giovedì 31 luglio 2008

È tutta colpa di Moretti

È stata tutta colpa di Nanni Moretti. Il suo girovagare per le strade di Roma, così ben descritte nel disco di De Gregori, con la mitica Px, ha lasciato un segno.
Non avevo mai guidato un scooter, o un motorino come si chiamavano quando ero ragazzino. Non mi appassionava, e poi avevo paura. Ricordo le corse aggrappato a qualche compagno di scuola quando si iniziava a scoprire il mondo oltre le mura della nostra città. Una di loro aveva un "vespino 50" e mi ricordo il suo orgoglio nell’esser diversa dagli altri per quel “motorino” così particolare. Poi, d’incanto, il viaggio morettiano per quelle vie deserte in una Roma in piena estate mi ha fatto nascere il desiderio di provare. Detto fatto, una cara amica mi ha regalato la Px di sua sorella. E così a 40 anni è nata la mia passione per la Vespa. Una passione cresciuta di giorno in giorno e alimentata dalla conoscenza di Giorgio Bettinelli e dei sui tre libri per la Feltrinelli dove descrive con maestria le centinaia di migliaia di chilometri fatti percorrendo tutto il pianeta. Avventure dense di vita, di cultura, di storie.
La Vespa è sinonimo di libertà, di contatto con il mondo non con i tempi di un cammino a piedi, ma con la possibilità di assaporare lo spazio con tutti i sensi.
Ho iniziato a girare il più possibile sulle due ruote senza però mai viverle come una moto veloce. Viaggi anche di lunghe percorrenze senza mai prendere le caotiche autostrade, ma preferendo strade minori, secondarie, magari a contatto con la campagna. Ho così incontrato la magia di alcuni luoghi in Toscana, in Liguria, in Piemonte, oltre ai nostri laghi e ai valichi alpini della vicina Svizzera. L’emozione di costeggiare il Bernina in cima all’omonimo passo e tante altre località vissute con tempi più vivibili. Una dimensione che permette di riscoprire il gusto del viaggio che non è più semplice trasferimento, ma emozione pura.
La Vespa non è poi uno scooter qualsiasi. Ha un’identità fortissima. Un oggetto di cult vero e proprio e non ho messo molto a scoprilo dopo essermi fatto stregare dalla nuova Granturismo. Nei primi giorni tanta gente mi fermava chiedendomi come mi trovavo, come andasse e se non sentivo la mancanza delle mitiche marce. Un modello o l'altro rimane una questione di intenditori, quello che invece appartiene a tutti qulli che girano in Vespa è il gusto di muoversi senza lo stress della velocità e con una sensazione di libertà che non ha pari.




In vespa in Cina

La Cina in vespa è il quarto libro per Giorgio Bettinelli. L'avventura letteraria, a cavallo del popolare scooter della Piaggio è iniziata nel 1997 con In vespa. Da Roma a Saigon. Sette anni dopo è arrivato Brum brum, 254.000 chilometri in vespa e l'anno dopo Rhapsody in blak, In vespa dall'Angola allo Yemen.
Quattro libri, tutti per la Feltrinelli che sono diventati oggetti cult come la creautura uscita oltre 50 anni fa dagli stabilimenti di Pontedera. Bettinelli è molto conosciuto non solo negli ambienti dei vespisti ed seguito da un fans club.
Bettinelli ha sempre narrato il viaggio con una sorta di ironia che intervallava l'avventura con racconti dei territori visitati, delle persone e abitudini di vita incontrate. Un capolavoro Rhapsody in black. Vuoi per la drammaticità da cui partiva dopo una disavventura al limite del rischio mortale, vuoi per la ricchezza del territorio e per la passione della narrazione.
La Cina in vespa è invece una delusione. A parte la furbizia di lasciar fuori tutto il Tibet per scrivere un altro libro, è il ritmo a mancare. Bettinelli si ripete in continuazione. Raccontare la Cina era difficile, ma gli sarebbe bastato rifarsi ad Amelio e allo straordinario film La stella che non c'è. Invece lui si ostina a ondeggiare tra il copia incolla da guide con nomi che al lettore non possono suscitare nulla e qualche riflessione banale di tipo esistenziale e politico. Terribili le decine di pagine sulle sue storie affettive e matrimoniali.
Anche se non si riesce a sospendere la lettura, è un peccato perché non appassiona e ci si può permettere di saltare pezzi senza rimpianti.
Leggerò anche il prossimo perché comunque le imprese di Bettinelli hanno dello straordinario e il suo spirito di avventura merita attenzione, ma stavolta è riuscito a trasmettere davvero poco.

Ma quale casta... sono delle star

Cosa non si fa per riabilitare i politici agli occhi dei cittadini. Dopo due anni di campagne più o meno feroci partite dal libro La casta, seguite dal VDay di Grillo, da continui attacchi mediatici, ora la svolta. E come spesso accade parte dalla Lombardia.
A Varese il senatore Rizzi diventa una star (seppur criticato con ironia) e la sua faccia finisce su una t-shirt andata subito a ruba. A Bergamo non si parla d'altro che dell'onorevole Jannone finito nella top den dei bellocci.
Per quelli poi che non ce la fanno a stare nel circuito di primo livello niente paura ci saranno gironi di consolazione a partire dall'Isola dei famosi.
Chissà se si riuscirà a riprendere anche a ragionare un pò sui disastri della politica prima o poi. E chissà se emergerà un nuovo Bennato a cantare sul fumo che si getta in faccia agli italiani per non farli pensare ai veri problemi. Un pò come faceva il potere ai tempi degli antichi romani. In un colpo solo si facevano sbranare i cristiani dai leoni e si imbesuiva il popolo con i giochi del colosseo. Si è visto poi come andò a finire...

mercoledì 30 luglio 2008

Cosa c'è di nuovo?

«Cosa c'è di nuovo?» Arriva un pò claudicante e il giovane fisioterapista deve richiederglielo tre volte mentre lui fa le facce più strane. Ha un problema alla caviglia e deve fare una dozzina di sedute. Nello spazio delle parallele una signora prova a rimettersi in piedi e a riprendere a camminare.
Nella piccola palestra di via O. Rossi c'è un'intera umanità
. Un gruppo di fisioterapisti, di tirocinanti con tanti pazienti in un'atmosfera quasi familiare e ci si fa l'idea che giorno dopo giorno molti si conoscano.
Un mondo, come tanti, che lavora, offre servizi, ascolta fatiche e sofferenze e aiuta a lenirle, superarle, rimediare a qualche guaio che in un'età più avanzata diventa fonte di gravi preoccupazioni.
Gli spazi sono quelli che sono ma le persone che lavorano sono tutte gentili ed accoglienti. Uno spaccato di Italia che viene raccontato poco. Quanto è più facile scandalizzarsi per tanta mala sanità e quanto poco si valorizzano professionalità che con piccoli gesti, ogni giorno, restituiscono speranze e sorrisi.

Piccole soddisfazioni

Da oggi riesco a mettere da solo la scarpa sinistra e anche ad allacciarla. Piccoli progressi a muscoli, tendini e altro della mia gamba. Piccole soddisfazioni che fanno capire come davvero tutto è relativo. Basta poco a rimescolare le carte di ciò che uno crede di poter fare con una sorta di onnipotenza. Poi pochi millimetri di sofferenza di uno straordinario tessuto come quello del tendine costringono a rivedere tutto.
Comunque oggi è un altro giorno. Contento per un bel progetto a cui sto lavorando, contento perché tanti amici, colleghi, conoscenti mi stanno aiutando in modo fantastico, contento perché arrivo da solo al mio piede sinistro.
E domani si vedrà...

