domenica 30 novembre 2008

Leggere, amare sognare (6)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Malamore, Concita De Gregorio, Mondadori
- I filosofi e l'amore, Aude Lancelin e Marie Lemonnier, Cortina editore
- I sogni di mio padre, Barak Obama, Nutrimenti

- È la stampa, bellezza!, Giorgio Bocca, Feltrinelli
- E se covano i lupi, Paola Mastracola, Guanda
- Pasolini, Marco Tullio Giordana, Mondadori

Ricevuti
- Mondiali di ciclismo, Mancino e Cottini, Elmec

Letti
- Malamore, Concita De Gregorio, Mondadori
- La gondola fantasma, Gianni Rodari, Einaudi
- Quattro arance annurche, Maria Rosaria Valentini, Capelli

La mia libreria virtuale su aNobii

Le "puntate" precedenti
- Leggere, amare sognare del 1 novembre - del 30 settembre - del 1 settembre - del 16 agosto - del 1 agosto

Solo un padre

Con delicatezza e un mix di dramma e commedia Luca Lucini racconta la vita di Carlo. Solo un padre è la storia di un trentenne rimasto solo con la sua bambina di pochi mesi. Il lavoro, gli amici e colleghi, i genitori, tutti preoccupati per lui. Il film si apre con dei primi piani di Carlo mentre sta operando e parla della pelle. Frasi che ben riassumono la sua condizione. Un sistema di protezioni, di difese che servono ad anestitizzare sensi di colpa e ferite aperte. Tutto sembra funzionare alla perfezione finché arriva Camille, una giovane ricercatrice francese.
Il film è delizioso con momenti di forte emozione ed altri di vera commedia. Bello e ben fatto. Non è il trionfo dell'amore fine a se stesso. Fa riflettere molto e riesce ad uscire da quei film di genere fatti solo per un'età. Non è la storia di trentenni oggi e questo da ulteriore forza a un film da vedere.

martedì 25 novembre 2008

Il narciso pericoloso di giornalisti e ministri

I cittadini se la prendono spesso con i giornalisti. E come sempre a volte esagerano, altre hanno perfettamente ragione. Quanto successo ieri a Varese appartiene alla seconda categoria.
I fatti. Il Centro Cresit Uninsubria e Assobiotec hanno organizzato un workshop dedicato ai “Business Models for Biotech”. Argomento complesso e delicato e quindi anche una occasione utile per riflettere sulle problematiche del management nelle aziende del biotech.
Presenti personaggi di primo livello quali il rettore dell'Insubria Renzo Dionigi, il presidente di Camera di Commercio Bruno Amoroso, quello degi industriali Michele Graglia ed altri. E tra questi Roberto Maroni.
I giornalisti cosa vanno a chiedere al nostro ministro degli interni? Qual è lo stato della sicurezza.
Ma cosa c'entra? C'era una ragione contingente per rivolgere domande su questo tema a Maroni? No!
Lui poteva anche non rispondere, come spesso fa quando non è coinvolto in qualità di responsabile dell'ordine pubblico. Ieri invece si è prodigato in analisi sulla presenza della mafia sul territorio.
E così stamattina sulle locandine in edicola e sulle prime pagine dei giornali si è parlato dell'"emergenza" criminalità organizzata anche a Varese.
Una buona occasione persa per fare le domande giuste alle persone giuste e per informare a puntino i cittadini sui temi del convegno e non dell'aria fritta. Perché certe questioni vanno affrontate seriamente e non a battute (e mi riferisco alla stampa, non al ministro).
E si, il giornalismo è fatto così.

Il Presidente del consiglio va in Russia per discutere di accordi economici ed energetici e noi gli chiediamo che ne pensa del Milan. Per forza poi fa cucù.

E siamo a diecimila


Quattro mesi, diecimila pagine viste. Un risultato che fa piacere. Poi rifletto su altre statistiche a cui sono abituato da tempo e provo tenerezza per i numeri del blog.
Varesenews lo stesso risultato lo ottiene in meno di un'ora, e se consideriamo solo la mattina bastano appena quindici minuti. Ma è un confronto sciocco perché non solo sono mezzi diversi, ma anche il lavoro è profondamente diverso.

Sono contento e vi ringrazio tutti per il tempo che dedicate a leggere le mie opinioni, riflessioni, appunti di "viaggio" e altro.

lunedì 24 novembre 2008

Letture da bagno

Sempre su Internazionale. Nella rubrica "regole" si trovano davvero delle chicche.
Questa settimana si parla di "Letture da bagno". Queste le indicazioni:
1) Fumetti, racconti brevi e free press: le letture da bagno ideali sono quelle spezzettabili.
2) Me se un romanzo troppo avvincente ti tiene incollato al gabinetto, almeno ricordati di tirare l'acqua.
3) L'enigmistica è un grande classico, il computer con il wifi è la nuova tendenza.
4) Se hai delle lacune, è il momento di recuperare: procurati atlanti, dizionari e libri di storia.
5) Vivete in quattro con un solo bagno? Lascia stare le letture e concentrati sulla tua missione.

Tutti i giovani del presidente

Gianni Chiodi, il candidato Pdl in Abruzzo, pensava di fare lo spiritoso parafrasando il famosi titolo del film sul caso Watergate con Hoffman e Redford.
Chiedeva di presentare un curriculum ai giovani promettendo un colloquio di lavoro. Peccato che questo ci sarebbe stato dopo l'eventuale sua elezione a governatore della regione. Un'altra vergogna all'italiana perché la sua trovata ha tutto il sapore di voto di scambio ed è vietata dalla legge oltre che da qualsiasi logica etica.
Il suo spot pubblicizzato sul suo sito e sulle tv locali è stato rimosso, ma il fatto resta di una gravità incredibile.

venerdì 21 novembre 2008

Il tartufo Villari

Ogni giorno che passa c'è da rabbrividire. La vicenda della commissione di vigilanza sulla Rai supera ogni immaginazione. Malafede, conflitto di interessi, partitocrazia, assensa di moralità. L'Italia esce a pezzi e non è solo questione di immagine.
Curzio Maltese, in un editoriale su Repubblica scrive: "comunque vada a finire, la fotografia di queste ore è desolante. L'intero sistema politico è tenuto in scacco da un trecartista mastellato, per giunta su una vicenda, il potere in Rai, che di suo dà il voltastomaco alla maggioranza degli italiani. Veltroni ne esce come un vaso di coccio fra due vincitori, il "furbo" Berlusconi e l'"onesto" Di Pietro. Per uscire dall'impasse, ci vorrebbe un gesto d'orgoglio, magari l'abbandono definitivo del tavolo di trattative Rai, con annesso balletto di nomine".

giovedì 20 novembre 2008

Dal web alla pizza

Quando il web non basta si passa alla più tradizionale pizza. Martedì sera gli anobiani (ma si dirà poi davvero così?) varesini si sono incontrati per la prima volta. Un momento conviviale senza tanti proclami per scambiarsi pareri, raccontarsi esperienze. Per chi non conosce Anobii, si tratta di un social network di libri dove, oltre alla creazione di una proprio libreria virtuale, si può recensire, condividere, commentare.
Varese ha il suo gruppo creato da Matteo Bianchi e composto da trenta persone. "Lo scopo del gruppo, - come si legge su Anobii, - è quello di riunire gli utenti di Varese e provincia. Per conoscersi on-line, e poi magari anche off-line. Il gruppo Varese di aNobii è gemellato con il gruppo Varese di last.fm."
Alla serata erano presenti: Claudia, Gioiabella, Blueberry, Firs, Ambretta, LiviaClaudia, Mahor, Valeria.
Un incontro piacevole e, come spesso accade, malgrado non ci si conoscesse proprio, la comuna passione è stato un collante che ha aperto poi tanti altri argomenti.

sabato 15 novembre 2008

Bilal e gli abbronzati del "nostro presidente"

