giovedì 26 febbraio 2009

Le favole di Margherita

Pinocchio batte tutti. Margherita Hack non ha alcun dubbio. Non le piace Alice nel paese delle meraviglie e nemmeno Harry Potter. Trova maschilista Peter Pan e su Bibbia e Odissea ha molto da ridire. La più popolare astrofisica italiana racconta in un libretto dell'Edizioni dell'Altana, il suo pensiero sulle fiabe che l'hanno accompagnata fin da piccola. Non sono solo ricordi ma anche momento di riflessione sulla vita, sulla politica e sulla sua attività. Le mie favole. Da Pinocchio a Harry Potter (passando da Berlusconi) è carino ma solo per qualche spunto di riflessione. Troppo breve e a tratti un po' sbrigativo.

mercoledì 25 febbraio 2009

Un democristiano ganzo

Sarà il fascino del 68 (in questo caso sono gli anni). Sarà che la vecchia scuola politica democristiana è sempre tra le migliori. Sarà che l'uomo è davvero intelligente e portatore di grandi valori. Sarà quel che ognuno potrà trovarci, ma Giuseppe Adamoli è davvero "ganzo". Si è avvicinato al mondo dei blog con curiosità, ci ha studiato e da qualche mese ne gestisce uno davvero interessante. L'ho intervistato giorni fa per Varesenews e davvero mi ha colpito. "Uscire dai ranghi" è diventato il suo motto. E di questi tempi sa di rivoluzionario. Complimenti.

sabato 21 febbraio 2009

Il giorno prima della felicità

"Non la chiamare gente, sono persone, una per una. Se la chiami gente non fai caso alle persone". Erri De Luca torna alla sua infanzia. Ai ricordi di una Napoli appena uscita dalla guerra. Il suo racconto, che a tratti ricorda Montididio, ha due protagonisti assoluti uniti da sorti simili, entrambi sono orfani. Don Gaetano "adotta" un bambino e lo tira su come può, con una saggezza popolare fatta di tanti piccoli gesti ordinari, ma anche eroici come aver salvato un ebreo dalla sicura morte o aver partecipato alle giornate insurrezionali contro i nazisti. Il piccolo cresce con un vero maestro di vita. Affronta i passaggi importanti della vita.
"Guaglio', il tempo non è un sacco, magari è un bosco. Se hai conosciuto la foglia, poi riconosci l'albero. Se l'hai vista negli occhi, la ritroverai. Pure se è passato un bosco di tempo". Don Gaetano fa da padre, da amico, da maestro, da guida. E lo fa alla Erri De Luca. Duro e dolce, intenso e profondo, semplice e diretto.
Il libro che esce è un affresco di Napoli ( che "è una città spagnola e sta in Italia per sbaglio") e di vita, con lo sfondo storico della fatica, della miseria economica, ma anche del profondo riscatto che ogni uomo può compiere anche di fronte a drammi terribili.
Il giorno prima della felicità si legge tutto d'un fiato e lascia quel sapore agro dolce che De Luca ci sta insegnando passo dopo passo a riconoscere con il suo stile ineguagliabile.

Sinistra e giornali

L'editoriale di questa settimana di Internazionale non poteva non trattare del Pd e della sinistra.
L'analisi di Giovanni De Mauro è come sempre pungente e merita attenzione
"Quindici giorni fa Alexander Stille ha tenuto una lezione al corso di nuovi giornalismi organizzato da Internazionale in collaborazione con la Luiss. Per cominciare ha chiesto agli studenti quali sono gli argomenti di cui parlano più spesso con i loro amici, quelli che li preoccupano di più. In cima alla lista hanno messo il lavoro per i giovani, il ricambio generazionale, l'ambiente. Poi hanno preso le prime pagine dei quotidiani del giorno. E hanno cercato invano degli articoli su quegli argomenti. Se i quotidiani vendono sempre meno copie è colpa soprattutto di quella distanza, ogni giorno più grande, tra i bisogni di chi compra i giornali, o vorrebbe comprarli, e gli interessi di chi li fa. Tra domanda e offerta. In fondo non è molto diverso da quello che succede nel Partito democratico. Perché, curiosamente, oggi in Italia il centrosinistra ha gli stessi difetti di molti quotidiani. La stessa incapacità di rinnovarsi. Condita con molta autoreferenzialità che a volte sconfina nell'arroganza". - Giovanni De Mauro