Giornali online crescono. Arriva Bergamonews

Per quarantacinque giorni è stato un blog. Da stamattina il grande salto. Bergamonews entra nella galassia dei quotidiani online.
Per il lancio il direttore Cesare Zapperi ha scritto un editoriale. "Mettere al centro del proprio lavoro chi legge significa cercare di offrirgli più informazioni possibili, senza censure né filtri, perché possa farsi un’opinione in assoluta libertà. I riscontri avuti finora ci dicono che questo approccio è premiante, specie in una realtà in cui spesso il giornalismo è stato, ed è ancora talvolta, usato in modo pedagogico. La rete, - continua Zapperi, - con la sua capacità di far emergere tutto, compresi i piccoli particolari, rompe il giocattolo, ribalta i ruoli, costringe ad aprire la mente. Non ci si può più permettere di nascondere qualcosa o di raccontarla a proprio modo. Perché immediatamente il lettore scopre il giochino e la credibilità di chi dà le notizie va a farsi friggere".
In 45 giorni il blog ha superato 100mila visite con 620mila pgine viste. Ne hanno già parlato giornali nazionali e locali come Il Corriere della sera, Tgcom, Il sole 24ore, Varesenews.

martedì 29 luglio 2008

"È Bossi ad offendere"

«Se c’è qualcosa di "volgare e offensivo" nella pubblicità Ryanair - ha affermato Michael O’Leary, amministratore delegato dell'azienda - è il gesto volgare e offensivo dell’onorevole Bossi in risposta all’inno nazionale Italiano».
E così per la compagnia low cost irlandese la questione si chiude qui. Altro che scuse. E intanto la pubblicità con il senatur resta nell'home page del sito di Ryanair.

lunedì 28 luglio 2008

Chi si è sposato Berlusconi Jr?

Infuriano le polemiche e le prese di posizioni sulla norma che per i contenziosi in atto non prevede il reintegro dei precari ma solo un indennizzo economico.
Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera e 'padre', assieme a Gioacchino Alfano (Forza Italia) e Massimo Corsaro (An) dell'emendamento sotto accusa attacca Il Pd per una posizione contraddittoria. Casini chiede di rivedere il provvedimento perché "istituzionalizza la precarietà"e il Pd risponde con una conferenza stampa di Veltroni che chiede di cambiare quanto deciso dalla Camera perché "la precarietà è il primo problema dell'Italia". Il Governo intanto per bocca del ministro Sacconi si dice estraneo alle decisioni del Parlamento.
Insomma, su una questione delicata, spinosa, che coinvolge oltre tre milioni di lavoratori infuria la polemica senza riuscire a capire quali saranno gli scenari reali e futuri per tanti giovani e non.
Almeno Berlusconi in campagna elettorale era stato chiaro. Non si può dire che non sia coerente. Ora resta da capire come è finita la love story consigliata dal premier.
E il paese dal melodramma passa alla farsa.


Sulla questione dell'emendamento sui precari, da leggere alcuni editoriali di oggi.
Riforme non imboscate di Pietro Garibaldi su La Stampa
Il comma 22 del dipendente di Luciano Gallino su Repubblica
Non solo precari, flessibilità per tutti di Pietro Ichino ed Enrico Letta sul Corriere della sera

La Cina sorpassa gli stati Uniti

In attesa delle tante medaglie da conquistare alle olimpiadi, la Cina mette a segno un colpo fino a pocho tempo fa impensabile. Da oggi è il primo paese al mondo per utenti Internet. Lo ha annunciato il Centro di informazione su internet di Pechino e ne ha dato risalto il New York Times. Con 253 milioni di navigatori supera gli Stati Uniti "fermi" a 220.
Malgrado le forti restrizioni per una ferrea censura politica in Cina c'è stata una crescita vertiginosa di utenti internet di oltre il 50% nell'ultimo anno.

Qualcuno era comunista

Ferrero è il nuovo segretario di rifondazione comunista. Ha ottenuto 142 si, e 134 no battendo Nichi Vendola. L'ex ministro è per una linea dura e pura e riparte da Bandiera rossa. Contro tutto contro tutti. Addio all'unità della sinistra considerata il peggiore degli errori degli ultimi anni e addio dialogo con il Pd. Il governatore della Puglia non se ne va e non farà una nuova scissione. Una sinistra lacerata, un partito che si ritira nei suoi steccati e che vorrà fare i conti solo sulla base dell'antagonismo e dell'opposizione.

