martedì 6 gennaio 2009

La fatica della speranza

Buon anno a tutti. Una settimana di silenzio sul blog, non per una vacanza, ma perché azzittito dagli eventi. Oggi poi l'immagine dei Magi, in un'Epifania imbiancata, mi ha risvegliato di colpo. Per chi crede nella loro visita al Salvatore, ma anche per chi crede in altro, il simbolo della speranza è troppo forte e grande per continuare a tacere.
Ieri sera, con mio figlio di tredici anni sono andato a vedere Il bambino con il pigiama a righe. Un dramma familiare in uno ben più tragico per dimensioni. Uno sguardo sui campi di sterminio e sulla Shoah con gli occhi di due bambini di otto anni. Uno ebreo e l'altro figlio dell'ufficiale nazista che dirige il lager. Una storia che lascia ben poco spazio alla speranza.
La gente che usciva scossa dal cinema pronunciava frasi improbabili per mascherare un imbarazzo profondo. Il film è da vedere assolutamente e da far vedere a tutti i ragazzi sopra i dodici anni.
Detto questo mi colpisce che gli ultimi due film che ho visto hanno al centro, in un modo e nell'altro, ebrei ed israeliani proprio nei giorni in cui questi stanno massacrando un popolo. Non ho titoli per fare analisi storiche o geopolitiche, ma ci vuole davvero poco a capire come la reazione israeliana contro i palestinesi sia del tutto spropositata e soprattutto indegna di un popolo civile. Odio contro odio e l'unica certezza è che vincerà la barbarie, e la disperazione produce più vittime di qualsiasi sporca guerra.
Tutti responsabili con ruoli diversi, come sempre nella vita. E se non si guarda le cose per quello che producono serve davvero a poco credere di migliorare il mondo. I tanks israeliani sparano e ammazzano donne e bambini. Ne basterebbe uno solo per considerare follia pura questa situazione. Non ci si può abituare a tutto questo. Non possiamo noi che viviamo in un mondo dove per qualche centimetro di neve si mobilitano forze in massa occupando spazi sui media.
E allora questo mio silenzio in questi giorni è stato soprattutto figlio di un imbarazzo di fronte al quale parole di circostanza sarebbero state improbabili come quelle sentite ieri sera.
"Certo che è finita male..."

2 commenti:

Bosina ha detto...

Ciao Marco, mi chiedevo appunto doev fossi finito. Volevo farti gli auguri per un buon anno. Che sia un anno migliore, ecco, per i bambini inanzitutto e per tutti. Con amicizia
Laura

DiVoRaM ha detto...

Grande Marco!

No, non ci si puo' abituare a questo...cosi' diventiamo anche noi parte del nulla.

Un caro abbraccio

Massimo