Torno ancora su Internazionale perché questa rivista merita davvero tanta attenzione.
L'editoriale di questa settimana di Giovanni De Mauro riprende un tema caldo, delicato e su cui si scatenano i peggiori umori di parte del Paese.
Trentamila. Dall’inizio dell’anno sono trentamila i migranti sbarcati sulle coste italiane. Diecimila in più rispetto a tutto il 2007. Lo ha annunciato l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. E aumentano anche le vittime: 509 nei primi dieci mesi dell’anno. Senza contare le migliaia di persone morte di fame e di sete sulle piste dei deserti, senza nome né documenti, perse prima ancora di tentare l’attraversamento in barca. Nella hit parade delle industrie criminali, i ricavi del traffico di immigrati sono al terzo posto, dopo la droga e le armi. Intanto Medici senza frontiere è stata costretta a chiudere le sue attività al molo dell’isola di Lampedusa. Il ministero dell’interno italiano ha pensato bene di non firmare il protocollo d’intesa. Era l’unica organizzazione indipendente di soccorso sanitario presente con un’équipe di medici, infermieri e mediatori culturali. Ma gli immigrati che arrivano a Lampedusa sono tutti giovani, sorridenti e abbronzati. Forse di loro vorrà occuparsene direttamente Berlusconi.

venerdì 14 novembre 2008

Oroscopo e alte autorità

L'unico oroscopo che leggo è quello di Rob Brezsny su Internazionale.
Quello di questa settimana è proprio carino. Ci penserò su, cercando d scoprire di quale autorità si tratta.
Da molto tempo il governo degli Stati Uniti elargisce più sussidi alle grandi imprese che ai poveri. Ogni anno Ibm, General Electric, Boeing e molte altre aziende ricevono più di 100 milioni di dollari di sovvenzioni. In altre parole, il socialismo è entrato da molto tempo nel cosiddetto sistema capitalista. Negli ultimi tempi, l'influenza di Karl Marx è diventata ancora più forte perché il governo ha finanziato alcune banche per evitare che fallissero. Chissà se questa generosità sarà estesa anche ai comuni cittadini, magari sotto forma di servizio sanitario nazionale. A questo dubbio non so rispondere. Ma una cosa è certa, Leone: nei prossimi mesi riceverai l'aiuto di un'autorità che consideri al di sopra di te e fuori dalla tua portata.

martedì 11 novembre 2008

Streghe e fantasmi

Un editoriale pubblicato oggi su Varesenews.

Oggi verrebbe facile dire "avevamo ragione". Basterebbe riprendere di nuovo le parole del ministro Maroni che oggi ha affermato che "Varese rimane una città sicura".
Non vogliamo però sorvolare sui cento commenti che i nostri lettori hanno lasciato dopo l'editoriale di ieri. Sono loro il termometro vero di chi vive in città. E per tanti che hanno applaudito alla nostra voce fuori dal coro, c'è chi si è indignato sostenendo che Varese non è affatto sicura e che noi vivremmo in un altro paese.
Non ci interessa entrare nelle dispute politiche. La sicurezza dei cittadini non è di destra o di sinistra, non è leghista o statalista. La sicurezza è un diritto sacrosanto perché senza di quella non si vive bene. Bene, allora il nostro compito è informare, comunicare, sentire gli umori e raccontare. Per farlo studiamo i dati, giriamo per la città, parliamo con i cittadini, con le forze dell'ordine e con chi ci amministra. Noi abbiamo il potere e il dovere di fare le domande e poi raccontare.
A Varese, come si scriveva ieri, non è tutto rose e fiori. Ci passiamo anche noi dalle stazioni e vediamo il degrado a cui sono sottoposte alcune aree della città. Nessuno vuole nascondere il disagio che vivono alcuni cittadini, ma è proprio per questo che occorre reagire alla paura. E per farlo occorre anche conoscere le cose.
A Varese, lo ripetiamo con forza, sono anni che non ci sono reati gravi. La microcriminalità c'è, ma questa per terribile che sia non fa sentire meno sicura una città. Non è vero che non si può uscire di casa. Varese è cambiata e mai come adesso la sera c'è gente che passeggia in centro. Ci sono poi fenomeni sociali che generano maggiore insicurezza perché ogni volta che si ha a che fare con il cambiamento, con una diversità viene richiesta a tutti una maggiore fatica.
Di fronte a una società che diventa multietnica le paure sembrano più giustificate, ma quello che assistiamo oggi in fatto di trasformazioni del tessuto sociale è niente a confronto di quello che si vedeva negli anni sessanta nel momento di massimo cambiamento da una società agricola a una industriale. Allora erano i "terroni" oggi sono i "negri" a far paura. Allora però i reati erano esponenziali e non a causa dei meridionali, ma proprio per le mutazioni sociali che disorientavano e producevano con queste fenomeni anche delinquenziali.
È il cambiamento che genera paura. Si tratta ora di capire che fare. Le ricette sono diverse. Noi non solo non facciamo finta di niente, ma riteniamo che la sicurezza non sia solo questione di ordine pubblico. Non si tratta di esser "buoni". Si tratta di credere in valori precisi e comportarsi di conseguenza. È l'accoglienza una risposta. Questa va accompagnata anche da fermezza, ma non dalla mannaia che si vorrebbe abbattere su chiunque è diverso da noi.
Erri de Luca, in un passaggio di un libro con l'alpinista Nives Meroi, racconta che nella Napoli del dopoguerra molti quartieri erano infestati di fantasmi. La gente tutta credeva nei fantasmi. Edoardo De Filippo ironizzava su queste credenze popolari e ci fece anche delle commedie. Con la scomparsa della fame e dell'estrema povertà poi scomparvero anche i fantasmi.
Che più o meno è quello che diceva Voltaire alla fine del '700. "Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle."

