lunedì 16 febbraio 2009

La notte che Pinelli

La ricostruzione che Adriano Sofri fa della morte di Pinelli è un omaggio al nostro Paese. Il racconto di quelle drammatiche giornate dell'inverno del 1969 si snodano non sui soli ricordi personali, ma grazie a migliaia di pagine di documenti processuali, di lavori altrui, di prese di posizioni pubbliche di parti ogni possibile attore coinvolto con la morte di Giuseppe Pinelli.
Sofri utilizza lo stile di una lettera, di un racconto a una giovane che non era ancora nata e che poco conosce di quell'epoca storica. Puntiglioso, analitico fino all'eccesso, il libro si snoda sui fatti di quei giorni immediatamente dopo la strage di piazza Fontana. Le pagine corrono a lungo come fosse un giallo, poi prendono il ritmo della ricostruzione storica e sociale, poi il taglio si fa politico fino a quello più "intimo", personale per arrivare a quella pagina che tanti potevano aspettarsi. Una domanda terribile che riguarda direttamente Sofri al di là della morte di Pinelli. Ma allora sei o meno colpevole della morte di Calabresi? E l'autore con rispetto e onestà risponde. "Io ho questo concetto della corresponsabilità: che se qualcuno traduce in atto quello che anche io ho proclamato a voce alta non posso considerarmene innocente e tanto meno tradito. Ne sono corresponsabile. Solo di quello, del resto, e non di altro. Di nessun atto terroristico degli anni '70 mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi si, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, «Calabresi sarai suicidato».
Non sveliamo quale sia il pensiero invece sulla morte di Pinelli. Anche qui Sofri è abile e molto fine. C'è una grande umanità, un'onesta intellettuale profonda e il coraggio di non rinnegare niente, ma di sapersi guardare indietro con coraggio. Il libro va letto e diventa un altro tassello importante per conoscere e capire cosa siano stati quegli anni.

Nessun commento: