martedì 30 novembre 2010

Leggere, amare sognare (28)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Dell'amore e del dolore delle donne, Umberto Veronese
- Stranieri in casa nostra, Francesco Daveri, Università Bocconi editore
- Un paese senza tempo, Concita De Gregorio, Il Saggiatore
- L'interiorità maschile, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina editore
- Pasolini in salsa piccante, Marco Belpoliti, Guanda
- Momenti di trascurabile felicità, Francesco Piccolo, Einaudi

Ricevuti
- Cuore e ragione, Giuseppe Adamoli, Edizioni Lativa


Letti
- Chiedo scusa, Abate - Mastrofranco, Einaudi
- Momenti di trascurabile felicità, Francesco Piccolo, Einaudi
- Dell'amore e del dolore delle donne, Umberto Veronese



Le recensioni

lunedì 29 novembre 2010

Tante perle non fanno una collana

La pace e il silenzio sono una dimensione che accomuna i luoghi magici della nostra provincia. La salita al Sacro Monte e quella a Monteviasco, in senso opposto la discesa verso Santa Caterina del sasso, o verso il Ticino dalla piazzetta di Tornavento.
E poi l’eccellenza di spazi congressuali con le incantevoli Ville Ponti, o il pratico e comodo MalpensaFiere, oltre ai tanti hotel che offrono altri servizi. Per non parlare poi di tutte quelle proposte di nicchia, che pensate in un contesto di mondo globale, possono portare numeri di visitatori davvero importanti. Lo sport, il benessere, l’ambiente, la natura, sono altri punti di forza del nostro territorio.
Insomma, il turismo varesino non può certo competere con quello delle grandi città d’arte, o con il lago di Garda, ma i numeri per fare bene ci sono, o meglio ci sarebbero.
Intorno a questo, da una decina d’anni, si gioca una scommessa importante: scoprire una possibile vocazione turistica del Varesotto che, oltre a far conoscere le proprie bellezze ai cittadini che ci vivono, diventi un piccolo pilastro dell’economia.
Ovvio che la presenza di Malpensa gioca un ruolo importante e strategico. Dall’aeroporto, malgrado la crisi, transitano milioni di passeggeri. Intercettarli non è facile, ma è possibile.
La Camera di commercio e la Provincia collaborano da diversi anni per far si che il turismo diventi un sistema. Hanno fondato un’agenzia specifica e danno energia al consorzio misto tra pubblico e privato perché gestisca la parte business.
Le premesse ci sarebbero tutte per un discreto successo. Ma è davvero così? Non sembra proprio. Ognuno fa da sé, e anche in questo settore vince la sindrome del pasticcino. Tutti grandi pasticceri per dimostrare di saper fare il miglior dolce. Peccato che, come bene hanno detto i direttori del Convention Bureau varesino, nessuno, da solo, abbia la forza per competere e promuovere seriamente il territorio.
L’agenzia per il turismo avrebbe il compito di elaborare strategie e gestire le relazioni per far si che si sviluppi un vero sistema. Un ruolo importante che valorizzi le abilità dei vari pasticceri facendo però attenzione a non moltiplicare solo i risultati, ma indirizzando, almeno in parte, l’uso degli ingredienti per fare una buona torta.
Se i diversi soggetti non dialogano e non si incontrano, c’è poco da sperare in un vero sviluppo. Si continuerà a fare piccoli numeri, malgrado si abbiano le occasioni per pensare ai grandi.
Sembra essere un po‘ la vocazione varesina, ma allora, viene da pensare che per organizzare un abbraccio intorno al lago sarebbe sufficiente un consorzio di bocciofile e non un grande dispiego di energie come quello messo in campo dall’agenzia per il turismo alla ricerca di record (per farci che?), per altro nemmeno raggiunti. Promuovere il territorio richiede ben altro che piacevoli e meritevoli scampagnate.
Tanti pasticcini saranno anche buoni, ma non fanno una torta, e tante perle sciolte saranno anche belle, ma non fanno una collana.