lunedì 10 novembre 2008

Il ministro della paura

Sono passati appena quattro mesi da quando il ministro Maroni, in una conferenza stampa affermò che "in provincia di Varese non ci sono particolari allarmi, la microcriminalità è nella media. Ma noi vogliamo ridurre ancora di più i pericoli".
Non parole in libertà, ma a seguito di una riunione del comitato per la sicurezza.
A Varese i reati di sangue della gravità pari a quello di domenica sera se ne vedono davvero pochi. E per fortuna. Non è certo tutto rose e fiori, ma il grido di allarme che già si sta levando va fermato e per farlo occorre guardare ai numeri e non alle emozioni. Sono questi i momenti in cui occorre responsabilità da parte di tutti. Non serve a nulla gridare, né tanto meno alimentare paure.
Non possiamo sottovalutare il bisogno di sicurezza dei cittadini. Qualche problema esiste eccome, ma si chiama accoglienza e attenzione ai bisogni reali delle persone. Delle persone tutte. Le leggi ci sono e vanno fatte rispettare. Chi delinque va perseguito con fermezza. Punto e basta. Altrimenti si assisterà a provvedimenti "creativi" e ne abbiamo già avuto diverse prove della loro efficacia. Ricordate Varese città sicura voluta dall'ex sindaco Fumagalli? Mise in piedi un vero e proprio cinema per bloccare "quattro straccioni" ai semafori e intanto veniva accusato di favorire un'immigrata clandestina ricercata dalla polizia. Reato per cui è ancora indagato dalla magistratura varesina per non rispetto della legge Bossi Fini. Il risultato è che oggi l'ex sindaco fa il consulente per il comune di Milano e pontifica ancora sulla stampa, mentre si multa per migliaia di euro chi vende per pochi spiccioli non arrecando danno a nessuno.
Abbiamo troppa stima nel sindaco di Varese per credere che vorrà anche lui associarsi a questi modi di fare. Guardiamo in faccia le cose per come sono. Il tristissimo episodio di domenica sera non ha nulla a che fare con allarmi, ma con regolamenti di conti tra disperati. Persone che vivono ai margini di una società che continua a considerarli "feccia". Se partissimo da una diversa considerazione delle persone avremmo fatto il miglior passo avanti sulla sicurezza.Una sera, fuori dal teatro Condominio a Gallarate, in un casuale incontro con il sindaco Mucci si parlava proprio di come una diversa attività nelle città sia la migliore risposta di ordine pubblico.
Le stazioni sono lasciate all'incuria e diventano luoghi pericolosi? Più che di elicotteri, telecamere e ronde basterebbe animare quei luoghi e renderli accoglienti e non per gli immigrati, ma per i cittadini tutti.Non soffiamo sul fuoco. Non serve a niente se non ad alimentare le logiche del "ministro della paura".
Non ne vogliamo far parte perché se vincesse, saremmo tutti meno sicuri e solo più impauriti.

domenica 9 novembre 2008

Si può fare

"Siamo matti, mica siamo scemi" è una delle battute meglio riuscite di Si può fare, il film di Giulio Manfredonia con Claudio Bisio e Anita Caprioli.
Siamo a Milano nel 1983. Da tre anni è entrata in vigore la legge Basaglia e i manicomi devono chiudere. Una delle pagine più delicate, dolorose, ma anche esaltanti degli anni delle riforme.

