mercoledì 31 marzo 2010

Leggere, amare sognare (22)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac


Acquistati
- Tangenziali ai bordi della città, Gianni Biondillo e Michele Monina, Guanda
- Lo spazio bianco, Valeria Parrella, Einaudi
- La tv che non c'è. Come e perché riformare la Rai, Gilberto Squizzato, Minimun fax
- Che cosa vuol dire morire, a cura di D. Monti, Einaudi
- La civiltà dell'empatia, Jeremy Rifkin, Mondadori
- Il dono ai tempi di internet, Maro Aime e Anna Cossetta, Einaudi

Ricevuti
- L'arte della gioia, Goliarda Sapienza, Einaudi
- Piccoli. La pancia del paese, Dario De Vico, Marsilio
- L'eco della frottola, Fabrizio Gatti, Rizzoli


Letti
- Tangenziali ai bordi della città, Gianni Biondillo e Michele Monina, Guanda
- L'arte della gioia, Goliarda Sapienza, Einaudi
- Piccoli. La pancia del paese, Dario De Vico, Marsilio
- Lo spazio bianco, Valeria Parrella, Einaudi
- La tv che non c'è. Come e perché riformare la Rai, Gilberto Squizzato, Minimun fax
- La gallina volante, Paola Mastracola, Tea

Le recensioni

Cos'è il Pd?

"L'astensione che penalizza il Cavaliere (ma non i partiti identitari, come la Lega e il movimento di Di Pietro) precipita anche addosso al Pd. - Scrive oggi Ezio Mauro nel suo editoriale La partita da giocare, - Il che significa, molto semplicemente, che il principale partito d'opposizione non intercetta il malcontento dell'elettorato di maggioranza, e in più produce in proprio ragioni d'insoddisfazione. Dunque non funziona né l'opposizione, né la proposta di alternativa. D'altra parte il Pd si è esercitato principalmente, in questi mesi, nella costruzione di un "meccano" di alleanze, come se la politica fosse riassumibile dalla sola aritmetica, e come se l'identità e la natura di un partito non fossero più importanti di qualsiasi tattica. Gli elettori non sanno se il Pd è un partito laico, in un Paese in cui la Chiesa si muove come un soggetto politico; non sanno se è una forza di opposizione, con tutte le offerte di dialogo che alcuni suoi uomini specializzati rivolgono quotidianamente al Cavaliere, qualunque cosa accada; non sanno nemmeno se è di sinistra, in un Paese in cui la destra - e destra al cubo - mostra il suo vero volto in ogni scelta politica, istituzionale o sociale".

Prosegue con una serie di analisi e riflessioni e anche delle interessanti indicazioni al Pd. Chissà cosa ne penserà Bersani e il suo gruppo dirigente.
Viene spontaneo però un consiglio anche a Mauro, acuto e puntuale osservatore e narratore. Piantiamola di parlare del niente come l'uscita di Bossi di voler fare il sindaco di Milano e La Russa che gli risponde pure.

martedì 30 marzo 2010

Ma dove vogliamo andare?

C'è poco da girarci intorno. Si chiude un'epoca. E come sempre questo disorienta e un po' spaventa. Ma tanto è. I risultati delle elezioni per chi ha un cuore che batte a sinistra sono dolorosi. È la democrazia. Abbiamo tutti bisogno di riflettere.
Fin qui, per faticosa, è la realtà voluta dal popolo. Ma alcuni talk show no! Ieri nel fare zapping mentre lavoravamo in redazione, su Rai Uno sono apparsi nell'ordine: La Russa, Buttiglione, Orlando (l'ex sindaco di Palermo), Bondi e Fassino.
Non serve tanto altro per capire l'anomalia dell'Italia e le ragioni di tanto immobilismo. Ogni analisi profonda si va ad infrangere su questo ceto politico rissoso, vecchio e triste.
Si può, si deve, sognare e lavorare per un mondo migliore. Il primo sarà quello dove questi signori pensino a fare solo i nonni o gli zii.