domenica 21 novembre 2010

Le cose buone della Lega

Negli ultimi giorni, per una serie di coincidenze, in momenti diversi, mi hanno cercato tre ex leghisti. Militanti della prima ora. Cittadini appassionati della propria terra, e che avevano da subito abbracciato le idee del Carroccio con convinzione. Il loro impegno nel movimento era poi sfociato in quello delle rispettive amministrazioni. Persone serie che hanno poi ricoperto anche ruoli di responsabilità amministrativa.
Hanno abbandonato la Lega per dissensi profondi, ma non hanno mai sbattuto porte o rinnegato quanto fatto in precedenza. Sono stati protagonisti di fasi storiche, a detta loro, appassionanti. All’inizio come movimento dell’antipolitica, e poi di quella in cui il Carroccio era da poco rientrato nelle stanze dei bottoni della “Roma ladrona” che tanto avevano combattuto. Nel frattempo tanti amministratori se ne erano già andati delusi. Tutta la schiera dei primi sindaci, a partire da Raimondo Fassa a Varese, Angelo Luini a Gallarate, fino a Luigi Rosa a Busto Arsizio.
I tre ex militanti non avevano tutta questa visibilità, ma forse non era stato nemmeno quello a evitare posizioni polemiche, ma un vero amore per le idee che avevano abbracciato con la convinzione di cambiare Varese e il Paese. Da una parte il profondo legame con la propria terra e dall’altra la speranza che il federalismo avrebbe trionfato.
Qualcosa però si è incrinato in modo profondo se uno di loro ci scrive, in modo accorato, di eliminare dall’archivio alcune interviste troppo “verdi” perché nuocerebbero al proprio lavoro. Se un secondo non può fare a meno di rileggere sconsolato l’operato di questi quasi vent’anni di governo del territorio convinto che tutto sia rimasto fermo. C’è la convinzione che per molti la Lega sia stata l’occasione per entrare in posti che mai si sarebbero sognati di raggiungere. Nel frattempo però la distanza tra i bisogni dei cittadini e l’operato della politica, anziché diminuire sia aumentata. Il terzo ex leghista è ancora più esplicito e scrive che “la Lega a Varese una cosa buona l'ha fatta: il distributore gratuito di acqua al posteggio della Provincia (per il resto lasciamo perdere)”.
Da quando la Lega nel 1992 è entrata trionfante a Palazzo Estense, Villa Recalcati e poi, via via, in tanti altri luoghi di potere il mondo è cambiato. Anche Bossi e il suo partito sono cambiati. E la contestazione arriva proprio da lì.
Cosa stanno facendo, qual è la loro visione del futuro, quali sono le parole d’ordine oggi? Sono le domande, a volte un po’ retoriche, che sollevano diversi ex militanti, e non solo loro. Ma, senza scomodare la secessione, la tanto decantata Roma ladrona, e altri slogan, qual è l’idea di città per i prossimi dieci anni per Varese, Gallarate e Busto Arsizio?
Questa è la vera domanda, e non se convenga correre da soli, accompagnati, o se rompere o meno con una o l’altra forza politica.
Mancano pochi mesi alle elezioni per rinnovare i sindaci di quelle città. Quelle domande esigono risposte, e i cittadini su quelle potranno decidere per chi votare.

venerdì 19 novembre 2010

Ciao Adriana Zarri

La notte scorsa è morta Adriana Zarri. Una donna dolcissima. Teologa straordinaria. Ho nel cuore Erba della mia erba, uno dei suoi libri dove raccontava della sua vita monastica al Molinasso.

Queste sue parole descrivono la sua visione della morte.
"Non mi vestite di nero: è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco: è superbo e retorico.
Vestitemi a fiori gialli e rossie con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdie sulla croce, la tua resurrezione.
E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un’epigrafe d’erba.
E dirà che ho vissuto, che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri".