Torniamo all'ironia (ma anche alla saggezza) di Giorgio Gaber.
"Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno. Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora?Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo".

domenica 27 luglio 2008

Il web fuori dalla rete

Il secondo articolo dell'Espresso, nella sezione tecnologia, e pubblicato anche sul blog Piovono rane, tratta di Codice internet. E il web uscì dalla rete di Alessandro Giglioli presenta questa nuova proposta che in meno di due settimane ha già un migliaio di aderenti. "Il fine ultimo, - spiega Giglioli, -insomma, è creare una specie di “movimento culturale” in tutta Italia dove l’adesione al progetto di alfabetizzazione digitale sia vissuto come un impegno civile, se non politico (nel senso più lato del termine)".
Tutto è nato da Bruno Vespa. "Il testimonial, del tutto involontario: un clip tratto da “Porta a Porta” in cui il conduttore si frega le mani, guarda in camera e annuncia agli italiani che «Internet è un mondo assolutamente spaventoso». Del resto nella sua tirata televisiva contro Internet, alla fine Bruno Vespa ammette che la Rete gli fa spavento soprattutto perché non la conosce. Ecco, forse il problema è tutto lì".
L'articolo dell'Espresso su Facebook

La mia pagina su Codice Internet

Facebook dove l'utente è lo spettacolo

Questa settimana L'Espresso dedica due articoli alla Rete.
Il primo, nella sezione cultura, La Rete incantata riguarda il fenomeno di Facebook. Due firme illustri, Derrick De Kerckhove e Vincenzo Susca, analizzano le caratteristiche del social network che con 40 milioni di utenti si sta affermando come il fenomeno di questi mesi.
"70 miliardi di pagine personali visitate alla settimana con una visita media di ognuina di esse di almeno 20 minuti... Facebook con i suoi gruppi familiari è adatto a stabilire nuovi legami profondi. Questi si dipanano sulla base del principio "gli amici dei miei amici sono miei amici".... Il sistema fa compiere un salto di qualità anche al Web, e in particolare ai blog".
I due autori chiudono il loro brillante articolo affermando: "qui non si vende alcuno spettacolo a nessuna audience. Qui l'utente è lo spettacolo".
L'articolo di Alessandro Giglioli su Codice Internet

Il mio profilo su Facebook

Albanese e la verità

"Con la rassegnazione le persone non hanno più bisogno della verità".
Termina così una bella intervista di Anna Bandettini ad Antonio Albanese su Repubblica di oggi. L'attore ripercorre le tappe della sua vita e racconta la fatica, la gioia e la disperazione. "Io dico sempre che ci vuole un pò di sana disperazione. Ti aiuta a riflettere, a scavare, a cercare in ogni angolino di te".

Merita il tempo della lettura.

sabato 26 luglio 2008

Sinistra o destra

"Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra..."
E Gaber oggi se la ride alla grande guardandoci di traverso da chissà dove.
Alemanno intervistato da un Tg nazionale tira le orecchie a Berlusconi. "Sbaglia quando dice che il Governo fa una politica di sinistra. Facciamo una politica sociale".
E la giornalista lo rincorre tutta trafelata...
Boh...
Impareremo mai a fare le domande noi che possiamo?

Internet in Svizzera

Quanto è diffuso Internet nella vicina Svizzera? Per noi terra di confine la domanda assume un ulteriore rilievo. Soprattutto se pensiamo al Canton Ticino.
Da una risposta con dati e analisi Matteo Oliggini sul suo blog Il Coraggio Di Osare.

