venerdì 31 ottobre 2008
W Concita
Grande Andrea che mi ha fatto scoprire l'intervista della Daria Bignardi a Concita De Gregorio. La direttrice dell'Unità, mi stava già simpatica prima, adesso, come afferma Andrea, non ci si può non innamorare. "Le donne sono prima di tutto persone". Quanto ha ragione! E quello che dice della Gelmini è proprio vero. Averla vista da vicino, come la Brambilla, prima che assumessero gli attuali ruoli, davvero fa venir la pelle d'oca. Povera Italia.
giovedì 30 ottobre 2008
Etruschi un passo avanti
Con il sole a far dispetti, mentre in gran parte dell'Italia c'era vera burrasca, sono andato ad Ansedonia. Un po' a rendere omaggio al nome di questo blog, un po' per vedere un mare infuriato che dimostrava tutta la sua potenza infrangendo onde altissime sugli scogli. In quel tratto di terra davvero bella prima di arrivare all'Argentario, c'è la famosa Tagliata degli etruschi. Quel popolo di abili ingegneri idraulici tagliarono la roccia per creare una canalizzazione per scopi diversi. A pochi chilometri si erge l'imponente centrale termoelettrica di Montalto di Castro. Area che sta facendo discutere per due ragioni contrapposte. Il 6 giugno si è ricostituito un comitato contro il nucleare. Quel sito era uno di quelli individuati e poi abbandonati dopo il famoso referendum. L'altra ragione è perché proprio a due passi sorgerà il più grande polo di produzione di energia solare.Una terra piena di energia quindi, dagli etruschi fino a quasi tre millenni dopo. C'è da augurarsi che tra altrettanto tempo qualcuno potrà ancora ricordare la storia di questi e altri luoghi.
mercoledì 29 ottobre 2008
Tra santi e festival dell'eros
Quando si dice l'importanza del mezzo in pubblicità.Guardate la brutta foto. Su un muro di Viterbo sulla sinistra il manifesto che pubblicizza il Vit sex, fiera erotica dal 30 ottobre al 1 novembre. Accanto il manifesto per il ruolo educativo di Santa Rosa, matrona della città in un incontro con il vescovo il 29 ottobre.
Quelli un po' tonti di Facebook
Quelli di facebook che non sanno leggere. O meglio che leggono i titoli e tirano le conclusioni. Una volta succedeva spesso. Erano per lo più anziani che si trovavano al bar a leggere il giornale.
Ricordo una mattina una signora che preoccupatissima indicava la pagina del quotidiano al marito. «Lo vedi. La fanno proprio qui, dietro casa nostra». Si riferiva alla terza pista di Malpensa dopo che la Sea aveva presentato il progetto. L'anziana signora la dava già per costruita. Avrà pensato che aveva lavorato di nascosto.
Alcuni "maghi" di Facebook hanno fatto la stessa cosa. Hanno sbirciato un mio articolo pubblicato su Varesenews, oltre che su questo blog e dal titolo hanno tirato le conclusioni. Hanno fondato un gruppo su Facebook "Aboliamo Varesenews" con questa descrizione: "Per abolire un quotidiano on line di parte che non riporta mai in modo reale le notizie dando degli sfigati a tutti i FACEBOOKERS!!!"
Tonti è dir poco. Con molta simpatia perché è divertente vedere come i lettori (di soli titoli a volte) prendono le notizie. A Simone Pelucco, fondatore del gruppo che ha ben 24 membri, gli auguri di tanto successo. L'unica cosa che infastidisce è il paragone con Studio aperto, ma tanto è. Diceva il mio maestro Carlo: uno l'intelligenza mica se la può dare.
Ricordo una mattina una signora che preoccupatissima indicava la pagina del quotidiano al marito. «Lo vedi. La fanno proprio qui, dietro casa nostra». Si riferiva alla terza pista di Malpensa dopo che la Sea aveva presentato il progetto. L'anziana signora la dava già per costruita. Avrà pensato che aveva lavorato di nascosto.
Alcuni "maghi" di Facebook hanno fatto la stessa cosa. Hanno sbirciato un mio articolo pubblicato su Varesenews, oltre che su questo blog e dal titolo hanno tirato le conclusioni. Hanno fondato un gruppo su Facebook "Aboliamo Varesenews" con questa descrizione: "Per abolire un quotidiano on line di parte che non riporta mai in modo reale le notizie dando degli sfigati a tutti i FACEBOOKERS!!!"
Tonti è dir poco. Con molta simpatia perché è divertente vedere come i lettori (di soli titoli a volte) prendono le notizie. A Simone Pelucco, fondatore del gruppo che ha ben 24 membri, gli auguri di tanto successo. L'unica cosa che infastidisce è il paragone con Studio aperto, ma tanto è. Diceva il mio maestro Carlo: uno l'intelligenza mica se la può dare.
martedì 28 ottobre 2008
Celti ed etruschi compagni di cielo
Occhi del cielo - celti etruschi italici e la volta celeste. Una mostra deliziosa e importante che ho visto di "straforo" appena chiusa nella Rocca Albornoz a Viterbo.
Un percorso storico e artistico che partendo da due capolavori traccia lo sviluppo delle conoscenze di popoli antichi come gli Etruschi e i Celti rispetto all'astronomia.
La brocca di Brno, tra l'altro già esposta anche a Varese in occasione di una mostra nel 2004, come afferma Venceslas Kruta, "è la summa di arte e conoscenza" dei Celti rispetto alle costellazioni e al cielo. Risale al 280-285 a.c.. Mentre l'altra opera è Il fegato di Piacenza,a detta di Luigi Malnati, rappresenta il "documento più importante, forse l'unico così esplicito, per la conoscenza della cosmologia e insieme dell'immagine che il popolo etrusco aveva dela volta celestiale".
Insomma le "mie terre" e i popoli che le hanno abitate continuano ad intrecciarsi in questi giorni viterbesi.
Un percorso storico e artistico che partendo da due capolavori traccia lo sviluppo delle conoscenze di popoli antichi come gli Etruschi e i Celti rispetto all'astronomia.
La brocca di Brno, tra l'altro già esposta anche a Varese in occasione di una mostra nel 2004, come afferma Venceslas Kruta, "è la summa di arte e conoscenza" dei Celti rispetto alle costellazioni e al cielo. Risale al 280-285 a.c.. Mentre l'altra opera è Il fegato di Piacenza,a detta di Luigi Malnati, rappresenta il "documento più importante, forse l'unico così esplicito, per la conoscenza della cosmologia e insieme dell'immagine che il popolo etrusco aveva dela volta celestiale".
Insomma le "mie terre" e i popoli che le hanno abitate continuano ad intrecciarsi in questi giorni viterbesi.
lunedì 27 ottobre 2008
Gli sfigati di Facebook
È bastato lanciare un sasso nello stagno e le onde non si fermano più. Questo è il bello, ma anche il rischio della Rete. In questo periodo i media tradizionali riscoprono le “novità” di Internet e come spesso succede scrivono una marea di sciocchezze. Questa volta sotto i riflettori è andato Facebook. Un'agenzia ha pubblicato un articolo con tanto di commenti di due esperti, Paola Vinciguerra e Tonino Cantelmi e si è scatenato un forte dibattito. Interessante la questione del rapporto tra i giornali tradizionali e Internet, ma ancor di più le analisi su come la società digitale e i suoi “prodotti” possono incidere sulla vita reale degli individui. Sul primo, dice Massimo Mantellini, uno dei blogger più famosi, “l'aspetto rilevante della vicenda non è tanto che siano articoli sciocchi e deprecabili (lo sono per carità) quanto che una simile gestione industriale dei contenuti (tutti ricopiano il solito pezzo acquistato, refusi compresi senza preoccuparsi nemmeno di mescolare un po' le frasi o di citare la fonte) rende un pessimo servizio ai siti editoriali stessi ed alla loro reputazione, smontando ogni velleità culturale della gestione delle informazioni”. E questo aspetto della questione lo si può bene chiudere così, almeno per ora.
