sabato 31 ottobre 2009

Michelle Obama, la first lady della speranza

Elizabeth Lightfoot non ha mai incontrato Michelle Obama, e forse è meglio così. La sua "partigianeria" è dichiarata da subito. E la prefazione di Concita De Gregorio ci mette un altro carico. Malgrado questi preamboli, che possono apparir critici, il lavoro è davvero notevole.
La giornalista americana inizia raccontando della sua conoscenza di Barack durante le primarie.
È suo figlio adolescente che la spinge ad occuparsi di questo giovane politico che cattura le anime di quanti si mettono ad ascoltarlo.
Il libro è così un continuo intrecciarsi delle vite dei due coniugi. Ne escono ritratti interessanti e molti aneddoti più o meno conosciuti anche nel nostro paese.
Unici difetti la lunghezza e il soffermarsi troppo su alcuni dettagli. Per il resto un testo davvero utile per conoscere Michelle.

"E fatelo càde sto Berlusconi..."

Sulla North street al 247 c'è un piccolo ristorante italiano, Il Piccolo nido. Il proprietario Pino Irano, un campano doc, ha girato il mondo a cucinare e da trent'anni vive a Boston.
Sono stato a cena da lui sabato scorso a chiusura di una quattro giorni nella città americana. Una serata fantastica. Pino sulla porta mi ha subito chiesto: "Ma tu sei italiano? Entra entra". Quando gli ho detto che aspettavo Reguzzoni mi ha detto: "Ma se sei leghista allora no. Anche oggi avete salvato Berlusconi".
Quando gli ho detto che pur essendo con Reguzzoni non ero leghista ed anzi... le porte si sono spalncate e la festa è stata massima. Tutta la sera a scherzare e a fare il matto.
Leggete l'articolo sulla sua storia su Varesenews.

venerdì 30 ottobre 2009

Vogliamo l'America

Una volta eravamo antiamericani. poi sarà l'età che vanza, sarà Obama che è grande, sarà quel che sarà, ma almeno io mi sono ravveduto. Non che non veda con chiarezza le storture e le cose terribili che gli Stati Uniti combinino, però...
Leggere questo articolo per non credere.
L'intervista ad Alessandro e la storia di Martina hanno aperto uno squarcio interessante sul funzionamento delle università all'estero. Subito si sono scatenati commenti che hanno messo al centro delle loro scelte anche gli aspetti economici e finanziari. Siamo andati fare qualche verifica soprattutto nel luogo più lontano, e per questo in apparenza meno accessibile, il Mit di Boston. Viene fuori un quadro da far arrossire chi ha le leve del potere del nostro Paese.
A partire dalla trasparenza si vede subito la differenza di stile. Daniel Barkowitz è il direttore di financial aid all'MIT e gestisce un blog dove si trovano tutte le informazioni del caso.
Nella "sua" università quasi il 30% degli studenti per iscriversi, frequentare e vivere non paga un solo centesimo. Trattamento riservato a quanti hanno un reddito inferiore ai 75.000 dollari. Poi ci sono una serie di altre agevolazioni anche per chi ha disponibilità economiche maggiori.
Si badi bene che non è un caso isolato perché le maggiori università americane (Harvard, Princeton, etc.) adoperano un sistema di ammissione che viene chiamato "need-blind admission", che vuol dire che la domanda di ogni studente viene esaminata senza considerare le risorse finanziarie dello studente. Ogni persona accettata deve poi mandare la dichiarazione di redditi famigliari; dopodichè l'università utilizza "need-based financial aid", cioè viene data una borsa di studio che paga tutto quello che il reddito non riesce a coprire (e spesso la borsa di studio copre tutte le spese). Inoltre, l'università offre varie opportunità di lavoro pagato agli studenti, come assistenti di laboratorio, tutori, etc. Tutto questo è per implementare meritocrazia nella sua pienezza.
Per tornare ad alcuni studenti dell'MIT (specialmente quelli internazionali) che provengono da posti remoti del pianeta, spesso con poche risorse economiche. Esemplare la storia di E.G., cresciuto in una risaia in un piccolo villaggio nell'Ovest dell'isola di Java. Lui facendo le olimpiadi di matematica ha saputo dell'MIT, ha fatto domanda, è stato accettato, ed è andato a vivere lì nel campus. È solo grazie al sistema puramente meritocratico che le grandi università americane attraggono e offrono possibilità a persone di talento in tutto il mondo.

martedì 27 ottobre 2009

A spasso tra campus e grattacieli

È la città più antica degli Stati Uniti, e quella che più ricoda il Vecchio continente. Boston presenta la sua faccia migliore in autunno quando si colora di giallo e di rosso con i suoi parchi scintillanti e le casette di Beacon Hill che guardano dal basso un favoloso skyline.
A questo si uniscono le meraviglie di Harvard e del MIT, le eccellenze di ben 79 università tutte concrentrate nella patria del biotech e della ricerca.

