sabato 13 febbraio 2010

Basta! Non ne possiamo più

Il tanfo a cui siamo costretti ha superato ogni limite. L'immagine dei soldi nelle mutande di Mario Chiesa nel lontano 1992 sbiadisce rispetto a quello che sta succedendo giorno dopo giorno nel nostro Paese. La corruzione dilaga e come un cancro si sta mangiando dal di dentro ogni corpo sociale e civile.
L'arresto del consigliere comunale di Milano Camillo Pennisi (Pdl) segue quello dell'assessore allo sport Gianni Prosperini. Il primo - dicono gli inquirenti - intascava tangenti per "favori" legati all'urbanistica, il secondo, alla faccia del moralismo che sbandierava, è accusato di averne fatte di ogni tipo. Per non parlare poi dei livelli ancora più alti.
La Magistratura, come si è soliti affermare in queste situazioni, farà il suo lavoro, ma intanto stretti collaboratori di Bertolaso sono finiti in manette e le loro conversazioni telefoniche fanno venire i brividi. Se la ridevano nelle ore del terremoto in Abruzzo dandosi di gomito per gli affari certi che avrebbero fatto. Lo stesso responsabile della Protezione civile sarebbe coinvolto in un giro di favori. Lui nega parlando di tradimenti, ma il clima ricorda tanto quello dell'ex ministro socialista De Michelis quando affittava l'ippodromo delle Capannelle a Roma facendo correre i cavalli con i nomi delle proprie amanti.
I tempi passano, ma lo sfarzo e le feste anche a sfondo sessuale restano. Del resto se il nostro presidente del Consiglio, invece di partecipare alla serata di festa per l'elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, se ne stava a letto con una escort, e per la maggioranza degli italiani tutto è normale, perché gli altri commensali dovrebbero fare da meno?
Ma come si fa ad accettare tutto questo? Come fanno i milioni di italiani che tutte le mattine si alzano per andare a lavorare, magari per poco più di mille euro? Come fanno quelli che non si alzano nemmeno perché in cassa integrazione o peggio ancora senza lavoro? Come fanno tutti quegli imprenditori, grandi e piccoli, che credono ancora al "contratto sociale" e al bisogno di sviluppo e di voglia di fare? Come fanno gli educatori che giorno dopo giorno devono avere esempi positivi da fornire ai ragazzi? Come si fa a credere a chi parla di valori quando tutto è mercificato?
La risposta non può venire dall'assuefazione perché questo è il rischio peggiore.
La protesta non è certo sufficiente e chi crede ancora alla Politica, di ogni colore questa sia, deve avere un sussulto e uscire da questo stato di cancrena, di un corpo in via di decomposizione. Non farlo significa esserne corresponsabile malgrado le tante belle parole e buone intenzioni. Non vogliamo credere che ci sia una tale connivenza da non permettere parole chiare a cui seguano fatti altrettanto precisi.
Tutti abbiamo responsabilità ed è bene far sentire la propria voce a partire da un semplice basta!