sabato 27 marzo 2010

Emozioni

Gli ultimi giorni sono stati davvero elettrizzanti. Tante soddisfazioni e stimoli diversi sia per lavoro che altro.
Le interviste in diretta con Penati, Formigoni, Pezzotta e Agnoletto sono state una bella esperienza. Impensabili anche solo un mese fa.
Gli articoli sul Sole 24ore e sulla Prealpina. E per finire la lezione all'Università e il salotto con Mauro Della Porta Raffo.
Sullo sfondo le elezioni e l'attesa per i risultati da leggere in tanti modi diversi per quanto non appassionanti.
Su tutto però resta l'emozione per la festa della mia mamma e i suoi ottanta anni. Emozione condivisa con tanti affetti quali i miei figli, mia sorella, i nipoti, i cugini e tanti amici anche varesini.
Tanta, ma tanta lettura e forse perfin troppi acquisti per il prossimo futuro.

venerdì 26 marzo 2010

Paura e cambiamento

Si alza tutte le mattine all’alba. Per raggiungere il posto di lavoro deve fare un centinaio di chilometri. Trent’anni, ancora precario. Non è la storia isolata di un ragazzo che deve trovare un impiego sicuro, stabile, che gli dia maggiori garanzie. È la condizione di tanti della sua età e lui ha rivolto una domanda ai candidati che siederanno nel prossimo Consiglio regionale su cosa si possa fare per cambiare questa situazione.
Molti suoi amici hanno deciso di lasciare il Paese perché, a torto o ragione, qui non vedono futuro. Una scelta che non ha nulla di negativo, ma che rischia di diventarlo se non si vedono alternative.
Quando le incertezze si trasformano in paura tutto diventa più difficile. E tanti, troppi, sentono lontana la politica. Sentimenti che non riguardano solo le giovani generazioni, ma tutte le persone che giorno dopo giorno temono che il domani riservi solo incognite e pericoli.
Negli ultimi quindici anni è cambiato tutto. La Lombardia ha appena raggiunto i dieci milioni di abitanti. È una regione tra le più ricche del mondo eppure è sempre più forte la paura del futuro.
A due giorni dal voto serpeggia la preoccupazione di un forte astensionismo. Ognuno ne dà una propria lettura. Ci auguriamo che sia solo una percezione e che i cittadini facciano la propria scelta nel modo più consapevole possibile. La sfiducia nella politica è pericolosa perché spesso è l’anticamera della sfiducia delle istituzioni e questa non porta mai niente di buono.
Il non voto prima ancora che elemento di protesta somiglia a una rinuncia, a una sempre maggiore sfiducia. Un indicatore importante di scollamento sociale, di disinteresse.
Un forte astensionismo nell’immediato sarebbe una sonora sconfitta per chi governa, ma un segnale di quel tipo dovrebbe preoccupare tutti. Non si possono nascondere i problemi sempre prendendosela con l’altro o promettendo l’impossibile come risolvere la malattia del secolo nella prossima metà della legislatura. Non si possono agire sentimenti ed emozioni alternando la paura, che ha sempre una presa sulla cosiddetta “pancia” del Paese, alla richiesta di un amore di tipo fideistico.
C’è bisogno di più e non di meno politica. C’è però ancor più bisogno che questa inizi ad affrontare i problemi concreti e dia speranza ai cittadini perché guardino al futuro non con la paura, ma con fiducia che cambiare è possibile.

mercoledì 24 marzo 2010

Lo spazio bianco

Devo a Francesca Comencini e a una carissima amica, che porta lo stesso nome della regista, la lettura di Lo spazio bianco. Non ho visto il film. Il libro di Valeria Parrella è bellissimo. Lo si legge tutto di un fiato. Racconta di Maria e della sua bambina Irene che nasce prematura e lotta tra la vita e la morte. Questa narrazione è inframmezzata dal lavoro della protagonista e da alcuni passaggi della sua formazione.
Una scrittura semplice, asciutta, intensa. "Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita. Nell'attesa ho avuto lo spazio per costruire enormi impalcature di significato, e dieci minuti dopo farle crollare, per mia stessa mano. Poi riprendere da un punto qualunque, correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginata più solida. Vederla crollare di nuovo".

