mercoledì 26 agosto 2009

Il sangue versato per tutti

Rialzare la testa e non solo resistere. Senza alcun astio, con pacatezza, ma anche fermezza è ora di dire basta. Di far sentire la propria voce su questo clima putrido, pericoloso, asfittico, che ha ucciso la speranza e la pietà. E con questa la dignita di milioni di esseri umani.
Basta con questa caccia alle streghe nei confronti di quanti sono diversi da noi. Ma poi diversi di da chi? come recita il titolo di un film carino.
Don Ernesto Mandelli, parroco di un piccolo borgo del Varesotto, scrive una lettera aperta alle donne e agli uomini della Lega. Ezio Mauro racconta l'odissea di Titti, l'unica donna viva dei cinque eritri sopravvissuti all'ultima tragedia di quanti cercano "salvezza" nel nostro paese.
Chissà se Roberto Maroni, ma soprattutto davvero le donne e gli uomini della Lega avranno il tempo e la voglia di fermarsi a riflettere.
Un mondo migliore è possibile, ma occorre muoversi qui e ora. E occorre farlo credendo davvero possibile che questo parta dai cuori e dalle menti di tutti: anche di quanti sembrano aver smarrito ogni sorta di umanità.

martedì 25 agosto 2009

L'equazione dell'anima

Un paio di mesi fa lessi una recensione sul domenicale del Sole 24ore. È scattata subito una curiosità profonda per un lavoro straordinario di ricostruzione delle vite di Wolfang Pauli e di Carl Jung. Arthur Miller non ha scritto solo due brevi biografie, ma ricostruito le tappe del loro pensiero e dei punti messi in comune tra uno dei più geniali fisici (premio nobel) e uno dei fondatori della psicanalisi.

Ne esce un libro intenso e bello anche se molto difficile, soprattutto per le parti riguardanti la matematica e la fisica.

L'intrecciarsi di riflessioni a cavallo tra la scienza e discipline diverse quali l'alchimia, la psicologia è denso di fascino. Miller è capace di ripercorrere lo sviluppo del pensiero dei due pensatori raccontando le origini delle loro teorie e la capacità di mettere insieme genialità assolute.

Eravamo nella prima parte del secolo scorso e di questo occorre tener conto, ma il libro ha il grandissimo pregio di portarci dentro una fase storica fondamentale per capire i più profondi cambiamenti avvenuti.