Sull'altro versante è interessante la ragione che ha fatto scegliere a Tonino Cantelmi il mio blog Maremma. “Il punto di vista del giornalista e la sua reazione e indica la necessità sia di riformulare le modalità interpretative dei fenomeni digitalici, sia di riformualare la comunicazione fra predigitali e nativi digitali. Per esempio: la contestazione degli studenti di questi giorni si nutre di passaggi tra vecchie e nuove forme di comunicazione, che i rappresentati delle istituzioni non capiscono”. Un commento che ha stimolato a intervenire Stefano Bussolan che risponde a Cantelmi affermando che “da psicologo psicoterapeuta quale sono, l'articolo del Corriere mi scandalizza. Le evidenze empiriche (leggi articoli scientifici) dimostrano che la realtà va in direzione opposta a quella che tu sostieni: le persone che usano FaceBook sono sostanzialmente più sane, in termini psicologiche, di quelle che non lo usano. Ho riportato i risultati di tre studi su un mio post.Un botta e risposta a cui Cantelmi non si sottrae. “Se Facebook è terapeutico, lo è perchè risponde ad una preliminare crisi della relazione interpersonale, che caratterizza la nostra condizione. Ma il tutto è indubbiamente da leggersi in una prospettiva diversa: i nativi digitali saranno diversi? Cioè siamo alle soglie diuna mutazione antropologica, come sostiene qualcuno, che noi psichiatri predigitali interpretiamo con categorie che attengono ad una espressività psicopatologica predigitalica?”
La riflessione si fa profonda e merita certamente analisi ulteriori che non possono esaurirsi in articoli di giornali. Il nostro lavoro dimostra però che ci sono modi diversi di trattare temi così importanti che coinvolgono milioni di esseri umani e si diffonderanno sempre più. La superficialità non aiuta a capire e soprattutto è un cattivo servizio sempre.
Il fascino dei social network è innegabile e liquidare la loro funzione come affare di qualche “sfigato” significa non voler vedere e non voler capire. Basterebbe riflettere solo su quali opportunità aprono nelle relazioni e le ragioni di questo articolo ne sono subito una prova elementare. Quando mai un lettore, un cittadino qualsiasi avrebbe potuto interloquire in modo diretto con professionisti come sta succedendo ora? Quando mai in un contenitore di relazioni queste possono esistere a prescindere dallo spazio, dal tempo, dagli status sociali, dalle opinioni politiche? Da qui a vivere una sola dimensione digitale ce ne passa anche perché come si scriveva nelle ultime righe del post che ha scatenato il dibattito, “sono su Facebook, lo uso poco, solo a volte mi diverte. Uso molti altri strumenti della rete e ci lavoro. Emozioni e passioni sono le parole che uso di più e non possono certamente fare a meno di colori e profumi che richiedono contatti reali. Internet resta un potente strumento di comunicazione e non la scatola dei maghi”.
Questo articolo esce con altri oggi su Varesenews.
Sull'altro versante è interessante la ragione che ha fatto scegliere a Tonino Cantelmi il mio blog Maremma. “Il punto di vista del giornalista e la sua reazione e indica la necessità sia di riformulare le modalità interpretative dei fenomeni digitalici, sia di riformualare la comunicazione fra predigitali e nativi digitali. Per esempio: la contestazione degli studenti di questi giorni si nutre di passaggi tra vecchie e nuove forme di comunicazione, che i rappresentati delle istituzioni non capiscono”. Un commento che ha stimolato a intervenire Stefano Bussolan che risponde a Cantelmi affermando che “da psicologo psicoterapeuta quale sono, l'articolo del Corriere mi scandalizza. Le evidenze empiriche (leggi articoli scientifici) dimostrano che la realtà va in direzione opposta a quella che tu sostieni: le persone che usano FaceBook sono sostanzialmente più sane, in termini psicologiche, di quelle che non lo usano. Ho riportato i risultati di tre studi su un mio post.Un botta e risposta a cui Cantelmi non si sottrae. “Se Facebook è terapeutico, lo è perchè risponde ad una preliminare crisi della relazione interpersonale, che caratterizza la nostra condizione. Ma il tutto è indubbiamente da leggersi in una prospettiva diversa: i nativi digitali saranno diversi? Cioè siamo alle soglie diuna mutazione antropologica, come sostiene qualcuno, che noi psichiatri predigitali interpretiamo con categorie che attengono ad una espressività psicopatologica predigitalica?”
La riflessione si fa profonda e merita certamente analisi ulteriori che non possono esaurirsi in articoli di giornali. Il nostro lavoro dimostra però che ci sono modi diversi di trattare temi così importanti che coinvolgono milioni di esseri umani e si diffonderanno sempre più. La superficialità non aiuta a capire e soprattutto è un cattivo servizio sempre.
Il fascino dei social network è innegabile e liquidare la loro funzione come affare di qualche “sfigato” significa non voler vedere e non voler capire. Basterebbe riflettere solo su quali opportunità aprono nelle relazioni e le ragioni di questo articolo ne sono subito una prova elementare. Quando mai un lettore, un cittadino qualsiasi avrebbe potuto interloquire in modo diretto con professionisti come sta succedendo ora? Quando mai in un contenitore di relazioni queste possono esistere a prescindere dallo spazio, dal tempo, dagli status sociali, dalle opinioni politiche? Da qui a vivere una sola dimensione digitale ce ne passa anche perché come si scriveva nelle ultime righe del post che ha scatenato il dibattito, “sono su Facebook, lo uso poco, solo a volte mi diverte. Uso molti altri strumenti della rete e ci lavoro. Emozioni e passioni sono le parole che uso di più e non possono certamente fare a meno di colori e profumi che richiedono contatti reali. Internet resta un potente strumento di comunicazione e non la scatola dei maghi”.
Questo articolo esce con altri oggi su Varesenews.
domenica 26 ottobre 2008
Verso Viterbo
Il sole mi ha accompagnato da Como fino quasi a casa, a Viterbo. Un viaggio sereno, verso mia mamma, mia sorella, i miei nipoti, la mia zia, mia cugina, diversi amici. Un viaggio in macchina come non facevo da sette mesi, quando nel cuore di una drammatica notte sono partito con Michele per raggiungere mio papà che era morto da poche ore. In tutto questo tempo ero tornato a Viterbo, ma non così, non da solo.
I colori dell'autunno mostrano con ancor più intensità i cambiamenti della terra. Dopo trent'anni mi emoziono ancora quando sull'autostrada incontro i cartelli che indicano i passaggi delle regioni. Sobbalzo quando sugli appennini leggo Toscana, perché poco dopo si iniziano a vedere file di cipressi e di pini marittimi. Arriva Firenze, il Chianti, il Casentino e subito dopo una striscia di Umbria.
