categorie che per riferimenti temporali, rimane troppo in superficie e risente in modo perfino fastidioso della territorializzazione del personaggio. Va bene che Maroni è di Lozza, va bene che i suoi primi passi li muove in quel di Varese, va bene che, come altri, rimase folgorato dalla vista di Bossi, ma questo signore ne ha fatta di strada. Tre volte ministro basterebbero per costringere chiunque voglia raccontare di lui a uscire dal triangolo Morazzone, Varese, Lozza cercando testimonianze che possano svelarci un Maroni, non dico inedito, ma almeno meno varesotto.

domenica 21 novembre 2010

Le cose buone della Lega

Negli ultimi giorni, per una serie di coincidenze, in momenti diversi, mi hanno cercato tre ex leghisti. Militanti della prima ora. Cittadini appassionati della propria terra, e che avevano da subito abbracciato le idee del Carroccio con convinzione. Il loro impegno nel movimento era poi sfociato in quello delle rispettive amministrazioni. Persone serie che hanno poi ricoperto anche ruoli di responsabilità amministrativa.
Hanno abbandonato la Lega per dissensi profondi, ma non hanno mai sbattuto porte o rinnegato quanto fatto in precedenza. Sono stati protagonisti di fasi storiche, a detta loro, appassionanti. All’inizio come movimento dell’antipolitica, e poi di quella in cui il Carroccio era da poco rientrato nelle stanze dei bottoni della “Roma ladrona” che tanto avevano combattuto. Nel frattempo tanti amministratori se ne erano già andati delusi. Tutta la schiera dei primi sindaci, a partire da Raimondo Fassa a Varese, Angelo Luini a Gallarate, fino a Luigi Rosa a Busto Arsizio.
I tre ex militanti non avevano tutta questa visibilità, ma forse non era stato nemmeno quello a evitare posizioni polemiche, ma un vero amore per le idee che avevano abbracciato con la convinzione di cambiare Varese e il Paese. Da una parte il profondo legame con la propria terra e dall’altra la speranza che il federalismo avrebbe trionfato.
Qualcosa però si è incrinato in modo profondo se uno di loro ci scrive, in modo accorato, di eliminare dall’archivio alcune interviste troppo “verdi” perché nuocerebbero al proprio lavoro. Se un secondo non può fare a meno di rileggere sconsolato l’operato di questi quasi vent’anni di governo del territorio convinto che tutto sia rimasto fermo. C’è la convinzione che per molti la Lega sia stata l’occasione per entrare in posti che mai si sarebbero sognati di raggiungere. Nel frattempo però la distanza tra i bisogni dei cittadini e l’operato della politica, anziché diminuire sia aumentata. Il terzo ex leghista è ancora più esplicito e scrive che “la Lega a Varese una cosa buona l'ha fatta: il distributore gratuito di acqua al posteggio della Provincia (per il resto lasciamo perdere)”.
Da quando la Lega nel 1992 è entrata trionfante a Palazzo Estense, Villa Recalcati e poi, via via, in tanti altri luoghi di potere il mondo è cambiato. Anche Bossi e il suo partito sono cambiati. E la contestazione arriva proprio da lì.
Cosa stanno facendo, qual è la loro visione del futuro, quali sono le parole d’ordine oggi? Sono le domande, a volte un po’ retoriche, che sollevano diversi ex militanti, e non solo loro. Ma, senza scomodare la secessione, la tanto decantata Roma ladrona, e altri slogan, qual è l’idea di città per i prossimi dieci anni per Varese, Gallarate e Busto Arsizio?
Questa è la vera domanda, e non se convenga correre da soli, accompagnati, o se rompere o meno con una o l’altra forza politica.
Mancano pochi mesi alle elezioni per rinnovare i sindaci di quelle città. Quelle domande esigono risposte, e i cittadini su quelle potranno decidere per chi votare.

venerdì 30 aprile 2010

Ma chi ce l'ha più duro?