"Negli scorsi giorni sono stati pubblicati i risultati della ricerca NET-Metrix-Base 2008-I (periodo ottobre 2007 - marzo 2008). Ecco i dati più importanti. In Svizzera (e Lichtenstein), gli utilizzatori di Internet sono 4'457'000 pari al 77.2% della popolazione. Di questi, 4'013'000 (68.0% della popolazione) lo utilizzano almeno una volta la settiama. Più di uno svizzero su due, cioé 3'319'000 (56.2%) accede a Internet una o più volte al giorno; sono i cosidetti Heavy User.
Nella Svizzera italiana, gli utilizzatori di Internet sono 176'000 (64.3% della popolazione). Estrapolando gli ultimi dati conosciuti (
qui) il numero degli Heavy User può essere stimato in circa 100'000".

Bossi, il dito e Ryanair

E così il "dito" di Bossi e la sua faccia imbronciata fanno il giro del mondo in aereo. La compagnia low cost Ryanair ha pubblicato nell'home page del proprio sito una foto e tre frasi molto esplicite "Il governo supporta le altre tariffe Alitalia, supporta i frequenti scioperi di Alitalia, se ne frega dei passeggeri italiani”.
Bossi testimonial con il gestaccio non è piaciuto a molti esponenti leghisti che minacciano la compagnia irlandese. Ha iniziato Borghezio e il sottosegretario ai trasporti Castelli chiede scuse ufficiali ha annunciato che verificherà "se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l'attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani".

venerdì 25 luglio 2008

Sette fustigate

Dalla conferenza stampa del Consiglio dei ministri di oggi.

Berlusconi in chiusura ha letteralmente affermato:
"Tornando dal G8, a Napoli, in un giro di un quarto dora, ho visto uno spettacolo che mi ha prodotto un maldicuore, le macchine arrivavano e buttavano fuori tutto. Lancerò una campagna per Napoli la città più pulita e ordinata d'Italia
L'esempio lo pigliamo da Singapore dove fino a 11 anni fa chi buttava una carta per terra veniva fustigato con sette sferzate sulla schiena. Mi spiaccio di non poter adottare una sanzione di questo tipo ma sto pensando a una serie di sanzioni che dovrebbero essere ugualmente efficaci."

No comment

Maledetti professori

Un bell'editoriale di Ilvo Diamanti su Repubblica sulla condizione degli insegnanti. Riflessioni critiche e analisi profonde. Merita.

Chiude il suo articolo con
"Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti? Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare".

A Varese il bike sharing è Gimme bike

Il bike sharing arriva a Varese. Con un'azione congiunta tra il Comune e la Whirlpool, in occasione dei mondiali verrà lanciato il nuovo servizio di mobilità. Trentadue bici per partire e poi si vedrà. L'iniziativa, alcuni mesi fa, era stata presentata con un questionario su Varesenews.
Intanto ieri a Milano, dopo tante attese e polemiche è arrivata la prima bici del progetto bike sharing.

Prostitute delocalizzate

È più facile fare clamore con provvedimenti "forti" che costruire una diversa cultura. Così i sindaci diventano sceriffi o tutori della moralità. A Lonate Pozzolo, comune ai margini di Malpensa il primo cittadino Piergiulio Gelosa un pò di tempo fa ha emesso un'ordinanza contro le prostitute. Oggi si dice soddisfatto dei risultati.
Chissà come si legge la reltà? Ai tempi di Chernobyl a Lonate sarebbe bastato il cartello "comune denuclearizzato"? Si può pensare di risolvere la questione della prostituzione intorno a un aeroporto facendo ordinanze per il proprio territorio comunale?
Quanto poi ai veri effetti culturali continuaiamo a non porci le vere domande su chi siano a pagare per questa situazione e avremo un paese sempre più ipocrita e sempre più aggressivo.

Ma chi paga?