"Da poco più di trent'anni Adriana Zarri, 91 anni, teologa progressista e saggista, viveva in un cascinale di campagna in totale solitudine, seguendo uno stile di vita austero che si può definire monastico. - Scrive Davide Pelanda su Nuovasocietà. - Era una sorta di eremita. Una scelta radicale presa nel settembre 1975 che comunicò agli amici: con una lettera ella annunciava un trasloco non «dovuto a motivi pratici - scriveva - ma a causa di una scelta di vita eremitica. La mia nuova residenza sarà infatti una vecchia cascina solitaria, dove trascorrere i restanti anni della mia vita nella preghiera e nel silenzio».
No, non era diventata «(...)un misantropo inavvicinabile - come scriveva ancora in quella lettera - non è nemmeno necessariamente un recluso che non possa, di tanto in tanto, muoversi ed incontrarsi con la gente, che non possa soprattutto ricevere chi venga a condividere qualche ora della sua solitudine e a fargli dono della sua amicizia: ché, anzi, l'ospitalità è sempre stato carisma monastico. L'eremita è semplicemente uno che sceglie di vivere da solo perché nella solitudine ha il suo momento privilegiato d'incontro».
Il suo primo eremo fu una cascina chiamata Il Molinasso nelle colline canavesane poco distante da Ivrea, poi da quindici anni a questa parte la sua nuova casa, una rustica cascina d'epoca, sorgeva in località Crotte, a pochi chilometri da Strambino. A un tiro di schioppo – ironia della sorte - da Romano Canavese, paese che ha dato i natali al Segretario di Stato Vaticano monsignor Tarcisio Bertone".

giovedì 18 novembre 2010

Dell'amore e del dolore delle donne

"Mentre scrivevo e ripensavo a molti momenti della mia vita, ho riscoperto una volta di più un tesoro immenso, che ancora non abbiamo il coraggio di far venire alla luce, anche se ormai abbiamo tutti gli strumenti necessari. Vorrei che queste pagine servissero a due scopi: aprire lo scrigno, e insieme valorizzare ciò che di prezioso lo scrigno racchiude. Con amore e con gratitudine, da parte di un uomo che ha dedicato la sua vita all'ascolto del mondo femminile. Ascoltare, va subito detto, l'ho imparato da una donna".
Parole migliori per raccontare il libro di Umberto Veronesi sarebbero difficili da trovare. Le usa lui stesso a conclusione del suo lavoro. "Dell'amore e del dolore delle donne", Einaudi, è un mix tra autobiografia e riflessione sulla sua visione del mondo.
Bello, profondo, solo a tratti un po' semplicistico, provoca con gusto e garbo. L'oncologo ama le donne, ama la vita e non lo nasconde mai. "Come medico so che non si possono curare i malati senza amarli di un amore «materno», con un affetto che capisce e perdona le regressioni che la malattia può provocare negli uomini e che combatte non solo la malattia nel corpo, ma anche quella che si annida nella mente".
Un libro che affronta grandi temi con occhi sinceri e pieni di fiducia nel futuro.

martedì 16 novembre 2010

The social network

Come fosse un thriller The Social Network ti tiene inchiodato sulla poltrona con un ritmo incalzante e intenso. Le mani di Mark Zuckerberg, interpretato da un ottimo Jesse Eisenberg, che corrono nervose e sicure sulla tastiera, meritano tutto il film. E con queste i dialoghi, veloci e intensi. Non era facile realizzare una pellicola così. È passato troppo poco tempo da quando in una notte del febbraio 2004 da Harvard inizia l'avventura che solo pochi anni dopo realizzerà due imponenti record. Cinquecento milioni di persone collegate e il più giovane miliardario della storia. Facebook oggi è quotata 25 miliardi di dollari, e che siano soldi veri o meno poca conta. Questo prodotto rivoluzionerà la storia della comunicazione. Lo sta già facendo. Gli italiani in meno di due anni sono balzati in cima alla classifica mondiale per il suo utilizzo. Siamo oltre 15 milioni a usarlo e ci passiamo sei ore e mezzo al mese. e come tutte le medie non rende l'effettivo valore d'uso.
Tornando al film, il lavoro di David Fincher sfiora la perfezione. Chi non conosce Facebook perderà qualche cosa, ma è in grado comunque di capire tutta la storia. Non c'è giudizio, non c'è morale, ma solo una buona narrazione di un'avventura pazzesca. I protagonisti, come per le più grandi imprese recenti della storia, sono giovanissimi e si ritrovano in un gioco molto più grande di loro. La consapevolezza di quanto sta succedendo affiora solo in parte ed è straordinaria la distanza tra gli avvocati che trattano le cause di risarcimento e la genialità, un po' eretica e strafottente, di Zuckeberg.
Grandiosa la scena finale con protagonista un F5 ripetuto ogni pochi secondi.