È una vita anche di rinunce quella della protagonista. Fin da ragazzina ci ha dovuto fare i conti. "Con le cose buone della vita io non ero mai stata indulgente. Forse credevo di più alle sconfitte, sapevo affrontarle meglio: erano come le temevo, cioè come le avevo immaginate. Intorno alle cose facevo dei lunghi giri larghi tenendo sempre gli occhi altrove".

lunedì 22 marzo 2010

L'arte della gioia

"L'arte della gioia è qualcosa di più e di meno che un libro bello, è un libro memorabile, e i libri memorabili sono pochissimi, molti meno rispetto ai libri belli e anche riusciti. Un libro memorabile è semplicemente un libro che lascia il segno: con l'articolo determinativo".
Le frasi di Domenico Scarpa descrivono bene lo stato d'animo che si prova mentre si seminano le pagine del libro di Goliarda Sapienza.
La storia di Modesta è l'epopea di una straordinaria donna. Nata il primo gennaio del 1900 percorre un bel pezzo del secolo scorso incontrando tutti i grandi movimenti di pensiero, politici e sociali. Ma quello che rende straordinario questo testo è l'intrecciarsi della vita privata, familiare e pubblica di questa siciliana protagonista del romanzo. Una storia che ha come filo conduttore le scelte coraggiose, la sensualità, l'amore, la ricerca della gioia e della libertà.
Davvero un libro memorabile con pagine di altissima letteratura.

domenica 21 marzo 2010

Ottanta

Venerdì 19 partenza all'ora di pranzo destinazione Viterbo. Sei ore filate con un'auto piena di affetti. Figli e amici in viaggio per condividere una festa a sopresa a mia mamma per i suoi ottant'anni.
Era da due mesi che ci lavoravamo io e mia sorella. È solo una tappa, simbolica, ma importante. La festa è riuscita benissimo con quasi quaranta persone tra parenti, nipoti, amici. La più piccola sei mesi, il più anziano 86 anni. Una tavolata unica a mescolare generazioni e storie con un filo conduttore unico: un grande affetto per una donna che sa tessere relazioni rapporti con una dolcezza e una profondità come sanno afre tante mamme.
E nella foto la magia di una piazza incantevole con il palazzo degli Alesandri a ricordare secoli e secoli di storia.

venerdì 19 marzo 2010

Chi paga e chi ci guadagna

Ogni volta che si apre uno spazio alla cultura è bene brindare. E così l’inaugurazione della nuova galleria d’arte moderna di Gallarate è una bella occasione per far festa. Un territorio cresce e migliora non solo grazie alla propria economia, all’operosità, ai servizi, ma alla ricerca della felicità. E questa si trova nel bello. E allora cosa ci può essere di meglio delle arti?
È comunque giusto porsi la domanda che stanno facendo tanti cittadini: si ma chi paga? Paga la collettività, pagano le istituzioni nazionali e non, pagano alcune imprese lungimiranti, che credono che il loro compito non si fermi alla sola produzione della ricchezza, perché se un territorio vive bene tutto migliora.
Si potrebbero impiegare meglio queste risorse? Può essere, ma cosa c’è di più grande della ricerca della felicità e del bello?
C’è una questione importante da tener presente e gli interventi di Vincenzo Coronetti sulla Prealpina e di Adriano Gallina su Varesenews in due riprese bene l’hanno posta. Chi coordina la cultura su questo territorio? Cosa è necessario fare perché la pietanza sia saporita e gustosa, restando nella metafora gastronomica? Uno spazio così importante, come sarà la nuova galleria d’arte, non può essere pensato solo come una questione di Gallarate. Non lo può essere perché l’investimento va ben oltre chi lo gestisce. Il MAGa può diventare uno dei nostri ambasciatori nel mondo. La sua attività può stimolare migliaia di giovani, di cittadini avvicinandoli all’arte e attraverso questa al gusto del bello. Oltre a ciò tutto il territorio potrà beneficiare di effetti economici, come è già successo in altre città italiane.
C’è solo una condizione però perché questo accada. Occorre crederci. E credere che, per quanto bene si lavori, da soli non si può fare. E i primi a doverci riflettere sono proprio i vertici della nuova struttura. Troppo grande e troppo costosa per essere solo un buon pasticcino, ma anche troppo piccola per pensare di sostituirsi a una intera torta. Se poi il sapore non piacerà a tutti pazienza. Resteranno altri dolcetti a far da contorno.

giovedì 18 marzo 2010

La bellezza della curiosità

Oggi Nova24 pubblica due pagine sui giornali online locali. C'è anche un mio articolo sull'esperienza di Varesenews. Lo riporto integralmente.