sabato 22 agosto 2009

Il Dio delle carrette

Se Dio decidesse di rimandare il proprio figlio sulla terra il calmiere delle ragioni sarebbe colmo. Dopo duemila anni la sua nascita si sposterebbe di poco da Betlemme e il suo calvario potrebbe aver luogo su una delle tante carrette che trasportano i "disperati" del sud del mondo.
In mare, dopo giorni di stenti, e dopo aver subito ogni tipo di violenza, nell'esalare l'ultimo respiro il suo pensiero sarebbe rivolto ancora al Padre implorando per tutti coloro che, in qualche misura, sono stati responsabili di quella fine terribile: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno".
A molti non gliene può importare di meno del regno dei cieli e quindi per loro i versetti di Matteo sul giudizio universale sono parole sprecate. La morte dei migliaia di uomini, donne, bambini che fuggono disperati da paesi in cui la violenza e la fame sono all'ordine del giorno, ai più sembra non interessare.
La Lega sta facendo la propria fortuna su questo sentimento diffuso di indifferenza quando non addirittura di aperto razzismo e xenofobia. La messa online del gioco "Rimbalza il clandestino" su Facebook da parte dei giovani padani, con il beneplacito del figlio del senatur, è qualcosa che fa gelare il sangue nelle vene.Si è persa ogni umanità, è scomparsa ogni forma di pietas e l'altro, il diverso, diventa solo il facile bersaglio, proprio come in un videogioco.
Le ragioni di quanto stiamo vivendo sono profonde. I processi di cambiamento disorientano e questo paese non è più quello di soli venti anni fa. Di fronte a tale scenario le vecchie risorse di pensiero e di azione non bastano più per fronteggiare nuovi fenomeni che possono scatenare paure e insicurezze. Ma a tutto c'è un limite e ora lo si sta oltrepassando ogni giorno e le risposte ai problemi sono più inquietanti dei problemi stessi.
Chi governa compie delle scelte. Ha la legittimità popolare per farlo, ma questo non può dar mai ragioni per calpestare i più elementari diritti umani. Una società avanzata, oltre a tutelare i propri cittadini con norme sulla sicurezza, ha il dovere di prendersi carico di rischi proprio in virtù della propria maggiore consapevolezza e ricchezza. L'Italia non solo non lo sta facendo a nessun livello, ma sta coltivando ogni forma possibile di indifferenza e di mistificazione dei fatti. E, pur avendo anch'essa qualche responsabilità, fa bene la Chiesa a levare potente la propria voce.
La colta e magnifica civiltà tedesca solo settanta anni fa si è macchiata dello sterminio di milioni di esseri umani. Nella civilissima Bosnia non sono passati venti anni da una guerra etnica agghiacciante.
Quando l'uomo non sente più l'esigenza di conoscere e quindi assumere consapevolezza, il buio ha gioco facile a prendere il sopravvento e la vita assume caratteri molto diversi da quelli che si va tutti professando.
Non si può lasciare che questa cultura di morte passi, ne va dell'umanità di tutti e non solo dei disperati che muoiono inermi nei nostri mari. Una terra che non accoglie diventa inospitale per tutti e non solo per chi non ci è nato. Un paese che perde sempre più giovani che vanno all'estero alla ricera di un po' più di speranza si impoverisce. Un paese che non guarda in faccia alla propria vera condizione non potrà preservare nessuna tradizione, perché rischia di portare nel proprio grembo solo i germogli della morte.
E quel Dio che duemila anni fa si fece uomo, sa bene cosa significhi portare la croce e arrivare di fronte al giudizio universale. E per quanti non ci credono non fa grande differenza perché risponderanno comunque alla propria coscienza.

mercoledì 19 agosto 2009

La paura e i furbi

Faceva il proprio dovere. Semplici controlli sull'erogazione di contributi agricoli in una zona della Calabria e ha scoperto una gigantesca truffa ai danni dell'Inps. Ora quella donna, un dirigente dell'ente, vive sotto scorta.
Lo racconta, con la solita attenzione dell'uso delle parole di cui è maestro, GianAntonio Stella sul Corriere di oggi. Un giro di falsi documenti in cui "mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo".
Contro l'attività della signora si sono levati focolai di protesta e lei deve ora vivere sotto scorta. Sembra una di quelle solite storie di malaffare personale, in cui personaggi senza scrupoli cercano di trarre profitti in modo illegale. Purtroppo non è così. O almeno non è solo così. Sta avanzando sempre più inquietante una sorta di assefuazione generalizzata a un andazzo che arriva quasi a "premiare" i furbi assolvendo chi ci "prova".
Il clima diffuso nelle ultime stagioni è contraddittorio. Da una parte si alimenta la paura dei cittadini approvando così provvedimenti di legge dettati dal presunto bisogno di sicurezza, dall'altro si cerca di far passare sotto silenzio ogni scandalo, anche quelli veramente inquietanti. Chi si ricorda le ragioni per cui i telefoni di Tarantini vennero messi sotto controllo? Oggi si parla (poco per la verità) delle questioni delle prostitute e dei festini in casa Berlusconi, ma l'indagine aveva ben altri fondamenti. La guardia di finanza iniziò una serie di controlli perché le spese per le protesi nell'Asl di Bari erano cresciute fuori da ogni controllo. Le intercettazioni confermarono un malaffare diffuso. C'è stata un crisi di giunta in Puglia e sono saltate diverse teste, tra cui quella del direttore generale dell'azienda sanitaria. La vicenda è passata quasi sotto silenzio perché l'attenzione era, da una parte quella di incastrare il premier per la sua insana amicizia e frequentazione con Tarantini e il suo clan di prostitute, dall'altra, per ragioni esattamente speculari, quella di mettere a tacere una storia davvero troppo scandalosa.
È solo un episodio, ma mica uno qualunque. L'Italia sta lentamente scivolando verso una progressiva perdita di etica e di senso della responsabilità, dove i politici esprimono solidarietà ai manifestanti contro un "servitore dello stato" che altro non fa che il proprio dovere, e si ritrova così minacciata e sotto scorta.
Il continuo mettere in scacco lo stato di diritto produce un clima pericoloso che alla lunga può far saltare del tutto il "contratto sociale". Se a vincere è l'esasperato individualismo fatto di egoismi e interessi personali e particolari gli effetti saranno davvero tristi per tutti.

