domenica 22 marzo 2009

Stimoli e passioni

È stato ed è bello. Grazie a tutti. Quelli che sono venuti, quelli che mi hanno telefonato, scritto. Grazie a quanti non c'erano ma so che leggono Varesenews.
Il successo di questo progetto, come scrivevo venerdì è possibile per la passione e l'energia che ci mettono tante persone.
È una bella spinta, un belo stimolo aver sentito tanto calore.

Correggere

Io sono convinta che il mondo sia sempre lo specchio dei nostri pensieri. Il mondo come tale non esiste. Se non sbaglio in filosofia questo si chiama solipsismo.
Se esco arrabbiata avrò dei problemi nel traffico, nei negozi, al lavoro, ovunque vada. Se sono di buon umore, quello stesso mondo mi sembrerà positivo, mi vorranno tutti bene e saranno tutti carini con me. Ci sono due spiegazioni filosofiche per la tua situazione: o viviamo nel mondo peggiore possibile, dove non esistono l'amicizia, la comunicazione, la galanteria e l'attenzione per il prossimo. Oppure questo mondo è il migliore possibile, ma noi ci entriamo di cattivo umore e quindi ci sembra brutto.
"Gli altri sono chiari, io solo sono offuscato", dice il saggio cinese.Avevo un'amica che passava il tempo a litigare con tutti. Credeva che tutto andasse sempre storto e non la sfiorava neanche il pensiero che il problema potesse essere lei. Poi alcune esperienze drammatiche l'hanno fatta riflettere e ha capito che non ha senso essere sempre arrabbiati e scontenti.
Se proprio nessuno ti cede mai il posto sull'autobus, hai un buon motivo per lamentarti, ma anche uno per riflettere. Di che umore eri quando sei salita sull'autobus? Eri arrabbiata? Perché a nessuno è venuta voglia di farti sedere? Scegli pure: tu o il mondo.
Io credo che sia più facile correggere se stessi che il mondo intero.
Milana Runjic da Internazionale

venerdì 20 marzo 2009

Che emozione

L'avremo anche fatto cinque volte, ma stavolta l'emozione è grande. Ci separano poche ore dal lancio del nuvo Varesenews. Quanto c'era da dire, raccontare sulle implicazioni professionali l'ho già fatto sul giornale. Qui posso provare a descrivere le emozioni che passano. Un senso di profonda gratitudine verso tante persone che mi sono vicine, che sono partecipi a questa avventura. Michele per primo con cui abbiamo condiviso un anno duro, ma anche straordinario. Fatto di amicizia profonda. Un fratello non te lo scegli, ma se succede non basteranno mai i ringraziamenti.
Carlo che iniziò con noi questa pazzia e a tutti quelli che ci hanno e ci credono. Quanti ci mettono tutta la propria energia.
Un grazie a Marianna, una donna meravigliosa che mi sta a fianco e mi trasmette forza e tenerezza. E con lei un grazie ai miei figli e a mia mamma.
Senza tutti questi affetti ogni mia azione sarebbe un'altra cosa. E senza le emozioni Varesenews sarebbe altra cosa. E così conto le ore e dormirò "di fretta" aspettando domattina.
Sono felice di questi momenti di adrenalina pura. Felice non solo per me. Conterebbe davvero poco questo. Felice perché un giornale è un'opera collettiva, è un tassello di società, è uno spazio di democrazia e confronto. Felice per tutte le persone che ho citato e per tante altre che hanno creduto in questo meraviglioso viaggio che è Varesenews. Sono tanti, tantissimi, di vecchia data e di recente compagnia. Alcuni sono vicini giorno dopo giorno ma anche fisicamente lontani. tecnici e semplici amici o lettori. Verrebbe lunga nominarli tutti, ma loro sanno che quanto sono a volte burbero, altrettanto sono grato e orgoglioso di averli vicini.
E ora siamo come un convoglio che via via si arricchisce di vagoni, di sedili, di posti e non sempre si canta e si fa festa, ma ora godiamocela tutta.