Il regista costruisce una storia a partire dalle tante esperienze che in quel periodo fiorirono in Italia. Esperienze fatte di sperimentazioni, di ricerca, di possibilità di dare a tutti i malati di mente una reale dignità, a costo di errori e prezzi altissimi. Come quello che paga Sergio, quando decide che non sarà più Gigio, "come topo Gigio". Non regge lo stress, la delusione e tutto sembra precipitare. Ma il film non è la sua storia, è un lavoro corale.
Nello è troppo aperto al mercato per lavorare nel sindacato e l'organizzazione "non lo lascia per strada" e lo manda a fare il dirigente della cooperativa 180. Incontra una vera "gabbia di matti" e lavora per il loro riscatto sociale. Per lui sono i soci della cooperativa e ingaggia una battaglia per liberarli dalle catene delle strutture sanitarie.

Una commedia amara e dolce. Tenera ed emozionante. Un regalo ai tanti che si sono e si stanno battendo contro le discriminazioni. Straordinari tutti gli attori.

Un film importante che, al di là dei tanti richiami al classico e meraviglioso Qualcuno volò sul nido del cuculo, racconta come in quegli anni di profonde trasformazioni, le battaglie per il cambiamento erano ancora collettive e rivolte al singolo individuo ma inserite in contesti di crescita per tutti i soggetti.

Un film da vedere assolutamente.

Nè sfigati, né in galera

Prima sfigati e ora pure in galera. Tutti noi popolo di Facebook siamo proprio messi male. Allora vi faccio una proposta. raccontiamo la nostra esperienza. Non tanto analisi sociologiche complesse, quanto aneddoti, "storie di vita", "ritrovamenti di amici o parenti scomparsi", insomma quel che vi pare, ma che sia vero.
Lancerò questa proposta su Facebook e su Varesenews. Ne potremo fare una rubrca sul giornale e se riusciamo un libro corale a più voci. Una risposta partecipata che dia un contributo che possa andar oltre gli interventi di noi "presunti" addetti ai lavori.
Non per niente Facebook è un social network. Usciamo dalla Rete per valorizzare la Rete e non per considerarla una galera o "roba da sfigati".
Inviatemi un racconto massimo di 1.000-1.500 battute. Per farlo utilizzate pure la mia posta giovannelli.marco@gmail.com

La galera di Facebook

Ma che noia. Oggi sul domenicale del Sole 24ore c'è un lungo articolo di Andrea Bajani che racconta la sua avventura su Facebook. Il suo attacco racconta che "da settimane incontro soltanto persone che mi dicono disperate che vogliono uscire da Facebook ma non riescono a farlo. Lo dicono con gli occhi sbarrati e l'espressione di chi chiede aiuto da dietro le inferriate di una galera. Mi sembrano i detenuti che dall'alto urlano a chi passa lì sotto infilano le braccia oltre le sbarre a rimestare nell'aria. Hanno tutta la disperazione di chi sa che il secondino se n'è andato lanciando le chiavi nel fiume".
Entra poi nei dettagli della sua esperienza e, per chiudere con grande citazione di Foucault, fa un altro passaggio sulla "disperazione" prodotta da Facebook.
"Ecco, dopo due mesi ho così chiesto disperato ai miei amici di uscirne. E loro disperati, con gli occhi sbarrati, mi hanno detto che non sanno come fare, che ci hanno provato ma non capiscono come si fa, quale procedura si debba seguire. Ne parliamo su Facebook, ciascuno dietro la propria inferriata, le braccia oltre le sbarre a rimestare l'aria".
Proprio ieri, in redazione, nella pausa di pranzo, con chi lavorava abbiamo parlato di Facebook e ci dicevamo un po' irritati di quanta parte di diverse conversazioni, da tempo, ruotino eccessivamente intorno alle attività su questo social network. C'è quindi davvero attenzione e voglia di confrontarsi. Quello che da molto fastidio è questo fare intellettualoide che poi mostra tutti i limiti nei fatti. Uscire da Facebook è semplice bastano due click. Si va sul proprio account e si clicca su disattiva. Più facile di così. Non ci credo che uno intelligente come Bajani non ne sia stato capace. Inoltre se l'autore dell'articolo pubblica libri, scrive articoli, si occupa spesso di giovani, come può esser stupito che poi lo cerchino persone a lui sconosiute? I libri li scrive forse solo per i suoi amici e conoscenti reali, che incontra ogni settimana? Ma va là. Bajani, come tanti è un furbetto e sa che oggi parlare di Facebook "tira" e allora giù a raccontare la sua galera. Bajani è bravo e ha una scrittura meravigliosa. Lasci ad altri il compito di banalizzare o fare del facile costume.
Ora, anche il mio post è una contraddizione. Ho dedicato qualche minuto alla lettura dell'articolo e altri alla scrittura, ma credo che se a qualcuno non piace Facebook è sufficiente non usarlo. E se invece ci si vuole scrivere su, liberi di farlo, ma senza farne un semplice esercizio di stile. Ogni contributo è utile a capire la cultura digitale e i nuovi fenomeni che Internet ci costringe a conoscere. Contesto solo il sensazionalismo.
Sono ben altre le sensazioni e le realtà che vive chi sta dietro le sbarre. Altro che la priione di Facebook.

