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sabato 7 settembre 2013

Leonardo Boff: "La compassione e l'amore ci salveranno"

Leonardo Boff al Monte Verità ad Ascona
La profondità di un uomo si vede dalla coerenza, ma anche dalla capacità di saper interpretare i tempi andando incontro al cambiamento. Leonardo Boff in tutto questo è straordinario. Oggi, nell'auditorium del Monte Verità di Ascona, ha partecipato a un seminario organizzato dalla Fondazione Eranos, con Luigi Zoia e Fabio Merlini sul tema: “Il contributo del pensiero di C.G. Jung al superamento dell’attuale crisi di civiltà”.

venerdì 9 aprile 2010

Più soldi meno voti

Il franco cresce e con questo l’astensionismo alle ultime elezioni regionali e l’attenzione dei ticinesi verso il nostro paese. Tre questioni che a prima vista sembrerebbero non avere particolari legami, ma non è così.
Da diverse settimane per un euro servono 1,4 franchi, quando si era arrivati a oltre 1,5. Su uno stipendio medio il "guadagno" è di circa 140 euro. È vero che oggi c'è qualcuno che fatica ad arrivare a 1.500 franchi, ma quella non è la norma. Una situazione che ha effetti favorevoli in diverse zone del nostro territorio, perché i cittadini coinvolti da queste dinamiche sono diverse decine di migliaia.
Duecento euro in più in busta paga fanno comodo ed è quello che mediamente stanno vivendo ventimila frontalieri che tutte le mattine si alzano all’alba per andare a lavorare in Svizzera.
Cosa hanno votato questi cittadini alle regionali? Ma la cosa più interessante è sapere se hanno votato. Durante la campagna elettorale tutti i partiti, con modalità diverse, hanno parlato dei frontalieri. Se esaminiamo i dati questo sembra aver avuto poco effetto perché l’astensionismo tocca le punte massime proprio nelle cittadine di frontiera. A Lavena Ponte Tresa ha votato il 47% degli aventi diritto. Non va tanto meglio a Porto Ceresio e Maccagno con un’affluenza del 50%.
Non possiamo essere certi di un’influenza forte del cambio sulle decisioni di voto, ma tanto è. I cittadini delle aree di confine sembrano essere meno interessati alla vita politica ed amministrativa della regione e non vanno a votare.
I rapporti tra Svizzera e Italia, nell’ultimo anno, sono stati molto tesi. Malgrado ciò in Canton Ticino non hanno mai smesso di seguire con la massima attenzione le nostre vicende e stanno analizzando quanto accadrà nelle regioni del Nord dopo le elezioni. L’altro ieri la Radio Svizzera ha organizzato un dibattito per discutere con Oscar Mazzoleni, Aldo Bonomi e Piero Bassetti circa una possibile macro regione padana che circonda la Svizzera meridionale.
«Se davvero si realizzerà il federalismo invocato e preteso da Bossi dopo il successo elettorale, - era tra le domande poste, - quali nuove spinte arriveranno dalle più ricche regioni d’Italia desiderose della propria autonomia politica ed economica? Che cosa diventerà lo spazio padano che tocca così da vicino la Svizzera italiana? Nasceranno nuove forme di collaborazione transfrontaliera o si assisterà a un ripiegamento dentro i vecchi confini nazionali?».
Tutte domande che non riguardano una marginale fetta della popolazione, perché per Varese la collaborazione con il Ticino è un tema importante. Un certo snobismo e disinteresse sul versante italiano produce distanza, soprattutto tra chi ha bisogno di quella collaborazione transfrontaliera.

venerdì 19 febbraio 2010

Stranieri di giorno

Sono in ventimila e tutte le mattine passano la frontiera per andare a lavorare.
Nel Canton Ticino sono impiegati 44mila frontalieri e poco meno della metà provengono dalla provincia di Varese. Se consideriamo che in quel territorio vivono appena 300mila persone si capisce bene la preoccupazione di alcuni attori sociali ticinesi, ma anche l’importanza strategica che hanno quei lavoratori per il loro come per il nostro territorio. Lì portano competenze e da noi ricchezza economica.
In termini numerici la realtà del frontalierato negli ultimi trent’anni ha avuto evoluzioni sostanziali.
Nel 1980 erano 30mila i lavoratori che passavano la frontiera e fino al 1990 c’è stata una sostanziale crescita fino ad arrivare a 40mila unità. Il decennio successivo, complice una profonda crisi economica in Ticino il numero si è ristretto fino al minimo storico raggiunto nel 1999 con meno di 28mila lavoratori. Un dato che a partire dal 2000 ha iniziato a crescere nuovamente fino ad arrivare al massimo storico dei mesi scorsi con oltre 44mila lavoratori.
L’evoluzione di questa realtà non si ferma però al mero calcolo numerico.
La figura del frontaliere in questi trent’anni è cambiata in modo radicale. Da uno studio dell’istituto di statistica elvetico, nel 1990 il 62% dei lavoratori italiani in Ticino era non qualificato, il 28% mediamente qualificato e per tre quarti i settori in cui questi venivano impiegati era legato all’edilizia e all’industria manifatturiera. Ora siamo in presenza di lavoratori molto più qualificati e i settori trainanti sono quelli della logistica, delle biotecnologie e dell’informatica. C’è una sempre crescente presenza nel settore della formazione dove le tre università elvetiche assorbono decine di docenti italiani.
Insomma, dei frontalieri la Svizzera non ne può più farne a meno alimentando un dibattito che resterà caldo per molto tempo e a cui in Italia si presta poca attenzione e di cui si conosce ben poco. Un errore da diversi punti di vista perché il Canton Ticino, come altri paesi stranieri, attrae sempre più alte professionalità in cui anche la ricerca ha un peso notevole. A differenza di altre realtà lontane, qui abbiamo a che fare con una nazione territorialmente contigua con cui poter sviluppare relazioni interessanti.
Lasciare questo tema solo alle analisi dei ticinesi costituisce un grave errore e un perdita di opportunità interessanti per il nostro territorio, al di là della già importante attenzione verso quei ventimila lavoratori.