sabato 14 marzo 2009

Possiamo farcela

"La crisi economica ha travolto il capitalismo globale e il modello sociale su cui si basa. La speranza è che da questo crollo nasca una nuova cultura".
Si potrebbe concludere qui, con poche parole del sociologo spagnolo Manuel Castells, un possibile manifesto che indichi la strada per uscire da una situazione che si fa ogni giorno più pericolosa. Una nuova cultura che sia fatta di idee, di progetti, di speranza, che metta al centro la voglia di comunità, il senso di appartenenza e scaraventi via il cinismo e facili opportunismi. E su questo ognuno può e deve fare la propria parte.
Il nostro territorio tutti i giorni vede protagonisti soggetti che si assumono responsabilità e provano a cercare soluzioni. Lo fanno le banche locali, le aziende, le associazioni di categoria, il sindacato. Occorre coraggio e soprattutto superare vecchie barriere mentali. Questo non significa non guardare ai singoli problemi, ma avere la consapevolezza che qualcosa sta cambiando e viviamo una fase storica di grandi opportunità oltre che di grandi rischi.
È utile riascoltare le parole di Obama che nel giorno del suo giuramento affermò che “per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. È la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. È il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino”.
Il presidente fa della speranza il suo cavallo di battaglia e indica strade chiare e forti quando dice che "imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo”.
Ma questa non è la sola possibile via d'uscita. Il pericolo più grande oggi è di non cogliere il bisogno di una nuova cultura, che parta dalle responsabilità precise di ogni attore sociale e soggetto privato. Questo lo si può osservare tutti i giorni. Fanno male quanti minimizzano i problemi, ma anche quelli che drammatizzano tutto. Questo è il momento di recuperare un senso di appartenenza che unisca e non divida.
Il segnale dato da una azienda è importante. Non risolve nessuna crisi, ma indica una strada fatta di fiducia e responsabilità. In gioco non c'è solo il benessere economico, ma lo sviluppo della società, la libertà degli individui.
"L'escusione sociale, - spiega Ralf Daherendorf, - può esser sopportabile per l'economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri - tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani - violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primi le regole del diritto e dell'ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le disuguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l'esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuol vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l'inclusione di tutte le persone che vivono nel paese."

giovedì 12 marzo 2009

Se torna l'uomo forte

Una settimana fa Internazionale ha pubblicato un saggio di Ralf Dahrendorf su alcuni aspetti dell'attuale situazione economica e sociale e i riflessi che possono avere sulla libertà degli individui. Il filosofo e sociologo tedesco con chiarezza e semplicità traccia i possibili scenari.
Merita di essere letto con attenzione. In un passaggio afferma: "L'escusione sociale può esser sopportabile per l'economia, ma non per la società. Una società che esclude non crede davvero nei suoi valori, cioè i diritti civili fondamentali per tutti. Una società di questo tipo non può meravigliarsi se altri - tra cui i suoi stessi membri, soprattutto i giovani - violano deliberatamente i valori condivisi. Non sono gli esclusi quelli che infrangono per primi le regole del diritto e dell'ordine: è la loro stessa esistenza la causa scatenante di queste infrazioni. Le disuguaglianze sociali del passato creavano quelle contraddizioni che si possono definire lotte di classe. Oggi l'esclusione sociale produce quella sensazione diffusa e fondata di non essere più al sicuro né per la strada né in casa propria. Chi vuol vivere in una società civile e in cui si rispettano le leggi dovrebbe volere l'inclusione di tutte le persone che vivono nel paese."

lunedì 9 marzo 2009

Il pane di ieri

Che delizia il libro di Enzo Bianchi. Ne avevo regalato due copie a cari amici e poi non ho resistito e me lo sono comprato. Cento pagine di riflessioni, semplici, asciutte e profonde. Riporto solo due passaggi perché credo che sia un libro che va letto. È l'atmosfera che riesce a raccontare Bianchi che rende incantevole il racconto.
"La nostra fame non è solo di pane ma anche di parole che escono dalla bocca dell'altro: abbiamo bisogno che il pane venga da noi spezzato e offerto a un altro, che un altro ci offra a sua volta il pane, che insieme possiamo consumarlo e gioire, abbiamo soprattutto che un Altro ci dica che vuole che noi viviamo, che vuole non la nostra morte ma, al contrario, salvarci dalla morte".
E poche pagine oltre parlando del vino dice che è una "bevanda esigente perché richiede a chi la beve lo sforzo di liberarsi dalla schiavitù dell'efficienza esasperata per abbandonarsi alla gratuità senza la quale la vita è priva di sapore; bevanda che invita a cantare la vita."

domenica 8 marzo 2009

I disegni nelle caverne

Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana.
"I giornali sono in crisi, non l'informazione. Oggi si scrivono e si leggono più notizie di quanto sia mai successo nella storia dell'umanità. (...) Insomma, si è esaurito un modello industriale ed economico, non il mestiere di giornalista né il bisogno di essere informati. Naturalmente bisognerà trovare delle alternative a quel modello. Ma non è la fine del mondo. C'era un tempo in cui per comunicare con gli altri facevamo dei disegni nelle grotte. Qualcuno ne sente la mancanza?"
Leggi tutto l'editoriale