Tre settimane fa ho fatto un incidente in vespa. Uno di quelli che mi sono ritrovato troppo spesso a raccontare o leggere sul mio giornale. Per fortuna niente di grave, ma una piccola lesione al tendine di Achille mi tiene bloccato. E così ritmi e tempi cambiano di colpo prospettiva.
È un'occasione per leggere molto, navigare in modo diverso, ma soprattutto sperimentare (anche se ne avrei fatto volentieri a meno) come funziona la nostra sanità, le assicurazioni, gli uffici pubblici e quanto di altro va dietro un banale incidente.
La prima riflessione "pubblica", dopo averla scampata comunque da poterla raccontare, è su che razza di costo ha per la collettività un evento così.
Vigili urbani, carabinieri, 118, pronto soccorso, reparto di ortopedia, ambulatori, ortopedici, fisiatri, fisioterapisti. E siamo ancora a metà dell'opera.
Il nostro Stato funziona, e a Varese direi in modo buono. Qualcosa però bisognerà iniziare a pensare meglio. Una diversa attività di prevenzione da parte di tutti, una maggiore responsabilità e condivisione dei costi sociali da parte delle assicurazioni e forse altro ancora. A me è andata molto bene e oggettivamente, a parte non andare in vespa, ma è banale dirlo, non potevo far nulla per evitare l'incidente. Ma è sempre così?

giovedì 24 luglio 2008

Fermiamo il boia

A Cina, Iran e Arabia il podio della vergogna. Da soli hanno effettuato oltre 5.500 esecuzioni. Nel 2007 i paesi che praticano la pena di morte sono diminuiti da 51 a 49. Malgrado questo però ci sono state 5.851 esecuzioni, 216 in più dell'anno precedente.
Questi alcuni dei dati presentati dal Rapporto annuale 2008 da Nessuno tocchi Caino.
Il Premio “L’Abolizionista dell’Anno 2008”, promosso dalla stessa associazione quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali e dell’abolizione della pena di morte, è conferito quest’anno a Romano Prodi, Presidente del Consiglio del Governo italiano che il 18 dicembre 2007 ha portato al successo una iniziativa ultradecennale di cui l’Italia è stata leader indiscusso nel mondo.
L’approvazione della Risoluzione, presentata dall’Italia e co-sponsorizzata da 86 Governi di Paesi rappresentativi di tutti i continenti, è stata indubbiamente l’evento più significativo del 2007, il coronamento di una campagna condotta per oltre 15 anni da Nessuno tocchi Caino e dal Partito Radicale Nonviolento, ma anche una pietra miliare verso l’abolizione della pena di morte nel mondo.