All’inizio la molla è stata una grande curiosità e poi la passione per la cultura. Internet nel 1997 era sconosciuta ai più e i giornali online erano mosche bianche. Varesenews nacque quasi per gioco con due viterbesi e un lucano. Niente male per un territorio che ha visto nascere la Lega. La sfida era quella di ampliare il panorama editoriale dominato da uno storico quotidiano locale. Avevamo intuito che occorreva puntare su uno strumento innovativo e che avrebbe potuto allargare il numero dei lettori. E la scommessa nel tempo si è rivelata vincente.
Carlo Galeotti era l’unico giornalista. Da allora di cose ne sono cambiate tante, ma la passione per quel progetto è rimasto il comun denominatore. Varesenews all’inizio ha privilegiato le risorse umane alla tecnologia diventando così una vera scuola di giornalismo. Oggi la redazione è composta da dieci giornalisti professionisti e da altrettanti collaboratori a cui si aggiunge una grafica, un’impiegata e alcune figure commerciali.
Abbiamo sessantamila visite al giorno e oltre trecentomila pagine viste.
Le ragioni di questi risultati sono diverse. Abbiamo creduto da subito che la parola fondamentale fosse glocal. Utilizziamo uno strumento globale riportandolo alle caratteristiche di un territorio molto ben definito. Varesenews non è percepito come qualcosa di solo virtuale. Grazie alla sua presenza è cresciuto il numero delle persone che si informano leggendo un quotidiano e il giornale viene percepito come patrimonio della collettività.
La seconda parola magica è comunità. Ne siamo parte e soggetto attivo. Il web 2.0 lo abbiamo anticipato non tanto in termini tecnologici, ma reali. L’interattività è di casa da tempo, e il giornale dedica un importante spazio ai lettori che di fatto si sentono e sono uno dei protagonisti nella costruzione delle notizie. Mai autoreferenziali, siamo presenti e partecipi alla vita dei cittadini, delle imprese, delle associazioni raccontando le loro storie, i progetti, i problemi. È cambiato così il ruolo del giornalista che non è più un mediatore, ma un soggetto culturale e sociale che ascolta e dà spazio. Le notizie, i commenti, le lettere, le foto, i video dei lettori diventano così il miglior esempio di giornalismo partecipativo.
La società editoriale è poi un altro pilastro del progetto. Varesenews è un giornale con un’anima e una forte identità e intorno a queste siamo riusciti a tenere insieme molti attori sociali, dalle associazioni di categoria al sindacato fino ad alcune imprese e alla cooperativa dei giornalisti.
Crossmedialità e spirito di innovazione sono gli altri ingredienti del nostro lavoro. Realizziamo le edizioni del giornale radio di radio NumberOne, gestiamo la comunicazione di diverse realtà, sviluppiamo video per la webtv. A questo si affiancano progetti specifici sul web come l’aggregatore di oltre trenta blogger legati al giornale e altri del nostro territorio. E per finire, dopo lo start up di Bergamonews stiamo dando il via a Lombardianews che aggregherà i giornali online dei vari territori lombardi.
Per noi e per il nostro territorio il giornalismo online non è il futuro ma, ormai da tempo, il presente.

mercoledì 17 marzo 2010

Che emozione la tv

Prima conduzione di una diretta webtv. Protagonista Filippo Penati del Pd. Trentasette minuti tirati per un'intervista a tutto campo per le elezioni regionali della Lombardia.
Divertente con un pizzico di emozione prima e qualche lungaggine mia nelle domande poi. Tutto sommato però un'esprienza interessante. si ripeterà con Pezzotta per l'Udc e poi vedremo con chi altro.

