martedì 30 dicembre 2008

Leggere, amare sognare (7)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Il cielo in una stanza, Erri De Luca, Infinito
- In alto a sinistra, Erri De Luca, Feltrinelli
- La vita bassa, Alberto Arbasino, Adelphi

- L'età del dubbio, Andrea Camilleri, Sellerio editore

Ricevuti
- L'ospite incallito, Erri De Luca, Einaudi
- Istruzioni per rendersi infelici, Paul Watzlawick, Feltrinelli
- I sotterranei dell'anima, Aldo Carotenuto, Bompiani

Letti
- È la stampa, bellezza!, Giorgio Bocca, Feltrinelli
- Il cielo in una stanza, Erri De Luca, Infinito
- Sala professori, Markus Orths, Voland
- L'ospite incallito, Erri De Luca, Einaudi

Le recensioni
È la stampa bellezza

La mia libreria virtuale su aNobii

Le "puntate" precedenti
- Leggere, amare sognare del 30 novembre - del 1 novembre - del 30 settembre - del 1 settembre - del 16 agosto - del 1 agosto

Il giardino dei limoni

A Gaza continuano a parlare le armi. Centinaia di morti e distruzione riportano di nuovo il Medio Oriente sull'orlo di un baratro. Nessuno spiraglio a una pace che diventa sempre più lontana perché questa non è l'assenza del conflitto, ma la possibilità di una vita che possa guardare al futuro.
Il film Il giardino dei limoni di Eran Riklis non fa vedere la guerra, ma racconta le tensioni, le paure, i soprusi ed esalta sentimenti ed emozioni viste da due parti. Sono due donne le protagoniste, da una parte la palestinese Salma che vive del raccolto dei limoni prodotti nel suo giardino da cinquantanni, dall'altra Mira, moglie del ministro della difesa israeliano. La casa dell'esponente politico è proprio sul confine con la West Bank e il giardino di Salma è visto dal Mossad come un pericolo per l'incolumità del ministro. Inizia così una lunga disputa anche legale per la sua distruzione.
Un film intenso che con delicatezza entra nelle emozioni delle due donne. Tra loro c'è solo una rete metallica e una cultura di guerra, di odii, pregiudizi che sembra impossibile da superare. O quasi perché con pochi gesti e sguardi tra le due nasce un sentimento nuovo che lascia alle spalle l'ostilità che sembra essere nella natura delle cose. Due belle donne, forti e affascinanti che sono loro malgrado vittime di logiche più grandi.
Un messaggio però che sembra stridere con quanto sta succedendo in questi giorni e che manda in aria l'idea che solo dalle donne possa arrivare un diverso futuro. Il ministro della difesa isaraeliano che ha ordinato le rappresaglie a Gaza è infatti una donna.

martedì 23 dicembre 2008

La favola dei giornali

David Randall ha scritto un articolo per Internazionale raccontando "la storia di tutti i giornali del mondo e della battaglia che stanno combattendo per sopravvivere".
Ripercorre un'epoca e il bisogno di saper fare un "giornale della stessa qualità con solo due terzi del personale". E prosegue, "presto i giornalisti digiteranno gli articoli sui loro computer direttamente sulla pagina e controlleranno da soli che non ci siano errori, poi scriveranno anche titoli e occhielli. I capi servizio controlleranno il lavoro e interverranno solo se qualcosa non funziona. E i giornalisti dovranno saper fare molte cose diverse."

Se non avessimo a che fare con un mostro del giornalismo verrebbe da sorridere. Leggere l'articolo di Randall fa capire davvero quanto sia cambiato il mondo e quanta sia la fatica di chi lo ha visto sempre da una parte.
L'epoca dei giornalisti con gli autisti, gli alberghi cinque stelle e le case a disposizione per gli inviati saranno solo un ricordo. E questo potrebbe anche essere una vera fortuna. I giornalisti non possono più pensare che tutto cambi tranne la loro professione. Chi di noi ha la fortuna di lavorare con internet sa bene che quello che scrive Randall è già ealtà altro che il futuro. Solo i "privilegiati" possono vantarsi di aver chi gli batte gli articoli.
E ancora una volta di più credo che se non ci si muove e velocemente per alcuni la realtà diventerà davvero un brutto incubo. E continuo a credere che Internet, come dice Del Frate porterà anche danni, ma tanto è. Non farci i conti non renderà meno duro il futuro di quanti nostalgicamente vorrebbero ancora le gerarchie e la filiera del lavoro così come racconta Randall. Internet non è il futuro ma il presente; è uno straordinario medium e i cambiamenti sono solo all'inizio.

martedì 16 dicembre 2008

È la stampa bellezza!