Nelle sei ore di strada molti pensieri sono rivolti al lavoro, agli amori, alle amicizie e mi hanno accompagnato lungo questo viaggio. Michele, Andrea, Nicoletta, Eleonora mi hanno seguito per diverse decine di chilometri con le loro parole al telefono. Isoradio e un folk a più voci con “il boss”, Susanne Vega, Tracy Chapman sono state la colonna sonora prevalente. E sul confine che indicava il Lazio, e finalmente la provincia di Viterbo, a Bomarzo, è iniziata New Orleans di Davide Van de Sfroos. Lo avessi programmato non ci sarei riuscito. Una sintesi così forte non mi sarebbe davvero riuscita. “Padania”, Etruria e un pezzo di mondo unite da pochi accordi, una bella melodia e toccanti parole.
Resterò a Viterbo una settimana. E da qui le emozioni, le riflessioni cambieranno un po' registro. Questo blog è nato qui e devo tanto a questa terra. Ogni giorno le dedicherò un'attenzione particolare raccontandola un po'. E la Maremma non è poi così lontana.
I colori dell'autunno mostrano con ancor più intensità i cambiamenti della terra. Dopo trent'anni mi emoziono ancora quando sull'autostrada incontro i cartelli che indicano i passaggi delle regioni. Sobbalzo quando sugli appennini leggo Toscana, perché poco dopo si iniziano a vedere file di cipressi e di pini marittimi. Arriva Firenze, il Chianti, il Casentino e subito dopo una striscia di Umbria.
Nelle sei ore di strada molti pensieri sono rivolti al lavoro, agli amori, alle amicizie e mi hanno accompagnato lungo questo viaggio. Michele, Andrea, Nicoletta, Eleonora mi hanno seguito per diverse decine di chilometri con le loro parole al telefono. Isoradio e un folk a più voci con “il boss”, Susanne Vega, Tracy Chapman sono state la colonna sonora prevalente. E sul confine che indicava il Lazio, e finalmente la provincia di Viterbo, a Bomarzo, è iniziata New Orleans di Davide Van de Sfroos. Lo avessi programmato non ci sarei riuscito. Una sintesi così forte non mi sarebbe davvero riuscita. “Padania”, Etruria e un pezzo di mondo unite da pochi accordi, una bella melodia e toccanti parole.
Resterò a Viterbo una settimana. E da qui le emozioni, le riflessioni cambieranno un po' registro. Questo blog è nato qui e devo tanto a questa terra. Ogni giorno le dedicherò un'attenzione particolare raccontandola un po'. E la Maremma non è poi così lontana.
Il puzzle delle Acli
Domenica mattina ho partecipato come relatore al seminario di studio delle Acli “pedemontane” sul tema “Post fordismo e globalizzazione: esiste una questione settentrionale?”. Insieme con me Fausto Tagliabue, segretario generale della Cisl di Como, Sergio Silvotti, portavoce del forum del Terzo settore, Valeria Negrini di Confcooperative di Brescia e Angelo Onger.
Le Acli sono un'associazione viva e vivace. Da laici vivono la realtà sociale con un occhio particolare a quella ecclesiastica. La loro vocazione, al di là del mondo del lavoro, da sempre è quella dell'ascolto degli ultimi e quindi oggi sono impegnati in una reale prassi di ascolto e aiuto alla realtà degli immigrati, degli anziani.
Il loro è un fare denso di significato, di valori. In un mondo che si trasforma a velocità finora mai viste, la fatica di sentirsi protagonisti è enorme e con questa quella di saper comunicare. Il mio contributo è andato proprio in questa direzione. C'è chi si inventa progetti, percorsi vari e chi invece li fa e costruisce privilegiando la prassi, il fare all'apparire. Ma in tempi difficili e complessi non basta più e diventa nodale avere una ribalta pubblica che testimoni modi diversi di vedere e di interpretare i cambiamenti non lasciando questa scena solo a chi oggi tutela i forti a discapito spesso dei deboli.
L'incontro è stato coordinato da Gianbattista Armelloni e chiuso da Andrea Olivero, rispettivamente presidenti delle Acli Lombardia e nazionali.
Le Acli sono un'associazione viva e vivace. Da laici vivono la realtà sociale con un occhio particolare a quella ecclesiastica. La loro vocazione, al di là del mondo del lavoro, da sempre è quella dell'ascolto degli ultimi e quindi oggi sono impegnati in una reale prassi di ascolto e aiuto alla realtà degli immigrati, degli anziani.
Il loro è un fare denso di significato, di valori. In un mondo che si trasforma a velocità finora mai viste, la fatica di sentirsi protagonisti è enorme e con questa quella di saper comunicare. Il mio contributo è andato proprio in questa direzione. C'è chi si inventa progetti, percorsi vari e chi invece li fa e costruisce privilegiando la prassi, il fare all'apparire. Ma in tempi difficili e complessi non basta più e diventa nodale avere una ribalta pubblica che testimoni modi diversi di vedere e di interpretare i cambiamenti non lasciando questa scena solo a chi oggi tutela i forti a discapito spesso dei deboli.
L'incontro è stato coordinato da Gianbattista Armelloni e chiuso da Andrea Olivero, rispettivamente presidenti delle Acli Lombardia e nazionali.
sabato 25 ottobre 2008
Ciao Costantino
La sua casa è piena di libri, di cassette vhs, dvd. Calda, accogliente, aperta. Costantino amava organizzare cene e momenti conviviali. Ci invitava perché per lui gli amici erano uno degli elementi centrali della sua vita. Si conversava, si aiutava in cucina e poi intorno a un tavolo a parlare di qualsiasi cosa fosse stimolante. Costantino spezzava ogni convenzione e invitava ogni genere di persona contaminando età, opinioni religiose e politiche senza alcuna barriera.Questo suo modo di essere, di fare mi aveva colpito fin dall'inizio. Per me, che lo avevo seguito con sospetto lungo la stagione del suo impegno politico a fianco dela Lega, da cui si era presto staccato deluso, fu una sorpresa fantastica scoprire la sua curiosità, il suo stupirsi per la nostra impresa di Varesenews. Volle saperne di più per poi aderire al nostro progetto.
Negli ultimi mesi l'ho incontrato due volte. A maggio, io e lui da soli, a parlare della vita e della morte. Mi consegnò la sua "biografia irrilevante" e fu tale l'energia che mi passò che, per alcuni giorni, abbandonai le altre letture per divorare le oltre 300 pagine che raccontano pezzi della sua vita. L'ultima volta era ormai divorato dalla malattia, ma malgrado tutto voleva gli amici a cena con lui a condividere ancora una volta momenti conviviali, idee, suggerimenti. E così aveva ascoltato a lungo Michele che parlava di Gianni Biondillo facendosi poi scrivere i titoli dei suoi libri perché non li conosceva e voleva leggerli.
Da lì a poche settimane il suo corpo non ce l'avrebbe fatta più a sopportare un dolore troppo forte e il divampare di cellule impazzite.
Ci ha lasciato tanto Costantino. Un amore per la vita, per la cultura, le idee, per l'arte e la bellezza. Davvero speciale ed è stata una grande fortuna averlo incontrato.
Da lì a poche settimane il suo corpo non ce l'avrebbe fatta più a sopportare un dolore troppo forte e il divampare di cellule impazzite.