Il catalogo dei reati etnici

Gad Lerner, in un articolo su Repubblica e sul suo blog, mette il dito nella piaga. Con coraggio e la solita chiarezza che o contraddistingue affronta la questione della sicurezza e dell'immigrazione. Senza mezzi termini se la prende con quanti si nascondono dietro pseudo ricerche imparziali per far passare atteggiamenit che inneggiano alla xenofobia.
Da leggere.

sabato 7 marzo 2009

Viva Guccini

È sempre una festa. Eravamo in quattromila, di ogni età, a cantare con Francesco Guccini. Quasi tre ore filate senza una pausa. Lui grande, o "alto" come preferisce definirsi, ha come sempre giocato con il pubblico. A Varese ha offerto un concerto più intimo. L'amore e il tempo sono stati i temi di fondo. E con questi la storia, non solo quella personale.
Vedi cara, Eskimo e Farewell sono le canzoni d'addio ad altrettante donne importnati della sua vita. Così come Tema, La canzone delle osterie di fuori porta, Incontro, Un altro giorno è andato quelle legate al tempo che passa.
Un Guccini in splendida forma, alla faccia dei quasi 69 anni. Un Guccini più "privato" che ripercorre con le parole e le canzoni un pezzo della sua storia. E questa non può esser isolata dal sociale, dalla politica. Non sono mancate così le canzoni più famose e anche le due inedite, La collina e Il testamento del pagliaccio hanno un contenuto politico forte.
La platea ha seguito con calore tutto il concerto facendo esplodere al massimo l'entusiasmo per Don Chisciotte, Cyrano e La locomotiva.
Una bella serata. Un clima particolare però, molto diverso da quello dei concerti di 20 o 30 anni fa non solo per le canzoni cantate. Non è una questione di malinconia, Guccini ci sa "giocare" molto con questo sentimento, non ne ha paura. È come se la "morte un po' peggiore" che riguardava qualcuno delle osterie di fuori porta avesse contagiato un po' tutti. Seduti davanti alla tv o a internet si esce e ci si incontra poco. Una società chiusa solo nel privato non cresce e a modo suo Guccini lo dice, lo canta e riesce a far passare emozioni forti.
Un video di Fabiana del concerto varesino




giovedì 5 marzo 2009

Il re è nudo

Scrivo poco. Lo so e mi dispiace. Non mancano argomenti e nemmeno la volontà. Purtroppo mi accorgo ogni giorno che passa come sia il tempo la la risorsa più scarsa. Stiamo vivendo un momento di una delicatezza estrema. Sto ascoltando da settimane Giorgio Gaber. Sorrisi e Canzoni Tv ha ripubblicato tutti i suoi lavori teatrali e colpisce quanto sia attuale il messaggio dell'artista milanese. Manca il pensiero, mancano le idee. E in tempo di crisi questo rende ancora più evidente quanto il re sia nudo. E quello che fa paura è che siamo solo all'inizio.

domenica 1 marzo 2009

Leggere, amare, sognare (9)

Il verbo leggere non sopporta l'imperativo,
avversione che condivide con alcuni altri verbi:
il verbo "amare"... il verbo "sognare"...

Daniel Pennac



Acquistati
- Il giorno prima della felicità, Erri De Luca, Feltrinelli
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- Le mie favole, Margherita Hack, Edizioni dell'Altana
- Le cose dell'amore, Umberto Galimberti, Feltrinelli
- La conquista della felicità, Bertrand Russel, Tea
- La felicità, Salvatore Natoli, Feltrinelli


Ricevuti
- La bella zoologia, Danilo Mainardi, Cairo editore

Letti
- Il giorno prima della felicità, Erri De Luca, Feltrinelli
- La notte che Pinelli, Adriano Sofri, Sellerio
- Le mie favole, Margherita Hack, Edizioni dell'Altana
- Carmine Pascià, Gian Antonio Stella, Rizzoli


Le recensioni
La notte che Pinelli - Il giorno prima della felicità

La mia libreria virtuale su aNobii

Le "puntate" precedenti
- Leggere, amare sognare del 31 gennaio - del 30 dicembre - del 30 novembre - del 1 novembre - del 30 settembre - del 1 settembre - del 16 agosto - del 1 agosto