domenica 14 marzo 2010

Le mine vaganti di Ozpetek

Ironico, divertente, profondo. Le Mine vaganti sono un bellissimo film. Forse il migliore di Ozpetek. Ambientato a Lecce e nel Salento, racconta la storia di due fratelli gay in una famiglia tradizionale. Nemmeno tra loro, Antonio e Tommaso, era mai emersa questa condizione e il ritorno del più giovane, che vive a Roma, è l'occasione per fare outing.
Il film gioca sulle figure dei vari personaggi della famiglia pescando a piene mani da alcune situazioni tipiche della commedia all'italiana. C'è una scena a tavola con il compagno, tre amici gay di Tommaso (un bravissimo Scamarcio) e la tutta la famiglia, che da sola vale tutto il film. Si ride, si riflette, si ragiona su una situazione che sembra inverosimile e che forse proprio non lo è. Bravo Ozpetek perchè Mine vaganti, dopo aver aperto il sipario con Le fate ignoranti, narra in modo fantastico vissuti, pregiudizi, paure ed altre emozioni rispetto alla "diversità" da cui per fortuna non si guarisce. E "la normalità è proprio una brutta parola" come dice la splendida nonna saggia, un po' il grillo parlante della casa.
Da vedere assolutamente.

venerdì 12 marzo 2010

La cultura dei pasticcini

Nel giro di poche ore e di pochi chilometri, il 20 marzo, ci saranno tre importanti iniziative.
Nel pomeriggio taglio del nastro per il BAFF, ovvero il festival del cinema di Busto Arsizio.
La sera il concerto di Mario Biondi a Gallarate per inaugurare la nuova galleria d’arte moderna, e per finire la cerimonia di chiusura con premiazioni per i Cortisonici, festival dei corti, che parte proprio oggi e porta a Varese centinaia di partecipanti da tutto il mondo.
Qualcosa sta cambiando. Occorre iniziare a usare le lenti giuste, ma da un po’ di tempo si inizia a respirare un'aria nuova. Cultura, arte e tempo libero si sono scrollati di dosso tanta polvere e il nostro territorio torna a mostrare elementi di eccellenza anche in questi delicati settori.
Il BAFF e i Cortisonici portano Varese anche fuori dai confini nazionali e a loro si associa ora MA.GA, la nuova galleria d’arte.
Ora però viene da chiedersi per quale ragione ognuno faccia per sé. Una riprova è il fatto che tutte queste proposte si realizzino nello stesso periodo senza alcun coordinamento.
La cultura, come altri settori, ha preso i “vizi” del nostro territorio. Non si riesce a superare questa dannata “sindrome del pasticcino” dove, piuttosto che unire le abilità, si preferisce tenersi ben strette ricette ed ingredienti e farsi tanti bei dolcetti singoli invece di una buona torta insieme.
Questo modo di lavorare fa parte della nostra identità con tanti bravi solisti, bravi maestri pasticceri, un esercito di piccole imprese. Tutto però troppo all’insegna di logiche campanilistiche e di uno sfrenato senso di gelosia per la propria creatura.
Può andar bene anche così, ma occorre saperlo e smettere poi di lamentarsi della poca attenzione che hanno le nostre iniziative su scenari fuori dalla provincia.
Per valorizzare ancora meglio quanto stiamo facendo, e renderlo davvero un servizio di qualità per tutto il territorio, è necessario che ogni organizzatore metta i propri strumenti a disposizione di un grande direttore di orchestra che sappia valorizzare tutta la bravura di ogni solista.
C'è spazio per tutti, ma è necessario che ci creda chi ha i mezzi per costruire il palcoscenico. Vendere le salamelle o offrire cene di alta cucina, far dormire in un bed & breakfast o in una suite farà poi parte di quel risultato economico che per ora sembra un miraggio. I grandi eventi sono occasioni d’oro anche per promuovere il territorio.
La Provincia dovrebbe avere quel ruolo di direzione. A questa si devono aggiungere le imprese, le associazioni, i media, i singoli cittadini. L'imperativo ora è crederci ognuno con le proprie caratteristiche e ognuno con la propria creatività. Non si deve per forza rinunciare ai pasticcini, ma mettiamo insieme le forze. Potremo così fare una torta straordinaria e sarà un piacere per tutti conoscerne ingredienti, impasti e cottura per continuare a sfornarne.

giovedì 11 marzo 2010

Le ombre

"Mai rifiutarsi di vedere i lati sgradevoli della vita; non conoscendoli la realtà li ingigantisce nella fantasia trasformandoli in incubi incontrollabili".
da L'arte della gioia, Goliarda Sapienza, Einaudi

mercoledì 10 marzo 2010

Ciao Marino

Sono da poco passate le sette quando Giorgio mi chiama. Una notizia terribile. Di quelle che non vorresti davvero sentire. Marino Bergamaschi ci ha lasciati. Un infarto martedì sera a Milano, subito dopo una riunione, lo ha stroncato. Si è portato via il suo corpo, non la sua energia, il suo pensiero, i suoi progetti, i suoi valori.
Un uomo libero e attento a tutto quello che viveva.
Ho scritto un ricordo su Varesenews.