Ci ha lasciato tanto Costantino. Un amore per la vita, per la cultura, le idee, per l'arte e la bellezza. Davvero speciale ed è stata una grande fortuna averlo incontrato.
venerdì 24 ottobre 2008
Vicky Cristina Barcelona ... e un grande Woody
Vicky Cristina Barcelona è un film da andare a vedere. Due protagoniste, e intorno a loro ruotano tanti personaggi, ognuno con il proprio mondo e il proprio modo di vedere la vita. Woody Allen ha fatto un affresco di tante personalità mettendone in risalto le contraddizioni, i limiti, i punti di forza e di debolezza. Quelli che sembrano "vincere", che ottengono quello che sembrano volere, sono gli unici che non sapranno mai cosa è successo in quei giorni di Barcellona. Una bella metafora sull'assenza di consapevolezza. Loro malgrado pensano di vivere meglio, ma sono gli unici con cui non si andrebbe nemmeno a bere un caffè e che dimostrano nelle piccole cose tutto il loro esser piccoli. Un film godibilissimo, ma profondo come pochi. Come, del resto, ci sta abituando Woody Allen con gli ultimi suoi splendidi film.
giovedì 23 ottobre 2008
Il Maschio di Piccolo
"La cosa più meschina che può fare un uomo è quella di separare rispetto e culo. È sia moralistico sia razzista". Francesco Piccolo scrive in modo fantastico. Diretto, chiaro, semplice. Inizia il suo romanzo con due pagine sui cambiamenti di costume del nostro paese descrivendo minuziosamente i modi di preparare e servire il cappuccino. E poi finisce il libro con la descrizione dello spazio tra il portone e il cancello delle case. In mezzo sesso, sesso e tanto sesso. Un maschio solo, compulsivo che pensa solo a "scopare", come si esprime nel racconto. Nel romanzo La separazione del maschio il protagonista è un quarantenne sposato con Teresa, padre di una bimba Beatrice, acuta, intelligente e sensibile. Lui però ha anche una serie di relazioni stabili con diverse altre donne e non gli basta nemmeno questo e così non se ne lascia scappare neppure una di quelle con cui può far sesso. Lo sviluppo della storia è legata poi da un filo conduttore che raccnta la frattura insanabile con la moglie.Piccolo affronta in modo spregiudicato ogni relazione sessuale. Lo fa con una minuzia di particolari che con lo scorrere delle pagine fa pensare a un'opera molto furbetta. Il romanzo si legge in un batter d'occhi, ma lascia parecchie perplessità. È questo il maschio quarantenne di oggi? Sono queste le sole emozioni che cerca? L'affresco della carica erotica può dirsi riuscito malgrado i comportamenti dei protagonisti siano davvero compulsivi. Ma il resto? C'è una somma di individualismo, egoismo, narcisismo, infantilismo che lascia molto amaro in bocca. Seppur attento alla sua bambina neppure in questo rapporto il protagonista riesce ad esprimere fino in fondo chi davvero sia. Se Piccolo voleva esser crudele con il mondo maschile c'è riuscito, ma il romanzo resta sospeso come un'opera a senso unico che si contorce solo intorno al sesso e all'incapacità del protagonista di prendersi le responsabilità e riflettere a fondo su chi davvero lui sia.
Tutti pazzi per Facebook
L'articolo di ieri del Corriere apre un dibattito sia su come i media si occupano di social network e di Internet, sia della funzione di questi nelle relazioni sociali. Luca su Pandemia ha sollevato una questione importante "quando parli al tuo lettore, in parte iscritto a Facebook, e gli dici che è certamente affetto da qualche disordine della personalità e non aggiungi nessun contraddittorio, evidentemente non verrai percepito come autorevole, né credibile, visto che il tuo lettore sa che le cose stanno diversamente".
Tra l'altro la notizia, non notizia era addirittura un'agenzia. Che tristezza.
Tra l'altro la notizia, non notizia era addirittura un'agenzia. Che tristezza.
mercoledì 22 ottobre 2008
Le palle su Facebook
Ma che due palle! Scusate un'espressione un po' forte, ma quando ci vuole ci vuole. Per tutto il giorno Il corriere della sera ha tenuto nella propria home page un articolo su Facebook. Pubblicato addirittura nella sezione Scienze è una summa dei soliti stereotipi, del solito "bla bla bla" di psicologi, terapeuti, ecc ecc. Si fa un bell'identikid e così tutti noi ci ritroviamo tra sei belle categorie e ognuno scelga tra: nostalgici, latin lover virtuali, cuori infranti, insoddisfatti, quelli della pubblicità, quelli con l'ater ego.
E io sono andato in crisi. Perché non appartengo a nessuna di queste categorie. E ora come faccio?
Ma insomma quando crescerà questo Paese? Quando la smetteranno anche i grandi media di considerare il web come un grande circo? Si poteva capire alla fine del secolo scorso, ma adesso non ci sono più scuse al pressapocchismo di tanti giornalisti. Un raduno di facebook a Roma non è una notizia fuori dalla rete, e male fanno i Tg nazionali a darne tanto spazio e fare clamore.
Facebook, come tanti social networ non sono il luogo del peccato, come "l'esperto" professor Tonino Cantelmi lascia credere. Cantelmi, oltre ai citati e prestigiosi titoli riportati dal Corriere, è diacono e si è reso famoso per i suoi scritti contro il mondo delle chat e dell'uso delle relazioni online. A questo si somma una vigorosa polemica per le sue posizioni sui gay. Libero di crederla come vuole. Libero anche il Corriere di intervistare chi vuole, ma spacciare posizioni nette e di parte come quelle di esperti senza avere almeno un'altra visione, sa tanto di semplificazione.
Il femomeno dei social network è ben più interessante e complesso dal poterlo liquidare come "una colossale illusione".
In Spagna sono più seri e i media fanno riferimento alle ricerche universitarie, che guarda caso vanno nelle direzione esattamente opposte di quanti del web continuano a parlare con toni apocalittici o sensazionalistici come si fa da noi.
A titolo di cronaca: sono su Facebook, lo uso poco, solo a volte mi diverte. Uso molti altri strumenti della rete e ci lavoro. Emozioni e passioni sono le parole che uso di più e non possono certamente fare a meno di colori e profumi e quindi richiedono contatti reali. Internet resta un potente strumento di comunicazione e non la scatola dei maghi.
E io sono andato in crisi. Perché non appartengo a nessuna di queste categorie. E ora come faccio?
Ma insomma quando crescerà questo Paese? Quando la smetteranno anche i grandi media di considerare il web come un grande circo? Si poteva capire alla fine del secolo scorso, ma adesso non ci sono più scuse al pressapocchismo di tanti giornalisti. Un raduno di facebook a Roma non è una notizia fuori dalla rete, e male fanno i Tg nazionali a darne tanto spazio e fare clamore.
Facebook, come tanti social networ non sono il luogo del peccato, come "l'esperto" professor Tonino Cantelmi lascia credere. Cantelmi, oltre ai citati e prestigiosi titoli riportati dal Corriere, è diacono e si è reso famoso per i suoi scritti contro il mondo delle chat e dell'uso delle relazioni online. A questo si somma una vigorosa polemica per le sue posizioni sui gay. Libero di crederla come vuole. Libero anche il Corriere di intervistare chi vuole, ma spacciare posizioni nette e di parte come quelle di esperti senza avere almeno un'altra visione, sa tanto di semplificazione.
Il femomeno dei social network è ben più interessante e complesso dal poterlo liquidare come "una colossale illusione".
In Spagna sono più seri e i media fanno riferimento alle ricerche universitarie, che guarda caso vanno nelle direzione esattamente opposte di quanti del web continuano a parlare con toni apocalittici o sensazionalistici come si fa da noi.
A titolo di cronaca: sono su Facebook, lo uso poco, solo a volte mi diverte. Uso molti altri strumenti della rete e ci lavoro. Emozioni e passioni sono le parole che uso di più e non possono certamente fare a meno di colori e profumi e quindi richiedono contatti reali. Internet resta un potente strumento di comunicazione e non la scatola dei maghi.