Un glocal spaziale

Ho avuto l'onore di intervistare Danilo Mainardi in un incontro pubblico organizzato dalla Lipu di Varese. Una serata deliziosa. Sono tornato a casa con una carica di riflessioni e di pensieri. La natura, l'ambiente, le analogie con il mondo animale, ma soprattutto il rapporto tra codici genetici ed evoluzioni biologiche e culturali sono temi davvero intriganti e centrali per la vita di tutti.
E riflettevo su come si possa arrivare a 50 anni senza aver mai indagato in modo serio su tali argomenti.
Poi ho pensato a un'altra grande ignoranza che avevo fino a circa un anno fa (e ho ancora) rispetto a un altro personaggio fantastico che è Stephen Hawking. E a proposito di analogie mi è venuto in mente un concetto che sto utilizzando molto: il glocal.

E pensavo a come anche in questo caso funzioni molto. Con Mainardi e la sua zoologia e l'ambiente terra a fare da punto di riferimento "locale" e Hawking con l'astrofisica e i buchi neri a far da "globalizzazione". Le loro teorie sono la base della vita e certamente non solo quella ristretta di ognuno di noi.

mercoledì 18 febbraio 2009

Veltroni e lo scudetto dell'Inter

"La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D'Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l'Inter è tornata a vincere lo scudetto".
Questo è un passo del lungo editoriale di Ezio Mauro sulle dimissioni di Veltroni. Belle citazioni e un'analisi come sempre profonda e utile per aprire una riflessione seria sul Pd.
La situazione attuale è brutta e pericolosa. Non solo per chi crede al progetto del nuovo partito, ma per tutto il Paese. Il vuoto di idee e progetto politico e ora anche di leadership può produrre danni terribili.
Si vuole coraggio e una svolta chiara. Non si risolve tutto con l'azzeramento della classe dirigente, ma ora è il minimo che si possa fare.
Faccio mio la fine dell'editoriale di Mauro.
La situazione è eccezionale, non fosse altro per la crisi gravissima della sinistra davanti al trionfo della destra. Si adottino misure d'eccezione. Capisco che è più comodo prendere tempo, studiarsi, far decantare le cose, misurare i pericoli di scissione, cercare una soluzione di transizione. Ma io penso che serva subito una soluzione forte e vera, la scelta di un leader per oggi e per domani o attraverso un congresso anticipato o attraverso le primarie. È in gioco la stessa idea del Partito democratico. Ci si confronti su programmi alternativi, idee diverse di partito, schemi di alleanza chiari, qualcosa di riconoscibile, che si tocca con mano, in modo che il cittadino si veda restituita una capacità reale di scelta. Quei leader che oggi dovrebbero sentirsi tutti spodestati e dimissionari, per l'incapacità dimostrata di costruire una leadership collettiva, facciano un patto pubblico di responsabilità, pronti ad accettare l'autorità del segretario e l'interesse del partito - per una volta - , invece di minacciare scissioni striscianti, veti feudali. Solo così ritroveranno quel popolo disperso che conserva comunque una certa idea dell'Italia alternativa a quella berlusconiana: e chiede per l'ultima volta di essere rappresentato.