Tempo di bilanci per i grandi del giornalismo. Dopo Eugenio Scalfari, che si addentra sul senso della vita, è la volta di Giorgio Bocca. "È la stampa bellezza!" racconta la lunga carriera del giornalista piemontese dai suoi esordi subito dopo la guerra partigiana fino all'Espresso. Un libro denso di racconti e di vecchi articoli che ripercorrono un pezzo di storia non solo personale, ma di tutto il Paese. Via via che il tempo passa cresce l'amarezza di Bocca per un mondo che cambia e che perde alcuni valori forti. Non è però mai malinconico e non cade nel tranello del solito "ai nostri tempi".

lunedì 15 dicembre 2008

La carica dei 200

Non sembra anche a voi che di Facebook da qualche settimana si parli meno? È solo una percezione, ma la smania di soli sei mesi fa sembra diversa.
Comunque piano, piano sono arrivato a 200 amici. E come per i primi 100 anche stavolta l'ultimo arrivato per raggiungere questa soglia simbolica, è un carissimo conoscente di cui ho grande stima. Alessandro Berteotti è impegnato da anni in politica a Busto Arsizio. Uno dei primi amici di Varesenews. È un vero piacere aver accettato la sua richiesta di amicizia.
E avanti tutta a vedere come crescerà questo popolare social network.

domenica 14 dicembre 2008

Tuttogratis e il tuttifighi

"Tuttogratis e il tuttifighi" sarebbero le due "convinzioni dannosissime per l'informazione". Claudio Del Frate, rispondendo al mio post sulla crisi del Los Angeles Time, non ha dubbi. Internet sta facendo danni gravissimi al sistema dell'informazione.
"Informazione "tuttogratis" significa che l'intero sistema (carta stampata compresa) dovrà dipendere sempre più dalla pubblicità e ho forti dubbi che lintero sistema regga a queste condizioni. Il tuttifighi fa sì invece che le testate, costrette a contenere i costi arruolino giornalisti improvvisati con conseguenze facili da immaginare".
Il contributo di Claudio è ottimo. Soprattutto perché mette l'accento su come si deve finanziare l'informazione. Detto questo però la situazione resta esattamente allo stesso punto. E le domande che dobbiamo farci tutti è come uscire da una crisi che anche a non volerla vedere ci piomberà addosso a tutti.
Il modello dell'informazione visto fin qui ha la vita corta, ma non solo per ragioni economiche. Claudio ha ragione nel chiedersi perché solo l'informazione debba essere gratis quando il resto si paga. A questa domanda però c'è solo una risposta. È il mercato a stabilire come funziona. Non credo che lui o altri possano pensare che qualcun altro si possa far carico per intero del sistema dell'informazione.
Internet può far danni. Anzi li sta già facendo. Occorre però intendersi cosa significhi danni. Il citiizien journalist mi spiace per Claudio non è affatto una baggianata. Misna è un esempio per tutti. I comboniani hanno realizzato una rete di informazione straordinaria che è una spina nel finco delle agenzie internazionali. Si dirà che è limitata ad alcuni paesi. Certamente! Ma intanto sono gli unici che si occupano con serietà e professionalità di interi continenti scomparsi sui media di ogni ordine.
Non scompariranno i giornali di carta e nemmeno i giornalisti. Cosa sarà dopo lo tsunami che sta arrivando è difficile da affermare con certezza. Molto dipenderà però dalla capacità di saper cambiare, guardare avanti, fissare priorità diverse. Servirà formazione, professionalità e soprattutto acquisire competenze nuove. Il giornalista diventerà così sempre più un ricercatore, un collettore di informazioni come è sempre stato, ma anche uno capace di capire tendenze, saper leggere e manovrare nei vari linguaggi. Non capirlo farà trovare questa fondamentale categoria sociale nella condizione di Filemazio che, come canta Guccini, a Bisanzio non trovava più romani e greci e sentiva bestemmiare in alamanno e in goto e quindi non aveva più "la conoscenza od il coraggio per fare quest' oroscopo, per divinar responso, e resto qui a aspettare che ritorni giorno".
La canzone del vate bolognese è fantastica per leggere la nostra condizione oggi in molti settori. Per il nostro lavoro vale ancor di più.