Sono lontano da Fini per cultura, storia e pensiero. Malgrado questo oggi ho scritto un editoriale di complimenti perché la sua lezione a Varese è stata davvero magistrale.
Mi hanno colpito le sue posizioni sulla libertà di stampa. Nessuna polemica e un discorso positivo che guarda in avanti.
Trovo fuori luogo la replica del senatore Rizzi che subito ha replicato sulla questione del modo di trattare le notizie che riguardano gli immigrati.
Un disco rotto quello di Rizzi e sarà bene iniziare a spiegare, a lui e a tanti altri, che in questo momento lavorano e vivono regolarmente, solo nella provincia di Varese, 52mila cittadini stranieri. Se provassimo a distendere il clima, a far vincere dei sani valori di accoglienza, invece di fare sempre a chi ce l'ha più duro?

giovedì 8 aprile 2010

Bossi non porta il tanga

Carino il libro appena uscito di Cristina Giudici in “Leghiste. Pioniere di una nuova politica”.
Varesenews lo ha recensito e racconta anche delle donne del Carroccio. Niente veline, tanta passione e buon senso. Amministrano come le bravi madri di famiglia. Presto per dirlo con certezza. Comunque un libro interessante anche per il ritratto delle fedelissime del grande capo proprio rispetto a lui.

martedì 8 dicembre 2009

La corona longobarda

Sull'attacco frontale che la Lega sta portando al cardinal Tettamanzi interviene Gad Lerner con un bell'editoriale. Lega e Comunione e liberazione sono i protagonisti. In campi che sembrano contrapposti, ma che in realtà li vede sempre più alleati e indistinti. E bene fa Lerner a puntare il dito su di loro e sull'indecente silenzio del sindaco di Milano.

mercoledì 26 agosto 2009

Il sangue versato per tutti

Rialzare la testa e non solo resistere. Senza alcun astio, con pacatezza, ma anche fermezza è ora di dire basta. Di far sentire la propria voce su questo clima putrido, pericoloso, asfittico, che ha ucciso la speranza e la pietà. E con questa la dignita di milioni di esseri umani.
Basta con questa caccia alle streghe nei confronti di quanti sono diversi da noi. Ma poi diversi di da chi? come recita il titolo di un film carino.
Don Ernesto Mandelli, parroco di un piccolo borgo del Varesotto, scrive una lettera aperta alle donne e agli uomini della Lega. Ezio Mauro racconta l'odissea di Titti, l'unica donna viva dei cinque eritri sopravvissuti all'ultima tragedia di quanti cercano "salvezza" nel nostro paese.
Chissà se Roberto Maroni, ma soprattutto davvero le donne e gli uomini della Lega avranno il tempo e la voglia di fermarsi a riflettere.
Un mondo migliore è possibile, ma occorre muoversi qui e ora. E occorre farlo credendo davvero possibile che questo parta dai cuori e dalle menti di tutti: anche di quanti sembrano aver smarrito ogni sorta di umanità.