lunedì 16 febbraio 2009

La notte che Pinelli

La ricostruzione che Adriano Sofri fa della morte di Pinelli è un omaggio al nostro Paese. Il racconto di quelle drammatiche giornate dell'inverno del 1969 si snodano non sui soli ricordi personali, ma grazie a migliaia di pagine di documenti processuali, di lavori altrui, di prese di posizioni pubbliche di parti ogni possibile attore coinvolto con la morte di Giuseppe Pinelli.
Sofri utilizza lo stile di una lettera, di un racconto a una giovane che non era ancora nata e che poco conosce di quell'epoca storica. Puntiglioso, analitico fino all'eccesso, il libro si snoda sui fatti di quei giorni immediatamente dopo la strage di piazza Fontana. Le pagine corrono a lungo come fosse un giallo, poi prendono il ritmo della ricostruzione storica e sociale, poi il taglio si fa politico fino a quello più "intimo", personale per arrivare a quella pagina che tanti potevano aspettarsi. Una domanda terribile che riguarda direttamente Sofri al di là della morte di Pinelli. Ma allora sei o meno colpevole della morte di Calabresi? E l'autore con rispetto e onestà risponde. "Io ho questo concetto della corresponsabilità: che se qualcuno traduce in atto quello che anche io ho proclamato a voce alta non posso considerarmene innocente e tanto meno tradito. Ne sono corresponsabile. Solo di quello, del resto, e non di altro. Di nessun atto terroristico degli anni '70 mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi si, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, «Calabresi sarai suicidato».
Non sveliamo quale sia il pensiero invece sulla morte di Pinelli. Anche qui Sofri è abile e molto fine. C'è una grande umanità, un'onesta intellettuale profonda e il coraggio di non rinnegare niente, ma di sapersi guardare indietro con coraggio. Il libro va letto e diventa un altro tassello importante per conoscere e capire cosa siano stati quegli anni.

lunedì 9 febbraio 2009

Martini, Welby e la morte

Due anni fa il domenicale del Sole 24ore pubblicò a tutta pagina un articolo che fece discutere a lungo. Il cardinale Carlo Maria Martini firmava Io, Welby e la morte. Un racconto personale denso di profonde riflessioni sulla vita e sulla morte. Parole che in queste ore di scontro e di polemiche sul caso di Eluana e del relativo provvedimento legislativo possono suonare davvero importanti.
"Dal punto di vista giuridico, rimane aperta l'esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure — in quanto ritenute sproporzionate dal paziente — , dall'altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consenziente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia".
Il giorno dopo su Repubblica a firma di Adriano Sofri, Il cardinal Martini e la tragedia di Welby. Una riflessione laica alle parole del monsignore.

Puzza di regime

Giorni inquieti per un clima mai vissuto. Apparentemente tutto sembra scorrere. Nessuna violenza come negli anni '60 o '70. Nessuna barricata. Nessuna strategia della tensione e niente bombe.
L'attentato, in pieno stile P2, passa da altri canali.
So che è molto di parte, ma le opinioni arrivano dai maggiori costituzionalisti italiani e da un grande giornalista.
All'editoriale di Ezio Mauro, La politica gregaria, seguono gli articoli di Gustavo Zagrebelsky, Il veleno nichilista che anima il regime, di Stefano Rodotà, Lo tsunami costituzionale e di Vittorio Zucconi, Il governo nel letto

venerdì 6 febbraio 2009

Politica gregaria

Grazie ancora a Ezio Mauro. Con equilibrio e competenza affronta la questione politica giuridica che riguarda il caso di Eluana. Il suo editoriale è assolutamente da leggere.

Una brutta giornata

Ieri è stata una giornata terribile. Un drammatico fatto di cronaca mi ha mandato sotto sopra come non mi capitava da tempo. Una di quelle situazioni dove entra in gioco professionalità, sensibilità e molto altro scatendando emozioni e tensioni all'ennesima potenza.
Sono orgoglioso di come lavora il mio giornale, della passione misurata dei miei collaboratori, ma restano tanti e tanti interrogativi sul nostro lavoro di giornalisti. Se conti di più la notizia o la responsabilità di sapere quanto male si possa fare a tante persone esercitando il potere che un giornale può avere.
Questo soprattutto quando riguarda la vita delle persone semplici, non dei potenti di turno.
Ma ieri è stata terribile soprattutto perché il clima putrido che alimenta un nuovo medioevo sta diventando insopportabile. Medici che devono denunciare i clandestini, ronde e altro sono provvedimenti pericolosi oltre che disumani e stupidi. Non risolveranno niente, come niente ha risolto la tanto decantata Bossi-Fini.
Altra battaglia campale quella ideologica accecante che riguarda la vita di una ragazza in stato vegetativo da 17 anni. Viene da dire basta. Basta clamore, basta schieramenti. Non si fa il tifo in situazioni come queste. Non si possono esprimere pareri come si trattasse di decidere uno schema al pallone. Se conoscessimo di più e avessimo un po' più di consapevolezza sul dolore, quanto sul valore della vita sarebbe l'ascolto e il rispetto l'imperativo prima di ogni giudizio. E invece ancora una volta vincono il pregiudizio e le chiacchiere. Ma la posta non è la stessa di una partita di calcio.
Ieri per chi come me ha sempre fatto della solidarietà, dell'uguaglianza, della carità, della liberazione di ogni esser umano, i principi cardine della propria vita, è stata una pessima giornata. Non sono i singoli provvedimenti a lasciare tanto amaro in bocca. È il clima tetro che guarda solo agli interessi di alcuni e non a quelli di tutti che inquieta. È la sensazione che si smarrisca l'umanità e la considerazione del dolore degli altri, degli ultimi a far male. Che nome poi dare a tali comportamenti è davvero secondario.