Il primo discorso di Obama

Parte prima


Parte seconda

sabato 8 novembre 2008

L'osceno Cossiga

È solo un vecchietto un po' "stordito". Preferisco pensarla così altrimenti c'è davvero da star male a leggere la lettera aperta di Francesco Cossiga alle forze dell'ordine.
L'ex Presidente della repubblica sostiene che "l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita".
Una situazione che farebbe crescere nella gente comune "la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge".
"Io aspetterei ancora un po' - continua Cossiga - e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di 'Bella ciao', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti".

venerdì 7 novembre 2008

Fazzoletti abbronzati

Adesso sarà dura uscire serenamente dal nostro paese senza assistere ai sorrisini ironici. Dopo le gaffe terribili di Gasparri, le uscite del presidente Berlusconi (e noi saremo pure imbecilli, ma non scriviamo le nostre poesie sul giornale, perché abbiamo idea dei ruoli e dei contesti), oggi arriva l'instancabile Borghezio.
Lui a Obama vuole consegnare un fazzoletto verde per ricordare il diritto della Padania alla autodeterminazione. Ma il nostro territorio non è stato liberato dagli austroungarici nel 1859? E gli esponenti leghisti non sono al Governo dei comuni, delle province, della Regione Lombardia e Veneto e di nuovo anche di tutto il Paese? Allora da chi si deve autodeterminare la cosidetta Padania? Non ci risulta che siamo un territorio annesso agli Stati Uniti d'America, anche se in questi giorni la nostra invidia per loro, come per i francesi è davvero alta. Loro hanno due presidenti che insieme hanno un secolo di vita, noi due presidenti (della Repubblica, che Dio ce lo conservi, e del Consiglio) che superano il secolo e mezzo.

martedì 4 novembre 2008

Forza Obama

Dodici ore ancora. E alle 6 di domani mattina sapremo chi sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti.
Tifo per Obama senza dubbi. Cosa cambierà è presto per dirlo, ma quel Paese, come tanti altri, potrà respirare aria nuova. E farebbe bene a tutti.

La "zampa" acciaccata

Quattro mesi dall'incidente e la "zampa" ancora fa storie. Dopo gli ultimi esami è confermata la frattura di un menisco, la "distruzione" del legamento crociato posteriore. Insomma molti pasticci e ancora una ferita aperta e medicazioni su medicazioni e fisioterapia. Racconterò alla fine questa odissea con tutti protagonisti. Un voto alto per ora alla sanità anche se con qualche eccezione eccellente.

domenica 2 novembre 2008

Facebook: altre le regole

Secondo Internazionale:
1) Un profilo completo fa la gioia dei ladri di identità.
2) Non taggare gli amici venuti male in foto: la loro vendetta sarà fin troppo facile.
3) Convinciti che puoi vivere anche senza sapere "tu che film sei?"
4) Gli errori di ortografia del tuo status rilevano lo stato della tua istruzione
5) Non t'illudere: avere 245 amici su facebook non vuol dire che hai una vita sociale.
(e così sarà felice anche Roberta Bertolini)