sabato 22 agosto 2009

Il Dio delle carrette

Se Dio decidesse di rimandare il proprio figlio sulla terra il calmiere delle ragioni sarebbe colmo. Dopo duemila anni la sua nascita si sposterebbe di poco da Betlemme e il suo calvario potrebbe aver luogo su una delle tante carrette che trasportano i "disperati" del sud del mondo.
In mare, dopo giorni di stenti, e dopo aver subito ogni tipo di violenza, nell'esalare l'ultimo respiro il suo pensiero sarebbe rivolto ancora al Padre implorando per tutti coloro che, in qualche misura, sono stati responsabili di quella fine terribile: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
A molti non gliene può importare di meno del regno dei cieli e quindi per loro i versetti di Matteo sul giudizio universale sono parole sprecate. La morte dei migliaia di uomini, donne, bambini che fuggono disperati da paesi in cui la violenza e la fame sono all'ordine del giorno, ai più sembra non interessare.
La Lega sta facendo la propria fortuna su questo sentimento diffuso di indifferenza quando non addirittura di aperto razzismo e xenofobia. La messa online del gioco "Rimbalza il clandestino" su Facebook da parte dei giovani padani, con il beneplacito del figlio del senatur, è qualcosa che fa gelare il sangue nelle vene.Si è persa ogni umanità, è scomparsa ogni forma di pietas e l'altro, il diverso, diventa solo il facile bersaglio, proprio come in un videogioco.
Le ragioni di quanto stiamo vivendo sono profonde. I processi di cambiamento disorientano e questo paese non è più quello di soli venti anni fa. Di fronte a tale scenario le vecchie risorse di pensiero e di azione non bastano più per fronteggiare nuovi fenomeni che possono scatenare paure e insicurezze. Ma a tutto c'è un limite e ora lo si sta oltrepassando ogni giorno e le risposte ai problemi sono più inquietanti dei problemi stessi.
Chi governa compie delle scelte. Ha la legittimità popolare per farlo, ma questo non può dar mai ragioni per calpestare i più elementari diritti umani. Una società avanzata, oltre a tutelare i propri cittadini con norme sulla sicurezza, ha il dovere di prendersi carico di rischi proprio in virtù della propria maggiore consapevolezza e ricchezza. L'Italia non solo non lo sta facendo a nessun livello, ma sta coltivando ogni forma possibile di indifferenza e di mistificazione dei fatti. E, pur avendo anch'essa qualche responsabilità, fa bene la Chiesa a levare potente la propria voce.
La colta e magnifica civiltà tedesca solo settanta anni fa si è macchiata dello sterminio di milioni di esseri umani. Nella civilissima Bosnia non sono passati venti anni da una guerra etnica agghiacciante.
Quando l'uomo non sente più l'esigenza di conoscere e quindi assumere consapevolezza, il buio ha gioco facile a prendere il sopravvento e la vita assume caratteri molto diversi da quelli che si va tutti professando.
Non si può lasciare che questa cultura di morte passi, ne va dell'umanità di tutti e non solo dei disperati che muoiono inermi nei nostri mari. Una terra che non accoglie diventa inospitale per tutti e non solo per chi non ci è nato. Un paese che perde sempre più giovani che vanno all'estero alla ricera di un po' più di speranza si impoverisce. Un paese che non guarda in faccia alla propria vera condizione non potrà preservare nessuna tradizione, perché rischia di portare nel proprio grembo solo i germogli della morte.
E quel Dio che duemila anni fa si fece uomo, sa bene cosa significhi portare la croce e arrivare di fronte al giudizio universale. E per quanti non ci credono non fa grande differenza perché risponderanno comunque alla propria coscienza.

giovedì 6 agosto 2009

Paragone e i cerchi della Lega

Con la nomina di Gianluigi Paragone a vicedirettore di Rai 1 si chiude un cerchio e pure un'epoca. Ammesso che ci fosse bisogno di un'altra prova, ora la differenza della Lega dai partiti romani è davvero una favoletta a cui possono creder solo i "tifosi" o gli sprovveduti.
Il Carroccio si è perfettamente integrato nel sistema ed entra a mani basse nelle stanze dei bottoni. Non c'è niente di male in tutto questo, basta saperlo e riconoscerlo. Funzionava così nella prima Repubblica, funziona così nell'era berlusconiana di cui la Lega è protagonista.
Semmai resta qualche dubbio sulla coerenza. Perchè quella dove andrà a lavorare Paragone è la stessa Rai di cui non si doveva pagare il canone, stando ai programmi e ai progetti della Lega. Anzi, possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che in questi anni la tv di stato è peggiorata e ha perso in smalto, progetti, ascoltatori e professionalità. Certamente non solo per colpa del Carroccio, che comunque ormai da quindici anni, in un modo o nell'altro, è nelle stanze di via Teulada.
Il voto negativo del presidente Paolo Galimberti la dice lunga sul metodo spartitorio messo in atto dai partiti per dividersi le poltrone in Rai senza nemmeno valorizzare le professionalità interne. Come vanno le cose in questo paese si vede da tempo. Basta guardare i bilanci delle aziende di uno degli uomini più ricchi del mondo che guarda caso, oltre a essere il padrone dell'impero tv concorrente della Rai, è anche il capo del governo.
Gianluigi Paragone è bravo e simpatico, ma non basta per diventare vicedirettore della maggiore rete di tv nazionale. Visto il sistema, non c'è niente di male che vada lui in quel posto. Basta sapere perché e a nome di chi starà in quelle stanze.
Poi con la stessa sincerità gli auguriamo di smentirci e di gestire al meglio quel servizio. Non solo per il Nord o il più piccolo centro del varesotto, ma per tutto il Paese.