mercoledì 4 febbraio 2009

Sconfiggiamo la paura

"La paura è il nostro peggior nemico, perché fa perdere di vista i punti cardinali".
Le parole di Michele Graglia, presidente degli industriali varesini, affrontano la crisi economica con uno spirito sereno. Lo fa forte di alcuni dati interessanti che vanno ben oltre il nostro territorio.
La crisi è globale e Varese non è certo al riparo dagli effetti che produrrà. Ma "guardare la parte mezza piena del bicchiere" è un atteggiamento non baldanzoso o di facile ottimismo.
Graglia chiede di "esaminare i dati economici con razionalità nell'interpretazione". Cinque elementi caratterizzano l'economia varesina e sono considerati buoni motivi per credere nel superamento della crisi.
Il primato dell'economia reale su quella finanziaria, il saper fare, un tessuto produttivo elastico a forte capitale familiare, una diversificazione delle attività e una nuova risposta dei consumatori. Una cultura che oggi deve riscoprire l'orgoglio di fare impresa e che qui da noi è facilitata dalla sua dimensione.
Il capitalismo familiare che tanto è caro alle analisi del sociologo Aldo Bonomi torna così prepotentemente alla ribalta e potrebbe saper fronteggiare la crisi. Un capitalismo che è fatto anche delle reti, delle connessioni tra le varie realtà. E su questo il ruolo della governance del territorio sembrerebbe poter far poco di fronte a una crisi mondiale in tempi di globalizzazione. Sembrerebbe perché invece ognuno, nella propria posizione e con responsabilità, può indicare delle linee che non sono solo di azione, ma soprattutto di pensiero.
L'ottimismo di Graglia e degli industriali varesini ha il coraggio di guardare in faccia il Governo centrale come quello locale chiedendo fermezza, serietà e prontezza nel dare risposte. Non si possono fare balletti sulle cifre e tanto meno sulle analisi. Ogni giorno che passa la crisi potrebbe farsi più pesante e le risposte occorre darle subito e chiare. Come è altrettanto evidente che non bastano le risposte nazionali, ma si impone l'esigenza di coordinarsi con gli altri paesi. Varese va meglio di altre aree della nazione, ma non può crogiolarsi sui numeri del passato e la preoccupazione per l'indecisione con cui la politica si muove è legittima.
Graglia non crede che gli imprenditori da soli possano fare tutto. La sua convinzione che occorra crederci tutti insieme senza negare niente, ma anche senza drammatizzare ricorda molto un discorso sentito solo quindici giorni fa a Washington. “Abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura” per Obama è stato vincente e apre prospettive nuove al mondo intero. Liberare le idee e confrontarle con analisi e dati è il miglior antitodo alla paura. E allora il bicchiere resta davvero mezzo pieno.