lunedì 15 novembre 2010

Gli "sfigati" di Facebook vincono

Quanto conta Internet in politica? Quanto i social network?
Se guardiamo alle primarie del centrosinistra a Milano, ancora una volta verrebbe da dire che contano moltissimo. Dopo tanto parlare del "caso Obama" iniziamo a poter riflettere su questo fenomeno guardando solo a casa nostra.
Per semplificare prendiamo soltanto Facebook, il più popolare e seguito tra i social media.
Giuliano Pisapia ha condotto una parte della campagna utilizzando questo mezzo e cercando di diffondere materiali sulla rete. Il candidato vincente ha 12.453 fans e questi sono destinati a crescere.
Stefano Boeri non ha snobbato Facebook, ma si è fermato a 5.413 fans. Negli ultimi post pubblicati Pisapia ha sfiorato i duecento commenti e a 600 persone è piaciuto quello che ha scritto. Per Boeri i numeri (ma ovviamente la sconfitta non è come la vittoria) sono minimali con una trentina di commenti e 130 "mi piace". Gli altri due candidati non avevano nemmeno profili pubblici su Facebook.
Sarebbe sciocco pensare che Pisapia abbia vinto le primarie grazie ai social network o alla Rete. Resta interessante capire però come mai chi usa Internet si riveli poi vincente.
Non ci sono risposte certe e chi le ha imbroglia. Quello che è certo però è che siamo tutti ormai nell'era della condivisione, e questa ha le sue regole. La prima è condividere, ma si può fare solo a condizione di saper ascoltare e quindi comprendere cosa stia cambiando. Non bastano più le categorie del passato e non bastano più manifesti e paginate sui giornali.
I risultati sono lì da vedere.

Il sorriso dei bambini

Negli occhi di un bambino c’è tutto il nostro futuro. Ce lo svela in tutta la sua profondità il cinema. Come non ricordare lo sguardo di Salvatore in Nuovo cinema paradiso, o quello incantato di Giosuè ne La vita è bella di Roberto Benigni?
Il sorriso di un bambino è tra i doni più grandi che può ricevere un adulto. Nello stesso modo la sofferenza dei più piccoli ci inquieta e ci coinvolge emotivamente. Dovremmo ricordarcene sempre, e non solo quando siamo direttamente coinvolti.
“Un bambino in ospedale non è un piccolo adulto, ma un bambino. Un neonato, un bambino, un adolescente sereno guarisce prima, ma la sua serenità dipende dall’ambiente che lo circonda. Giochi, sorrisi, colori e spazi vivaci per socializzare sono come una terapia: la soglia del dolore si abbassa e si risponde meglio alle cure”.
Niente meglio di queste parole spiegano le ragioni di un ospedale materno infantile. E niente meglio di quello che afferma Umberto Veronesi ci svelano una visione della professione medica. “Non esiste, secondo me, medicina senza solidarietà, né medicina senza amore. E proprio per questa sua profonda aspirazione alla solidarietà, io vedo la professione medica come una missione. Una missione con un grande spessore etico. Il medico dovrebbe possedere un forte senso della giustizia sociale e non conoscere nessuna forma di intolleranza, né razziale né di altro genere”.
Per il progetto di un ospedale del bambino, il nostro territorio deve molto alla fondazione Il ponte del sorriso. La sua attività ha un grande valore e si sviluppa su fronti diversi, tutti importanti.
Da anni, centinaia di cittadini fanno volontariato nelle corsie dell’ospedale. Portano calore, allegria, sorrisi, giochi e svago ai bambini ricoverati. Insieme a questo lavoro si sviluppano iniziative che sensibilizzano e fanno cultura. Un impegno non diverso da quello delle centinaia di associazioni di volontariato presenti in provincia. Il ponte del sorriso ha però lanciato una sfida ancor più grande: la costruzione di un nuovo ospedale. E questo è il terzo fronte, il più delicato e difficile, dove l’impegno non può essere solo il loro, ma deve coinvolgere tutta la collettività.
Ce lo hanno ricordato con coraggio e gentilezza i tanti volontari che si sono ritrovati due giorni fa alla presentazione del progetto. Ci credono a questo sogno, e ne hanno finanziato tutta la fase progettuale. Le scelte fin qui fatte sono di grande eccellenza, a partire proprio dai soggetti coinvolti. Il riferimento è l’ospedale Meyer di Firenze, una delle strutture più importanti in Italia.
Intorno al Ponte del sorriso si sono poi strette tutte le istituzioni, perché gli unici colori che contano, parlando di bambini, sono quelli della gioia e non degli schieramenti politici. Alcuni fondi ci sono, e i lavori possono partire. Ma non basta. La città, il territorio, devono crederci e occorre una vera mobilitazione, un’attenzione fatta di gesti concreti. Servono ancora risorse economiche, e tutti possiamo fare la nostra parte.