Il paese delle passioni
Grazie ai trecento. A Bernard arrivato da Moleto per l'occasione. A Beppe e alla sua azienda, a Mauro ("padrone di casa"), ad Adriano e ai "suoi" attori, a Paolo e i "suoi" musicisti. Agli scrittori che con le loro lettere hanno permesso uno spettacolo divertente, ironico, profondo, emozionante. E grazie a tutti quelli che sono stati dietro alle quinte: i giornalisti, i collaboratori, i tecnici, e tutto il personale della Camera di commercio e delle Ville Ponti.
Per me rivedere il video dei dieci anni di Varesenews dopo un anno è stata un'emozione incredibile. Ho presentato la serata parlando di anima, di emozioni, di passione e di partecipazione. È così che sento il mio lavoro. È così che credo vada interpretata la presenza pubblica.
Una serata dolcissima e intensa.
Per me rivedere il video dei dieci anni di Varesenews dopo un anno è stata un'emozione incredibile. Ho presentato la serata parlando di anima, di emozioni, di passione e di partecipazione. È così che sento il mio lavoro. È così che credo vada interpretata la presenza pubblica.
Una serata dolcissima e intensa.
martedì 21 ottobre 2008
L'amore al tempo dei robot
"Io voglio vivere, non sopravvivere!" È una delle pochissime frasi di Wall-E. Il film della Disney appena uscito.Due scene da sole meritano tutto il prezzo di ingresso. La prima è una sorta di danza, di rincorrersi tra Wall-E ed Eve, i due robot protagonisti. La fase più bella dell'innamoramento. La seconda non la sveliamo perché rovinerebbe la fine. Il film è un capolavoro.
Merita leggere la bella recensione di Elisa Giulidori su Filmup.
Complimenti alla Pixar.
sabato 18 ottobre 2008
Beppe, Bernard, Paolo e Adriano
Una delle soddisfazioni di fare il giornalista è scoprire quanto i mondi si conoscano, a volte si incrocino grazie a un racconto.La prima volta che sono stato a Moleto me ne innamorai subito. È un luogo magico. Un contenitore di bellezza, di arte, accoglienza, ottima cucina e atmosfere di incanto. Ogni volta che ci sono tornato l'emozione è sempre stata la stessa. I protagonisti di questa magia sono Beppe Bottinelli e Bernard. La famiglia del primo ha permesso di rendere un po' varesino quel borgo saraceno del Monferrato. Il secondo, francese di una simpatia unica, gestisce Moleto e l'ha resa più internazionale.
Paolo Paliaga è stata una rivelazione. Non da sempre perché il jazz mi è entrato nel cuore da poco, da una decina d'anni. Ma l'empatia con lui non è stata tanto legata al suo virtuosismo al piano, ma alle sue puntuali analisi della condizione dei giovani adolescenti, che lui maestro di tante cose, segue con la stessa passione della sua musica.
Di Adriano Gallina potrei scrivere per pagine e pagine. Lui come Andrea sono la Cultura a Varese. Ogni volta che ci si vede è festa e scatena energia, pensieri positivi, riflessioni. Amico di Varesenews da sempre. ironico, polemico, intelligente è sua l'idea di parte della serata di martedì a Ville Ponti. È sua l'idea del paese degli scrittori e della messa in scena delle lettere al direttore. Suo il regalo a Varesenews.
Quattro persone che si sono incontrate grazie al nostro giornale. Paolo ha inciso il suo primo album proprio a Moleto, dopo aver letto un mio articolo.
Martedì sera saranno tutti con noi e a loro va un ringraziamento per quanto fanno ogni giorno per il nostro terrritorio. Martedì sarà festa anche e soprattutto grazie a loro.
Le emozioni del tostapane
Questa settimana Rob Brezsny non ci azzecca con il suo oroscopo su Internazionale. Buono il riferimento temporale perché per me è un assist parlare di trent'anni, visto che proprio ieri festeggiavo il mio arrivo da Viterbo nel lontano 1978. Ma le macchine non sono le migliori compagne. Mi piace troppo il profumo, il colore degli occhi, le voci e soprattutto le emozioni di un incontro. Bravo il mio pc che lavora con me, bene il tostapane, indispensabile la lavatrice, ma aassorbono solo calore ed energia e funzionano (e nemmeno sempre).
Questo l'oroscopo della settimana del leone.
I futurologi prevedono che tra trent'anni molti di noi avranno per amici dei robot. Ma, secondo me, le macchine sono già le nostre migliori compagne. Forse non hai dato un nome al tuo computer o al tuo iPhone, ma lo tratti come se fosse un essere animato. Conosco persone che trovano rassicurante il ronzio del frigorifero o il fruscio che esce dalle bocchette del riscaldamento. Hai mai parlato con la tua macchina? O preso a calci un elettrodomestico che faceva i capricci? O usato un giocattolo erotico? Questa è la settimana ideale per prendere coscienza della tua simbiosi con le forme di vita aliene da cui dipendi. Da' un bacio al tuo computer e una carezza al tostapane.
Questo l'oroscopo della settimana del leone.
I futurologi prevedono che tra trent'anni molti di noi avranno per amici dei robot. Ma, secondo me, le macchine sono già le nostre migliori compagne. Forse non hai dato un nome al tuo computer o al tuo iPhone, ma lo tratti come se fosse un essere animato. Conosco persone che trovano rassicurante il ronzio del frigorifero o il fruscio che esce dalle bocchette del riscaldamento. Hai mai parlato con la tua macchina? O preso a calci un elettrodomestico che faceva i capricci? O usato un giocattolo erotico? Questa è la settimana ideale per prendere coscienza della tua simbiosi con le forme di vita aliene da cui dipendi. Da' un bacio al tuo computer e una carezza al tostapane.
giovedì 16 ottobre 2008
Trent'anni dopo
Oggi per me è un giorno particolare. Trent'anni fa ero su un treno che mi stava portando nella lontana Varese. Doveva essere un gioco, un'esperienza momentanea, una sfida e invece quel treno mi avrebbe cambiato la vita. E così sono qua, sempre meno diviso tra la mia Viterbo e questa Varese che mi ha adottato. È una giornata di festa, ma anche di tenera malinconia.
La fatica di crescere
I giornali sono un'opera collettiva. La loro bellezza sta tutta lì. È il confronto continuo tra i redattori che fa crescere. Il rapporto con i lettori e con il territorio fa il resto. E così mercoledì mattina si è aperta una bella discussione su cosa fare ancora sull'episodio di Brinzio, dove degli imbecilli hanno imbrattato le sagome dei bambini neri.
Ne è venuta fuori un'interessante intervista di Roberta Bertolini al provvediore Claudio Merletti. Dopo aver tirato le orecchie ai media, tra le altre cose afferma: «Dare letture ideologiche a questi episodi di cronaca mette a repentaglio il lavoro delicato degli insegnanti. Trasmette un clima di sfiducia che investe i ragazzi, le famiglie e i docenti. Va detto, invece, che gli istituti professionali, come quello che aveva come studenti i giovani protagonisti del pestaggio, svolgono un ruolo importante nell'educazione e nell'integrazione. Sono frequentati da ragazzi immigrati che, nella maggior parte dei casi e al di là di qualche singolo episodio, vivono accanto ai compagni senza alcun problema. Questo anche per merito della "scuola" che è fatta di persone, di docenti, di presidi che mettono in campo tutti i meccanismi per assorbire le differenze sociali, compensare i limiti. Sono quelle le scuole in cui è più difficile lavorare, ma anche quelle in cui si svolge il lavoro più faticoso di integrazione tra i singoli ragazzi e tra i ragazzi e la società».