"Con moto andante ondoso". Rispondeva così ogni volta che gli chiedevo come stava. E si resta increduli, senza parole quando ti arriva una telefonata così, poco dopo l'alba, per avvisarti.
Marino è uno di quegli uomini che ti lasciano un segno. Emiliano, passionale, deciso, caparbio, iroso quanto dolce, sempre attento alle persone con tanta sensibilità. È stato un uomo libero. Di un'intelligenza straordinaria, uno di quelli che studiava e leggeva in continuazione. Amava ricordare la sua esperienza nel centro studi della Cisl a Firenze. Una formazione che lo avrebbe portato ai vertici dell'organizzazione sindacale per quasi vent'anni e poi per altrettanti in quella dell'associazione artigiani.
Aveva nella testa e nel cuore le persone, soprattutto i più deboli. Viveva il suo cattolicesimo nella prassi, nell'impegno quotidiano per cambiare ogni elemento di ingiustizia. E intorno a questo era imperniata la sua vita.
Ogni incontro con lui era un grande piacere. Si parlava di tutto, di politica, economia, di territorio, del mondo dei media. Ma la cosa che lo entusiasmava di più, gli accendeva quel suo sorriso dolcissimo, era quando parlavamo dei nostri figli e dei suoi nipotini.
Ci mancherà. Ci mancherà tanto. Ci lascia un patrimonio importante, di idee, di valori, di carica umana e professionale.

domenica 7 marzo 2010

Siamo in dittatura?

"Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma.
Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari.
Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione.
E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno?
Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva".
Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale

sabato 6 marzo 2010

Cinque in condotta

“La scuola non è più la badante che deve accudire e comprendere tutti. Un tempo, se eri bravino, il comportamento non aveva valore. Oggi si pretende responsabilità da tutti. Gli insegnanti devono accogliere e valorizzare, ma gli alunni devono imparare a stare nel gruppo, a rispettare le regole. Nelle scuole si sta ancora affinando il ritorno dell'importanza del voto in condotta, perché si stanno ristabilendo i giusti ruoli in questa comunità”.
Le parole di Claudio Merletti, dirigente provinciale scolastico, arrivano dopo che in una scuola della nostra provincia quasi metà classe aveva preso cinque in condotta. Apriti cielo. Si è subito scatenata una battaglia con diverse prese di posizione. Non è un caso isolato da quando il voto della condotta è tornato ad avere un’importanza centrale nella vita scolastica. Il problema però è serio, perché spesso la scuola oggi sembra più alle prese con i problemi disciplinari, con i codici di comportamento, che con la propria missione educativa.
Serpeggia sempre di più la preoccupazione delle procedure, degli elementi burocratici per scongiurare eventuali prese di posizione dei genitori. Da protagonisti, con ruoli diversi, si assiste sempre più a uno scollamento tra scuola e famiglie. E i ragazzi spesso restano soli lì in mezzo, in preda alla fatica di adolescenti, alla ricerca della propria identità.
Di fronte ai cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi due decenni le risposte sembrano ogni giorno più inadeguate. Basti pensare all’elevamento dell’età scolastica a sedici anni, alle nuove tecnologie con internet e telefoni cellulari in primis, alla forte presenza di culture diverse. Gli adolescenti di oggi sono la prima generazione digitale e non è una semplice definizione. Ogni giorno si susseguono studi delle neuroscienze sui cambiamenti a livello celebrale. I ragazzini oggi sono abituati ad essere multitasking e basta osservarli come usano la tecnologia per rendersi conto cosa significhi. Sono costantemente connessi ai loro mondi e la loro capacità di concentrazione è molto diversa da quella dei loro coetanei di solo vent’anni fa.
Di fronte a tale complessità gli insegnanti per lavorare meglio dovrebbero rivedere ogni giorno le proprie strategie, ma nel nostro Paese sembra che le preoccupazioni siano di ben altro tipo. Non si dà la giusta importanza a questa professione.
Una situazione assurda perché il nostro futuro dipende dall’età della formazione. Trattare con disattenzione la scuola significa pregiudicare un mondo migliore.
È anche per queste ragioni che va ripensata la rete delle nostre università, che non sono solo l’approdo di un percorso scolastico, ma il primo elemento della formazione degli insegnanti di domani.

