lunedì 2 novembre 2009

Leggere, amare sognare (17)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- L'arte della vita, Zygmunt Bauman, Laterza
- Che fine ha fatto il futuro?, Mar Augé, eléuthera
- Un mondo nuovo, Barak Obama, Cooper
- Gli archetipi dell'inconscio collettivo, Carl Jung, Bollati Boringhieri
- Animali del sogno, James Hillman, Raffaello Cortina Editore
- La cura Shopenhauer, Irvin Yalom, Neri Pozza
- La rizzagliata, Andrea Camilleri, Sellerio

Ricevuti
- Le dee dentro la donna, Jean Bolen, Astrolabio

Letti
- Le dee dentro la donna, Jean Bolen, Astrolabio
- L'arte della vita, Zygmunt Bauman, Laterza
- La rizzagliata, Andrea Camilleri, Sellerio
- Michelle Obama, Elizabeth Lightfoot, Nutrimenti
Le recensioni

sabato 31 ottobre 2009

Michelle Obama, la first lady della speranza

Elizabeth Lightfoot non ha mai incontrato Michelle Obama, e forse è meglio così. La sua "partigianeria" è dichiarata da subito. E la prefazione di Concita De Gregorio ci mette un altro carico. Malgrado questi preamboli, che possono apparir critici, il lavoro è davvero notevole.
La giornalista americana inizia raccontando della sua conoscenza di Barack durante le primarie.
È suo figlio adolescente che la spinge ad occuparsi di questo giovane politico che cattura le anime di quanti si mettono ad ascoltarlo.
Il libro è così un continuo intrecciarsi delle vite dei due coniugi. Ne escono ritratti interessanti e molti aneddoti più o meno conosciuti anche nel nostro paese.
Unici difetti la lunghezza e il soffermarsi troppo su alcuni dettagli. Per il resto un testo davvero utile per conoscere Michelle.

"E fatelo càde sto Berlusconi..."

Sulla North street al 247 c'è un piccolo ristorante italiano, Il Piccolo nido. Il proprietario Pino Irano, un campano doc, ha girato il mondo a cucinare e da trent'anni vive a Boston.
Sono stato a cena da lui sabato scorso a chiusura di una quattro giorni nella città americana. Una serata fantastica. Pino sulla porta mi ha subito chiesto: "Ma tu sei italiano? Entra entra". Quando gli ho detto che aspettavo Reguzzoni mi ha detto: "Ma se sei leghista allora no. Anche oggi avete salvato Berlusconi".
Quando gli ho detto che pur essendo con Reguzzoni non ero leghista ed anzi... le porte si sono spalncate e la festa è stata massima. Tutta la sera a scherzare e a fare il matto.
Leggete l'articolo sulla sua storia su Varesenews.

venerdì 30 ottobre 2009

Vogliamo l'America

Una volta eravamo antiamericani. poi sarà l'età che vanza, sarà Obama che è grande, sarà quel che sarà, ma almeno io mi sono ravveduto. Non che non veda con chiarezza le storture e le cose terribili che gli Stati Uniti combinino, però...
Leggere questo articolo per non credere.
L'intervista ad Alessandro e la storia di Martina hanno aperto uno squarcio interessante sul funzionamento delle università all'estero. Subito si sono scatenati commenti che hanno messo al centro delle loro scelte anche gli aspetti economici e finanziari. Siamo andati fare qualche verifica soprattutto nel luogo più lontano, e per questo in apparenza meno accessibile, il Mit di Boston. Viene fuori un quadro da far arrossire chi ha le leve del potere del nostro Paese.
A partire dalla trasparenza si vede subito la differenza di stile. Daniel Barkowitz è il direttore di financial aid all'MIT e gestisce un blog dove si trovano tutte le informazioni del caso.
Nella "sua" università quasi il 30% degli studenti per iscriversi, frequentare e vivere non paga un solo centesimo. Trattamento riservato a quanti hanno un reddito inferiore ai 75.000 dollari. Poi ci sono una serie di altre agevolazioni anche per chi ha disponibilità economiche maggiori.
Si badi bene che non è un caso isolato perché le maggiori università americane (Harvard, Princeton, etc.) adoperano un sistema di ammissione che viene chiamato "need-blind admission", che vuol dire che la domanda di ogni studente viene esaminata senza considerare le risorse finanziarie dello studente. Ogni persona accettata deve poi mandare la dichiarazione di redditi famigliari; dopodichè l'università utilizza "need-based financial aid", cioè viene data una borsa di studio che paga tutto quello che il reddito non riesce a coprire (e spesso la borsa di studio copre tutte le spese). Inoltre, l'università offre varie opportunità di lavoro pagato agli studenti, come assistenti di laboratorio, tutori, etc. Tutto questo è per implementare meritocrazia nella sua pienezza.
Per tornare ad alcuni studenti dell'MIT (specialmente quelli internazionali) che provengono da posti remoti del pianeta, spesso con poche risorse economiche. Esemplare la storia di E.G., cresciuto in una risaia in un piccolo villaggio nell'Ovest dell'isola di Java. Lui facendo le olimpiadi di matematica ha saputo dell'MIT, ha fatto domanda, è stato accettato, ed è andato a vivere lì nel campus. È solo grazie al sistema puramente meritocratico che le grandi università americane attraggono e offrono possibilità a persone di talento in tutto il mondo.