martedì 9 giugno 2009

Emozioni a Legaland

Ci sono due parole che possono spiegare bene il successo della Lega: emozioni e radicamento.
In giro per la provincia campeggiano ovunque i manifesti del Carroccio. Uno su tutti colpisce. Un Bossi sorridente, più giovane di almeno quindici anni con lo slogan "la Lega non ti abbandona". Semplice, diretto, incisivo. Il Bossi gagliardo che manda a quel paese tutti in diretta, che va a Porta a porta e canta con Reitano. Un Bossi che anche malato non molla.
Di fronte ai profondi cambiamenti degli ultimi ventanni la Lega ha sempre trovato una risposta facile che fa proprio leva sulle emozioni. Promette di mantenere la ricchezza e l'identità che tante fatiche hanno richiesto al popolo del nord per arrivare fin qui. Così risulta più chiara la battaglia sul federalismo e la sicurezza contro l'immigrazione.
Il primo è la leva per trattenere sul territorio la ricchezza prodotta. Il secondo invece osteggia con tutta l'energia possibile ciò che minerebbe alle radici l'identità e le tradizioni. E così dalla lotta ai "terroni" ci si è spostati all'islam o comunque al diverso. L'elezione di un sindaco nero è un fatto storico da non sottovalutare, ma serve solo a rafforzare l'idea che la battaglia contro l'immigrazione non è razzismo, ma un anecessità.
Sono le paure allora a fare da forte collante.La Lega però non è solo questo. Basta guardare la composizione delle loro liste per capire che c'è qualcosa di più profondo e che, anche restando in tema di emozioni, non è soltanto la paura a far vincere. Sono tantissimi i giovani che militano nel Carroccio. Tante le donne che non solo vengono candidate, ma vincono. C'è voglia di partecipazione ed entusiasmo. C'è un protagonismo che nasce dai territori, dalle comunità. E proprio per questo la Lega perde dove fa una battaglia più di marketing, per esserci e far vedere il proprio logo. Vince invece dove presenta candidati del posto che vivono nel paese e si impegnano.
Dopo diciasette anni di governo del territorio sarà anche ora di smettere di vivere la Lega come qualcosa di provvisorio e di incidententale, anche se alcune battaglie di bandiera per i risultati elettorali contano davvero poco. O almeno così sembra.
Per le europee lo smacco su Malpensa avrebbe dovuto penalizzare pesantemente il Carroccio. Così non è stato. La Lega perde invece la competizione in tutte le amministrazioni vicine all'aeroporto. Qualcosa vorrà pur dire. La politica sembra così più vicina alla vita dei cittadini di quanto si possa credere.
È un dato preciso anche nei valori numerici del voto. I due partiti più "ideologici" Lega e Udc fanno il pieno dei loro voti. Tre milioni per i primi e due per i secondi che al di là delle percentuali più o meno volatili, perché legate a quanti vanno a votare, sono il patrimonio di una forza politica. La Lega il suo lo sa usare e bene. Altrettanto non si può dire della sinistra e del Pd, ma anche del Pdl. Il partito di Franceschini perde dai tre ai quattro milioni di voti ( a seconda che si consideri o meno il voto dei radicali). Il Pdl, grande deluso delle elezioni, ne perde quasi tre e per il partito appena nato e tanto voluto dal presidente non è un bel segnale. Chi non va a votare sceglie e chi ne paga lo scotto deve riflettere.
La sinistra non riesce più ad interpretare bisogni e cambiamenti dei cittadini e basterebbe guardare ed ascoltare per capirlo. Parte dalla fisicità e dal linguaggio dei loro leader. Aspetti che troppo spesso seguono l'assenza di idee e di progetti. Non è un problema solo italiano, ma non è una bella consolazione.
La lezione degli Stati Uniti è già stata archiviata e l'Europa sembra vivere con fastidio il protagonismo di Obama. Le forze del nostro centro sinistra, insieme con la capacità di leggere i cambiamenti, sembrano aver perso la capacità di emozionare il proprio elettorato.
E in tempo di crisi questo continuerà a far vincere chi, almeno a parole, non abbandona mai.

