lunedì 5 marzo 2012

"Depressi di tutto il mondo unitevi"

"La sofferenza ha a che fare con gli abissi della nostra interiorità, e, in ogni caso, ci rende più sensibili e più aperti a intravedere, e a cogliere, gli orizzonti del senso della vita: le sue contraddizioni e le sue ombre, le sue ferite e nonostante tutto le sue speranze. Ma nella sofferenza risplende, dolorosa e luminosa, e non sempre riconosciuta nei suoi fulgori e nei suoi adombramenti, la indicibile connotazione della dignità umana".
Ho appena finito di leggere Elogio della depressione di Aldo Bonomi ed Eugenio Borgna, Einaudi. Centotrenta pagine intense e dense di riflessioni profonde su un tema che emerge già dalla copertina. "Gli individui, le famiglie e le comunità sono oggi intrappolate in un circuito di paura, angoscia, rancore, incapaci di dare un significato collettivo alla sofferenza".

Un sociologo, Aldo Bonomi, e uno psichiatra, Eugenio Borgna, dialogano cercando risposte a domande che sempre più a stento le persone si fanno, in una società ormai individualizzata dove, spesso, sembrano trionfare indifferenza e deserto delle emozioni.
Bonomi riflette su quella che lui chiama "comunità di cura", e Borgna sulla "comunità di destino". Due risposte simili al bisogno di uscire dalla sofferenza come semplice e mera esperienza individuale ritrovando un confronto e sostegno proprio a partire dall'esperienza più dura e faticosa: la depressione.
Bonomi provoca e rilancia parafrasando uno slogan ottocentesco. "depressi di tutto il mondo unitevi". Non per una sorta di nostalgica visione socialista, ma per scuotere il torpore di una società che predica senza vivere i valori e senza porsi la domanda sul senso della vita.
Bene si comprende il valore del confronto tra gli autori leggendo alcuni passaggi forti come questo: ‎"Le immagini della fragilità sono tuttora pulsanti nei cuori di ogni persona sensibile e aperta alla trascendenza. La nostra esistenza è fragile, e in ogni relazione umana si viene in contatto con la fragilità degli altri. L'elogio della fragilità non significa elogio della sofferenza che fa parte della fragilità; ma l'elogio della fragilità vuole solo sottolineare come nella fragilità, dimensione ineliminabile della vita, ci siano valori che danno un senso alla vita: alla vita di ciascuno di noi. L'essere consapevoli di questo, della fragilità come esperienza necessaria, significa accogliere, e rispettare, la fragilità degli altri; senza disconoscerla e senza ferirla. Ma significa anche che, nella fragilità, nella nostra e in quella degli altri, si abbia la percezione dela valore della debolezza e dell'insicurezza che fanno parte della vita e che si contrappongono a ogni forma di onnipotenza e di violenza".

1 commento:

roye ha detto...

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