martedì 27 ottobre 2009

A spasso tra campus e grattacieli

È la città più antica degli Stati Uniti, e quella che più ricoda il Vecchio continente. Boston presenta la sua faccia migliore in autunno quando si colora di giallo e di rosso con i suoi parchi scintillanti e le casette di Beacon Hill che guardano dal basso un favoloso skyline.
A questo si uniscono le meraviglie di Harvard e del MIT, le eccellenze di ben 79 università tutte concrentrate nella patria del biotech e della ricerca.

Emigrato per amore della matematica


Un anno fa si era trovato al centro di una vicenda giudiziaria che fece discutere la stampa di mezza America.

Avevamo seguito la storia di Alessandro Chiesa che, insieme a tre compagni di corso del Massachusetts Institute of Technology (Mit), aveva trovato una falla nel sistema di biglietteria della metropolitana di Boston. Gli studenti avevano passato un brutto quarto d'ora e poi ne erano usciti vincenti.

Sono stato a trovare Alessandro proprio nelle aule del prestigioso Mit a Cambridge. Una terra che trasuda cultura e tecnologia ovunque. Intorno a Boston, infati, sorgono 79 università tra cui Harvard. C'è una presenza di istituti di ricerca unica al mondo. Per quanti hanno una passione per la matematica e l'informatica il Mit è il mito.


Leggi tutta l'intervista su Varesenews.

martedì 20 ottobre 2009

In partenza per Boston

È la città di Harvard, del Mit, delle tante università. La città con tanta storia, ma anche tanti progetti. Vado a seguire l'inaugurazione del Biocell. Questo centro nato a Busto, uscito dai confini nazionali per approdare a Lugano, ora sbarca ufficialmente negli States a Boston.
Un convegno giovedì e uno venerdì e poi sabato taglio del nastro con tanti italiani.
Il "patron" e fondatore del Biocell è Marco Reguzzoni, già presidente della Provincia di Varese e oggi parlamentare della Lega nord.
Ma qui la politica per fortuna non c'entra. Sarà un viaggio dalle tante facce. Il lavoro, il piacere, la curiosità, la condivisione di un progetto importante.
Il Biocell center si occupa di ricerca e di trattamento delle cellule staminali. Il rapporto con Boston farà fare altri passi avanti al lavoro del centro.