venerdì 7 novembre 2008

Fazzoletti abbronzati

Adesso sarà dura uscire serenamente dal nostro paese senza assistere ai sorrisini ironici. Dopo le gaffe terribili di Gasparri, le uscite del presidente Berlusconi (e noi saremo pure imbecilli, ma non scriviamo le nostre poesie sul giornale, perché abbiamo idea dei ruoli e dei contesti), oggi arriva l'instancabile Borghezio.
Lui a Obama vuole consegnare un fazzoletto verde per ricordare il diritto della Padania alla autodeterminazione. Ma il nostro territorio non è stato liberato dagli austroungarici nel 1859? E gli esponenti leghisti non sono al Governo dei comuni, delle province, della Regione Lombardia e Veneto e di nuovo anche di tutto il Paese? Allora da chi si deve autodeterminare la cosidetta Padania? Non ci risulta che siamo un territorio annesso agli Stati Uniti d'America, anche se in questi giorni la nostra invidia per loro, come per i francesi è davvero alta. Loro hanno due presidenti che insieme hanno un secolo di vita, noi due presidenti (della Repubblica, che Dio ce lo conservi, e del Consiglio) che superano il secolo e mezzo.

domenica 12 ottobre 2008

In assenza di Dio (forse)

Lucido, diretto e chiaro. Eugenio Scalfari ha regalato una bella serata a Varese. Chiamato a tenere una lectio magistralis per l'apertura del Festival del racconto il "vecchio" giornalista non ha deluso nessuno. Una conversazione sul senso della vita con alcuni ulteriori spunti sulla politica e sul giornalismo. Un razionalismo il suo che sembra non lasciar spazio. A patriarca di Venezia Scola un anno rispose che "non gliene frega niente" se da qualche parte, in un angolo dell'universo, ci fosse qualcuno o qualcosa che lo ama. Una negazione non appena di Dio, ma di tutto ciò che esce dall'Io. Condivisibile o meno la sua ricerca umana è affascinate e il suo modo di raccontarla lo fa davvero un grande oltre quello che ha fatto in oltre 60 anni di vita pubblica.

Leggete anche gli articoli di Michele Mancino su Varesenews. Un reportage con grande stile.

venerdì 10 ottobre 2008

Il barrito di Bossi e la paura

"Una società senza paura è come una casa senza fondamenta. Per questo io starò sempre qua, nel mio ufficio bianco, alla mia scrivania bianca, di fronte al mio poster bianco".
Un editoriale strepitoso quello di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera di oggi. Quando erano italiani gli immigrati da linciare - La strage di Aigues-Mortes e il pregiudizio xenofobo è assolutamente da leggere.

Il post sulla paura

giovedì 25 settembre 2008

Mondiali di ciclismo: tra sgarbi e sgambetti

Non è passato inosservato il mancato saluto del sindaco di Varese durante la cerimonia inaugurale dei mondiali di ciclismo che si tengono proprio nel capoluogo lombardo.
Fontana amareggiato e Lega in subbuglio. Pronta la reazione la sera dopo quando la trasmissione in differita della cerimonia trasmessa su Rai due, guidata dal leghista Marano, ha tagliato la ragazzina che cantava. Niente di strano se non che questa fosse la figlia di Gabriele Sola, direttore generale della società Varese 2008. Ripicca, dispetto, o forse solo una questione di opportunità visto che la scelta di esibire figli, parenti e amiici non è proprio un bell'esempio di stile.
I mondiali non sono questo, ma le dinamiche che scatenano certe situazioni fanno comunque riflettere. E confermano che strano paese sia il nostro, dove anche il sudore (quello degli altri) viene conteso dai politici e il nepotismo è duro a morire anche nelle piccole cose.