domenica 14 novembre 2010

Giornalismo online iperlocale

Ci siamo trovati in un centinaio a Roma a discutere di giornalismo online locale. Un'iniziativa nata in modo informale e promossa da ONA Italia grazie ad alcuni giornalisti digitali. Nell'aula di Digilab dell'Università della Sapienza, si sono alternati sulla cattedra una ventina di relatori per fare il punto della situazione sulle realtà digitali. Interessante e utile. C'erano diverse figure professionali (docenti universitari, sociologi, editori, giornalisti, bloggers).
Dopo una presentazione di Ona da parte di Mario Tedeschini Lalli, ha parlato Sergio Maistrello, autore dell'ottimo libro Giornalismo e nuovi media. Da lì interventi di quindici minuti l'uno per circa sei ore. Massiccia presenza del Gruppo L'espresso, che è certamente leader rispetto al giornalismo digitale.
Ho tenuto una relazione sul "buon modello editoriale di Varesenews" raccontando come siamo arrivati agli attuali numeri del giornale sia rispetto ai lettori, che alla redazione e ai dati economici.

mercoledì 10 novembre 2010

Chiedo scusa

"La nostra vita ha sempre un lato comico, e questo libro, nudo e limpido come una pietra preziosa, lo scopre nel luogo più impensato. Nel più estremo dolore". La frase della quarta di copertina condensa bene una qualità del romanzo di Abate e Mastrofranco (che poi è Valerio Mastrandrea). In Chiedo scusa, Einaudi, attraverso la storia di Valter si riflette sulla vita, sul dolore, sul senso delle cose, ma anche sulle relazioni.
Un bel libro.

lunedì 8 novembre 2010

La bella statuina

Divertente e piacevole. Potiche, la bella statuina conferma la bontà del cinema francese. Il film di Francois Ozon affronta con leggerezza temi importanti e profondi quali le relazioni affettive, il ruolo e l'emancipazione della donna, la politica, il lavoro.
Una commedia che due grandi attori come Depardieu e la Deneuve contribuiscono a rendere ancora più riuscita.
La scena dove i due vanno nella discoteca è deliziosa. Un gioco di sguardi, di primi piani e di giochi di luci che vale più di tante parole. Merita di esser visto.