giovedì 15 ottobre 2009

District 9 e Baaria

Due film in pochi giorni. Il primo in alternativa al secondo, vista la sala piena, si è rivelato più "tosto" e interessante.
District 9 racconta una storia semplice. Una sorta di ET di massa, meno bello e più complesso. Una astronave giunge in Sud Africa da un paese sconosciuto. Sul gigantesco mezzo ci sono un milione di "gamberoni", come vengono soprannominati dai terrestri. Gli alieni vengono confinati proprio nel District 9 e la loro vita diventa un inferno. Non è migliore quella di chi vive fuori e si riproducono gli stessi meccanismi che viviamo con gli extracomunitari. Il ghetto esplode, è senza leggi, senza futuro, senza speranze. Gli alieni vorrebbero solo tornarsene a casa, ma la situazione degenera. E non vi raccontiamo il resto per non togliere il gusto del film che ha un ritmo perfetto diventando verso la fine un vero e proprio thriller.
Da vedere.
Per me che ho mezzo sangue siciliano, con una mamma che si è riconosciuta nella Sicilia di Tornatore, Baaria era un affresco irrinunciabile. Ma alla fine, bel film ma senza entusiasmo e senza quelle emozioni che solo in poche scene trascinano.
Tornatore ha voluto dire troppe cose e il film perde ritmo e la narrazione è sconclusionata e incespica spesso. Il tempo corre e il film merita comunque di essere visto, ma è lontano dal rappresentare un capolavoro.
Fantastici alcuni attori a partire da Ficarra. Bella solo a tratti la fotografia. Bellissime le scene iniziali del bambino.

lunedì 5 ottobre 2009

Leggere, amare sognare (16)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Vado a farmi la chemio e torno, Paolo Crespi, Rizzoli
- Autobiografia di malcom X, Rizzoli
- Indignazione, Philip Roth, Einaudi
- Il rosso e il blu, Marco Lodoli, Einaudi
- Una storia quasi soltanto mia, Licia Pinelli - Piero Scaramucci, Feltrinelli
- Le donne non invecchiano mai, Iaia, Caputo, Feltrinelli
- Lungo cammino verso la libertà, Nelson Mandela, Feltrinelli
- Un nuovo inizio, Barak Obama, Cooper
- Negli occhi dello sciamano, Hernàn Huarache Mamani, Piemme
- Icone d'oggi, Michel Maffesoli, Sellerio

Ricevuti
- Le braci, Sàndor Màrai, Adelphi
- Più forte del male, Fabrizio Macchi, Piemme
- Il canapè rosso, Michele Lesbre, Sellerio
- Giorno da cani, Alicia Gimenez Bartlett, Sellerio
- Il ragazzo che leggeva Maigret, Francesco Recami, Sellerio

Letti
- Vado a farmi la chemio e torno, Paolo Crespi, Rizzoli
- Le lacrime di Nietzsche, Irving D Yalom, Neri pozza
- Il rosso e il blu, Marco Lodoli, Einaudi
- Passionaccia, Enrico Mentana, Rizzoli
- Voglio l'America, Enrico Franceschini, Feltrinelli
Le recensioni

mercoledì 30 settembre 2009

La compulsività del libro

Mi sono arrivati nuovi libri e ripenso alle letture della fase finale dell'estate. Una vera ricchezza di proposte che mi hanno permesso di riflettere su molti aspetti del nostro vivere.
È stato il periodo di libri in "coppia". Ho iniziato con un'accoppiata sul web 2.0. Granieri e Metitieri (tristemente scomparso pochi mesi fa). Poi un'altra con Edgar Morin, I miei demoni, e una splendida intervista di Goffredo Fofi, La vocazione minoritaria. A seguire altro doppio con Yalom e il suo straordinario Le lacrime di Nietzsche e a seguire Miller, L'equazione dell'anima sul rapporto tra Jung e Pauli. E per finire, mi spiace dirlo, l'unica delusione, due grandi del giornalismo Enrico Mentana, La passionaccia ed Enrico Franceschini, Voglio l'America. Più bravi a fare il loro lavoro che non gli autori di diari.
Nuovi acquisti per nuova aria. Un romanzo: Philip Roth, Indignazione. Tre libri di vita con Marco Lodoli che si preoccupa di scuola con Il rosso e il blu, Ida Caputo, Le donne non invecchiano mai e Una storia quasi soltanto mia scritto a quattro mani tra Licia Pinelli e Piero Scaramucci. Dopo la lettura del libro di Calabresi, di Sofri non potevo resistere alla tentazione di leggere da "dentro" la storia di Pinelli.
E mica è finita qui... settimana scorsa, come un tossicodipendente dell'odore dei libri, mi ero comprato l'Autobiografia di Malcom X, Lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela, Un nuovo inizio di Barak Obama, Negli occhi dello sciamano di Hernàn Huarache Mamami.
Ora ci sarà da ridere su come trovare il tempo di leggerli. Ma si sa, prima o poi, in questa o altra vita il tempo si troverà perché intanto cerco ancora.