giovedì 4 marzo 2010

Le tangenziali di Biondillo e Monina

"La psicogeografia è andare alla deriva anche nella scrittura". E a Michele Monina è riuscito benissimo. Una buona idea è stata trasformata in un libro brutto e per lo più quasi inutile. Tangenziali, Due viandanti ai bordi della città, racconta il cammino di Gianni Biondillo e Michele Monina intorno a Milano lungo le grandi arterie che costeggiano il capoluogo lombardo. Dieci tappe scritte a quattro mani.
"Io non so cosa ho capito di tutto ciò, - scrive Gianni Biondillo alla fine del percorso, - non so a cosa sia servito: so che dovevo farlo. So che mi è piaciuto, che nella sua disorganizzazione dilettantesca sarà per me irripetibile. Ma era proprio lo spirito da cialtroni che ci ha accompagnati che gli ha dato sapore e che non potrà essere replicato".
E per fortuna viene da dire. E per fortuna poi che c'era Biondillo, che almeno ha arricchito le pagine di riflessioni e qualche analisi. Fosse stato per Monina ci saremmo fermati a sapere che ovunque c'è una via Di Vittorio, che le tangenziali sono costeggiate di tanti cimiteri, che non sopporta culattoni e froci e che dei campi rom non gliene frega un cazzo (espressioni e dichiarazioni tutte sue).
Del resto il libro si poteva anche chiudere a pagina 51, risparmiandoci le altre 250, per ammissione sincera dello stesso Biondillo. "Perché per Michele la questione non si poneva: qualunque luogo visitassimo era «un posto di merda». Punto. Aveva una teoria preventiva, ogni suo passo, ogni suo sguardo, doveva solo confermagliela". Viene da chiedere a Biondillo cosa se lo sia portato dietro a fare. Non un'analisi, ma solo esercizio di bella scrittura (non sempre).
"Io non ho alcuna teoria prestabilita, - continua Biondillo, - solo curiosità. E forse anche indulgenza, non lo so. Desidero capire il senso delle cose, anche in luoghi che paiono l'emblema dello sfacelo. separare il grano dal loglio, la bellezza dall'inferno. Riconoscere, quanto meno, cosa è inferno e cosa è bellezza. Provarci".
E questo salva il libro da un secco tre. Lo salvano alcuni dati e alcune analisi che Biondillo fa grazie alla sua esperienza come architetto. Milano appare così sullo sfondo con alcuni spunti interessanti anche se appena abbozzati.
Un libro, come dicevo, quasi inutile e brutto anche nelle fotine alla fine di ogni tappa. Se la psicogeografia deve esser questa, meglio lasciar stare.

martedì 2 marzo 2010

Leggere, amare sognare (21)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac




Acquistati
- Milano è una selva oscura, Laura Pariani, Einaudi
- L'ultima notizia, Massimo Gaggi - Marco bardazzi, Rizzoli
- Non so che viso avesse, Francesco Guccini, Mondadori
- Battiato Io chi sono?, Battiato con Daniele Bossari, Mondadori
- I miti greci, a cura di Giuseppe Zanetto, Bur
- Venezia è un pesce, Tiziano Scarpa, Feltrinelli

Ricevuti

Letti
- Milano è una selva oscura, Laura Pariani, Einaudi
- L'ultima notizia, Massimo Gaggi - Marco bardazzi, Rizzoli
- La cura Shopenhauer, Irvin Yalom, Neri Pozza
- Le braci, Sandor Marai, Adelphi
- Non so che viso avesse, Francesco Guccini, Mondadori
- Venezia è un pesce, Tiziano Scarpa, Feltrinelli

Le recensioni