venerdì 16 aprile 2010

Il pannolone e la badante

Badante. Ecco una parola che fino a dieci anni fa non esisteva. Un termine che non faceva parte del nostro vocabolario, ma neanche della nostra vita quotidiana. Badante viene dal verbo “badare”, cioè accudire, prendersi cura delle persone, animali o cose, avere attenzione per qualcuno o qualcosa.
Oggi almeno il dieci per cento delle famiglie italiane non potrebbe più fare a meno di queste persone.
Di questo se ne è accorta anche l’Istat che, dal 2010, ha inserito questa voce di spesa nel paniere per le rilevazioni mensili sull'andamento dei prezzi.
La questura di Varese nei giorni scorsi ha presentato la fotografia “ufficiale” della presenza dei cittadini extracomunitari che hanno un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. In tutto sono 17.837 e di questi il principale settore di inserimento è proprio quello relativo alle badanti.
È uno dei segni dei tempi, dei profondi cambiamenti della nostra realtà sociale.
Nel 2002, con la riforma della legge sull’immigrazione (L. 189/02) e poi la sanatoria, è venuta fuori la parola badante per indicare una tipologia di lavoro separato da quello della collaboratrice familiare, quasi a dire: “noi, con questa nuova figura, abbiamo pensato a una copertura specifica per gli anziani”.
Qualche volta le parole possono anche nascere per disperazione. Esiste una nuova necessità che è determinata da mutamenti della società. La popolazione invecchia, i vecchi possono ammalarsi e purtroppo cessare di essere autosufficienti. Allora occorre qualcuno che “badi” a loro. Ed ecco nascere dalla fantasia dei burocrati una nuova figura professionale e quindi una parola fresca fresca che invano cerchereste (come sostantivo) nei dizionari: “il badante”, “la badante”, colui o colei che badano a questi vecchi, sollevando il peso che prima era portato da familiari affettuosi e riconoscenti.
La nuova parola è entrata nel nostro linguaggio comune ma non ci piace. Come per altre fasi storiche i cambiamenti profondi inquietano e preoccupano. Questo accade tanto più quando si tratta degli affetti. Iniziamo a farci i conti anche in storie quotidiane che, a prima vista, poco c’entrano con la parola badante.
In provincia di Brescia, un imprenditore ha deciso di pagare i debiti che alcune famiglie non potevano sostenere. L’amministrazione comunale aveva sospeso il servizio della mensa per quaranta bambini. Questi erano sia italiani che stranieri. L’uomo ha scritto una lunga lettera e in un passaggio afferma che “fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L'età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce li volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. È anche per questo che non ci sto. Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani”.

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