Emigrato per amore della matematica


Un anno fa si era trovato al centro di una vicenda giudiziaria che fece discutere la stampa di mezza America.

Avevamo seguito la storia di Alessandro Chiesa che, insieme a tre compagni di corso del Massachusetts Institute of Technology (Mit), aveva trovato una falla nel sistema di biglietteria della metropolitana di Boston. Gli studenti avevano passato un brutto quarto d'ora e poi ne erano usciti vincenti.

Sono stato a trovare Alessandro proprio nelle aule del prestigioso Mit a Cambridge. Una terra che trasuda cultura e tecnologia ovunque. Intorno a Boston, infati, sorgono 79 università tra cui Harvard. C'è una presenza di istituti di ricerca unica al mondo. Per quanti hanno una passione per la matematica e l'informatica il Mit è il mito.


Leggi tutta l'intervista su Varesenews.

martedì 20 ottobre 2009

In partenza per Boston

È la città di Harvard, del Mit, delle tante università. La città con tanta storia, ma anche tanti progetti. Vado a seguire l'inaugurazione del Biocell. Questo centro nato a Busto, uscito dai confini nazionali per approdare a Lugano, ora sbarca ufficialmente negli States a Boston.
Un convegno giovedì e uno venerdì e poi sabato taglio del nastro con tanti italiani.
Il "patron" e fondatore del Biocell è Marco Reguzzoni, già presidente della Provincia di Varese e oggi parlamentare della Lega nord.
Ma qui la politica per fortuna non c'entra. Sarà un viaggio dalle tante facce. Il lavoro, il piacere, la curiosità, la condivisione di un progetto importante.
Il Biocell center si occupa di ricerca e di trattamento delle cellule staminali. Il rapporto con Boston farà fare altri passi avanti al lavoro del centro.

giovedì 15 ottobre 2009

District 9 e Baaria

Due film in pochi giorni. Il primo in alternativa al secondo, vista la sala piena, si è rivelato più "tosto" e interessante.
District 9 racconta una storia semplice. Una sorta di ET di massa, meno bello e più complesso. Una astronave giunge in Sud Africa da un paese sconosciuto. Sul gigantesco mezzo ci sono un milione di "gamberoni", come vengono soprannominati dai terrestri. Gli alieni vengono confinati proprio nel District 9 e la loro vita diventa un inferno. Non è migliore quella di chi vive fuori e si riproducono gli stessi meccanismi che viviamo con gli extracomunitari. Il ghetto esplode, è senza leggi, senza futuro, senza speranze. Gli alieni vorrebbero solo tornarsene a casa, ma la situazione degenera. E non vi raccontiamo il resto per non togliere il gusto del film che ha un ritmo perfetto diventando verso la fine un vero e proprio thriller.
Da vedere.
Per me che ho mezzo sangue siciliano, con una mamma che si è riconosciuta nella Sicilia di Tornatore, Baaria era un affresco irrinunciabile. Ma alla fine, bel film ma senza entusiasmo e senza quelle emozioni che solo in poche scene trascinano.
Tornatore ha voluto dire troppe cose e il film perde ritmo e la narrazione è sconclusionata e incespica spesso. Il tempo corre e il film merita comunque di essere visto, ma è lontano dal rappresentare un capolavoro.
Fantastici alcuni attori a partire da Ficarra. Bella solo a tratti la fotografia. Bellissime le scene iniziali del bambino.

lunedì 5 ottobre 2009

Leggere, amare sognare (16)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Vado a farmi la chemio e torno, Paolo Crespi, Rizzoli
- Autobiografia di malcom X, Rizzoli
- Indignazione, Philip Roth, Einaudi
- Il rosso e il blu, Marco Lodoli, Einaudi
- Una storia quasi soltanto mia, Licia Pinelli - Piero Scaramucci, Feltrinelli
- Le donne non invecchiano mai, Iaia, Caputo, Feltrinelli
- Lungo cammino verso la libertà, Nelson Mandela, Feltrinelli
- Un nuovo inizio, Barak Obama, Cooper
- Negli occhi dello sciamano, Hernàn Huarache Mamani, Piemme
- Icone d'oggi, Michel Maffesoli, Sellerio

Ricevuti
- Le braci, Sàndor Màrai, Adelphi
- Più forte del male, Fabrizio Macchi, Piemme
- Il canapè rosso, Michele Lesbre, Sellerio
- Giorno da cani, Alicia Gimenez Bartlett, Sellerio
- Il ragazzo che leggeva Maigret, Francesco Recami, Sellerio

Letti
- Vado a farmi la chemio e torno, Paolo Crespi, Rizzoli
- Le lacrime di Nietzsche, Irving D Yalom, Neri pozza
- Il rosso e il blu, Marco Lodoli, Einaudi
- Passionaccia, Enrico Mentana, Rizzoli
- Voglio l'America, Enrico Franceschini, Feltrinelli
Le recensioni