venerdì 12 dicembre 2008

L'ultima copia del Los Angeles Times

Vittorio Sabadin due anni fa, nel suo libro L'ultima copia del New York Times, aveva raccontato dei nuovi scenari che i giornali della carta stampata avrebbero dovuto affrontare con l'avvento di Internet. In questi giorni si parla molto del rischio di chiusura del Los Angeles Times. Su questo Federico Rampini e Luca De Biase hanno scritto importanti riflessioni.
"Se il calo della redditività della carta stampata dovesse un giorno spingere il New York Times, il Wall Street Journal e tanti altri (noi compresi) sulla stessa china del Los Angeles Times, chi fornirà la materia prima di cui si occupano i milioni di blog nel mondo?" si chiede Rampini.
De Biase riflette sul ruolo degli editori e dei giornalisti. "Il problema è che il primo nemico di questa informazione di qualità è stato un modo di fare gli editori orientato più agli interessi imprenditoriali o politici degli azionisti o all'avidità dei mercati finanziari che al servizio per il pubblico. Questo ha risucchiato risorse che non sono andate a salvaguardare la qualità dell'informazione. Purtroppo, ci si sono messi spesso anche i giornalisti ad andare in direzioni diverse. La tecnologia non è certo stata un ostacolo all'informazione".
Gli scenari che si aprono sono davvero complessi e pericolosi, ma ha ragione De Biase quando afferma che non si torna indietro e "la soluzione sarà chiara nel momento in cui si troverà il modo di presentare l'informazione di qualità come una risorsa che il pubblico tornerà a voler sostenere economicamente. Nel frattempo dovremo tutti rimboccarci le maniche. Perché quel momento non arriverà tanto facilmente".
La sfida affascinante, oltre alla centrale questione economica, è contenuta in una "parolaccia": crossmedialità. Un diverso rapporto tra carta stampata e web, tutto ancora da scoprire e praticare, è un tassello fondamentale per superare la crisi pesante dell'informazione. Finché a farla da padrona sarà la paura di perdere copie da parte dei giornali cartacei non si faranno reali passi avanti. E lo stesso si può dire per lo snobismo un po' elitario e autoreferenziale di chi lavora solo sul web.

lunedì 8 dicembre 2008

Altro che nostalgia

Trovarsi dopo trent'anni dalla maturità con i vecchi compagni di liceo aveva dei bei rischi, ma andavano corsi. Del resto lo avevamo già fatto altre volte, ma ormai erano passati dieci anni e chissà come eravamo cambiati.
Un'emozione unica, forte, intensa. E a cinquant'anni le cose si vedono davvero con occhi diversi. L'incontro è stato una bella festa. Ore passate insieme dense non di nostalgie, che solo qua e là facevano capolino, ma di interesse vero per le vite dei vecchi compagni i classe. Una prova del fatto che proprio in quell'età si sviluppa e definisce la propria identità. Come si fosse puri, senza tante esperienze che poi renderanno più forti, più acciaccati più maturi o vissuti, ma in un certo senso anche più inquinati.
Oggi non abbiamo vissuto di ricordi e nostalgie, ma di emozioni per quello che eravamo e siamo. E lo stupore di molti per l'intimità subito ritrovata, ma anche per la semplicità con cui ci si relazionava ha fatto sentire quanto poi si sia rimasti così tanto simili a quelli "scolaretti" più o meni diligenti di quei fantastici anni '70.
Quella mitica VF del liceo Ruffini di Viterbo, proprio nell'anno terribile del rapimento e della morte di Moro, oggi qua e là ricordato nei momenti più drammatici, ha lasciato davvero i segni a tanti di noi che non hanno avuto paura di confessare che quelli sono stati forse gli anni più belli. Vero o meno restano importanti per la capacità di stare insieme, di crescere insieme e condividere una fase meravigliosa della vita.