Ne è venuta fuori un'interessante intervista di Roberta Bertolini al provvediore Claudio Merletti. Dopo aver tirato le orecchie ai media, tra le altre cose afferma: «Dare letture ideologiche a questi episodi di cronaca mette a repentaglio il lavoro delicato degli insegnanti. Trasmette un clima di sfiducia che investe i ragazzi, le famiglie e i docenti. Va detto, invece, che gli istituti professionali, come quello che aveva come studenti i giovani protagonisti del pestaggio, svolgono un ruolo importante nell'educazione e nell'integrazione. Sono frequentati da ragazzi immigrati che, nella maggior parte dei casi e al di là di qualche singolo episodio, vivono accanto ai compagni senza alcun problema. Questo anche per merito della "scuola" che è fatta di persone, di docenti, di presidi che mettono in campo tutti i meccanismi per assorbire le differenze sociali, compensare i limiti. Sono quelle le scuole in cui è più difficile lavorare, ma anche quelle in cui si svolge il lavoro più faticoso di integrazione tra i singoli ragazzi e tra i ragazzi e la società».
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mercoledì 15 ottobre 2008
Vecchi e senza idee
La parte più interessante dell'ultima puntata di Ballarò è stata quella di Maurizio Crozza. Il comico genovese a un certo punto ha messo il dito in una piaga. "Noi liguri anticipiamo il paese. Ma vi rendete conto che per ogni genovese tra zero e 14 anni ce ne sono tre sopra i 65? Siamo vecchi e non facciamo più figli. Noi siamo la popolazione più vecchia d'Europa". E del mondo si poteva suggerire agli ospiti divertiti. Ma c'è poco da ridere! Questa è la vera prima emergenza del nostro paese. Questa e la cultura.
E invece dobbiamo continuare ad assistere ai duetti tra Fassino e Gasparri. Gente che dopo aver pontificato sul mercato, come fosse il Dio, oggi cercano giustificazioni per spiegare di nuovo tutto.
Per carità, la differenza tra i due è immensa. Ma forse iniziare a svecchiare anche le facce oltre che l'anagrafe sarebbe un segnale sano per un paese di vecchi. Un Paese senza più idee e lo si inizia a vedere in ogni aspetto del vivere.
E invece dobbiamo continuare ad assistere ai duetti tra Fassino e Gasparri. Gente che dopo aver pontificato sul mercato, come fosse il Dio, oggi cercano giustificazioni per spiegare di nuovo tutto.
Per carità, la differenza tra i due è immensa. Ma forse iniziare a svecchiare anche le facce oltre che l'anagrafe sarebbe un segnale sano per un paese di vecchi. Un Paese senza più idee e lo si inizia a vedere in ogni aspetto del vivere.
martedì 14 ottobre 2008
Di che colore è la pelle di Dio
Colorare le sagome dei bambini neri facendoli diventare bianchi è un gesto stupido, arrogante e inutile. Non siamo nel mondo dello spettacolo dove un cantante decide di schiarirsi la pelle.
Episodi come quello successo nel paesino del parco sono il sintomo di una società in grave difficoltà. Un paese che sta cambiando e i cui processi sono inarrestabili e sarebbe ora di cominciare a dirlo con chiarezza. E allora se così è, e sarà sempre di più, iniziamo a riflettere, ad affrontare le cose per quelle che sono. Il balletto a cui si assiste da settimane sui mezzi di informazione è patetico e osceno. Cercare distinguo ora non serve a niente. Ogni episodio di intolleranza, di aggressione, di disprezzo della diversità va denunciato e non è tempo di fare analisi contorte e cercare giustificazioni. Così come non è tempo di strumentalizzazioni. Chi si comporta così si chiama fuori dalla possibilità di costruire qualcosa di nuovo, di positivo.
Tanti di noi ricorderanno il testo di una canzone religiosa il cui ritornello si interrogava su "che colore fosse la pelle di Dio". È terribile pensare che ancora oggi un candidato presidente alla Casa bianca debba "giustificare" il colore della sua pelle. È terribile che bambini innocenti che hanno lavorato per realizzare un'opera utile debbano veder rovinato il proprio impegno. E non si tratta dei soliti "quattro imbecilli", perché anche fosse così, il gesto resta gravissimo. Quello che preoccupa non sono gli imbecilli che girano liberi (purtroppo ce ne saranno sempre), ma un clima crescente di rozzezza, di scadimento civile, di vero razzismo.
Ogni singolo gesto può anche sembrare minimale, ma quando si ripetono le cose iniziano a cambiare. Ne va di mezzo la vita di tutti noi a prescindere dal colore della pelle, delle convinzioni religiose, delle appartenenze politiche. E anche per questo ognuno deve fare la propria parte per far crescere la comunità. Altrimenti tensioni, paure, fatica alla convivenza renderanno ognuno di noi molto più debole e molto più brutto.
domenica 12 ottobre 2008
In assenza di Dio (forse)
Lucido, diretto e chiaro. Eugenio Scalfari ha regalato una bella serata a Varese. Chiamato a tenere una lectio magistralis per l'apertura del Festival del racconto il "vecchio" giornalista non ha deluso nessuno. Una conversazione sul senso della vita con alcuni ulteriori spunti sulla politica e sul giornalismo. Un razionalismo il suo che sembra non lasciar spazio. A patriarca di Venezia Scola un anno rispose che "non gliene frega niente" se da qualche parte, in un angolo dell'universo, ci fosse qualcuno o qualcosa che lo ama. Una negazione non appena di Dio, ma di tutto ciò che esce dall'Io. Condivisibile o meno la sua ricerca umana è affascinate e il suo modo di raccontarla lo fa davvero un grande oltre quello che ha fatto in oltre 60 anni di vita pubblica.Leggete anche gli articoli di Michele Mancino su Varesenews. Un reportage con grande stile.
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sabato 11 ottobre 2008
Quel visionario di Bitzer
Il presidente di Whirlpool Europa è simpatico. Si aggiunga che è giovane, carino e quel che più conta anche bravo e gli ingredienti del successo ci sono tutti.Settimana scorsa l'ho incontrato per una breve intervista sul dopo mondiali. La multinazionale di Comerio e Cassinetta non solo ha sponsorizzato l'evento, ma si è preoccupata di lasciare anche dei segni nel tempo. Da qui il progetto del bike sharing a Varese.
Quando si entra nell'ufficio di Marc Bitzer si resta subito incantati dal panorama. Un'enorme vetrata da cui si vede tutto il lago, la catena alpina e quella delle prealpi. Con grande semplicità, insieme a Giuseppe Geneletti, respondabile delle relazioni esterne, Bitzer ha parlato di visioni, di emozioni, di partecipazione, di ambiente, cultura.
Il suo punto di forza, insieme alle idee è nel vivere il territorio. In quei giorni con i suoi bambini ha partecipato all'evento. Uno schiaffo in faccia a quei varesini e varesotti che con sufficienza e spocchia hanno preferito "abbandonare" la città perché c'era troppo caos. E non mi riferisco a insegnanti o impiegati di aziende che hanno chiuso i battenti e quindi approfittato di ferie obbligate, ma di quelli che si lamentano sempre per il provincialismo del nostro territorio e alla prima occasione se ne vanno al mare o in montagna.
Bravo Bitzer e complimenti per i contenuti delle sue riflessioni.
venerdì 10 ottobre 2008
Ma chi glielo ha chiesto?