martedì 3 febbraio 2009

L'assessore e il web che costringe ad essere veri

«Usare la rete è ormai una necessità per chi fa politica e vuole essere trasparente».
Il sito di Raffaele Cattaneo compie un mese e l'assessore è soddisfatto del lavoro fatto fin qui. Finalmente si utilizza internet nel modo giusto. Pulito, semplice da navigare, aggiornato, con tutti gli strumenti compresi i video. Cattaneo tiene un vero e proprio diario sulle sue attività. C'è un'agenda, ci sono riflessioni. Insomma, uno spazio vivo e dinamico. Mancano solo i commenti dei cittadini, area che però è in arrivo.
«So di dirlo a chi lavora da anni, ma questo strumento già oggi è imprescindibile per comunicare. Ci stiamo lavorando da tempo. Abbiamo aspettato perché non eravamo completamente soddisfatti delle soluzioni che ci venivano presentate».
Cos'è che l'affascina di più del web?
«Il modo di comunicare. Il sito costringe ad essere veri, a mostrarsi per come si è. Non c'è qualcuno che media tra il mio pensiero, le mie azioni e i cittadini. Non c'è più la scusa che i giornalisti non capiscano e questo non è un lavoro che puoi delegare a un collaboratore. I lettori giudicano da soli e si accorgono se non sei vero».
Ma secondo lei c'è un reale interesse?
«Certamente. Obama insegna. Già oggi non si può più prescindere dal web, figuriamoci quando le generazioni dopo le nostre, che sono nate con Internet, cresceranno e assumeranno maggiori responsabilità. Chi fa politica non può più fare a meno di questo strumento».
È presto per fare un bilancio, ma è cambiato qualcosa nel suo modo di comunicare?
«Credo che la cosa più importante sia il fatto che quello che scrivi è tuo e quindi si vede chi sei. Vorrei che la gente incontri me, conosca chi sono, cosa penso e mi valuti non solo per quello che faccio».
Questo però richiede anche una forte interazione. Oggi il suo sito non prevede la possibilità di lasciare commenti. Come mai?
«È vero e lo so. Ho voluto fare un primo passo e farlo bene. Per questo ho aspettato così tanto per iniziare a usare il sito. Stiamo lavorando, con il mio staff, per passare presto a una nuova fase e ci sarà perciò un'evoluzione di quanto è stato fatto finora. Del resto è solo un mese che abbiamo avviato il sito».
Il diario come "pendolare" sta avendo un buon successo. Proseguirà questo lavoro?
«In queste settimane ho ricevuto molte richieste dai pendolari di tutte le zone della Lombardia. Mi invitano e vorrebbero che conoscessi direttamente lo stato dei trasporti. È un'esperienza importante, utile e intendo proseguire almeno fino ad aver viaggiato sulle principali linee ferroviarie».

domenica 1 febbraio 2009

Educare alla vita

Anche oggi abbiamo avuto la razione di barbaria quotidiana. Tre giovani a Nettuno hanno voluto provare emozioni forti e così hanno prima massacrato di botte e poi dato fuoco a un indiano. L'uomo non morirà, ma la sua vita è stata stravolta.
Stiamo giorno dopo giorno degenerando. Altro che emergenza nazionale per i clandestini. La vera emergenza è un percorso di educazione sentimentale. Un corso permanente su tutti gli scenari possibili che rimetta al centro il valore della vita. Ma non chiacchiere, ma azioni precise. Ognuno con la propria parte. Serve positività, ma anche la consapevolezza che le polemiche ora servono solo ad alimentare un clima asfissiante e negativo. Non possiamo però far finta di niente. Si parta dalle pene. Ai tre carnefici (uno ha appena 16 anni) del giovane indiano non si facciano solo aprire le porte del carcere, ma vengano previste pene sociali alternative. Nelle scuole e nei posti di lavoro si aprano confronti sulla forza e importanza dei sentimenti e sul senso della vita.
E visto che a quancuno infastidiscono alcume parole, vedi razzismo, usiamone pure altre, ma la sostanza non cambia.
A forza di alimentare un clima di odio e ostilità i risultati non possono che essere questi. A forza di far finta che si tratti sempre e solo di "quattro imbecilli", questi, guarda caso, si moltiplicano ogni giorno.
Anni fa era di moda tirar sassi dai cavalcavia, ora bruciare i "barboni". Forse cari signori qualcosa che non va c'è. Altro che paese delle meraviglie.