Collettività

Domenica sera Fabio Fazio ha invitato Renato Soru a Che tempo che fa. Il presidente della regione Sardegna ha parlato di tanti temi, ma quello che mi ha colpito di più è stato il suo mettere sempre al centro delle azioni l'attenzione per gli altri. È importante il proprio benessere, ma non può essere astratto dalla collettività. E Soru ha fatto esempi concreti. La sinistra deve ripartire da lì e dal bisogno di sognare un futuro diverso. Altrimenti il resto lo sa fare molto meglio la destra.

sabato 6 dicembre 2008

Ancora Viterbo ...

E si, torno ancora una volta alla mia Viterbo. Mia perché è lì che sono nato. Mia perché è lì che ho mia mamma, mia sorella, due nipoti, una zia adorabile e una cuginetta. E con loro ancora tanti amici.
Una toccata fuga con una ragione fantastica. Festeggiamo i 30 anni dalla maturità con i compagni del liceo Ruffini. Non ci avremmo mai creduto. E su 24 saremmo in 20. C'è molta emozione e curiosità. Non c'entra nulla la nostalgia o un facile romanticismo. Quegli anni, come dice Uhlman ne L'amico ritrovato, fissano alcune emozioni uniche e i rapporti conservano poi qualcosa di magico. Così dopo dieci stagioni esatte ci ritroviamo ancora una volta. E sarà festa.
Con alcuni di loro, Carlo, Stefano, Patrizia, il rapporto è continuato forte e intenso, con altri davvero non ci si vede dal 1998. Un altro secolo, un altro millennio. Come lo era quel terribile e fantastico al tempo stesso 1978. L'anno della maturità resterà alla storia. Per tutti basti ricordare il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro e l'avvio del papato di Karol Woytila.
Parto tra poco in treno e taglierò mezz'Italia ancora una volta con il sole. Dalla pianura padana, agli appennini, alle colline toscane fino alla terra viterbese a brindare con i pini marittimi.
Sono felice e questo viaggio avrà tante componenti di fascino a partire dall'abbraccio con la mia mamma.

mercoledì 3 dicembre 2008

La vergogna della politica e non solo

Ma è mai possibile che in Italia sia tramontato il buon senso? La vicenda di Sky è quanto di più osceno si possa chiedere di vedere. Sono due giorni che non si parla quasi di altro. Prime pagine dei giornali, editoriali, tg, talk show e dichiarazioni dei politici a non finire.
Osceno per due ragioni. Una è la solita storia e riguarda l'ennesimo caso del conflitto di interessi. La seconda è più nel merito e mi fa porre la domanda che ci dovremmo fare sempre: ma di cosa stiamo parlando?
L'iva agevolata era un trattamento di favore a tempo. Siamo andati ben oltre e quindi c'è poco da discutere. Ma poi, qualcuno ha fatto due conti? Si tratta di "spiccioli" per chi paga l'abbonamento a Sky. È mai possibile che si debba assistere a tanto clamore? Passi il Governo, ma l'opposizione non ha niente di meglio su cui investire le proprie energie?
Le parole di gran parte degli esponenti del Pd nazionale sono di una tristezza inaudita. Sentirci poi fare la morale dai vari Gasparri, La Russa e Cicchitto è davvero penoso.
Per non parlare poi dei giornali. Stamattina vedere i titoli del Corriere e Repubblica davvero faceva venire solo tristezza.
Un paese con il più basso numero di laureati e diplomati dei paesi Ocse e non solo quelli, con gli indicatori culturali deprimenti (oltre due terzi degli italiani non legge nemmeno un libro all'anno), si appassiona a temi che vedono contendersi gli interessi di due plurimiliardari come Berlusconi e Murdoch per le quote tv.
Una tristezza e una vergogna. Giornate in cui passa la voglia di fare il lavoro che faccio e di viverci in questo paese.

lunedì 1 dicembre 2008

In nome della madre

Cresce l'attesa per una serata di teatro che si mescola ala poesia, all'intensità delle emozioni per uno degli eventi che hanno cambiato il mondo. Lo sguardo può essere diverso, laico o religioso, ma l'intensità della Natività coinvolge tutti. Erri De Luca arriva a Gallarate per la seconda volta in pochi mesi e porta il suo nuovo spettacolo Provando in nome della madre.
Il libro è un capolavoro. Una lettura che narra la natività di Gesù tutta dalla parte di Maria. Pagine di poesia, di un'intensità travolgente. Delicato, profondo e forte. Un libro scritto da un uomo che legge il femminile in modo davvero straordinario.
C'è timore, ma anche grande desiderio di vedere la "messa in scena".