Un outlet, ovvero uno di quei posti dove dovrebbero farti fare la spesa a prezi di fabbrica, sta facendo una campagna pubblicitaria con molti manifesti. Questi dicono testualmente "Vicolungo outlet difende il tuo shopping".Mi vengono in mente due cose: la prima è chi glielo ha chiesto. La seconda invece è che non capisco come si possa difendere una scelta come quella di fare shopping, che di per se dovrebbe evocare allegria e benessere, al di là dei meri aspetti economici.
Quanto siamo distanti dall'economia della felicità che evoca Luca De Biase.
Il barrito di Bossi e la paura
"Una società senza paura è come una casa senza fondamenta. Per questo io starò sempre qua, nel mio ufficio bianco, alla mia scrivania bianca, di fronte al mio poster bianco".
Un editoriale strepitoso quello di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera di oggi. Quando erano italiani gli immigrati da linciare - La strage di Aigues-Mortes e il pregiudizio xenofobo è assolutamente da leggere.
Il post sulla paura
Un editoriale strepitoso quello di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera di oggi. Quando erano italiani gli immigrati da linciare - La strage di Aigues-Mortes e il pregiudizio xenofobo è assolutamente da leggere.
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giovedì 9 ottobre 2008
La carica dei 101
Ci si definisce amici. Forse è una parola un po' forte, ma conoscenti sarebbe suonata male. Si parla di Facebook, il fenomeno dell'anno su web. Mi ci sono avvicinato un po' per gioco, un po' per curiosità, un po' come impegno professionale. E oggi ho superato quota 100. Una quota ancora bassa per tanti navigatori esperti e assidui frequentatori del social network. Ma a me pare già una vetta ardita.
Tre new entry significative. Un politico doc, Maurizio Martina, segretario regionale del Pd. Un "cavallo di razza" dell'imprenditoria locale, Paolo Orrigoni della Tigros, e un'esperta di comunicazione Gaia Lester. Non è stata una vera scelta, ma meglio non poteva andare. Con nessuno di loro tre sono realmente amico, ma ho una grande stima e simpatia per loro e allora non stiamo a sottigliare troppo, ben venga una condivisione di alcuni spunti di vita.
È carino, divertente e a volte sorprendente. Ieri sera ho capito più cose da cinque righe di un post di Enrico Bigli sui provvedimenti del Consiglio dei ministri in materia bancaria, che da lunghissimi e noiosi articoli di giornalisti esperti di politca e finanza.
Un grazie ai 101 che simbolicamente è anche una bella carica.
Tre new entry significative. Un politico doc, Maurizio Martina, segretario regionale del Pd. Un "cavallo di razza" dell'imprenditoria locale, Paolo Orrigoni della Tigros, e un'esperta di comunicazione Gaia Lester. Non è stata una vera scelta, ma meglio non poteva andare. Con nessuno di loro tre sono realmente amico, ma ho una grande stima e simpatia per loro e allora non stiamo a sottigliare troppo, ben venga una condivisione di alcuni spunti di vita.
È carino, divertente e a volte sorprendente. Ieri sera ho capito più cose da cinque righe di un post di Enrico Bigli sui provvedimenti del Consiglio dei ministri in materia bancaria, che da lunghissimi e noiosi articoli di giornalisti esperti di politca e finanza.
Un grazie ai 101 che simbolicamente è anche una bella carica.
martedì 7 ottobre 2008
Vincono la Gelmini e i suoi grembiulini
Quella di oggi è una brutta pagina del lavoro del Parlamento. Su un tema delicato come quello della scuola a nulla servono i colpi di mano. La Camera, con un voto di fiducia inutile chiesto dal Governo per tagliare ogni possibile modifica, ha approvato il maxi emendamento alla riforma voluta dal ministro Gelmini. Molte le novità. Su tutte quella che smantella la vecchia esperienza della scuola elementare e reintroduce il maestro unico e i voti.
Al di là di aspetti tecnici che andranno valutati poi nel concreto, colpisce questa fretta e totale assenza di ogni tipo di coinvolgimento degli insegnanti in una riforma che sarà epocale. Si smantella uno dei punti di eccellenza riconosciuti a livello internazionale per risparmiare soldi. Questo va detto con chiarezza.
È brutta una nazione dove si deve additare qualcuno come fannullone, come incapace, come inadeguato e causa di ogni male. È brutto perché è lontano anni luce dallo sviluppo, dalla crescita, dall'innovazione che tanto serve all'Italia. È brutto perché senza il coinvolgimento positivo dei lavoratori e di ogni altro ruolo all'interno dei vari settori, non si va da nessuna parte e a mala pena ci si trascina.
La giornata di oggi diventa così ben peggiore di quanto faccia credere chi si lamentarà per dover reintrodurre i grembiulini nelle scuole. E speriamo che in questo mese che attende il voto del Senato, Governo, forze politiche e sociali, addetti ai lavori si siedano a discutere e chi deve farlo ci ripensi.
Al di là di aspetti tecnici che andranno valutati poi nel concreto, colpisce questa fretta e totale assenza di ogni tipo di coinvolgimento degli insegnanti in una riforma che sarà epocale. Si smantella uno dei punti di eccellenza riconosciuti a livello internazionale per risparmiare soldi. Questo va detto con chiarezza.
È brutta una nazione dove si deve additare qualcuno come fannullone, come incapace, come inadeguato e causa di ogni male. È brutto perché è lontano anni luce dallo sviluppo, dalla crescita, dall'innovazione che tanto serve all'Italia. È brutto perché senza il coinvolgimento positivo dei lavoratori e di ogni altro ruolo all'interno dei vari settori, non si va da nessuna parte e a mala pena ci si trascina.
La giornata di oggi diventa così ben peggiore di quanto faccia credere chi si lamentarà per dover reintrodurre i grembiulini nelle scuole. E speriamo che in questo mese che attende il voto del Senato, Governo, forze politiche e sociali, addetti ai lavori si siedano a discutere e chi deve farlo ci ripensi.
lunedì 6 ottobre 2008
Sinistra in-difesa
Due manifesti vicini sui muri di Varese mi hanno colpito e poi infastidito.Il primo è la pubblicità della Coop. Una distintivo di polizia con al centro la parola difesa. Si riferisce alle difficoltà dei consumatori e alle azioni che il supermercato mette in campo per contrastare l'aumento del costo della vita.
Il secondo è dei comunisti italiani che dice testualmente: Contro Berlusconi legittima difesa.
Ora è chiaro che sono due messaggi diversi e si riferiscono a ragioni e obiettivi diversi. Ma entrambi sono figli di una totale assenza di idee. Entrambi fanno leva su un meccanismo psicolgico pericoloso. La paura fa parte della nostra vita e serve ad evitare pericoli. Far leva sul concetto di
difesa è però l'indicatore più forte di quanta difficoltà si abbia a guardare in faccia la realtà e quando non ci piace a tentare di cambiarla. Che fine hanno fatto le parole della sinistra? Speranza, emozioni, utopie, cambiamento...Che fine hanno fatto i movimenti?
Se pure la Coop, che annovera progetti meravigliosi, si mette a scimmiottare il far west o i cinturoni degli sceriffi dobbiamo davvero iniziare a preoccuparci.
Grande Luca Sofri
L'intervento di Luca Sofri alla direzione del Pd del 3 ottobre. Per chi milita nel partito di Veltroni è uno bello stimolo di riflessione. E anche per gli altri non fa male leggerlo.
domenica 5 ottobre 2008
Negri e pervertiti
"Non bastavano i pervertiti che di notte usano il piazzale del cimitero di Giubiano come luogo d’incontro e adescamento. Nel quartiere si trova anche il principale dormitorio per immigrati clandestini".