Fantastiche coincidenze

"Da soli non ci si salva e neanche in un piccolo gruppo soddisfatto di sé. Si lavora per tutti, non per la parte".
Goffredo Fofi, intervistato da Oreste Pivetta, traccia un affresco del suo cammino intellettuale, di vita, di riflessioni.
Nel giro di pochi giorni mi sono trovato a leggere, quasi contemporaneamente, due libri inaspettati. I mie demoni (Meltemi editore) di un Edgar Morin a me fino ad allora sconosciuto (quanto può essere immensa l'ignoranza) e La vocazione minoritaria (Laterza) di Fofi.
Il primo è un intellettuale puro, o un "onnivoro culturale" come ama definirsi lui. Il suo percorso è davvero affascinante e mi ritrovo in moltissimi passaggi del suo pensiero. Il suo mettere al centro la cultura interdisciplinare e che ha uno sguardo fisso sulle dinamiche sociali.
Per me, pragmatico incallito, è stato davvero illuminante.
In mezzo Goffredo Fofi. Intellettuale pure lui, ma con una vocazione al fare, al progettare, al gestire.
Con il grande rischio di esaltare il mio narcisismo ho trovato fantastica la defizione che Fofi dà del suo operare. "Il sollecitatore e magari il mediatore... proprio nel senso del sensale di matrimoni! Cioè mediatore di incontri, di collaborazioni. Già fare in modo che le persone per bene che fanno iniziative buone si conoscano tra loro, i napoletani con i bolognesi e i veneziani, i credenti con i non credenti, i giovani con gli adulti, quelli che hanno studiato e quelli che non lo hanno fatto, fa scattare molte cose. Questo è il lavoro che ho imparato a fare meglio e che soddisfa di più i miei residui di vanità, perché è quello che mi diverte e mi appassiona di più".
Bello davvero e le letture di Morin e Fofi aprono altre e più profonde riflessioni sulla vita e sul suo senso.

giovedì 6 agosto 2009

Paragone e i cerchi della Lega

Con la nomina di Gianluigi Paragone a vicedirettore di Rai 1 si chiude un cerchio e pure un'epoca. Ammesso che ci fosse bisogno di un'altra prova, ora la differenza della Lega dai partiti romani è davvero una favoletta a cui possono creder solo i "tifosi" o gli sprovveduti.
Il Carroccio si è perfettamente integrato nel sistema ed entra a mani basse nelle stanze dei bottoni. Non c'è niente di male in tutto questo, basta saperlo e riconoscerlo. Funzionava così nella prima Repubblica, funziona così nell'era berlusconiana di cui la Lega è protagonista.
Semmai resta qualche dubbio sulla coerenza. Perchè quella dove andrà a lavorare Paragone è la stessa Rai di cui non si doveva pagare il canone, stando ai programmi e ai progetti della Lega. Anzi, possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che in questi anni la tv di stato è peggiorata e ha perso in smalto, progetti, ascoltatori e professionalità. Certamente non solo per colpa del Carroccio, che comunque ormai da quindici anni, in un modo o nell'altro, è nelle stanze di via Teulada.
Il voto negativo del presidente Paolo Galimberti la dice lunga sul metodo spartitorio messo in atto dai partiti per dividersi le poltrone in Rai senza nemmeno valorizzare le professionalità interne. Come vanno le cose in questo paese si vede da tempo. Basta guardare i bilanci delle aziende di uno degli uomini più ricchi del mondo che guarda caso, oltre a essere il padrone dell'impero tv concorrente della Rai, è anche il capo del governo.
Gianluigi Paragone è bravo e simpatico, ma non basta per diventare vicedirettore della maggiore rete di tv nazionale. Visto il sistema, non c'è niente di male che vada lui in quel posto. Basta sapere perché e a nome di chi starà in quelle stanze.
Poi con la stessa sincerità gli auguriamo di smentirci e di gestire al meglio quel servizio. Non solo per il Nord o il più piccolo centro del varesotto, ma per tutto il Paese.