Bilal e le vergogne dell'Europa

“La testa è già in cammino da qualche mese. Lo stomaco e le sue paure anche“. E le paure per Fabrizio Gatti erano più che motivate. Uno zaino, pochi oggetti, un nome falso e il passaporto italiano come unica protezione. Una protezione che a nulla sarebbe però valsa in tutta una serie di situazioni drammatiche e pericolosissime.
Bilal è qualcosa di più di un libro. Gatti è partito da Milano ed è arrivato in aereo a Dakar e da lì ha ripercorso nelle stesse condizioni di migliaia e migliaia di africani la tratta degli schiavi del Terzo Millennio. Si è infiltrato per prendere i “camion della speranza” che arricchiscono bande di criminali e di gente senza scrupoli protetti da eserciti e governanti. Ha cercato storie di vita da raccontare. Ha “adottato” James e Joseph, due fratelli che seguirà anche un volta terminato il viaggio perché “questi ragazzi fuggiti dal vicolo cieco della loro terra sono i veri abitanti del villaggio globale”. Ma Gatti non si ferma a un crudo diario, fa parlare uomini e donne, carnefici e vittime e ricostruisce la storia drammatica di interi paesi massacrati da dittatori sanguinari e dalle complicità di altri potenti europei.
Bilal, - come racconta in un video Gatti, - non è un libro sull’immigrazione. È la storia di uomini e donne che a mani e piedi nudi hanno attraversato il Sahara e il mare. È la storia della più grande conquista del Terzo Millennio, la conquista della libertà. È una storia che conosco bene perché ero con loro. Bilal è il nome di copertura in questo viaggio durato mesi dal Senegal fino in Libia, in Tunisia con i trafficanti che organizzano barche. Poi si sposta nel Cpt di Lampedusa e nei campi e cantieri dell’edilizia in Italia. E infine l’espulsione.
È dedicato ai tanti che non ce l’hanno fatta. Una storia di grande umanità. Ogni 100 che partono 12 muoiono. Bilal è anche la storia di un grande tradimento da parte dell’Unione Europea degli ideali di uguaglianza, libertà fraternità, perché i nostri capi di stato e di governo per interessi sono scesi a patti con i dittatori“.
Bilal è un libro che ogni cittadino dovrebbe leggere. Un capolavoro di giornalismo. Scritto con un ritmo incalzante sembra un thriller, ma non è fiction. È la realtà.
Dopo duecento pagine, in Niger alle porte della Libia, durante una notte inquieta Gatti spiega a se stesso prima ancora che ai lettori perché una scelta così pazza. Perché rischiare sapendo che poi niente sarebbe più stato lo stesso per lui. “Lo dovevo fare. - È la risposta che si da. - Fino in fondo al Sahara. Fin dall’altra parte del Mediterraneo. Non sono più io a fare questo viaggio. È il viaggio nella sua crudeltà infinita, a plasmare me. Senza nemmeno sapere in quale essere mi trasformerà, ormai non posso fermarmi. Cercavo il perché migliaia di uomini e donne si imbarcano su rottami destinati ad affondare. Volevo scoprire cosa c’è sulla rotta per l’Europa di più spaventoso della morte in mare. E l’ho scoperto. Qui nel deserto ho conosciuto la morte da vivi. Eppure era facile immaginarlo già prima della partenza. Ma il viaggio mi aspettava. Era la prova da superare per poter guardare senza più complessi di inferiorità i sopravvissuti sbarcati in Italia, ma anche la storia degli italiani, degli europei partiti nell’Ottocento, nel Novecento per le Americhe, l’Australia, l’Africa del Sud. Un insostituibile esercizio della memoria“.
Bilal è un libro che non passa così come niente. È un pugno nello stomaco. Ribalta ogni certezza. Smaschera luoghi comuni. Indaga con delicatezza e onestà anche nelle pieghe dei sentimenti dei carnefici, quelli che resteranno lì a garantire i sanguinari dittatori ma che a loro volta maltrattano, torturano, taglieggiano i propri connazionali. Eppure non è un libro di disperazione. Le storie autentiche, anche di ragazzi che viaggiano con Gatti e che non ce la faranno, trovano una via d’uscita.
Il racconto diventa scandalo e vergogna quando supera i deserti, i mari aperti per arrivare nel paradiso tanto sognato. Nell’Italia meta ormai raggiunta Gatti va ad indagare le vere condizioni a cui sono sottoposti uomini e donne. Le forme di schiavitù sono diverse, ma le storie non sono per questo meno drammatiche. Sfruttamento, lavoro nero, pestaggi, fino alla morte e basterebbe ricordare la fine di Ion Cazacu, qui proprio a casa nostra, nella civilisssima Gallarate.
Bilal è un dono che Fabrizio Gatti ha fatto a tutti noi. E non potremo più dire non lo sapevo, non lo avrei mai immaginato.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Fabrizio Gatti lavora come inviato per il settimanale L'Espresso. Il suo lavoro giornalistico ha ricevuto notevoli riconoscimenti tra cui nel 2005 il premio Mario Francese e nel 2006 il premio giornalistico della Ue contro le discriminazioni. Nel 2007 il Premio "Nient'altro che la verità" intitolato a Giuseppe Fava. Nel febbraio del 2008 con Bilal ha vinto il Premio Terzani (guarda il video). Sul suo giornalismo d'inchiesta è stata discussa anche una tesi di laurea all'Università del Sacro cuore di Brescia.