Un capolavoro l'attacco dell'articolo di Marco Tavazzi pubblicato sulla Provincia di Varese di sabato. Capolavoro per toni e per linguaggio usato.
I gusti sessuali degli individui, fino a quando non diventano reato, sono questione privata, ma Tavazzi evidentemente ha talmente a cuore il perbenismo che resta accecato sempre. Magistrale un altro suo attacco sugli accattoni considerati per lui un'altra delle emergenze. Sugli immigrati poi supera ogni immaginazione.
La perversione che preoccupa di più è quella di chi smarrisce l'umanità. E vederlo fare alla giovane età del nostro cronista dispiace davvero molto.
Un capolavoro l'attacco dell'articolo di Marco Tavazzi pubblicato sulla Provincia di Varese di sabato. Capolavoro per toni e per linguaggio usato.
I gusti sessuali degli individui, fino a quando non diventano reato, sono questione privata, ma Tavazzi evidentemente ha talmente a cuore il perbenismo che resta accecato sempre. Magistrale un altro suo attacco sugli accattoni considerati per lui un'altra delle emergenze. Sugli immigrati poi supera ogni immaginazione.
La perversione che preoccupa di più è quella di chi smarrisce l'umanità. E vederlo fare alla giovane età del nostro cronista dispiace davvero molto.
mercoledì 1 ottobre 2008
La paura di Internet
Il futuro del giornalismo non può più prescindere da Internet. Possiamo capire che molti addetti ai lavori inorridiscano. Possiamo capire che parlino della rete con sospetto, quando non con disprezzo. Lo possiamo capire perché è un fenomeno nuovo in cui un ragazzino delle scuole medie ha più anzianità di un caporedattore e a volte di un direttore in materia di navigazione. Ma mettere la testa sotto la sabbia non serve a niente.
L'ordine dei giornalisti della Lombardia con grande determinazione ha scelto di aprire una riflessione sul ruolo del giornalismo nella società oggi. Manca però ancora il coraggio di interrogarsi e ascoltare. C'è chi sta già facendo un buon lavoro su questi temi. Si legga Vittorio Sabadin e il suo ottimo libro "L'ultima copia del New York Times". L'autore a metà lavoro afferma che "la libertà di stampa è ora concessa a centinaia di milioni di persone che ne approfitteranno e la useranno senza più accettare passivamente descrizioni di realtà selezionate per loro da pochi giornalisti." e prosegue, "il contributo dei cittadini può aiutare in modo determinante i giornali a svolgere la loro missione: raccontare i fatti e cercare la verità. Se i giornalisti non accetteranno questa idea, il contributo della gente comune troverà altri spazi multimediali nei quali esprimersi, come sta già avvenendo. E con grande successo."Questo scenario non è l'Apocalisse del giornalismo. È una fotografia che può non piacere, ma discutere di media senza entrare con attenzione in questo oggi non è più possibile. Non è solo una questione di sopravvivenza della carta stampata. Investe tutto il modo di fare informazione. Internet ha ribaltato alcuni concetti cardine del vecchio modo di fare giornalismo. Basti pensare solo ai concetti di spazio tempo, ma anche a quelli di accesso alle fonti. Un singolo blog ha poca forza, ma tutta la blogosfera fa più numeri e produce più notizie di tutto il resto dell'informazione messa insieme. Certamente c'è il problema di verificare, approfondire, orientare a capire, ma intanto esiste questo mondo e sta crescendo. E poi c'è di più. C'è un modo di vedere il senso del nostro lavoro. E sempre Sabadin rispetto ai media spiega che "la chiave del successo è quella di non considerarsi uno specchio che riflette o critica la propria comunità, ma di diventare parte della comunità stessa, interagendo con essa. Poichè la tecnologia ha fornito ai cittadini (una volta noti come lettori) la possibilità di pubblicare, essi parlano tra loro, consultano altre fonti di informazioni, discutono insieme. Per partecipare alla costruzione e allo sviluppo della comunità, i quotidiani dovrebbero fare tabula rasa delle vecchie gerarchie e del macchinoso ed elitario processo di formazione delle decisioni liberando la creatività delle singole persone".
Ne saranno capaci? Dal convegno milanese dell'ordine dei giornalisti saltan fuori più dubbi che speranze, ma intanto qualcosa si muove.
L'ordine dei giornalisti della Lombardia con grande determinazione ha scelto di aprire una riflessione sul ruolo del giornalismo nella società oggi. Manca però ancora il coraggio di interrogarsi e ascoltare. C'è chi sta già facendo un buon lavoro su questi temi. Si legga Vittorio Sabadin e il suo ottimo libro "L'ultima copia del New York Times". L'autore a metà lavoro afferma che "la libertà di stampa è ora concessa a centinaia di milioni di persone che ne approfitteranno e la useranno senza più accettare passivamente descrizioni di realtà selezionate per loro da pochi giornalisti." e prosegue, "il contributo dei cittadini può aiutare in modo determinante i giornali a svolgere la loro missione: raccontare i fatti e cercare la verità. Se i giornalisti non accetteranno questa idea, il contributo della gente comune troverà altri spazi multimediali nei quali esprimersi, come sta già avvenendo. E con grande successo."Questo scenario non è l'Apocalisse del giornalismo. È una fotografia che può non piacere, ma discutere di media senza entrare con attenzione in questo oggi non è più possibile. Non è solo una questione di sopravvivenza della carta stampata. Investe tutto il modo di fare informazione. Internet ha ribaltato alcuni concetti cardine del vecchio modo di fare giornalismo. Basti pensare solo ai concetti di spazio tempo, ma anche a quelli di accesso alle fonti. Un singolo blog ha poca forza, ma tutta la blogosfera fa più numeri e produce più notizie di tutto il resto dell'informazione messa insieme. Certamente c'è il problema di verificare, approfondire, orientare a capire, ma intanto esiste questo mondo e sta crescendo. E poi c'è di più. C'è un modo di vedere il senso del nostro lavoro. E sempre Sabadin rispetto ai media spiega che "la chiave del successo è quella di non considerarsi uno specchio che riflette o critica la propria comunità, ma di diventare parte della comunità stessa, interagendo con essa. Poichè la tecnologia ha fornito ai cittadini (una volta noti come lettori) la possibilità di pubblicare, essi parlano tra loro, consultano altre fonti di informazioni, discutono insieme. Per partecipare alla costruzione e allo sviluppo della comunità, i quotidiani dovrebbero fare tabula rasa delle vecchie gerarchie e del macchinoso ed elitario processo di formazione delle decisioni liberando la creatività delle singole persone".
Ne saranno capaci? Dal convegno milanese dell'ordine dei giornalisti saltan fuori più dubbi che speranze, ma intanto qualcosa si muove.
Giornalisti bugiardi e svogliati
Eppur si muove. L'ordine dei giornalisti della Lombardia ha organizzato un convegno sul futuro del giornalismo. Tanti relatori, tanta partecipazione, un assente: Internet.
Bisognerebbe avere più coraggio. Intanto, comunque complimenti alla presidente Letizia Gonzales perché almeno ha gettato un sasso nello stagno. Certamente stamattina tra la platea però colpiva vedere l'età anagrafica non propriamente giovanile.
Bisognerebbe avere più coraggio. Intanto, comunque complimenti alla presidente Letizia Gonzales perché almeno ha gettato un sasso nello stagno. Certamente stamattina tra la platea però colpiva vedere l'età anagrafica non propriamente giovanile.
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