domenica 7 novembre 2010

Anche le oche sanno sgambettare

“Ho sentito dire che voi vorreste in settimana ballonzolare a scuola. Un fatto simile mi ha talmente incuriosito che ho voluto seriamente discuterne insieme a voi, perché o nel ballo c’è qualcosa di abbastanza utile da poterlo fare nei luoghi sacri o è inutile, e allora a scuola non si può fare.
La scuola è quel luogo dove si insegnano cose utili, quelle cose che il mondo non insegna, sennò non va bene.
Sicché anche se il ballo è soltanto una cosa inutile, farlo a scuola è una cosa assolutamente indecente”.
Don Milani non le mandava a dire. Mancavano pochi giorni al carnevale quando il priore di Barbiana, uno sperduto borgo del Mugello, affrontò a viso aperto alcune ragazzine che aveva chiesto di poter fare una festa danzante a scuola.
"Ma se nel fare una cosa inutile non si fa male a nessuno, questo non è mica immorale?" domanda una di loro.
Don Milani le rispose con la chiarezza che lo contraddistingueva: "Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo".
La conversazione andò avanti per oltre un’ora con il priore che incalzava le ragazze. “La scemina che tutti ricercano sta godendo felice e torna a casa che piscia e non se ne avvede dalla gioia, non perché l’han trovata intelligente, l’han trovata colta, ma perché l’han trovata capace di sgambettare come sanno anche le oche. Ma ci pensate quanto viene su cretina una ragazzina molto bellina a sperare che sia richiesta da tutti e a passare da una sala da ballo a un’altra? Vi immaginate che mammina sarà quella! Che donna politica! E che sindacalista! Quella invece che torna a casa addolorata perché nessun giovanotto l’ha richiesta, è addolorata da una cosa che non si è meritata. Quindi in questa sala avvengono delle infamie, delle mancanze di carità tremende”.
Un'invettiva con parole di pietra contro il ballo e il divertimento, contro l'effimero e contro chi "bestemmia il tempo" in un mondo in cui tutto è inutilmente piacevole. Un'invettiva che solo un profeta come Lorenzo Milani poteva pronunciare senza provare un po' di pudore.
Eravamo nel 1965, un’altra epoca.
La nostra, a casa nostra, è quella di una giovane varesina che a 19 anni decide di fare l’attrice porno di cinema hard. Quella di una ragazza di 28 anni, laureata in relazioni pubbliche, che passa il tempo nella casa del Grande fratello. Quella di genitori che fanno un’ora di coda per accompagnare i propri figli a una festa in discoteca, dove c’è più alcol e droghe che aria.
Quanto a “bestemmiare il tempo”, la nostra provincia non si fa mancare niente.
Del resto cosa c’è di male se il modello vincente è quello di Ruby, di Nicole, di Noemi, delle sculettanti veline, delle “scuderie” di avvenenti signorine alla corte di Lele Mora?
Il senso dell’educazione e della responsabilità, il contenuto della democrazia, il riscatto degli emarginati, la ricerca della libertà, l’emancipazione femminile richiamate da don Milani sono pensieri vecchi. Figli del moralismo di un bigotto prete di campagna, dirà qualcuno.
Viva l’Italia.

sabato 6 novembre 2010

Evviva

Evviva. Passato lo scritto dell'esame di stato per diventare giornalista professionista. Ora, prima di Natale, l'orale. Studiare si deve, ma il vero scoglio è andato.

giovedì 4 novembre 2010

In ricordo di Angelo Vassallo

Una no stop video online per ricordare Angelo Vassallo. "Cose nostre, per la legalità e la cultura (www.cosenostre.tv) partirà venerdì 5 novembre alle ore 20 e andrà avanti fino a mezzanotte con invitati in studio, collegamenti in Italia e all'estero via skype con molti ospiti e testimonianze di legalità.
Andranno in onda tre contributi che nascono dall'esperienza del mio viaggio. L'intervista ad Angelo, un mio vido realizzato per l'occasione e uno di Sergio Michilini registrato in Nicaragua, che racconta come è nato il suo quadro con Chico Mendes e il sindaco di Pollica.
La diretta si potrà seguire anche su Varesenews.

mercoledì 3 novembre 2010

Non mi sono piaciuti

Le ultime due letture sono state piuttosto deludenti. Il sorriso di Angelica racconta un Montalbano che invecchia e inizia a perdere qualche colpo. Il popolare commissario è però sempre arguto, e il tutto è condito dai soliti alti e bassi con la sua fidanzata storica Livia, dai suoi collaboratori Fazio e Catarella (Mimì Augello è fuori gioco in questa nuova puntata). C'è poi una storia con una giovane donna. Tutti ingredienti classici, ma il romanzo di Andrea Camilleri non ha il brio di altri racconti.
Non avevo mai letto niente di Isabella Bossi Fedrigotti. Non mi è piaciuto Se la casa è vuota. Scontato e intriso di perbenismo. L'autrice racconta diverse storie di disagi familiari, ma soprattutto di disagio di bambini e ragazzi. Ho trovato molta superficialità e stereotipi. Il tema è delicato e ben venga sollevare alcuni coperchi, ma questo libro non aggiunge nulla di interessante.