mercoledì 23 luglio 2008

Un regalo

Un anno ai cinquanta. E così "nel mezzo del cammin di nostra vita" eccomi qua ad aver deciso per me un regalo particolare. Le ragioni di un blog sono diverse per ognuno di noi che usa la rete. Ho il piacere e l'onore di dirigere Varesenews, un quotidiano online tra i più "antichi" e i più letti in Italia. Uso quindi la rete soprattutto per lavoro e non ho mai voluto sottrarre nessuna energia a questo straordinario progetto del giornale. Ora, dopo quasi undici anni, credo siano cambiate diverse cose per chi si occupa di giornalismo. Il blog, oltre a essere un diario personale, è uno strumento di espressione, di partecipazione, di democrazia. Chi fa il mio lavoro deve tenerne conto sempre di più. Ogni elemento legato ai social network diventa parte di una comunità che nel locale è sempre meno virtuale e sempre più reale.
Questa è una prima ragione "pubblica" e professionale della scelta di gestire un blog.
Una seconda è politica. Da sempre le idee sono elemento fondante per la crescita della società. Oggi forse, in un paese come il nostro che arranca e che confonde anche i più elementari aspetti del vivere civile, ognuno di noi ha il dovere di partecipare e far sentire la propria voce. Soprattutto se è fuori dal coro.
Una terza ragione è strettamente personale. Dopo tanti anni sento il bisogno di fissare alcuni pensieri e condividerli con altri oltre al lavoro del giornale. Il bisogno di confronto oltre ogni possibile steccato. Abbiamo tutti sempre più bisogno di confronto e di consapevolezza. Non appena per una personale crescita, ma per migliorare il mondo in cui viviamo.
Il blog mi costringerà ad organizzare questi pensieri e a dedicare giorno dopo giorno alcuni minuti a questo lavoro.
Non mi interessa affatto l'originalità ad ogni costo. Ci saranno cose che amerò copiare e lo dichiarerò sempre. Altre che cercherò di amplificare, penso ad esempio ad articoli di colleghi che hanno il dono di pungere sempre e far riflettere. Altre ancora che saranno mie.
La scelta di Maremma è legata alle mie origini, alla mia personalità. È un'esclamazione che uso spesso. È un territorio bello. La sua terra è bella, la sua gente, la sua cultura, la sua storia.
Mi piaceva così: tra imprecazione e bellezza.

Maestri di rete

A loro insaputa mi sono permesso di tirarli in ballo.
In principio fu Galeotti e con lui tutto fu possibile. Carlo è un personaggio straordinario. Fuori dal comune da ogni punto di vista. All'epoca del liceo erano le baruffe politiche e il profondo affetto a legarci. Poi la comune passione internazionalista e per quel pretaccio di don Lorenzo Milani.
Nel lontano 1996 la scoperta di Internet. I primi collegamenti "corsari" grazie ai "dischetti" di Stampa Alternativa. Si navigava "a riva" a 9 kb. Di foto manco a parlarne. Solo testo e lunghe attese. In Italia erano registrati una manciata di domini .it. Oggi siamo intorno ai due milioni. Dal 1997, dopo alcune altre esperienze editoriali, si inizia a lavorare a Varesenews. Lui è stato il mio maestro di giornalismo. Poi come spesso accade le strade si dividono, ma affetto, stima e riconoscimento restano intatte. Così come l'amore per la nostra comune terra.
Oggi Carlo, oltre a insegnare giornalismo all'Università della Tuscia, dopo essersi inventato i mestieri più diversi, aver scritto una decina di libri importanti, dirige Tusciaweb. Un quotidiano online di Viterbo e dintorni che ha un successo strepitoso.
L'altro maestro di rete è Luca De Biase. Un "guru" del giornalismo online. La sua conoscenza è molto più recente, ma altrettanto importante come quella di Carlo. La grandezza di Luca, oltre a un'umiltà non comune, è quella di conoscere la tecnologia, studiarla, anticiparla ma senza farne il "mostro" o l'elemento di meraviglia. La sua capacità di analisi dei fenomeni è straordinaria tanto quanto il modo di legare argomenti complessi come l'economia, la comunicazione e la felicità presenti nel suo ultimo libro. Luca coordina Nova 24, l'inserto del giovedì del Sole 24ore dedicato a scienza e tecnologia.