martedì 4 agosto 2009

Il diverso

"La mia particolarità è l'aver voluto tenere assieme il diverso"
Ancora Edgar Morin e il suo straordinario libro "I miei demoni", Meltemi, 1999.
Un lavoro importante che racchiude il suo pensiero. Qualcosa di più di una semplice biografia o di un saggio. L'intellettuale francese, onnivoro culturale, come si definisce lui nel primo capitolo, riflette a 360° sulla vita, sulla società, sulla politica, ma in fondo sul senso profondo della vita.
"La dispersione è la minaccia permanente che pesa sul mio essere aperto, sulla mia perpetua ricerca. Cerco, ogni giorno, di cogliere il mondo nella sua molteplicità e nel suo divenire, leggo riviste, opuscoli tra i più vari. Vorrei smettere, piantarla di istruirmi... Tutto ciò che leggo disperde la mia riflessione, e al tempo stesso la stimola... Eppure sono sopraffatto: testi, articoli, libri da leggere si accumulano, si spandono ovunque, mi sommergono... Sebbene sia in me sempre più forte la consapevolezza del non compiuto e dell'interminabil, continuo a lanciare le mie reti per pescare nell'oceano".

lunedì 3 agosto 2009

Astrazioni

"Trovo incredibile e sorprendente che idee astratte e costrutti teorici nati per comprendere il mondo servano a nascondere ed occultare tutto quanto è legato all'esistenza concreta".
Mai quanto oggi, e soprattutto nel nostro paese, le parole di Edgar Morin, grande intellettuale francese, sono d'attualità e utili per riflettere.

sabato 1 agosto 2009

La bionda di Bosco

E finalmente sono riuscito a scrivere l'intervista articolo con Loredana Padurean. Una storia bella e tosta. Rumena, 34 anni, una laurea nel suo paese, un master a Lugano, un dottorato tra la Svizzera e Harvard con una capatina di sei mesi nei laboratori del Mit. E poi soprattutto a lavorare sul serio a Bosco Gurin.
L'ho conosciuta lo scorso week end quando, disperato per non trovar un posto dove dormire, mossa a compassione ci ha tirato fuori dal cilindro una camera dell'ostello che gestice. Oltre al bel week end ci ho guadagnato la conoscenza di una storia intrigante. Loredana è una tipa schietta, diretta, sicura di se, anche troppo. La guardavo mentre faceva le pizze. Un vestito elegante corto, un grembiule che metteva e toglieva in continuazione e un'attenzione ai clienti deliziosa. Solo dodici ore dopo avrei scoperto altri pezzi della sua vita.
Loredana è un esempio virtuoso degli effetti della globalizzazione, ma soprattutto della positività di coniugare prassie teoria.

Ci sto provando da anni e l'entusiasmo, oltre che dalla sua bellezza è forse legato a quel rivedermi mentre faccio le pizze e ascolto storie per il giornale. Erano cinque anni fa, ma l'emozione resta la stessa...