lunedì 21 settembre 2009

Basta che funzioni

Nel suo nuovo film Woody Allen gioca con il suo pubblico. Ci parla sfacciatamente guardando dritto nello schermo attraverso il protagonista Larry David. Un gioco che in sala viene apprezzato con il pubblico che ride. Un gioco che svela quasi sfacciatamente il meccanismo della proiezione, di cui il cinema è grande metafora. La proiezione non solo della pellicola, ma del nostro guardare all'altro.
Allen torna a New York ma prosegue nel suo raccontare le relazioni e l'amore. Ci sono tre fasi determinanti nella vita: la nascita (e su questa Allen non entra affatto), la morte (e con questa ci gioca tanto che il protagonista ha grandi cambiamenti proprio quando prova a farla finita) e le relazioni. Su queste il regista americano sta mettendo in scena tutto il suo decennale lavoro psicanalitico con una maestria formidabile. Basta che funzioni all'apparenza è molto diverso da quello straordinario Viky, Cristina, Barcelona dello scorso anno. In realtà anche qui Allen tratta del tema dell'amore scardinando e mettendo alla berlina ogni concezione bigotta. Lavora sulle contraddizioni esaltando il ruolo della sessualità e della cultura all'interno di ogni relazione. Lo fa in modo dissacrante che vede nel motto Basta che funzioni l'unico senso del tutto.
La commedia di Allen diventa così un grande contenitore. Il film, molto molto godibile in se, per la sua storia, per le gag divertenti, per i ritratti curiosi dei personaggi, lascia allo spettatore piani di lettura ulteriori e non è un caso che il regista scelga di aprire e chiudere la narrazione con monologhi rivolti direttamente agli spettatori. I protagonisti della commedia non lo capiscono ed giusto così perchè solo lui "ha lo sguardo d'insieme".
Complimenti Woody.

Il bambino e la guerra

Adriano Sofri ha visto con i propri occhi l'orrore della guerra nella ex Jugoslavia. È nonno e padre. Ha una sensibilità fuori dal comune e il suo editoriale sul piccolo Simone, figlio di un militare caduto in Afghainistan vale più di cento analisi geopolitiche.

domenica 20 settembre 2009

Regime cialtrone, stampa pecorona

Putin che libera due felini, la Santanchè che si prende più spazio dei leader della comunità islamica alla fine del Ramadan, il divieto del lancio del riso da parte di un sindaco piemontese, i gay che dopo le botte e le intimidazioni dovrebbero smetterla di fare polemiche.
Ce n'è per tutti i gusti nel telegiornale della rete ammiraglia ormai non solo "militarizzata". Una serie di servizi inverosimili, ma peggio ancora per quelli "seri". Tre minuti sul missionario ucciso in Brasile. Tre minuti di pianti e di attacchi al paese latinoamericano perché non sarebbe sicuro. Ma dai? Ancora più ridicola l'affermazione che non si crede all'aggressione a scopo di rapina perché gli sarebbero stati sottratti pochi solo 50 real. Peccato che in quella zona con quella cifra ci si viva per quasi un mese. Questo non toglie nulla ovviamente al dramma della barbara uccisione del missionario, ma perchè tanta cialtronaggine? Perché non analizzare con maggiore cura le parole e le affermazioni?
Dello stesso tenore il servizio succesivo sulla fine del Ramadan con microfono lasciato alla "provocatrice" Santanché che appena fiuta la possibilità di apparire ci si lancia. Per lei lo stesso spazio di quello lasciato ai vertici della comunità islamica e quella cattolica che si sono incontrati a Milano.
Insomma un tg "ideologico" a 360 gradi e così non poteva mancare il solito Putin che apre una gabbia di felini "per smorzare le polemiche degli animalisti" afferma il commentatore.
E come ciliegina un bel servizio sul comunello del Piemonte dove il sindaco trova anche lui la sua popolarità con una bella intervista che spiega le ragioni del divieto per il lancio del riso ai matrimoni "perché siamo in un periodo di crisi. Sostituiamolo con dei petali di rose" afferma il primo cittadino. Si costituisce così un comitato che chiede di rivedere quella bizzarra ordinanza anche perchè, con molto buon senso, fanno notare che costa più un mazzo di rose che mezzo chilo di riso, di cui il territorio abbonda a differenza delle rose. Il commentatore non batte ciglio e afferma che "non poteva proprio mancare, come è costume italiano, la nascita di un comitato per il no".
Avete capito? Non poteva mancare...
È buio pesto e per fortuna li vedo proprio raramente i tg.