sabato 1 agosto 2009

La bionda di Bosco

E finalmente sono riuscito a scrivere l'intervista articolo con Loredana Padurean. Una storia bella e tosta. Rumena, 34 anni, una laurea nel suo paese, un master a Lugano, un dottorato tra la Svizzera e Harvard con una capatina di sei mesi nei laboratori del Mit. E poi soprattutto a lavorare sul serio a Bosco Gurin.
L'ho conosciuta lo scorso week end quando, disperato per non trovar un posto dove dormire, mossa a compassione ci ha tirato fuori dal cilindro una camera dell'ostello che gestice. Oltre al bel week end ci ho guadagnato la conoscenza di una storia intrigante. Loredana è una tipa schietta, diretta, sicura di se, anche troppo. La guardavo mentre faceva le pizze. Un vestito elegante corto, un grembiule che metteva e toglieva in continuazione e un'attenzione ai clienti deliziosa. Solo dodici ore dopo avrei scoperto altri pezzi della sua vita.
Loredana è un esempio virtuoso degli effetti della globalizzazione, ma soprattutto della positività di coniugare prassie teoria.

Ci sto provando da anni e l'entusiasmo, oltre che dalla sua bellezza è forse legato a quel rivedermi mentre faccio le pizze e ascolto storie per il giornale. Erano cinque anni fa, ma l'emozione resta la stessa...

venerdì 29 agosto 2008

Sempre sull'"erba" Svizzera

Sempre a proposito dell'erba del vicino... Da tredici anni vado spesso nei Grigioni. Per diverse stagioni prendevamo una casa in affitto con tanti amici varesini. Andare in pensione o a mangiare al ristorante era impossibile. I prezzi erano mediamente il doppio dei nostri. Quest'anno a causa del mio incidente sono stato costretto a restare a Varese e nelle ultime due settimane sono andato per tre giorni in pensione nello splendido cantone.
Sorpresa delle sorprese i loro prezzi sono mediamente il 30% in meno dei nostri. Ovviamente a parità di servizio e qualità (forse, perché la loro è sempre standard e ottima).
Indagheremo se è vero che molti in previsione dei mondiali a Mendrisio nel 2009 abbiano scelto di andar lì a comniciare già da quelli varesini. Quache domanda sarà bene iniziare a farsela...

lunedì 25 agosto 2008

Incidenti stradali: l'erba del vicino è davvero migliore

Appena si entra in Svizzera si incontrano dei manifesti di una campagna sulla sicurezza stradale. Ben fatti, non cruenti, messaggi diretti e positivi. Ovviamente da bravi italiani si fa subito spallette convinti che così si buttano solo soldi.
Poi vai a vedere le statistiche e scopri che i nostri vicini in pochi anni hanno ridotto del 50% gli incidenti e soprattutto, dopo una seria autocritica per non aver mantenuto il trend positivo nel 2007, da quest'anno hanno ripreso a veder scendere i morti sulle strade.
E se provassimo a capire come fanno?
Non ci vuole molto comunque. Basta farsi un giretto al di là della frontiera, con occhi aperti e nessun pregiudizio. Rispetto delle regole e tanto buon senso. Una comunità che funziona e tornerò a raccontare altri aspetti della loro realtà.

martedì 19 agosto 2008

Tre giorni di pausa

Vado nei Grigioni a scrivere, leggere e chiacchierare. Insomma a continuare la vita di sempre ma con un'altra aria. Certamente più fresca (speriamo non troppo).
La meta è Donat, paesino di contadini sopra Zillis alle porte della Viamala. Luogo incantevole e quasi incontaminato. Ma della Svizzera, sue grandezze e contraddizioni ne riparleremo...

sabato 26 luglio 2008

Internet in Svizzera

Quanto è diffuso Internet nella vicina Svizzera? Per noi terra di confine la domanda assume un ulteriore rilievo. Soprattutto se pensiamo al Canton Ticino.
Da una risposta con dati e analisi Matteo Oliggini sul suo blog Il Coraggio Di Osare.

"Negli scorsi giorni sono stati pubblicati i risultati della ricerca NET-Metrix-Base 2008-I (periodo ottobre 2007 - marzo 2008). Ecco i dati più importanti. In Svizzera (e Lichtenstein), gli utilizzatori di Internet sono 4'457'000 pari al 77.2% della popolazione. Di questi, 4'013'000 (68.0% della popolazione) lo utilizzano almeno una volta la settiama. Più di uno svizzero su due, cioé 3'319'000 (56.2%) accede a Internet una o più volte al giorno; sono i cosidetti Heavy User.
Nella Svizzera italiana, gli utilizzatori di Internet sono 176'000 (64.3% della popolazione). Estrapolando gli ultimi dati conosciuti (
qui) il numero degli Heavy User può essere stimato in circa 100'000".