Boccate di ossigeno

Per chi vuole respirare altra aria e non si accontenta di tanti bla bla bla Internazionale diventa sempre più un punto di riferimento. L'ultimo numero è un capolavoro di informazioni. Troverete di tutto. Elezioni americane, tanta Africa, la paura dei Rom con una lettura dalla vera parte debole, uno sguardo diverso sulla situazione della scuola in Italia, viaggi e tante tante rubriche davvero gradevoli.
Affreschi dal mondo e molte notizie che non leggeremo mai sui nostri media troppo alle prese con le beghe di quartiere e di palazzo.

Buonanotte Italia

Mi abbandono a riflessioni "private", ma fanno parte di me quanto tutto il resto. Direi anche di più e così stasera scrivevo a un'amica: "sono tornato a casa a Gazzada. La tastiera è la stessa, il notebook è lo stesso, ma fuori non ci sono i miei pini marittimi e così resto diviso tra una Viterbo che sento ancora casa mia e una Varese che mi tiene in prestito. Ma ormai ci ho fatto l'abitudine".
Anche il viaggio di ritorno è stato ottimo. Il tempo ha concesso una tregua e dopo giorni di pioggia anche molto sole mi ha accompagnato per i quasi seicento chilometri. E lungo quelle sei ore ho risentito collaboratori e amici legati al giornale. Ho pensato alle cose da fare nei prossimi giorni. Ai miei figli e a tanti affetti che vivo in questa terra che mi accoglie ormai da trent'anni.
Pensieri privati, ma anche riflessioni su questa strana Italia. La settimana appena passata mette tristezza a chi come me ha in don Lorenzo Milani uno dei maestri. Siamo al trionfo dell'ipocrisia quando non della assoluta mala fede. E bene fa Concita De Gregorio a dire che l'attuale ministro della pubblica istruzione non sa nemmeno di cosa parla.
Mettiamo insieme solo tre dati e riflettiamoci.
1) Meno del 10% della popolazione italiana detiene oltre il 42% della ricchezza nazionale.
2) Il 36,5% della popolazione italiana è "analfabeta funzionale", ossia non sa distinguere tra decine centinaia e migliaia e non sa compilare un modulo elementare (dati di istituti pubblici di ricerche europee)
3) siamo il paese più vecchio del mondo
intanto però si taglia fondi nella ricerca e nella scuola.
Buonanotte.

sabato 1 novembre 2008

Leggere, amare sognare (5)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac





Acquistati
- Vi racconto l'astronomia, Margherita Hack, Laterza
- La separazione del maschio, Francesco Piccolo, Einaudi
- La classe, Francois Begaudeau, Einaudi

- Sala professori, Markus Orths, Voland

Ricevuti
- Quattro arance annurche, Maria Rosaria Valentini, Capelli

Letti
- La separazione del maschio, Francesco Piccolo, Einaudi
- La classe, Francois Begaudeau, Einaudi


Le recensioni
Il Maschio di Piccolo

La mia libreria virtuale su aNobii

Le "puntate" precedenti
- Leggere, amare sognare del 30 settembre
- Leggere, amare sognare del 1 settembre
- Leggere, amare sognare
del 16 agosto
- Leggere, amare sognare
del 1 agosto

W Galeotti

In una sera viterbese ho rivisto Carlo Galeotti. Con lui ho fatto il liceo e poi, a Varese insieme a Michele, fondato Varesenews.
È un grande intellettuale "prestato" al giornalismo. Oggi dirige Tusciaweb, un miracolo editoriale. Fino a circa un anno fa era lui. Tutto: direttore, imprenditore, giornalista, commerciale e chi più ne ha, più ne metta. Poi, finalmente, ha allargato la redazione e ora sono in quattro. Sono lo stesso un miracolo, per numeri, popolarità e per autorevolezza.
Ogni ora passata con lui è sempre un regalo. Ci si confronta su tutto e ogni volta torno a casa più ricco. Stavolta ho vinto io e da ieri anche lui e la sua Tusciaweb sono su Facebook. Benvenuti e buon lavoro. Carlo resta, con la sua anarchia e le sue visioni straordinarie, un faro.