Aridateci Visentini e Montanelli

"Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. Urgerebbe un analista se anche gli psicanalisti non fossero, come è ovvio, una élite di merda".
Finisce così l'articolo di Michele Serra, su Repubblica di oggi. Un editoriale da incorniciare. Una risposta alle esternazioni del ministro Brunetta che vorrebbe morta la sinistra e che la considera una elité di merda.
Serra analizza la storia dell'ultimo secolo e con poche battute arriva a delle conclusioni che valgono purtroppo per fin troppe persone che hanno ruoli di Governo del Paese.
Berlusconi "da solo, ha più potere dei fantasmatici "poteri forti" messi assieme, più denaro, più media, più altoparlanti e più balconi, più giornali, più giornalisti, più servitù e più tutto. Ma, effettivamente, nonostante questo potere fortissimo, Berlusconi non è élite, non è classe dirigente, non è statista (gli statisti uniscono i popoli, non li spaccano a metà come una mela). È potere senza rispetto, ricchezza senza status, popolarità senza prestigio. Brunetta, che è animoso e sincero, avverte nel profondo questa inadeguatezza. Ma piuttosto che investirne, con la dovuta umiltà, se stesso e il suo capo, si aggrappa al popolo e indica nelle "élite di merda" il Nemico da combattere".

giovedì 17 settembre 2009

La caparbietà di Paolo

È un ragazzo normalissimo. Entro in casa sua e non fa nulla per mettermi a mio agio. Resta lì sdraiato sul divano, un po' perplesso del perché il direttore di un giornale debba occuparsi di lui. Sa bene che questo poi potrebbe scatenare un "contagio" con altri media. Lo ha sperimentato già. Ma lui resta lì sdraiato e giocherella con il telefonino. Risponde a messaggini e lascia che la mamma gli chieda di spegnerlo e invece va avanti.
È l'immagine dell'adolescente. Un po' indolente, un po' perplesso. E poi a seconda delle domande si accende e sboccia un sorriso che è subito seguito da una diversa loquacità.

Racconto questi piccoli retroscena di una lunga intervista realizzata per Varesenews. È da poco uscito il suo libro, Vado a fare la chemio e torno.
Su quel divano Paolo è vero, autentico. È lui che ha combattuto il tumore. È lui che adesso vuole riprendersi il tempo rubato da una malattia bastarda. È lui che vuole sfidare la nuova condizione ed essere come i suoi compagni che tutte le mattine prendono il treno per andare a scuola e poi magari un autobus e un bel pezzo a piedi. Lui ha un ginocchio "bionico", ma fa lo stesso.
Paolo ha l'età di mio figlio Stefano, classe '95. E Alice, sua sorella, l'età di mia figlia Sara, '92.
È una lezione per me cercare le domande, studiare, leggere, informarmi, confrontarmi, discutere, ascoltare e poi entrare nelle case e immergermi nelle storie. È un grande regalo che mi hanno fatto Paolo, Rosanna, la sua mamma e Piecarlo, suo papà. Rivedere le ansie, le paure, le speranze, l'orgoglio, negli occhi di altri genitori fa da specchio e fa riflettere su quanto fortune e sfortune siano sempre relative e quanto ogni vicenda può farci crescere e nella nostra crescita incontrare e condividere il cammino degli altri.
Grazie Paolo.